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PESCA IN APNEA N° 14 – APRILE 2004

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La copertina del n° 14 di Pesca in Apnea

L’avvenimento di attualita’ del mese, del quale si parla sul numero di aprile di “Pesca in Apnea”, e’ l’Eudishow, il Salone della Subacquea che quest’anno e’ ritornato a Genova, sua sede naturale, non solo per ragioni storiche, ma anche perche’ in Liguria si trovano molte e importanti aziende produttrici di attrezzature subacque. Naturalmente, l’appuntamento interessava particolarmente la subacquea di chi si immerge con le bombole e, dunque, tutte le manifestazioni connesse con questa attivita’: dal turismo subacqueo alla fotografia, dai diving ai tour operator, dalle didattiche alle aziende produttrici di attrezzature, che in questa occasione presentano le novita’. Fra queste, era anche presente un agguerrito drappello di produttori di attrezzature per l’apnea e per la pesca in apnea. Al di la’ dei dati numerici sui visitatori, assai difficili da calcolare perche’ una distinzione e’ impossibile, il nostro settore ha visivamente dato la sensazione di una grandissima vitalita’, con uno “spettacolo” di partecipazione e allegria. I “nostri” stand erano stracolmi di appassionati, i corridoi affollati, il conversare fra produttori e fruitori era fitto, lo sguardo degli espositori era soddisfatto e chi, magari con qualche sacrificio, aveva acquistato lo spazio, ora riscontrava tangibili risultati. Tutti gli stand dedicati all’apnea e alla pesca in apnea erano diventati punto di incontro fra amici che si scambiavano opinioni e commenti, contenti di rivedersi. Quasi una festa. Nelle pagine 96 e 97 di “Pesca in Apnea” facciamo una breve cronaca delle cose che abbiamo visto a Genova dei nuovi prodotti esposti, delle persone che abbiamo contattato, per consentire anche ai lettori che non sono riusciti a vivere quest’avvenimento di parteciparvi in qualche modo. Ma, oltre questa, le cose delle quali parliamo sul numero di aprile di “Pesca in Apnea” sono tantissime e tutte interessanti. Come di consueto, di ogni servizio diamo, qui di seguito, una breve sintesi. Se da questo ne scaturira’ un interesse, se gli argomenti susciteranno curiosita’, potrete acquistare in edicola il numero di aprile di “Pesca in Apnea” o abbonarvi alla rivista.
Buona lettura a tutti.

1) Pag. 25: TECNICA / QUESTIONE DI POTENZA di Stefano Navarrini

È la piu’ ricercata caratteristica di un fucile subacqueo, ma non e’ necessariamente il passaporto per grandi catture. La potenza va infatti valutata sulla base delle proprie reali esigenze e senza stravolgere l’equilibrio dell’arma.

Se potessimo sparare ai pesci come sulla terraferma si spara a lepri e fagiani, ma l’opinione e’ del tutto personale, la pesca in apnea perderebbe molto del suo fascino. La componente di “primordialita'” legata alle limitazioni dell’arma, la stessa instintualita’ insita nel fucile subacqueo e soprattutto nell’arbalete, il risultato legato alla propria abilita’ tattica e alle capacita’ fisiche, sono caratteristiche imprescindibili del nostro sport. Uno sport in cui, a differenza di tanti altri, la propria soddisfazione non nasce esclusivamente dal risultato. La reale potenza di un fucile, ovvero la sua capacita’ di passare un pesce a una determinata distanza, non dipende esclusivamente dalla spinta impressa all’asta, a prescindere che questa sia determinata da un elastico o da una bolla d’aria compressa. Un fenomeno fra i piu’ macroscopici e condizionanti, ad esempio, e’ l’effetto del rinculo, capace di assorbire una buona quantita’ di energia, e quindi di influire negativamente sulla potenza impressa all’asta Quando la ricerca di potenza diventa esigenza primaria, gli interventi possibili su un fucile pneumatico sono principalmente due: in primis si puo’ eliminare il variatore di potenza (su quei fucili che ne sono provvisti, in realta’ la maggior parte), che costituisce un freno all’espansione dell’aria; in seconda battuta, cosa assai piu’ semplice, si puo’ aumentare la pressione di precarica

2) Pag. 30: PREDE E PREDATORI / QUANTO È IMPORTANTE L’ISTINTO di Marco Bardi

Quando si inizia a praticare la pesca in apnea, le prime domande che ci si pongono sono: come faccio a migliorare il mio istinto di pesca? Come faccio a vedere e poi a catturare un bel pesce? Perche’ il pesce si comporta cosi’? In questo articolo trattiamo sia l’istinto del pesce che quello del pescatore, cercando di dare risposte alle domande piu’ complesse che si pone generalmente un pescatore in apnea.

Gli esseri umani hanno perso molte delle loro doti istintive, grazie alla generale capacita’ di capire e analizzare gli eventi. Credere, quindi, che un pesce abbia un certo comportamento perche’ affronta in modo consapevole un problema, e’ assolutamente sbagliato. Il pesce semplicemente non si pone il problema, ma agisce in base alle necessita’ del momento, seguendo un suo specifico istinto. Per comprendere il comportamento di un pesce, occorre osservarlo durante la sua vita allo stato selvatico, cercando di valutare le sue abitudini I pesci sono in grado di scambiarsi un elevato numero di informazioni anche tramite un linguaggio determinato da sostanze chimiche idrosolubili, veicolate in acqua e percepibili dagli organi olfattivi. Queste sostanze, dette “feromoni”, sono ampiamente diffuse tra i pesci, che le utilizzano anche nella riproduzione e in situazioni di difesa. Questo muco che ricopre la cute del pesce e’ in grado di evocare una reazione in altri pesci appartenenti alla stessa specie e’ quindi, da considerarsi come messaggi “chimici” del codice genetico di cui solo gli interessati possono capirne il significato La strategia di pesca, la pianificazione, lo studio della zona, sono tutte componenti molto legate all’istinto. Quel fiuto guidato da scelte cosi’ sottili e impercettibili – la “magia” del Grande Cacciatore – che solo il successo finale puo’ rivelarne la prova. In pratica, finche’ non si hanno le idee chiare, sara’ spontaneo scendere in acqua senza convinzione, sperando solo in qualche miracolo, ma le proprie capacita’ istintive si potranno verificare solo dopo avere appreso i primi rudimenti necessari. Chi ha delle doti innate comincera’ fin da subito a studiare il pesce per cercare di capire le sue abitudini e il suo comportamento in ogni situazione, le soluzioni possibili alla sue reazioni. Questi sono i primi segnali dell’istinto venatorio di un subacqueo Se, quindi, si confronta la cattura di una corvina in caduta con due discese simili ma a velocita’ appena diversa, ecco che si rischia di fare errori di valutazione, dando le responsabilita’ a qualcosa che ci sembra logico, senza renderci conto che e’ stata solo la velocita’ di discesa. Solo il pesce fuggito potrebbe darci una chiara risposta, ma non lo sapremo mai

3) Pag. 37: IN GARA / AGONISMO 2004: LE NUOVE SFIDE di Stefano Navarrini

Nel segno di una grande passione e di un clima di amicizia e di comune amore per il mare, si riapre la stagione agonistica, che si concludera’ a settembre con i mondali del Cile. Ma protagonisti non saranno solo i grandi nomi del nostro sport, perche’ anche nelle categorie minori la passione per l’agonismo sta gia’ creando una simpatica atmosfera competitiva.

Eccoci allora ad affrontare una nuova stagione di gare. A polarizzare l’attenzione saranno ovviamente i grandi nomi, gli dei dell’Olimpo subacqueo, che pero’, prima di scendere in acqua per confrontarsi dovranno aspettare il Campionato Italiano di pesca in apnea, che si svolgera’ dal 17 al 20 giugno nelle acque di Marsala. L’unicita’, o quasi, dell’evento di confronto, a dire il vero, appare un po’ riduttiva. I grandi atleti, quelli che poi creano il desiderio di emulazione, trascinandosi dietro l’entusiasmo dei giovani e, quindi, aiutando il settore a risolvere uno dei suoi piu’ seri problemi, dovrebbero forse avere maggiori possibilita’ di gareggiare. Servirebbe a tenere costantemente alto l’interesse, a creare un maggiore movimento agonistico, forse anche a stimolare un minimo d’attenzione da parte dei grandi media Il limbo della seconda categoria, tappa forzata per tanti pur validi atleti che da anni fanno ascensore fra prima e seconda, e’ una divertente insalata, ovviamente di mare, in cui si ritrova un po’ di tutto, ma e’ anche il serbatoio da cui possono nascere nuovi campioni. Anche quest’anno, come sempre, ci saranno vecchie volpi non piu’ in grado di reggere gli impegni di tempo e allenamento necessari per gareggiare ad alto livello, gente come Silvano Agostini e Pietro Milano, o anche Fabio Della Spora, Stefano Manciulli e Guido Castorina, tutti pescatori di alto livello che potrebbero facilmente lottare per il titolo o, comunque, riqualificarsi nei primi quindici per risalire di categoria Ben piu’ numerosa, ci auguriamo, la schiera di atleti che si affrontera’ nelle selettive, le cui prime prove inizieranno gia’ dal prossimo mese di aprile. Anche qui non manchera’ qualche nome noto, malauguratamente scivolato di categoria ma desideroso di riscossa, ed e’ con simpatia e ammirazione che ritroviamo in campo Antonio “Inox” Vella, che alle soglie dei 60 anni suonati non solo continua imperterrito, ripartendo dalle selettive, ma ha gia’ piazzato la sua zampata in una delle primissime gare di stagione, la Coppa Carnevale, piazzandosi secondo su quaranta concorrenti

4) Pag. 41: CRONACHE / COPPA CARNEVALE LO SCHERZO NON VALE! di Nino Piras

Organizzato dal Circolo Sub Follonica, il Trofeo e’ giunto alla ventiduesima edizione, si e’ svolto in un clima di perfetta efficienza e di grande partecipazione. La vittoria e’ andata a Fabio Della Spora, dopo una gara che ha visto tanti bei carnieri.

A dispetto del detto che avrebbe voluto, per carnevale, rendere validi tutti gli scherzi, il 22° Trofeo Coppa Carnevale si e’ dimostrato non uno scherzo, ma una gara impeccabile, ben organizzata e ricca di pesce. La competizione era aperta a tutti i tesserati Fipsas e per coloro che non disponevano dell’imbarcazione, il Circolo Sub Follonica ha messo a disposizione mezzi propri. La formula, che offre la possibilita’ a ogni partecipante di concorrere con il proprio barcaiolo e il proprio gommone e di effettuare con quest’ultimo gli spostamenti, e’ risultata valida e ha visto presenti alla partenza ben trentanove atleti in rappresentanza di undici societa’ subacquee. Slittata di una settimana rispetto alla data inizialmente prevista, a causa della scarsa visibilita’ dovuta a una scaduta di scirocco, la mattina della gara, di buon’ora, i partecipanti si radunano presso lo scivolo della fiumara del Puntone di Follonica, sotto un cielo scuro che non lascia prevedere niente di buono e, una volta alati in acqua i gommoni ed espletate le iscrizioni alla competizione, i concorrenti cominciano a prepararsi per la vestizione. Nel frattempo, il direttore di gara e giudice federale Beppe Santi sollecitano gli atleti, una volta pronti, a dirigersi verso il centro del campo gara, delimitato a sud dalla Colonia e a nord dalla Carbonifera Finalmente il vincitore viene proclamato: e’ Fabio Della Spora, che si stacca per pochi punti da Antonino Vella, tallonato a sua volta da Luciano Cipriani. Leggermente piu’ staccato segue Luca Barontini, autore comunque di una bellissima prova

5) Pag. 44: TATTICA / LA PESCA NEL GROTTO di Alessandro Martorana

L’ambiente del grotto e’ per neofiti e per esperti. Fra spacche nascoste dalla posidonia, anfratti e tane, infatti, si possono trovare prede di ogni tipo: dal grande e “facile” grongo ai saraghi che si celano nelle spacche a fessura.

Il fondale di grotto, o coralligeno, e’ quindi una “roccia vivente” soggetta a infinite mutazioni dovute a erosioni delle correnti, parziali o totali insabbiamenti e a cicli di accrescimento diversi da zona a zona, a seconda dell’esposizione alla luce e ad altri numerosissimi fattori nutritivi. Il grotto mediterraneo e’ quindi assimilabile alle barriere coralline tropicali. Quest’enorme numero di animali che erodono, forano e contemporaneamente compattano la struttura rocciosa, crea continuamente infinite cavita’, canali e tettoie che offrono riparo e cibo a moltissime specie superiori che attirano il nostro interesse: potenzialmente, non esiste un fondale piu’ ricco di vita animale come quello formato da lastronati di grotto alternati a praterie di posidonia e inframmezzati da canali sabbiosi La maschera, compatibilmente con le quote operative, dovra’ avere la maggior visuale possibile: molto spesso, infatti, un particolare insignificante come la punta di una pinna caudale o di un muso di un bel pesce nascosto sotto un funghetto, possono regalarci un’ottima cattura. I fucili vanno scelti in funzione del tipo di pesca che vorremo praticare. Per l’aspetto valgono le raccomandazioni relative alla limpidezza dell’acqua e alle maggiori o minori possibilita’ d’incontrare grossi esemplari: con acqua torbida puo’ bastare un’arma tra i 75 e i 90 centimetri di lunghezza, preferibilmente dotata di mulinello, perche’ l’incontro con una preda di mole, come una grossa leccia, e’ sempre possibile; naturalmente, con acqua cristallina e profondita’ di un certo rilievo, magari in presenza di un ciglio vertiginoso, la lunghezza dell’arma e’ destinata ad aumentare

6) Pag. 49: STAR / UN PROFESSIONISTA DELLA PROFONDITA’ di Stefano Navarrini

Considerando che quello di Gabriele Del Bene e’ l’unico caso di un pescatore in apnea affacciatosi al profondismo, non deve meravigliare che parlando con lui il tema principale sia proprio la profondita’, anche se la pesca nella schiuma…

Come adatti la tua attrezzatura per passare da quote normali ai tuffi in profondita’?
La differenza piu’ marcata riguarda ovviamente l’assetto, perche’, pescando oltre i 35 m, non utilizzando piombo mobile, metto una seconda cintura che poi sgancio in profondita’. La mia zavorra varia quindi dai normali 5 kg di media a 7 kg o anche piu’, eventualmente montati su una seconda cintura.

Recuperare ogni volta una zavorra da 40-50 m e’ una bella fatica, come ti regoli?
La manovra e’ sicuramente impegnativa, e anche per questo in palestra faccio molto lavoro per rafforzare i muscoli delle braccia. Inoltre, quando pesco in assetto variabile, cambio il sagolone del pallone montando una cimetta da 8 o 10 mm di diametro che facilita la presa. Se so di dover fare molti tuffi ad alta profondita’ cambio anche la muta, mettendo una 5 mm in piena estate o una giacca piu’ pesante nella stagione intermedia.

Come usi il boccaglio durante i tuffi profondi?
Non lo lascio mai, e al proposito mi ha divertito leggere un tuo recente articolo sulla tecnica di svuotamento del boccaglio in risalita, perche’ e’ una manovra che faccio anch’io da anni e che trovo efficientissima. So che alcune didattiche non sono d’accordo, ma posso citare il caso di un mio amico che ha subi’to una sincope asciutta in risalita, rimanendo poi a galla (in questi casi il corpo prende un assetto simile a quello di un sub in pesca, n.d.r.) e riprendendo a respirare dopo qualche decina di secondi proprio grazie al boccaglio libero d’acqua.

Che fucili scegli per pescare ad alta profondita’, e perche’?
Se pesco in tana uso anche fucili molto corti, come lo Stealth da 55 o da 70 cm. Se invece pesco all’aspetto, come capita la maggior parte delle volte, preferisco degli arbale’te da 110 con aste da 6.5 mm, lunghe 1.60 cm, a doppia aletta lunga, e gomme da 20 mm, ma non uso elastici circolari.

Come ti regoli, invece, per le pinne?
Non si puo’ pensare di affrontare l’alta profondita’ senza utilizzare pinne in fibra di carbonio, e infatti uso le Pure della Sporasub, leggere e performanti. Le pinne in tecnopolimero sono invece ottime per profondita’ medie e per la pesca nella schiuma, dove l’onda e gli scogli creano situazioni pericolose per l’integrita’ di una pala in carbonio

7) Pag. 53: LE GRANDI SCUOLE / SARDEGNA di Mariano Satta

In Sardegna, la pesca in apnea e’ stata “importata” negli anni Sessanta dal continente. Ma da allora si e’ molto sviluppata, esprimendo alcuni campioni, ma soprattutto, mettendo in luce molti “veterani” che, pur essendo ottimi pescatori, non sempre si sono cimentati nell’agonismo.

Ancora oggi vengono ricordati spesso i nomi dei primi pionieri sardi: Mario Melca, Mario “il muto”, Zio Gino Piro, il Comandante Casabona e anche Francesco Piredda, noto come “Ciccheddu” di Tavolara, solo per citarne alcuni. Sono caratteristiche le testimonianze delle prime mute autocostruite e delle prime maschere rudimentali. Francesco Putzu, oggi istruttore di apnea ed ex agonista, racconta che il padre si costrui’ un prototipo di muta ritagliando delle camere d’aria d’auto, che si legava a salsicciotto in tutto il corpo creando delle sacche semistagne. Zio Gino Piro fu, in Sardegna, uno dei primi commercianti di attrezzature da sub, cosi’ come il Comandante Casabona, originario di Camogli, che fece altrettanto allestendo un negozio di nautica dove si potevano acquistare anche attrezzature da sub. Nel 1981, Salvatore Vitale si qualifico’ terzo al campionato assoluto svoltosi in Puglia, a Manduria. Vitale, sempre nell’81, difese i colori nazionali a Villacarlos, in Spagna. Vitale fu anche uno dei pionieri del tiro a segno subacqueo: in una delle prime gare di allora si piazzo’ secondo, disputando la finale contro il grande Massimo Scarpati. Oltre all’agonismo, Salvatore Vitale si e’ contraddistinto per sue catture famose. Vitale si specializzo’ nella pesca all’aspetto ai grandi pelagici, un tipo di pesca che a quei tempi veniva praticavato da pochi. Grazie anche ai magnifici fondali di Tavolara, siglo’ un periodo storico di catture estreme di grandi ricciole, tonni e cernie da 30 kg. Luciano Cottu segui’ a ruota le glorie di Vitale, confermandosi Campione d’Italia nel 1986, a Capo Milazzo, in Sicilia. Cottu ha fatto parte della nazionale italiana per diversi anni. Questa vetrina dell’agonismo creo’ una certa tradizione, che prospero’ nei vari club isolani attirando anche le attenzioni della stampa.

8) Pag. 56: IN GRECIA / UNA VACANZA DI PESCA di Alessandro Martorana

Cronaca di una vacanza in Grecia, tra Ionio ed Egeo, organizzata in un battibaleno fra tre amici. Una settimana speciale alla ricerca di spigole.
Al primo vero aspetto, la nuvola di saraghetti mi si apre lateralmente per consentire il passaggio di uno stupendo dentice di cinque o sei chili di peso. Purtroppo perdo il momento e il dentice mi sfila davanti, fuori tiro, per non tornare piu’. Il riparo che avevo scelto era molto aleatorio e il pesce, evidentemente, ha avuto modo di vedermi molto bene prima di arrivare a tiro del mio fucile. Ben altri quattro dentici imprendibili nella risacca mi gabberanno nel corso della pescata ad alterne profondita’. Di spigole, stranamente, nemmeno l’ombra.
Decido cosi’ di rientrare un po’ verso riva e di seguire la costa per arrivare al luogo dell’appuntamento, stabilito in precedenza, dove ci aspettano Fabrizio e Stefano. Vedo che c’e’ un punto in cui la risacca crea un grosso su e giu’ abbastanza fuori dalla riva: li’, il fondale, evidentemente, dovrebbe fare un pianoro di roccia abbastanza esteso. Avvicinandomi vedo che e’ cosi’ e che il pianoro e’ intervallato da belle chianozze d’alga. Spero che qui qualche spigola si faccia vedere, ma resto a becco asciutto: nemmeno l’ombra. In compenso, vedo due belle orate e riesco a fulminare un bel sarago da un chilo all’aspetto. Spigole zero, dunque, ma il pesce gira, eccome se gira! Sulla nave sono gentilissimi e ci consentono di ricoverare il pescato nella cella frigorifera delle cucine. Il giorno dopo, arrivati a Roma, abbiamo diviso tutto il pescato, perfettamente conservato, in parti piu’ o meno uguali. E ci siamo lasciati, consapevoli di aver vissuto una settimana speciale. Una settimana di pesca invernale in un posto meraviglioso e ricco di pesce pregiato.
Cosa volere di piu’?

9) Pag. 60: PRIMI PASSI / I REQUISITI DEL BRAVO PESCATORE IN APNEA di Nino Piras

Chi va con il pescatore, impara a pescare! E c osi’, un caro amico del nostro collaboratore si e’ fatto prendere dalla curiosita’ nei confronti di questa esperienza e ha voluto provarla. Tra un consiglio e l’altro, tra successi e insuccessi, ecco il racconto di questa felice iniziazione.

Durante la vestizione non aveva fatto altro che chiedere se, cosi’ lontano come eravamo da terra, non c’era il rischio di incontrare qualche squalo… Mentre ero intento a spiegargli che non doveva preoccuparsi ma, piuttosto, concentrarsi e sistemare l’attrezzatura per poi entrare in acqua, Ivo si era gia’ tuffato, dirigendosi verso il posto migliore per pescare. A quel punto non mi rimaneva altro che controllare da vicino Stefano, che pero’, nonostante il mio invito a seguirmi, preferiva stazionare nelle vicinanze del gommone… Un altro argomento importante che Stefano doveva far proprio era la tranquillita’ psicologica, requisito essenziale di ogni bravo apneista. Il mio amico infatti soffriva molto, come tutti i principianti, in situazioni di acqua torba e, piu’ in generale, in condizioni di scarsa visibilita’, che impediscono di vedere il fondo, oppure, al contrario, si agitava quando l’acqua era intensamente blu ai bordi di una secca, caso in cui si passa da una visibilita’ chiara dovuta al basso fondale, a una incerta a causa della profondita’. In generale, la paura di trovarsi faccia a faccia con qualche pesce pericoloso genera un’irrequietudine irrazionale, che mal si concilia con il bisogno di tranquillita’ La scorsa settimana, ero a casa e stavo per sedermi a cena, quando e’ suonato il campanello. Indovinate chi era? Proprio Stefano, con in mano un sacco di plastica contenente una bellissima spigola di oltre sei chili!

10) Pag. 64: APNEA / RECORD DI APNEA CHE CONFUSIONE! di Giorgio Volpe

C’e’ poca chiarezza in materia di record e di loro certificazioni. Cerchiamo di capire come stanno attualmente le cose.

Nell’immaginario collettivo, apnea e record di immersione sono strettamente correlati, praticamente coincidenti. Il pubblico, infatti, ha sentito parlare di apnea con riferimento alle imprese dei vari personaggi che, nel corso dei decenni, si sono alternati in un’affascinante sfida con le profondita’ marine, che continua ancora oggi. Il fascino dell’abisso, fatto di mistero e stupore, la sfida con l’ignoto e il gusto del rischio e dell’estremo si fondono con l’idea dell’eroe, conferendo alle imprese dei recordmen una spiccata capacita’ di incuriosire praticamente chiunque, anche chi con il mare e le immersioni non ha nulla a che fare. Un tempo, la sfida negli abissi poteva essere seguita dal pubblico con relativa facilita’: pochi personaggi si confrontavano in pochissime discipline, e chi raggiungeva la quota piu’ profonda era il nuovo campione. Oggi, molti apneisti si contendono il primato di una qualsiasi disciplina, anche inventata al momento, secondo le regole che preferiscono, e l’unico elemento che tutte queste prestazioni hanno in comune e’ il fatto di trattenere il fiato. Il quadro si e’ fatto talmente complesso che a perdere l’orientamento non sono solo gli spettatori, ma anche gli addetti ai lavori e persino gli stessi protagonisti: oltre alla Confederazione Mondiale delle Attivita’ Subacquee, che omologa i record in assetto costante, esistono organizzazioni private come l’Aida, Free (a cui va aggiunta l’Iafd di Pipin, recentemente sospesa a tempo indeterminato), che dettano regole per la certificazione delle migliori prestazioni in varie discipline. Inoltre, accade che con il termine “record” si indichino comunemente anche le prestazioni che sfuggono al controllo di una qualsiasi organizzazione, relative a discipline gia’ esistenti o inventate al momento e certificate da notai, fotografi o anche giornalisti. Completano il quadro i cosiddetti “record scientifici”, termine con cui si indicano prestazioni effettuate nell’ambito di programmi di ricerca scientifica.

11) Pag. 68: PREPARAZIONE ATLETICA / UN PROGRAMMA AD HOC di Luca Bartoli

Come si organizza un buon lavoro di allenamento che non lasci nulla al caso e che tenga conto di tutti i parametri importanti per ottenere i massimi risultati? Leggete con attenzione i suggerimenti che troverete in queste pagine.

… e’ bene definire le caratteristiche fisico-atletiche del pescatore ideale. In verita’, e’ opportuno premettere che, ancora oggi, tali caratteristiche ottimali non sono ben definite. Quelle a oggi individuate riguardano un ipotetico soggetto ideale che dovrebbe avere queste caratteristiche: non troppo magro, per evitare problemi di termoregolazione e di apporto nutrizionale (i grassi sono un’ottima fonte energetica di riser va e, quando si passano cinque o sei ore in acqua, di energie ne occorrono molte); non troppo muscoloso, perche’ un eccesso di muscolarita’ provoca un aumento del dispendio metabolico basale, che incrementa in modo esponenziale sotto sforzo, aumentando le richieste di ossigeno da parte della muscolatura; una discreta capacita’ polmonare (CVF), che consentirebbe sicuramente di migliorare il ricambio d’aria; una frequenza cardiaca basale relativamente bassa, con una gittata sistolica adeguata e una pressione arteriosa non tendente all’alto… Per concludere, e’ bene ricordare che l’allenamento ottimale va personalizzato, evitando la cattiva abitudine di fare quello che fa l’amico solo perche’ e’ piu’ bravo di voi

12) Pag. 73/82: GUIDE TECNICHE E PRESENTAZIONI

EFFESUB: MUTA APNEA’
Una muta “su misura” ideata e realizzata per venire incontro alle esigenze degli “apneisti puri”. Oltre all’attenzione per il comfort e per la coibenza termica, e’ stato utilizzato un taglio particolarmente adatto al nuoto con la monopinna.

CRESSI SUB: BORSA GORILLA LINEA PELIZZARI
Una borsa realmente stagna, dalle grandi dimensioni e dall’eccezionale robustezza. Fa parte della nuova linea apnea firmata da Umberto Pelizzari e puo’ contenere un’attrezzatura completa, comprese le pinne lunghe.

OMER: MUTA MIMETIC MED
Il mimetico e’ sempre piu’ di moda e la muta e’ la prima attrezzatura soggetta a tale scelta. La Mimetic Med Omer e’ disegnata prendendo spunto dai fondali mediterranei.

SPORASUB: FUCILE RAFAL 70
Affidabilita’ e prezzo, oltre ai collaudati contenuti tecnici, sono le “armi” migliori di un classico della pesca in tana, dove la particolare colorazione mimetica rosso bordeaux denota una notevole cura del particolare.

NEOS: MUTA MIMETICA LISCIA SPACCATA
Una muta liscia/spaccata dal particolare mimetismo. Taglio e materiali di qualita’ e rifiniture molto accurate.

13) Pag. 83: MEDICINA / GLI ANIMALI MARINI PERICOLOSI/2 di Massimo Malpieri

Nel numero scorso abbiamo avuto modo di conoscere alcuni organismi pericolosi che potremmo incontrare durante le nostre battute di pesca. Completiamo il panorama con le poche specie di pesci a cui fare attenzione.

Nel nostro Mediterraneo, le specie ittiche pericolose fortunatamente sono poche, a differenza di quanto accade nei mari tropicali. Il pericolo e’ rappresentato quasi sempre dalla possibilita’ che questi pesci hanno di iniettare ittiotossine, cioe’ sostanze velenose. In queste pagine identifichiamo i pesci pericolosi, le sostanze che sono in grado di iniettare e, particolare importante, illustreremo le cure specifiche per scongiurare rischiose complicazioni

14) Pag. 85: SCUOLE / APNEA ACADEMY di Roberto Tiveron

La didattica “inventata” da Umberto Pelizzari e’ una importante realta’ nell’insegnamento. In queste pagine, illustriamo la dislocazione periferica dell’iniziativa con nome e cognome dei responsabili e come raggiungerli.

Apnea Academy nasce ufficialmente nel 1996, anno in cui si tiene il primo corso istruttori all’isola d’Elba, dal quale usciranno i primi quarantasei istruttori della storia Apnea Academy. Molti di loro hanno fondato importanti scuole e circoli di apnea e pesca in apnea, oggi saldi punti di riferimento nella didattica in molte regioni italiane e dalle quali escono spesso forti e giovani atleti. Quel corso del 1996 restera’ sicuramente nella storia di Apnea Academy: in particolare, fu scelto come base logistica proprio il diving piu’ famoso dell’Elba, quello del Corsaro. Fu proprio qui, infatti, che hanno fatto il loro passaggio due tra i piu’ grandi apneisti di tutti i tempi: Jacques Mayol e il suo discepolo Umberto Pelizzari. Nel diving del Corsaro sono stati preparati alcuni dei piu’ importanti record del mondo. Da quel primo corso a oggi, di strada e progressi ne sono stati fatti: il lavoro di questa grande famiglia che e’ Apnea Academy va avanti e, a ogni nuovo corso istruttori, le continue innovazioni ed evoluzioni tecniche, messe a punto dai gruppi di lavoro, rendono la preparazione e la formazione dei nuovi istruttori al vertice mondiale della didattica dell’apnea. Dopo otto anni, Apnea Academy e’ ormai omogeneamente distribuita su tutto il territorio nazionale e in altre nazioni. Partendo dal nord e scendendo verso sud, vediamo quali sono le maggiori scuole e i relativi personaggi che fanno parte dell’organizzazione Apnea Academy

15) Pag. 90: CAMPIONI & CAMPIONATI / UNA LETTERA DI PROTESTA di Marco Bardi

Riceviamo, per conoscenza, una lettera dalla societa’ sportiva Arco Muto Sub di Anzio (Roma), un sodalizio affermato in campo agonistico nazionale. Abbiamo deciso di pubblicarla integralmente perche’ riteniamo che il suo contenuto sia aderente alle finalita’ interlocutorie di questa rubrica. La lettera era indirizzata alla Fipsas, al presidente Matteoli, al presidente di Settore Azzali e alle altre societa’ sportive.

Il messaggio della societa’ Arco Muto di Anzio e’ chiaro. Non sono accettate le innovazioni apportate nel settore dell’agonismo e soprattutto si lamenta una mancanza di considerazione e di coinvolgimento prima della presentazione dei nuovi regolamenti. Infine, si manifesta un certo disappunto sullo scarso interesse dedicato all’agonismo attuale, come se si prospettasse una crisi del settore. Non sta a noi dare risposte, perche’ non e’ di nostra competenza, ma un giudizio globale e’ giusto esprimerlo. Siamo molto sensibili a certe situazioni critiche che si vanno evidenziando di mese in mese e le lettere e i commenti che ci giungono ce lo dimostrano. Sicuramente vanno rivalutate alcune decisioni, ed e’ necessario collaborare a un sistema piu’ costruttivo e partecipativo per dare tutti un contributo. Dunque, continueremo a dedicare spazio e a dare la parola alle societa’ sportive, ma anche alle lettere piu’ interessanti che riceveremo, a patto che rispettino le buone regole della civile e positiva interlocuzione. Non saranno prese in considerazione, invece, le polemiche sterili e offensive, che, per fortuna, sono rare

16) Pag. 92: ACQUE DOLCI / IL LAGO DI GARDA DA SIRMIONE A DESENZANO di
Stefano Marenco

Descriviamo un tratto del Lago di Garda con un interessante itinerario di pesca. Tinche, lucci, persici e tante anguille andranno ad arricchire il nostro carniere. In queste acque, a breve distanza da riva, vi sono habitat diversi: canneti, alghe, pietre, fango… Ognuno necessita di tecniche e accorgimenti particolari.

17) Pag. 94: FILO DIRETTO CON MARCO di Marco Bardi

Cosa vuol dire passare “molte ore” nel mare invernale? E se scelgo di andare a pesca nei mari “caldi”, come devo imballare l’attrezzatura? E ancora: puo’ il neoprene causare allergie alla pelle? E come si pulisce e si conserva la muta? Infine… qualche trucco per evitare che la maschera si appanni.

18) Pag. 96: EUDISHOW 2004 / E LA PESCA VA di Stefano Navarrini

Tornato nella sua sede piu’ naturale, l’Eudishow, il salone della subacquea, ha mostrato la vitalita’ del settore, ma soprattutto ha evidenziato come la pesca subacquea e l’apnea stiano conquistando fasce sempre piu’ vaste d’interesse.

Fra i non pochi spunti offerti dal salone, non e’ passato inosservato l’interesse per un’attivita’ che poco alla volta sta recuperando fasti antichi, la nostra, ovvero la pesca in apnea. Gli stand delle ditte di settore sono stati costantemente affollati, le novita’ non sono mancate, le prospettive inducono all’ottimismo e forse, se sapremo operare bene, anche l’immagine della pesca in apnea tornera’ ad avere il suo giusto ruolo.

19) Pag. 98: DOVE ANDARE / TOSCANA DA PIOMBINO AL GOLFO DI BARATTI di
Pietro Milano

Piombino e la sua costa sono “acque da intenditori”: poco conosciute, certamente “offuscate”, come notorieta’, da quelle della vicina isola d’Elba. Sono, invece, un valida palestra di pesca in apnea, con una buona varieta’ ittica, ma… e’ necessario conoscerle bene. Facciamolo seguendo attentamente quello che si descrive in queste pagine.

20) Pag. 106: SAPORE DI MARE / PASTA CON IL SUGO DI GRANSEOLA: UN PIATTO DA
RE
di Marco Bardi

Come crostaceo ne e’ vietato il prelievo ai pescatori sportivi, ma se avete la fortuna di trovarla in pescheria, non fatevela sfuggire: con la granseola si puo’ condire la pasta meglio che con l’aragosta!

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