Home » Articoli » Pesca in Apnea N° 16 – Giugno 2004

Pesca in Apnea N° 16 – Giugno 2004

Trovi questo articolo informativo?
[Voti: 0    Media Voto: 0/5]


La copertina del n° 16 di Pesca in Apnea

Non ci siamo mai chiesti, ne’ intendiamo farlo adesso, se il “sommario” che state leggendo (che e’ poi quello che pubblichiamo ogni mese per presentare agli amici di “Apnea Magazine” il numero in distribuzione di “Pesca in Apnea”) possa essere tanto esaustivo da soddisfare le necessita’ di informazione di chi lo legge e, di conseguenza, possa sostituire l’acquisto in edicola della nostra rivista.
Non ce lo siamo chiesti non per leggerezza (e’ nostro interesse a vendere piu’ copie possibile, in edicola o per abbonamento), ma perche’ crediamo fortemente che, in un piccolo mondo come il nostro, le varie componenti tendono sempre a compensarsi e che, alla fine, un equilibrio si stabilisce, con una integrazione finale di tutti gli elementi.
Cosa vogliamo dire? Semplicemente che l’approfondimento sulla carta di quanto abbiamo in maniera sintetica conosciuto sulla rete è un gesto che, prima o poi, dobbiamo compiere per rispondere alle curiosità e ai bisogni. Naturalmente, è anche vero l’esattamente inverso, e cioe’ che chi apprende dalla carta sara’ inesorabilmente portato anche alla conoscenza via Internet.
Per allargare il discorso verso orizzonti un po’ piu’ ampi (quelli che vedono il confronto fra carta e telematica), possiamo affermare che i due strumenti di informazione sono strettamente complementari, tanto distanti fra loro quanto vicini per una organica e completa informazione. La piu’ evidente delle differenze fra i due mezzi e’ quella quantitativa e questo soprattutto nei servizi piu’ impegnativi. In altre parole, lo spazio che un mensile impegna in un servizio importante è in genere maggiore di quello utilizzato su Internet per un argomento similare, e permette quindi un maggiore approfondimento, ma la carta non potra’ mai fornire notizie e reportage con la stessa velocita’ della rete.
In conclusione possiamo dire che “Apnea Magazine” e “Pesca in Apnea”, insieme, possono fornire un’informazione a 360 gradi.

Ora ecco il sommario degli argomenti trattati sul numero di giugno di “Pesca in Apnea”, che a noi sembra uno dei migliori fra quelli finora pubblicati.


TECNICHE DI PESCA / BARRACUDA: FASCINO STRANIERO di Marco Bardi

Il barracuda e’ uno di quei pesci che si e’ introdotto prepotentemente nel Mediterraneo a causa dell’innalzamento della temperatura. E’ curioso capirne la storia e le caratteristiche. E magari accettare qualche suggerimento per catturarlo senza troppe difficolta’.

‘ Il barracuda (Sphyraena sphyraena), dopo le prime inconsuete catture nei primi anni del secolo scorso (1900), ha segnalato la sua massiccia comparsa intorno agli anni Sessanta e fin da subito ha acquisito il nome di ‘luccio di mare’, dato che nessuno si spiegava la sua presenza e lo si associava al luccio di acqua dolce. Di conseguenza, si pensava che fosse un luccio adattato alla salinita’ del mare’
‘ In Italia i primi consistenti branchi stanziali sono stati segnalati a Ustica, poi in Sardegna e, via via, in tutte le isole del Tirreno, fino alle coste rocciose dei litorali di tutta la penisola. La loro presenza sempre piu’ massiccia si e’ spesso registrata proprio in quegli habitat prescelti da specie come il dentice o la ricciola’
‘ In genere s’incontrano in branco e non si deve commettere l’errore di cercare il piu’ grande facendo passare la preda a tiro per tentare la cattura migliore. In pratica, appena il primo esemplare e’ a portata di tiro, non conviene esitare, perche’ spesso si rimane delusi dall’allontanamento repentino di tutto il branco. Conviene mirare sempre al centro del corpo, di poco spostato verso l’alto, dove si trova la linea laterale, ovvero il punto di maggiore ritenzione, poiche’ il barracuda ha una sagoma molto affusolata con carni piuttosto tenere, che si lacerano facilmente. In acqua bassa e’ valida anche la tecnica dell’agguato intorno agli scogli affioranti che scendono ripidi verso il fondale, come si possono trovare in alcune calette dove il fondale risale rapidamente con frana al centro. Alcune volte s’incontra il branco di barracuda sospeso a mezz’acqua proprio sotto la propria verticale. In questo caso le possibilita’ di cattura sono veramente rare’
‘ Non e’ impossibile trovarlo anche nei mesi invernali, ma solo nel sottocosta, intento a banchettare nella schiuma rubando le prede alla spigola. In inverno si possono trovare gli esemplari piu’ piccoli e in branchi ridotti rispetto ai folti branchi estivi, durante i quali la taglia media sale di peso. Per il pescatore in apnea l’incontro con un branco di barracuda si puo’ concretizzare con una singola cattura e raramente si puo’ sperare nel bis, mentre con la pesca a lenza e’ possibile effettuare piu’ catture, passando piu’ volte ai limiti di un branco individuato. Nel mondo della pesca in apnea non abbiamo ancora raggiunto la perfetta accettazione della specie, dandole poca importanza sia in termini di soddisfazione di cattura che in termini culinari, ma questa tendenza cambiera’ certamente, visto che la sua presenza e’ in crescita’

Pag. 31: SICUREZZA / PREVEDI L’IMPREVEDIBILE di Pietro Milano

Non e’ impossibile trovarlo anche nei mesi invernali, ma solo nel sottocosta, intento a banchettare nella schiuma rubando le prede alla spigola. In inverno si possono trovare gli esemplari piu’ piccoli e in branchi ridotti rispetto ai folti branchi estivi, durante i quali la taglia media sale di peso. Per il pescatore in apnea l’incontro con un branco di barracuda si puo’ concretizzare con una singola cattura e raramente si puo’ sperare nel bis, mentre con la pesca a lenza e’ possibile effettuare piu’ catture, passando piu’ volte ai limiti di un branco individuato. Nel mondo della pesca in apnea non abbiamo ancora raggiunto la perfetta accettazione della specie, dandole poca importanza sia in termini di soddisfazione di cattura che in termini culinari, ma questa tendenza cambiera’ certamente, visto che la sua presenza e’ in crescita.

‘ Lasciamo il mezzo nautico e dedichiamoci all’attrezzatura sub: croce e delizia di ogni pescatore in apnea. Esaminiamo i fucili con cui trascorreremo le ore immersi nel mare. Personalmente, preferisco montare un mulinello con relativa sagola anche su armi da 75 cm di fusto per una semplice ragione: l’arma, pur relativamente corta, esprime gia’ una buona potenza (meglio se con elastici da 18-20 mm) e puo’ far fronte a prede di mole considerevole, come cernie e ricciole (con asta tahitiana e aletta lunga). Solitamente e’ un fucile adatto alla pesca in tana, ma alcune volte (ecco l’imprevedibilita’ della pesca) possiamo imbatterci in prede fuori della misura preventivata e il mulinello si trasforma da ‘impiccio’ (secondo alcuni) in determinante alleato. Altre volte lo stesso fucile, quando vi e’ poca visibilita’, puo’ essere utilizzato come pedagno, lasciando l’asta sul fondo con una preda infilzata e filando il mulinello fino alla superficie, poi si continua a operare con un’altra arma e, infine, si recupera la prima preda cui avevamo sparato. Qualcuno potrebbe obiettare che esiste il pedagno attaccato al pallone. Giusto, ma ritengo che, per ragioni di sicurezza, la boa debba sempre essere collegata al pescatore in apnea, che, cosciente delle proprie possibilita’, preferisce, nei casi di emergenza, abbandonare la zavorra per risalire in superficie piu’ velocemente e con meno sforzo. Ripeto: gli imprevisti sono sempre in agguato’

Pag. 34: STAR / SEI GRANDE BENIAMINO di Stefano Navarrini

Beniamino Cascone ha accumulato innumerevoli presenze e vittorie in campo agonistico. Forte della sua passione, nonostante non sia di primissimo pelo, continua a pescare e anche a gareggiare, mettendo dalla sua parte le esperienze del passato.

‘ Per chi vuole mantenersi in piena forma anche quando arrivano i primi capelli grigi, si impongono dei cambiamenti nel proprio stile di vita: tu come ti regoli?

Mi piacerebbe allenarmi con piu’ costanza, ma se devo scegliere fra piscina e mare, vado in mare. Non faccio follie piu’ per carattere che per disciplina, e devo dire che se non ho mai avuto una sincope in vita mia e’ probabilmente piu’ per caso che per prudenza. Per fortuna, andare a pesca implica in genere il salto di un pasto e questo mi aiuta a non ingrassare troppo. Credo che il sovrappeso sia molto deleterio per le prestazioni. Ricordo quando i campionati si preparavano per venti e piu’ giorni: una formidabile cura dimagrante! Oltre le consuete norme di igiene alimentare, penso anche che vada evitata la carne la sera prima di un’uscita di pesca. Rimane aperto il dibattito sull’effetto del sesso sull’apnea, ma chi se ne frega, non si vive di sola pesca!

Quali sono la tua apnea massima e le tue normali profondita’ di pesca?

Non ho prestazioni particolari, ma non me ne rammarico troppo.
Ho imparato che i pesci non si prendono con il fiato, anche se aiuta. D’estate faccio spesso tuffi oltre i trenta metri, ma si va fondo anche per il gusto di cambiare genere.

Parliamo di attrezzatura, perche’ e’ sempre interessante sapere cosa utilizza un pescatore di grande esperienza come te: quali sono le tue scelte?

Grazie alla mia collaborazione con la Effesub, che rappresenta anche i marchi Picasso e Beuchat, posso provare numerosi prodotti, anche se poi nella pesca di tutti i giorni finisco per usare sempre le stesse cose. Oggi come muta uso una Red in vari spessori, a seconda della stagione, una muta bifoderata morbidissima grazie all’elasticita’ bidirezionale della fodera e alla qualita’ del neoprene. Per i fucili preferisco i Goldfish in legno con elastici da 20 mm, quasi sempre su misure lunghe perche’ dalle mie parti si pesca molto poco in tana, mentre come pinne uso da poco le nuove X-Carbon’

Pag. 38: PREPARAZIONE / COME UNA SECONDA PELLE di Alessandro Martorana

Fammi vedere come indossi la muta e ti diro’ che sub sei. La regola e’ ancora piu’ valida per il pescatore in apnea, che usa mute piu’ aderenti e sofisticate rispetto al subacqueo con l’Ara. I metodi migliori per mettere e togliere la nostra ‘seconda pelle’.

‘ Come indossare la muta
Bagnata abbondantemente la muta, infiliamo prima i pantaloni stando ben attenti a indovinare il verso. Sistemiamoceli bene addosso, specie nella zona del cavallo, ma senza esagerare. E’ anche molto importante controllare che la zona dietro le ginocchia non faccia sacche o grinze eccessive.
Una volta ben posizionati i pantaloni, infiliamo la giacca, stando attenti a non fare arricciare la zona superiore dei pantaloni, se sprovvisti di salopette.
La sequenza piu’ semplice ed efficace con cui indossare la giacca e’ quella che qui descriviamo:
1) rovesciate la base della giacca verso l’alto;
2) infilate prima il braccio sinistro, accertandovi che le cuciture si trovino da subito nella giusta posizione.
3) Una volta uscita la mano, ricontrollate che la cucitura interna del braccio termini in corrispondenza dell’interno del vostro polso.
4) Cercate, senza esagerare, di tirare su la manica usando l’altra mano, con il palmo aperto, senza ‘pizzicare’ il neoprene in nessun modo (attenzione: unghie sempre corte e curate!). L’importante e’ che sia a posto la zona dell’avambraccio;
5) infilate l’altro braccio ripetendo la stessa dinamica operativa descritta;
6) tirate la giacca verso di voi, cercando di ‘intrufolarvi’ il piu’ possibile nella muta e di sistemare entrambe le braccia nella zona delle ascelle;
7) accertatevi che la giacca sia solo ‘piegata’ in due e non arrotolata disordinatamente.
State anche molto attenti che la coda di castoro sia libera dietro di voi e non coinvolta nelle spire della giacca piegata;
8) alzate le braccia verso l’alto e infilate la testa nel cappuccio.
In caso di mute senza fodera interna, e’ bene lubrificare prima anche la testa con la stessa mistura usata per la muta;
9) tirando giu’ le braccia, agguantate la muta nella zona della piegatura che dovrebbe trovarsi all’altezza dello sterno e aiutatene il posizionamento sul torace e sulle spalle;
10) aggiustatevi il cappuccio, abbassandolo sul collo, se preferite;
11) accertatevi che il bordo superiore dei pantaloni non si sia arrotolato insieme alla giacca;
12) adesso potete finalmente abbassare il resto della giacca, aiutandovi posteriormente tirando giu’, sempre molto dolcemente, la coda di castoro, che potrete allacciare;
13) posizionate bene la zona delle maniche e delle ascelle. Se volete, potrete aiutarvi a ‘staccarvi’ la muta di dosso soffiando alternativamente nelle maniche, all’altezza dell’interno polso’

Pag. 44: ATTREZZATURE / UNA FRECCIA NEL CUORE di Stefano Navarrini

Tecnicamente non farebbe parte della struttura di un fucile subacqueo, ma la scelta dell’asta risulta spesso fondamentale per ottenere dei buoni risultati. Per questo e’ importante conoscerne a fondo le caratteristiche.

‘ Ma vediamo innanzi tutto di capire qualcosa di piu’ sulle caratteristiche di un’asta per fucili subacquei, partendo dalla piu’ ovvia differenziazione: quella fra aste per pneumatici e aste per fucili a elastico.
Le prime sono generalmente di diametro maggiore, in primis per rispettare il diametro della canna che le ospita, ma in seconda battuta perche’ nel caricamento di un fucile pneumatico l’asta e’ parte attiva, deve cioe’ essere spinta a forza nella canna fino a raggiungere il dente di aggancio. In questa fase, l’asta deve vincere la resistenza del pistone, proporzionale alla pressione di precarica, ma generalmente piuttosto forte, e se la lunghezza e’ elevata e il diametro dell’asta troppo ridotto, si possono avere pericolose flessioni.
In termini pratici, diciamo che questi problemi si verificano gia’ con aste da 7 mm su fucili dal 100 in su, situazioni che necessitano di una certa accortezza caricando fucili molto pompati. Altra fondamentale differenza di un’asta di pneumatico rispetto a una per arbale’te e’ il sistema di aggancio e le sue conseguenze strutturali’

Pag. 48: AGONISMO / SELETTIVE: VINCA IL MIGLIORE di Pietro Milano

Le nuove regole dell’agonismo hanno portato dei mutamenti nel metodo di preparazione e nella tattica da utilizzare in gara. Ecco in particolare come comportarsi in vista e durante le gare di selezione.

‘ Le ‘selettive’ un tempo venivano svolte tutte nella stagione primaverile, e per questa ragione si doveva tenere conto di alcuni fattori climatici importanti: temperature non ottimali, visibilita’ scarsa e penuria di specie cacciabili. Ora che le gare di selezione vengono svolte in due periodi ben distinti, primavera e autunno, con condizioni opposte, anche alcune strategie vanno riviste per trarne il massimo profitto.
La pesca in tana rimarra’, per ovvie ragioni, la tecnica principale, ma visto che in autunno la consistenza di determinate specie e’ maggiore, anche le tecniche da utilizzarsi potranno variare. I cefali, le lecce e le ricciole verranno inevitabilmente insidiate con l’aspetto in bassofondo, e se vi e’ un poco di mare increspato, vale la pena di cercare quei punti dove le acque sono di una torbidita’ ottimale. Viceversa, se il mare e’ perfettamente calmo e la limpidezza lo permette, insisteremo con la pesca in tana, valutando di momento in momento se tale tecnica produce con efficacia numerose prede. Se durante la competizione le condizioni meteomarine dovessero cambiare, siate altrettanto veloci a reimpostare l’azione di pesca. Quindi, quello che un buon garista di selettive deve avere, e’ quella duttilita’ e quelle conoscenze del campo di gara che gli consentano di impostare, a seconda della stagione e del moto ondoso, una strategia efficace. Qualora il campo di gara permettesse di utilizzare una sola tecnica (pesca in tana, ad esempio), la nostra velocita’ di pinneggiata e di spostamento ne dovra’ necessariamente risentire: se l’acqua e’ limpidissima, la strategia vincente sara’ quella di perlustrare piu’ campo possibile, soffermandosi solo lo stretto necessario per catturare i pesci piu’ facili per poi cercarne di altri con lo stesso coefficiente di difficolta’. Non incaponitevi su una preda che magari si e’ rintanata in un buco impossibile, conviene sfruttare la limpidezza per cercarne altre.
Se, invece, l’acqua e’ mediamente chiara (10-15 metri), dovremo battere fondali piu’ bassi e con una velocita’ di spostamento ridotta.
Il perche’ dovrebbe apparire logico: i posti buoni trovati vanno vagliati piu’ attentamente e perlustrati con maggiore incisivita’. Quando l’acqua e’ molto torbida, il processo appena descritto va intensificato, e se ci imbattiamo in una buona oasi di roccia, niente deve sfuggire a una perlustrazione accurata e coscienziosa’

Pag. 52: APNEA / IL LABIRINTO RECORD di Giorgio Volpe

Vi sembra facile stabilire un record di apnea e omologarlo? Attenzione, perche’ le cose non stanno proprio come si potrebbe credere. Ci sono tanti ‘cavilli’, alcuni davvero incredibili, da superare. In queste pagine, ‘l’avventura’ dei record d’immersione.

‘ Come promesso, torniamo a parlare di record di immersione in apnea. Nell’articolo pubblicato nel numero di aprile di ‘Pesca in Apnea’ avevamo ripercorso le tappe storiche che hanno portato alla confusa situazione attuale, fatta di molte sigle di omologazione e innumerevoli discipline. Adesso dobbiamo rivolgere la nostra attenzione al panorama attuale e ai possibili scenari evolutivi. Per iniziare la nostra disamina e’ necessario riprendere un concetto appena accennato nella prima parte dell’articolo, quello relativo ai delicati equilibri di forma e sostanza in un record d’immersione in apnea. Abbiamo gia’ detto che un record non puo’ ridursi a una questione di carta bollata e che la prestazione limite effettuata al di fuori di ogni controllo da parte della Cmas o di una delle associazioni private che dettano norme per l’omologazione dei record non puo’ essere ignorata solo per questo motivo. Prendiamo, ad esempio, le ultime prestazioni in assetto variabile di Gianluca Genoni, oppure gli 88 metri raggiunti in assetto costante da Alessandro Rignani Lolli, nel 2002, o, infine, i record di Capri di Umberto Pelizzari e Davide Carrera: nessuno di noi italiani mette in dubbio il valore sportivo di queste imprese, ottenute con trasparenza da apneisti di serieta’ comprovata, ma dato che queste prestazioni sono state certificate unicamente da un notaio, il risultato e’ che non vengono riconosciute da alcuna organizzazione internazionale e che, conseguentemente, nessuna sigla le ha mai considerate ‘record del mondo”

Pag. 56: PER COMINCIARE / PRIME PREDE di Alessandro Martorana

Non e’ detto che il neofita porti a casa pesci poco prelibati… Il polpo, ad esempio, cosi’ come lo scorfano, sono catture che, gastronomicamente parlando, hanno la loro importanza. Sportivamente sono meno interessanti, ma fungono da catalizzatore per far crescere la passione venatoria.

‘ La pesca in apnea e’ un’arte. Per molti e’ uno sport, per altri e’ uno svago e per alcuni e’ addirittura un’attivita’ psico-fisica con risvolti quasi mistici. Ma per tutti e’ un’arte. Un’arte difficile da imparare velocemente e con sporadiche soddisfazioni immediate, ma che, per chi ha il sacro fuoco della passione vera, promette splendide emozioni.
Uno dei piu’ bei momenti della mia vita di pescatore in apnea e’ proprio quando, fiocina alla mano, incominciai con mio padre a insidiare i terribili e spaventosi abitanti degli abissi del primo metro di profondita’. Polpi, labridi, scorfani, murene e molti gronghi costituirono i miei primi carnieri d’allora.
Adesso sono passati quasi trent’anni, ma le emozioni che provai con quelle prime catture sono ancora vive e nitide nell’album dei ricordi racchiuso nel mio cuore.
Se siete ancora nel particolare momento del noviziato piscatorio, speriamo allora che quest’articolo vi sia utile; se invece siete gia’ dei pescatori incalliti, crediamo che comunque vi faccia piacere rivivere insieme i vostri inizi…

Pag. 60: MATERIALI / TUTTO SUL NEOPRENE di Marco Bardi

Parliamo del neoprene e delle sue proprieta’: qualita’, termicita’, manutenzione, colorazione. Insomma, tutto per scegliere e utilizzare al meglio ogni prodotto realizzato con questo materiale, primo fra tutti la muta.

‘ L’accorgimento principale e’ di non lasciare asciugare mai la muta al sole, specialmente se bagnata con acqua di mare. I cristalli di sale contenuti nell’acqua di mare, asciugati dai raggi solari si aggrappano al neoprene effettuando una calcificazione e una corrosione del materiale stesso. Non e’ subito visibile, ma nel tempo il neoprene diventa piu’ duro e tende a rovinarsi. Appena tolta, conviene riporre la muta bagnata in una sacca stagna. Restando bagnata, una volta a casa sara’ molto piu’ semplice ripulirla dalla salsedine con un risciacquo di acqua dolce, proprio perche’ il sale non si asciuga e quindi non si aggrappa al neoprene. Successivamente, andra’ lasciata asciugare preferibilmente all’ombra e riposta nell’armadio o nella borsa solo dopo che sara’ perfettamente asciutta.
E’ possibile anche eseguire un lavaggio in lavatrice, a patto che si faccia attenzione alle chiusure della coda di castoro, che spesso sono in velcro o con alamari di plastica dura. Nel movimento della lavatrice si rischiano infatti delle abrasioni nel neoprene proprio per lo sfregamento con parti dure o fortemente abrasive come il velcro. In lavatrice converra’ evitare di inserire la muta assieme ad altri indumenti e il lavaggio dovra’ essere a freddo, poiche’ l’acqua bollente potrebbe rovinare l’incollaggio della muta stessa o addirittura della fodera, anch’essa incollata al neoprene. Per il consueto lavaggio di fine stagione conviene tenere a bagno per almeno 12 ore la muta in acqua dolce con l’aggiunta di bicarbonato puro, che sciogliera’ ogni residuo di sale e di incrostazioni sul neoprene. Successivamente converra’ effettuare un nuovo lavaggio in acqua dolce per togliere i residui di bicarbonato e di sale e lasciare riposare di nuovo per qualche ora la muta in acqua pulita con ammorbidente. Se tutte le manovre saranno state effettuate correttamente, la muta ritornera’ morbida e profumata come nuova anche dopo una stagione. Tutto quanto descritto vale anche per tutti gli altri accessori di neoprene come calzari, guanti, sottomuta e bermuda’

Pag. 66: I GIOVANI / SOGNI DI GLORIA di Stefano Navarrini

La stagione agonistica si presenta come sempre ricca di incognite, ma ancora di piu’ lo e’ per chi ha giustificate ambizioni per affermarsi e non vuol perdere l’occasione giusta.

‘ Uno sport imperfetto? Forse. Sicuramente la pesca in apnea sara’ sempre soggetta a variabili non codificabili, sia nei regolamenti che nei risultati. E sicuramente esistera’ sempre un fattore, peraltro presente in ogni altro sport, anche se in minor misura, capace di far pendere l’ago della bilancia dalla parte sbagliata, il fattore fortuna. Questo negli anni ha sempre dato vita, e sempre sara’ cosi’, a contrasti e contestazioni che sono comunque rimasti episodi occasionali. E cio’ nonostante, pochi sport richiedono una tanto vasta e completa fusione di qualita’ psicofisiche come avviene nella pesca in apnea, dove lo strapotere atletico non sara’ mai sufficiente a creare un campione senza un consistente contributo del cervello. Quindi un sport imperfetto, forse, ma sicuramente uno sport completo come pochi.
E quanto alla fortuna, nessuno puo’ negarne l’influenza occasionale, ma nessuno puo’ neanche negare che alla lunga il campione viene sempre fuori. Lo dimostrano i risultati di tanti campionati, qualunque sia stata o sia la formula adottata, e lo dimostrano quei campioni che tali si sono dimostrati non per una volta, ma per un’intera vita agonistica’

Pag. 71: APNEA STATICA / IL CERVELLO COME UN COMPUTER di Roberto Tiveron

Una pratica che necessita piu’ della mente che del corpo, com’e’ spiegato in queste pagine. Che cos’e’ l’apnea statica, su quali principi si basa, qual e’ il rapporto con le altre attivita’ apneistiche.

‘ La specialita’ dell’apnea statica consiste nel trattenere il respiro il piu’ a lungo possibile. Mantenendo usualmente una posizione di immobilita’ pressoche’ assoluta, puo’ essere eseguita a pelo d’acqua o in immersione, anche se il primo sistema e’ quello adottato da tutti gli atleti, poiche’ offre maggiori garanzie e facilita’ d’assistenza. L’apnea statica a secco non e’ presa in considerazione, anche perche’ non permette all’organismo di usufruire dei vantaggi che l’elemento liquido comporta.
La preparazione all’apnea statica prevede una buona fase di rilassamento mentale e fisico, dopo di che l’apneista si adagia sul pelo dell’acqua, nella posizione piu’ comoda e rilassante possibile, trattenendo il respiro, cercando di rimanervi il piu’ a lungo possibile e mantenendo al tempo stesso una perfetta autonomia e lucidita’. La posizione preferita e quella prona, che consente una maggiore decontrazione muscolare. Se la temperatura dell’acqua lo permette, e’ consigliabile eseguire la statica in costume da bagno, per essere il piu’ liberi possibile e senza costrizioni. Nei casi in cui l’acqua avra’ temperatura inferiore ai 30 gradi, e’ consigliabile l’uso della giacca della muta, che favorira’ anche il galleggiamento. Il corpo sara’ disteso in modo decontratto, con gli arti superiori e inferiori abbandonati a se stessi. E’ importante che anche la zona cervicale sia nella stessa condizione di decontrazione e abbandono. Fondamentale e’ la presenza di un assistente, che condividera’, istante per istante, la prestazione dell’apneista, con cui scambiera’ regolarmente dei segnali convenzionali prestabiliti, che saranno garanzia di buon andamento dell’apnea e specialmente di sicurezza, oltre che apporto psicologico per l’atleta, che si sentira’ completamente protetto. E’ importante che l’apneista interrompa la prestazione perfettamente lucido e autonomamente’

Pag. 74: CONFRONTI / APNEA ACADEMY TROFEO COMPETITION di Alberto Balbi

L’esordio a Casalecchio di Reno, tra sport e divertimento.

‘ Sono passati molti mesi dall’ultima gara del Trofeo Apnea Academy: questa di Casalecchio di Reno e’ la prima gara di un nuovo ciclo.
Dopo l’affiliazione di Apnea Academy Competition nelle file della federazione, questa gara assume un significato ancora piu’ importante, dando la possibilita’ a tutti gli atleti di confrontarsi e giocarsi un nuovo posto in nazionale per i campionati mondiali di apnea. Diciamo subito che, per problemi di regolamento, le gare del trofeo non saranno valide come selettive per il campionato italiano, ma, come ha confermato il commissario tecnico della nazionale, Flavio Migali, forniranno parametri interessanti per la scelta degli atleti che completeranno il club azzurro. C’e’ curiosita’ di assistere a questa prima, di vedere i progressi, le nuove leve o le riconferme dell’anno scorso. Il numero degli iscritti e’ molto alto: circa settanta!
L’organizzazione, collaudata l’anno prima, si dimostra subito efficiente: ogni componente dello staff coordina in modo impeccabile atleti, giornalisti e pubblico presente. Quest’anno, oltre ai collaudati cronometri giganti, c’e’ anche una telecamera subacquea che riporta in tempo reale tutte le immagini sul maxischermo adiacente le gradinate’

Pag. 76/87: PARLIAMO DI TECNICA

OMER: T20 CARBON MIMETIC
Il T20 Omer ha un nuovo fratello, il T20 Mimetic, nato dalla nuova linea Total Mimetic Omer. Non poteva mancare quindi il fucile mimetico di serie, con alcune novita’ sui componenti.

TOTEM SUB: FUCILE GUIZZO
Un fucile in legno di alto contenuto tecnico unito a una particolare raffinatezza costruttiva e a ottime soluzioni estetiche. Il mulinello di serie e’ piccolo e maneggevole.

CRESSI-SUB: MASCHERA LINCE
Ottima similitudine con il felino famoso per la sua incredibile vista. Questa maschera, progettata per l’attivita’ dell’apnea, offre un’elevata visibilita’, mantenendo un volume interno assai ridotto.

POLO SUB: MUTA LISCIO-SPACCATA
Una muta disponibile in diverse scelte relative a materiale, spessore e configurazioni esterna e interna. Cappuccio, avambracci e polpacci sono realizzati in spessore inferiore al resto della muta.

SEAC SUB: MUTA SEA SMOOTH
Una muta liscia-foderata da 5 millimetri con interessanti soluzioni tecniche. L’esclusiva fodera e’ particolarmente calda e confortevole. Buon taglio e guarnizioni interne ad avambracci e polpacci.

SEATEC: FUCILE MAGIC 86
Un arbalete particolarmente potente, con un tiro paragonabile ad armi piu’ lunghe. Caricamento dolce e progressivo.

Pag. 92: MEDICINA / OCCHIO AL GINOCCHIO! di Massimo Malpieri

Parliamo del ginocchio, una delle articolazioni piu’ complesse nell’anatomia del nostro corpo. E’ vero che il ginocchio e’ un punto delicato che puo’ darci dei problemi, sott’acqua come nella vita di tutti i giorni?

‘ Perche’ al sub puo’ far male il ginocchio?
Il dolore al ginocchio ha un’ampia varieta’ di cause e di trattamenti specifici. Nel caso del pescatore in apnea, i motivi non sono poi cosi’ tanti da rendere difficile la diagnosi. Certamente, ai fini del nostro discorso tornera’ utile fare un’analisi delle sollecitazioni a cui e’ sottoposto il ginocchio durante le immersioni subacquee, specialmente in apnea. Vediamo, quindi, che cosa accade al ginocchio di un apneista a causa del pinneggiamento.
La pinneggiata e’ caratterizzata da un movimento lento e uniforme degli arti inferiori, che si sviluppa dall’alto verso il basso e che coinvolge l’articolazione dell’anca, i muscoli della coscia, l’articolazione del ginocchio, i muscoli della gamba e i fasci muscolari plantari. Oltre alla possibilita’ di comparsa di crampi, un pinneggiamento scorretto puo’, nel tempo, provocare fenomeni degenerativi a carico dell’articolazione del ginocchio, con infiammazioni croniche (condrite femoro-rotulea) che indurranno a lunghe soste dall’attivita’ subacquea.)’

Pag. RIABILITAZIONE / IN PUNTA DI PIEDI di Luca Bartoli

Parliamo dell’alluce valgo, un inconveniente proprio del piede. A volte non e’ possibile calzare le pinne a causa dei fortissimi dolori che si accusano, cosi’ come puo’ essere difficile camminare normalmente.

‘ Nel raccontarci il suo problema, Carlo ci spiega che frequentemente ha fastidiosi dolori alla base dell’alluce del piede destro e che da qualche tempo si e’ accorto di avere una protuberanza mediale proprio in corrispondenza dell’alluce. Il dolore si accentua con alcuni tipi di scarpe e in modo particolare quando calza le pinne. Tanto e’ il dolore durante la pinneggiata, che ha costretto Carlo a eseguire un foro, piuttosto grande, sulla scarpetta della pinna, in corrispondenza della protuberanza. In questo modo riesce a scendere in acqua senza dolore, ma la scarpetta, cosi’ modificata, perde di consistenza dilatandosi a ogni colpo di pinna. La descrizione fatta da Carlo non lascia spazio ad equivoci: si tratta di alluce valgo. L’esame del piede conferma la diagnosi, anche se risulta abbastanza anomalo che un grado cosi’ lieve di asimmetria del primo dito del piede possa provocare un dolore cosi’ grande. In letteratura, infatti, sono riportati molti casi di alluce valgo, ma solo nei casi molto avanzati si manifesta una insopportabile situazione dolorosa’

Pag. 94: FILO DIRETTO CON MARCO di Marco Bardi

Per praticare la pesca in apnea ci sono dei limiti, di eta’ e di misura del pescato. Lo chiariamo rispondendo alle lettere di due lettori. E poi chiariamo le idee sulla comparsa dei crampi in immersione, sull’eta’ e sulle eventuali precauzioni da prendere oltre i sessant’anni e sulla pesca della corvina…

Pag. 98: DOVE ANDARE / TOSCANA VADA: LA COSTA E LE SUE SECCHE di Nino Piras

Le Secche di Vada sono una chicca per i sub in genere e in particolare per i pescatori in apnea, ma e’ necessario conoscerle bene per avere possibilita’ di catturare delle belle prede. Anche la costa prospiciente, intorno a Vada, puo’ riservare delle sorprese: l’importante e’ sapere dove andare e quali tecniche adottare in funzione di quello che si trova.

‘ Una delle localita’ subacquee piu’ interessanti della costa toscana e d’Italia e’ la zona di Vada, che offre al pescatore in apnea la possibilita’ di cimentarsi in svariate tecniche di pesca, soprattutto grazie alle sue secche. Collocate a profondita’ non troppo impegnative, si estendono per oltre 4 miglia fuori dalla costa, segnalate dal famoso Faro, e concedono l’opportunita’ di poter pescare su diversi tipi di fondale, come vedremo, su una superficie di circa 16 miglia quadrate’
‘ Usciti dal porto di Cecina, prendiamo direzione nord. Il primo luogo interessante che incontriamo lungo il tragitto e’ Punta di Capo Cavallo. Qui il fondale offre diverse opportunita’ di pesca, con profondita’ variabile da -2 a -10 metri, composto da blocchi di tufo, talvolta ricoperti di posidonia, intervallati da canali di sabbia, mentre la roccia, al contrario, e’ piuttosto rara. La visibilita’ generalmente non e’ perfetta, a causa della vicinanza della foce del fiume Cecina, che, secondo la stagione, o in seguito a piogge copiose, porta in mare abbondanti detriti.
Luogo ideale per pescare anche a pinne, per gli specialisti dell’aspetto e dell’agguato, questa zona offre la possibilita’ di numerose catture. In acqua molto bassa non e’ raro avvistare l’orata, anche se e’ un pesce molto difficile da sorprendere in quanto piuttosto diffidente, cosi’ come la spigola, che nelle ore mattutine o nel tardo pomeriggio si puo’ incontrare nei pressi dello sbocco a mare di un piccolo canale di acqua dolce adiacente l’ultimo stabilimento balneare situato proprio sulla punta.
I cefali, al contrario, sono presenti in buona quantita’, e danno modo, anche ai subacquei meno esperti, di effettuare qualche discreta cattura’

Pag. 104: SAPORE DI MARE / IL TONNO SOTT’OLIO di Stefano Navarrini

Forse non vi capitera’ mai, ma nel caso vi trovaste attaccato all’asta un tonno, approfittatene per preparare una leccornia da veri buongustai. Se invece non siete pescatori da blue fishing, in mancanza di materia prima, esistono gli amici cannisti o, nel peggiore dei casi, una pescheria fidata…

Tags: , ,

Category: Articoli, Rivista pesca in apnea, Rubriche

Leave a Reply