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Permesso Pesca in Mare Scaduto: Posso Continuare a Pescare oppure NO?

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Il vuoto normativo che si è generato a partire dal 1° gennaio 2016, all’indomani della scadenza della comunicazione ministeriale obbligatoria per la pratica della pesca ricreativa in mare (conosciuta dai più come Censimento), ha fatto sì che in tanti si ponessero questa domanda. Come ben sappiamo, fino ad oggi non è stato possibile sottoscrivere una nuova comunicazione, si aspettano quindi lumi dal Ministero, e sembra che si possa andare verso una proroga dei permessi scaduti visto che ieri, 16 marzo, la Commissione Agricoltura ha votato far slittare l’istituzione della licenza onerosa a gennaio del prossimo anno. E nel frattempo?

permesso_pescaGià a gennaio, avevamo paventato una teorica impossibilità di continuare a pescare in assenza di un provvedimento ministeriale; ma avevamo anche ricordato che già in passato una proroga prevista per i primi dell’anno era arrivata, con estrema calma, diversi mesi dopo e senza che questo creasse problemi di sorta. Ma si tratta comunque di una situazione in cui esiste un equilibrio precario: il pescatore sprovvisto di comunicazione obbligatoria non può pescare, ma ad oggi non potrebbe mettersi in regola neppure volendo e questo per palese mancanza da parte delle istituzioni.

Ora arrivano le Aree marine Protette a confermare i nostri timori. Ufficialmente in tutte le AMP nelle quali è possibile praticare la pesca ricreativa (non subacquea ovviamente) tramite richiesta di apposita autorizzazione, pare proprio che non sia più possibile ottenere il documento in quanto l’attestazione della comunicazione ministeriale deve essere necessariamente allegata alla domanda. A nulla serve obiettare che non dovrebbe essere possibile nemmeno pescare fuori dalle riserve, perchè la risposta è lapidaria: “A termini di legge, non si può praticare la pesca sportivo/ricreativa su tutto il territorio nazionale fino a quando il MIPAAF non avrà emanato un apposito decreto in merito. Chiunque decida di praticare senza i titoli necessari sarà sanzionabile ad opera degli organi di controllo.” Altrettanto inutile è cercare chiarimenti presso le autorità preposte ai controlli, che non hanno mai ricevuto istruzioni su come comportarsi durante il periodo di vacatio legis. Non resta quindi che confidare nella estrema sporadicità di richiesta di esibizione del censimento sperando di non incappare nel solerte funzionario che indossata a divisa ha scordato a casa il buon senso.

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In caso contrario ci sarebbero sicuramente gli estremi per contestare la sanzione, anche se purtroppo con esiti incerti, al netto della sicura perdita di tempo e denaro. Dobbiamo quindi constatare che in questa situazione di grande incertezza una componente di rischio esiste sempre, oltretutto il non poter sottoscrivere una nuova comunicazione porterebbe, in caso contestazione, all’impossibilità di mettersi in regola nel termine prestabilito di 10 giorni, con conseguente irrogazione della sanzione amministrativa di 1000 euro.

Classica situazione all’italiana, in cui il paradosso burocratico diventa spesso una trappola per il cittadino, offrendo ciclica riprova della congenita incapacità dei nostri governanti. Nella sfortunata eventualità in cui rimediaste un verbale a causa di questa surreale situazione, usate il modulo di contatto per comunicarcelo, vi presteremo consulenza legale gratuita.

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