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Parliamo di attrezzature: la maschera

| 16 febbraio 2005 | 0 Comments
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VITA VISSUTA

Ricordo perfettamente la mia prima vera maschera da pesca, era una “gran facciale”, se non erro, della Spirotecnique.
Quel gran vetro ovale si appannava di continuo.
Non sapendo come evitare l’inconveniente, ero costretto ad intervallare l’esplorazione del fondale a frequenti incursioni sugli scogli, dove tentavo di pulire la grande lente sfregandola con un ciuffo d’alga.
Ogni volta che si appannava provavo un grande fastidio che finiva col mettermi sempre di cattivo umore.
Se solo avessi saputo che con un po’ di saliva avrei risolto tutti i miei problemi…

Quel gran facciale mi permetteva di ammirare i meravigliosi fondali della mia isola, allora un vero Paradiso.
La voglia di scendere in profondità veniva smorzata da un apparente effetto collaterale dell’attrezzo: quando la pressione iniziava a schiacciare la maschera sul mio viso, ecco che sopraggiungeva un terribile dolore alle orecchie.

Ricordo che una volta vidi un bel pescione, forse una cernia, che mi spinse ad una picchiata più profonda. Fui costretto a desistere, perché, ad un certo punto, provai una bruttissima sensazione. Era come se gli occhi volessero uscire dalle orbite…
Rientrai subito a terra, e quando mi tolsi la maschera di fronte ai miei amici capii dalla loro espressione terrorizzata che c’era qualcosa che non andava: i miei occhi erano completamente iniettati di sangue.
Mi spaventai moltissimo, pensavo di essermi fatto male seriamente.

FUNZIONE DELLA MASCHERA

Chiunque abbia messo il viso in acqua almeno una volta, sa che i nostri occhi non funzionano al meglio in immersione.
Questo avviene perché l’acqua conduce la luce in maniera nettamente differente rispetto all’aria, a causa della sua diversa densità.
Il nostro occhio, nella sua complessità, è concepito per mettere a fuoco gli oggetti nell’aria. Per questo motivo, per vedere sott’acqua occorre necessariamente utilizzare una maschera, che ha la funzione di ristabilire lo spazio aereo tra il nostro occhio e l’acqua.

Le prime volte che s’indossa una maschera, si resta stupiti da come gli oggetti appaiano più grandi, di circa un terzo.
L’effetto di ingrandimento è dovuto al fenomeno della rifrazione, ossia la deviazione subita dalla luce nel passaggio fra elementi dal diverso grado di densità, aria e acqua.

Un altro fenomeno che riguarda la visione subacquea è quello dell’assorbimento. In pratica, la luce viene filtrata dall’acqua del mare, che assorbe i vari colori.
Tra i colori primari, il primo ad essere completamente assorbito è il rosso, poi tocca al giallo e infine al blu.
Per chi non lo sapesse, è la combinazione di questi colori primari che crea la policromia, cioè l’insieme di tutti i colori esistenti.
Per i motivi appena esposti, durante l’immersione la nostra percezione del colore verrà falsata in modo sempre più evidente man mano che aumenta la profondità.

LA COMPENSAZIONE DELLA MASCHERA E IL COLPO DI VENTOSA

Chi si accosta all’apnea rimane subito affascinato dalla profondità, ma fin dal primo tuffo, si accorgerà che nella discesa la maschera si schiaccia letteralmente sul viso facendo insorgere delle difficoltà che, se sottovalutate, possono portare a seri pericoli per la salute e la sicurezza.
E’ fondamentale per i principianti comprendere come mai la maschera si schiaccia sul viso man mano che aumenta la profondità. Nella discesa del sub, l’aria contenuta nella maschera subisce l’effetto della pressione e si riduce di volume all’aumentare della profondità.

Se non si compensa la pressione interna della maschera si va incontro ad un incidente banale ma potenzialmente pericoloso, il cosidetto “colpo di ventosa”.
La compressione dell’aria contenuta nella maschera a causa dell’aumentata pressione, crea una depressione che “risucchia” letteralmente il viso verso il vetro della maschera. Questo causa la rottura dei capillari all’interno dell’occhio ed anche della cute, con conseguente travaso o piccola emorragia.

La compensazione della maschera è molto semplice da eseguire e serve a ristabilire all’interno della maschera le giuste condizioni di pressione.

La manovra è banale, consiste nell’insufflare un filo d’aria nella maschera dal naso, preferibilmente sempre dopo ogni manovra di compensazione dell’orecchio.
Dopo avere mollato la presa delle dita dalle narici bisogna continuare per un pochino a soffiare aria dal naso.
L’operazione di compensazione è sempre la stessa, ed il ripetersi ci porterà col tempo a farlo in modo istintivo e naturale, senza pensarci.

Soffiando leggermente aria dal naso si riesce a ripristinare la corretta pressione della maschera, evitando così lo schiacciamento contro il viso. Omettendo la manovra o effettuandola in modo scorretto si va incontro alla spiacevole sensazione di avere gli occhi che sembrano voler uscire dalle orbite.
Nel caso in cui ci si renda conto che la manovra non è stata eseguita correttamente, per evitare un brutto colpo di ventosa bisogna desistere e riguadagnare immediatamente la superficie.
Per fortuna il colpo di ventosa non è un incidente tra i più gravi e solitamente non causa conseguenze, ma nel caso doveste subirne uno è sempre meglio ricorrere al controllo di un medico, per scongiurare problemi più seri.

GLI EFFETTI DELLA PRESSIONE

La pressione influenza in modo determinante l’azione di pesca, in ogni singolo tuffo il nostro organismo necessita di una o più manovre di compensazione, necessarie a riequilibrare timpani e cavità craniche ed anche l’aria contenuta nella maschera.

Quando eseguiamo un tuffo, la pressione esercitata sul nostro corpo aumenta in ragione di una atmosfera ogni dieci metri di profondità.
Tutti i corpi comprimibili variano di volume a seconda della pressione. Ipotizzando che un pescatore in apnea stia sommozzando ad una quota d’esercizio di 30 metri, la pressione esercitata sul suo corpo sarà di quattro atmosfere!
Purtroppo, i rischi diventano elevati anche a quote nettamente inferiori.
Basti pensare che anche in pochi metri di profondità si può andare incontro alla rottura del timpano o al già citato colpo di ventosa.
Per questo motivo, quando non si è in perfette condizioni fisiche è meglio non immergersi: è sufficiente un banale raffreddore per aumentare notevolmente il rischio di un incidente.

I MATERIALI

Possiamo affermare che oggi la maggior parte delle maschere è prodotta in silicone. Rispetto alla gomma utilizzata nel passato recente, il silicone garantisce una maggiore aderenza, risulta più morbido, più leggero e sopratutto più resistente al logorio causato dagli agenti atmosferici e salini.
Le maschere più adatte alla pesca in apnea sono quelle nere, in quanto il silicone trasparente fa passare più luce risultando molto fastidioso, a meno che non si peschi in profondità dove la luce solare si attenua.
Anche per gli appassionati del mimetismo, il mercato offre vari modelli prodotti ormai da diverse aziende.
Le maschere in silicone hanno anche il gran pregio di essere totalmente anallergiche: non producono nessun tipo di reazione o disturbo cutaneo neanche dopo l’uso prolungato e reiterato.

CARATTERISTICHE DI UNA BUONA MASCHERA

Un componente molto importante della maschera è il cinghiolo. Deve essere elastico e largo nella parte posteriore per non scivolare dal cappuccio della muta e deve essere facilmente regolabile -quando siamo a pesca abbiamo anche i guanti!.
La sua vera funzione non è quella di serrare la maschera per farla aderire al viso, ma semplicemente di sorreggerla.
Ricordatevi che se una maschera fa acqua non dipende affatto dalla regolazione del cinghiolo, ma da una scelta errata del modello, che evidentemente non si adatta alla forma del vostro viso.

Una buona maschera per la pesca deve avere le lenti in vetro temperato. Le maschere con lenti in policarbonato sono poco adatte, in quanto sono facilmente soggette a graffi ed abrasioni.
Solo il vetro temperato ha un’elevata resistenza ai graffi ed in caso di rottura si frammenta in tanti pezzettini che rimangono uniti tra di loro, risultando meno pericolosi del materiale plastico, che rompendosi si scheggia pericolosamente.

Nella scelta di una maschera, oltre all’aderenza è importantissimo controllare gli spazi tra naso e telaio, che devono consentire alle dita di trovare comodamente il naso per le fondamentali manovre di compensazione per i timpani (anche qui si tenga presente il fatto che in acqua opereremo con i guanti).

COME SCEGLIERE

La prima cosa che dobbiamo valutare nella scelta di una buona e confortevole maschera è la sua tenuta, il volume interno dell’aria -che non deve essere eccessivo- la leggerezza e, soprattutto, il campo visivo, che deve essere ampio.
Bisogna appoggiare la maschera sul viso lasciando il cinghiolo fuori dalla maschera stessa.
Chiudendo la bocca e trattenendo il fiato verificheremo il grado di aderenza: la maschera ideale per il nostro viso non si staccherà neanche scuotendo leggermente la testa.
Il modello che non aderisce adeguatamente, per quanto possa piacerci esteticamente, non farà al caso nostro.
La definitiva verifica di efficienza della maschera avverrà in mare. Un consiglio valido per evitare un acquisto errato è di provare prima qualche modello di maschere usate dagli amici pescatori, consiglio sempre valido anche per altri accessori come le pinne, i fucili eccetera.

APPANNAMENTO, CHE RABBIA:

Tutte le maschere, sia in silicone che in gomma, necessitano di una fase di sgrassaggio e disappannamento.
Infatti, quando una maschera è nuova risulta cosparsa di silicone liquido che viene usato come distaccante per le fasi di stampaggio. Essendo un lubrificante altamente infiammabile, è possibile eliminarlo in grande percentuale con la fiamma di un normale accendino. Ovviamente, l’operazione richiede grande attenzione e cautela. La fiamma va tenuta in movimento e si deve passare in tutte le parti della maschera, lenti temperate comprese.
Chi ha poca manualità e teme di danneggiare la maschera utilizzando la fiamma, può avvalersi di detersivi liquidi sgrassanti per piatti.
L’operazione di lavaggio e sgrassaggio richiede alcune applicazioni del detersivo e va combinato con dell’acqua calda.
Lasciare almeno una notte in ammollo la maschera con acqua e detersivo aiuta molto l’operazione. Esistono altre soluzioni correntemente utilizzate come, per esempio, mettere la maschera in lavatrice in mezzo ai panni, oppure in lavastoviglie in mezzo a piatti e bicchieri.

Sono tutte soluzioni valide e spetta ad ognuno seguire la strada che reputa più efficace.
Una volta indossata in acqua, le prime volte la nostra nuova maschera ci sembrerà “strana” e verificati il comfort e la tenuta, bisognerà anche abituarsi a tenerla sul viso.
Questa sensazione si presenterà sempre, anche negli anni, qualora dovessimo sostituire il modello.
Per evitare l’appannamento della maschera è sufficiente strofinare della saliva sui vetri, un’operazione che in caso di bisogno può essere ripetuta durante la pescata.
L’appannamento si può verificare anche con maschere usate da tempo, soprattutto in caso di assenza di manutenzione.

Una valida operazione da ripetere ogni volta che si sta per entrare in acqua è lavare la maschera con l’acqua e lo shampoo che si usa per indossare la muta in spaccato.

Questa azione di lavaggio prima di entrare in acqua evita sempre l’eventuale appannamento.

MANUTENZIONE

Per quanto possa sembrare strano ad alcuni di voi, la maschera necessita di grandi attenzioni e di attenta manutenzione.
Quando si finisce di pescare è bene risciacquarla sempre, magari utilizzando un pò della stessa acqua e shampoo utilizzata per indossare la muta.
A fine pescata è sempre meglio riporla in una custodia per evitare che si rompano le lenti o che vada a contatto con la sabbia, soprattutto per scongiurare il rischio che la sabbia possa finire tra telaio e parte in silicone, compromettendone la tenuta stagna.
Infine bisogna evitare di lasciarla esposta al sole, consiglio valido per l’intera attrezzatura da pesca.

BARBA E BAFFI

Qua le cose si complicano, ed il nostro amico pescatore dotato di un bel paio di baffi potrà trovare un modello adatto solo provando e riprovando maschere su maschere, sperando in qualcosa che si adatti… ma sia ben chiaro che non esiste niente di specifico.
Uno stratagemma sufficientemente valido è quello di ungere i baffi con della crema idratante per la pelle (per es: crema nivea, leocrema) ma, sebbene si tratti di un rimedio funzionale, c’è il rischio di ungere le lenti. Se questo dovesse avvenire… la pescata potrebbe essere compromessa.

Per avere la massima aderenza della maschera non rimane che radersi, in quanto anche una barba di qualche giorno ci può creare fastidiose infiltrazioni.
Attenti anche ai capelli che rimangono all’intenro della maschera, perchè anch’essi ne compromettono la tenuta stagna.

PROBLEMI DI VISTA

Per fortuna esistono dei modelli di maschera che offrono la possibilità di inserire delle lenti ottiche graduate.
Qualcuno indossa le lenti a contatto, ma mi sento di sconsigliarlo vivamente. Il rischio è quello di perderle qualora entri inavvertitamente dell’acqua nella maschera o quando, durante la pescata, è necessario toglierla, per esempio, per soffiarsi il naso. Per chi soffre di astigmatismo esiste la possibilità di rivolgersi a degli ottici specializzati per l’applicazione di lenti ottiche su qualunque tipo di modello, intervenendo direttamente in modo specifico.
Le lenti graduate sono la miglior soluzione benchè non l’unica.

ARTICOLO IN PERENNE EVOLUZIONE

Oggi come ieri, nella pescasub non esistono articoli che hanno raggiunto la perfezione assoluta.
Tutti gli articoli, maschere comprese, sono in perenne evoluzione. La tendenza è quella di offrire sempre un maggiore comfort, un ampio campo visivo ed un ridotto volume interno.
Le maschere dell’ultima generazione hanno questi requisiti, impensabili fino a pochi anni addietro. La strada intrapresa dalle aziende è quella di arricchire i propri cataloghi con modelli con caratteristiche differenti, in grado di soddisfare anche i pescatori più esigenti.

Parliamo di attrezzature: la maschera scritto da Mariano Satta media voto 2.7/5 - 9 voti utenti

Category: Articoli, Pesca in Apnea, Pesca in apnea: Tecniche e attrezzature

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