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Pesca alla spigola: l’Europa ascolta gli sportivi e punisce i prof

| 19 gennaio 2015 | 0 Comments

Qualche mese fà avevamo dato notizia di una proposta di legge in materia di pesca, maturata in sede di Commissione Europea, che aveva tra i vari obiettivi quello di limitare il prelievo della spigola nel Nord Atlantico, poiche gli stock ittici di quelle zone, a detta dei biologi, versano in profonda sofferenza. Ciò che aveva creato grande malcontento negli sportivi, transalpini in particolare, era il fatto che la pesca ricreativa fosse accreditata da sola del 30% de prelievo totale e che si proponesse di limitare le catture ad un solo esemplare al giorno, di fatto affossando l’intero settore e la sua filiera economica.

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La pesca sportiva ha rischiato ancora una volta di essere sacrificata ma stavolta ha vinto il buonsenso (foto A.Balbi)

Il timore per noi riguardava invece la possibilità di essere investiti da un provvedimento simile in qualsiasi momento e, considerato che le zone oggetto del provvedimento di tutela sono universalmente conosciute da tutti come i mari in assoluto più ricchi di spigole, luoghi al cui confronto le coste mediterranee sono ormai desertificate, era opportuno seguire l’evoluzione della vicenda da vicino.

Per questa volta sembra aver fortunatamente trionfato il buonsenso: le istanze della pesca sportiva sono state ampiamente accolte rigettando in toto il testo e di questo bisogna rigraziare principalmente l’IFSUA e le altre organizzazioni di rappresentanza della pesca ricreativa che si sono recate a Bruxelles lo scorso 15 e 16 dicembre per incontrare la Commissione, e che hanno fortemente sollecitato i governi, spagnolo e francese in primis, a non sostenere una moratoria sulla pesca alla spigola tanto vessatoria e inutile.

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La zona di interdizione ai prof

Sul fronte opposto, come era lecito aspettarsi, la conferma del divieto di pesca con reti pelagiche nella Manica ha destato il forte malumore dei professionisti che lamentano di essere i soli a pagare per tutti e che già stimano un crollo dei profitti di almeno il 30% a barca.

Atteggiamento questo che dimostra ancora una volta come la scarsa lungimiranza, in materia di tutela delle risorse, della pesca professionale che mira solo a prelevare il più possibile come non ci fosse un domani, è una logica malata che prescinde dalla latitudine.

Il 2015 sarà un anno durante il quale sportivi e professionisti dovranno sedersi allo stesso tavolo e trovare una soluzione condivisa per la tutela degli stock ittici della spigola in Nord Atlantico, e questa prima vittoria pone senza dubbio le basi per un confronto alla pari.

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