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Parliamo di…

| 15 maggio 2007 | 0 Comments
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Fabio Corradini

E’ caldo, oggi, la finestra aperta lascia entrare un debole filo d’aria e, insieme, gli intensi profumi del borgo. Nella stanza, dai muri bianchi e spessi, domina un vecchio letto di legno, al posto dei comodini due scalcinate sedie malamente reimpagliate.

Donnnnnnnghhh, donnnnnnnghhh, donnnnnnnghhh!

Una pendola batte le ore e il suo suono si diffonde nella stanza svegliandone gli inquilini. L’uomo è il primo ad alzarsi, stirandosi le membra s’avvicina alla finestra e guarda lontano, oltre i tetti delle case, giù in fondo alla via, dove stormi di bianchi gabbiani svolazzano festosi, lanciando le loro stridule grida. Dietro i gabbiani, fra gli alberi delle barche, l’azzurro dell’acqua si confonde con quello di monti lontani.

Fabio Corradini

Godendosi i soffi d’aria che accarezzano il suo corpo ancora nudo e ne completano il destarsi, l’uomo osserva il paesaggio con crescente attenzione. Piano, piano, l’occhio inizia a scrutare l’orizzonte per cercare i segni dell’acqua: ne osserva il movimento, ne valuta il colore, cerca di intuire la direzione e la forza della corrente. Sull’acqua solo piccole onde si muovono frangendosi delicatamente sugli scogli del porto: ‘Bene, il temporale di ieri non ha lasciato segni apparenti, forse l’acqua non si è intorbidita troppo e oggi, finalmente, si potrà pescare’.

Sono sette giorni che, per un motivo o per l’altro, l’uomo non si è potuto tuffare in acqua, trepida dalla voglia di farlo: accompagnati dalla tenue brezza mattutina, i suoi pensieri tornano all’ultima pescata.
Era una mattina speciale, ricorreva l’anniversario della sua prima cattura importante e s’era accordato per andare in quello stesso posto, un posto dal quale non aveva più ricevuto grosse soddisfazioni ma che lui amava e al quale periodicamente tornava. Era un posto selvaggio, isolato, protetto da alte scogliere, un posto dove si poteva stare tranquilli, dove si poteva assaporare la natura, sia fuori che dentro l’acqua: poche persone, poche imbarcazioni, pochissimo rumore.
Eccoli, l’uomo e la sua compagna sulla piccola spiaggia sassosa. Si portano alla sua fine, vicino al grande masso squarciato: uno dei punti migliori per entrare in acqua e il più vicino alla zona di pesca migliore.

Come sempre, in silenzio, quasi a non voler rompere l’incanto di quel posto così selvaggio, si preparano e scivolano in acqua allontanandosi d’una cinquantina di metri dalla riva. Conoscono ogni singolo masso, ogni più piccolo pertugio di quell’ammasso di sassi, sanno esattamente dove soffermarsi e dove passare via veloci.
Il tempo scorre e i tuffi si susseguono, ma di pesce nemmeno l’ombra, manco una pinna, nemmeno di piccole dimensioni. I due, comunque, non demordono: per loro la pesca non è un fine bensì il mezzo attraverso il quale gioire dell’acqua e della sua natura, fruire del piacere di vivere e di stare insieme.

Dopo alcune ore il cavetto è ancora inesorabilmente vuoto: ‘Va beh, facciamo ancora qualche tuffo sulla franata fuori e poi andiamo a prenderci il sole sulla spiaggia’. Velocemente si spostano verso la zona concordata e lui, il nostro uomo, scivola lento e silenzioso verso il fondo. Un breve aspetto nei pressi di un grosso masso, poi, attirato dall’ombra di un sasso mai notato, si sposta in avanti, al libero.
Qualche metro e, improvvisamente, dalla nebbia dell’acqua torbida appare un pesce e che pesce!

Fabio Corradini

L’uomo e il pesce s’arrestano sospesi a mezz’acqua, ambedue sorpresi dall’inaspettato incontro. Il pesce osserva l’uomo, aprendo e chiudendo la bocca a ripetizione: sembra pronunciare delle frasi. L’uomo osserva il pesce a poco più d’un metro da lui, un bersaglio facile, ma non lo mira: è periodo di chiusura per la pesca di quel pesce. Si, certo, è l’ultimo giorno, è il pesce più grande che abbia mai visto, è il pesce salvacappotto, però’ ‘oggi non si può, ci rivedremo un altro giorno’.
Dopo una manciata di secondi che, a causa dell’intensità degli sguardi, sembrano minuti, l’uomo saluta il pesce e lentamente risale. Il pesce resta fermo ancora qualche secondo poi lentamente si gira e, con un paio di poderose scodate, si allontana anch’esso.

‘Caro! Che si fa oggi?’ la voce della donna scuote l’uomo dai suoi ricordi, anche lei si è alzata e arde dal desiderio di scendere in acqua. ‘Beh, cara, la Tinca mi ha suggerito di andare ad anguille!’.

Fabio Corradini

Tincaaaaa? Anguilleeee? Oops, pesci di acqua dolce! Allora questo nuovo progetto riguarda le acque interne? Eh si, voglio proprio parlarvi di acque interne!

Il progettoPescare, fotografare, fare snorkeling non sono attività praticabili solo al mare, le stesse si possono esercitare con piena soddisfazione anche nelle acque interne, sebbene limitatamente ai laghi, dato che fiumi e torrenti sono interdetti alla pesca in apnea e, per diverse ragioni, fortemente sconsigliabili per le altre pratiche apneistiche.

Da questa considerazione e da quella che è la mia storia apneistica nasce questo progetto con il quale intendo illustrare cosa voglia dire immergersi, in apnea, nei laghi. Non tratterò, però, specificatamente delle tecniche e dei materiali per l’immersione, per la pesca o per la fotografia, che, tutto sommato poco o nulla differiscono dalle tecniche e dai materiali usati al mare, parlerò, invece, delle sensazioni, dei luoghi, di cosa questi possano offrirci, non solo apneisticamente.
Come per questo articolo introduttivo, ogni puntata, ogni altro articolo, inizierà con un racconto che, sebbene romanzato, sarà costruito sulla base di fatti reali, di esperienze d’immersione da me realmente vissute, di emozioni che hanno segnato la mia memoria e che chiunque potrebbe rivivere immergendosi nei laghi.
Uno specchietto particolare riguarderà i neofiti dell’apnea e l’apnea di famiglia: in ogni articolo verrà, infatti, presentato e descritto almeno un itinerario di snorkeling.
I luoghi che visiteremo saranno, per ora, quelli del Lago di Garda, che è il lago in cui più si è sviluppata la mia attività apneistica, quello a cui sono particolarmente legato e che meglio conosco.

Esaurita l’esplorazione del Garda, potranno seguire altri laghi, sicuramente il lago d’Iseo, probabilmente anche il lago di Como, che sono gli altri laghi in cui è possibile praticare la pesca in apnea, ma potrei dedicare un pensiero anche ai laghi in cui la pesca in apnea non è permessa, ma nei quali è comunque possibile immergersi per fare snorkeling e fotografia: il Lago d’Idro e il Lago Maggiore.

Andiamo dunque a fare la conoscenza con i suddetti laghi.

Il Lago di Garda (o Benàco)Con una superficie di circa 370kmq il Lago di Garda è il più grande lago italiano, un lago ricco di storia e dai notevoli risvolti turistici, sportivi e, che non guasta, culinari.
La sua posizione geografica lo vede fare da confine tra tre regioni e tre province: ad ovest la Lombardia, con la provincia di Brescia, ad est il Veneto, con la provincia di Verona e a nord il Trentino, con la provincia di Trento.

Lago di Garda

Morfologicamente parlando vi si possono distinguere due zone:
– il basso lago, circondato dalle famose colline moreniche del Garda, ha forma pressoché circolare ed è caratterizzato da sponde basse e da fondali principalmente fangosi;
– l’alto lago dalla forma stretta e allungata, caratterizzato principalmente da sponde alte dove i monti cadono direttamente nelle acque del lago, i fondali sono generalmente rocciosi.
Alle due suddette zone si è soliti aggiungerne una terza, il medio lago, non individuata da precisi caratteri geomorfologici, ma comunque individuabile come tratto di collegamento tra le precedenti due. In questa zona le colline iniziano ad alzarsi e farsi monti, il fondale alterna fango a rocce e in alcuni brevi tratti le coste si fanno alte, sebbene a questo non sempre corrispondano analoghe scogliere sommerse.

Data l’altezza sul livello del mare di soli 65m, nonostante la sua posizione geografica questo lago gode di un clima mite che ha favorito la crescita dell’ulivo, pregiatissimo e delicatissimo l’olio del Garda, e dei limoni, famosissime le limonaie del Garda. Sulle colline moreniche del basso lago numerosi sono i vitigni, dai quali si ricavano rinomati vini, uno per tutti: il Lugana.
Dal punto di vista ittiologico, il lago ospita più di una trentina di specie, tra autoctone e alloctone, di cui le principali sono: Agone, Alborella, Anguilla, Barbo, Bottatrice, Carpa, Carpione, Cavedano, Coregone Lavarello, Gambero d’acqua dolce, Gambero Killer, Luccio, Persico Reale, Persico Sole, Persico Trota, Salmerino, Tinca, Trota Fario, Trota Lacustre, Vairone.

Importanti per tutti gli sport dell’acqua, e non solo, i venti del Garda sono:
– Pelèr, spira da nord (Val del Sarca) nelle prime ore del giorno (2-3) fino a mezzogiorno e interessa quasi l’intero lago; in estate può raggiungere la velocità di 15m/s;
– Ora, brezza di valle proveniente dalla pianura Padana, spira da sud al pomeriggio (dopo la caduta del Pelèr) e dura fino a sera; interessa in particolare il medio e l’alto lago, raggiunge velocità di 5-6m/s ma nei mesi estivi può arrivare anche a 10-12 m/s;
– Ponal, tipicamente estivo, proviene dalla Val di Ledro lungo il solco del torrente Ponale (da cui il nome) nelle ore del mattino e della sera, ha forte intensità;
– Bali (anche Balinot o Spisoca), vento tipicamente invernale che spira da Nord e raggiunge velocità di 20m/s;
– Andèr, che spira da Sud-Ovest nel primo pomeriggio, dura poche ore e interessa soprattutto il basso lago, raggiunge velocità di 10m/s;
– Vinesa, dovuto a perturbazioni nell’alto Adriatico, proviene da Est-Sud-Est, quindi soffia dalla sponda veronese verso quella bresciana, può essere molto forte e pericoloso;
– Boaren, brezza di terra proveniente da Vobarno (Val Sabbia), spira al mattino o alla sera da Ovest-Nord-Ovest e interessa principalmente il golfo di Salò; debole (anche se può arrivare a 5-6m/s) non arriva alla sponda veronese; solitamente porta bel tempo;
– Gardesana, spira da Garda in direzione di Sirmione;
– Visentina, originato dal maltempo, proviene da San Vigilio e interessa il basso lago;
– Fasanella, solitamente di scarsa intensità, tipico dell’estate si forma il pomeriggio a ovest di Fasano e soffia verso est fino al tramonto, porta bel tempo.

Altri dati che riguardano questo lago: lunghezza massima quasi 52km, larghezza massima un poco superiore ai 17km, massima profondità 346m, la temperatura dell’acqua in superficie oscilla, nell’anno, da un minimo di 6°C a un massimo di 27°C.

Lago di Garda
Lago d’Iseo

Il Lago d’Iseo (o Sebino)Spostandosi più a ovest, al limite tra la provincia di Brescia e quella di Bergamo, dove la Pianura Padana s’incontra con la Val Camonica troviamo il lago d’Iseo, lago interamente lombardo con superficie di 61kmq, lunghezza massima 26km circa, larghezza massima 4km e mezzo, profondità massima 258m, altezza sul livello del mare 186m, temperatura dell’acqua in superficie che arriva ad un massimo di 22°.

Storicamente parlando è meno noto del Lago di Garda, ma presenta comunque un buon interesse turistico (assolutamente da visitare è Montisola, la più grande isola lacustre d’Europa) e qualche particolarità culinaria, ad esempio la famosissima Tinca all’iseana, il Coregone al forno, le sardine e i cavedani essiccati (tipici di Montisola).

Alloro, fico, olivo, vite e altri alberi da frutto sono una parte della rigogliosa vegetazione presente sulle pendici dei monti che circondano il lago, nonché sulle sue stesse rive.
23 le specie specie ittiche reperibili di cui le principali sono: Agone, Alborella, Anguilla, Barbo, Coregone Lavarello, Carpa, Cavedano, Gambero d’acqua dolce, Gambero Killer, Luccio, Persico Reale, Persico Sole, Persico Trota, Pigo, Salmerino Alpino, Tinca, Trota Fario, Trota Lacustre, Trota Marmorata, Vairone.

I venti dominanti sono:
– Vet, brezza di monte che spira durante la notte proveniendo dalla Valcamonica;
– Ora, brezza di valle che spira nel pomeriggio proveniendo dalla pianura Padana;
– Maröss, raro, si manifesta in modo molto rapido e provoca condizioni di burrasca;
– Sarneghera, anch’esso raro, soffia da Sarnico e si manifesta con cielo plumbeo, molto violento provoca fortissime burrasche.

Lago d’Iseo

Il Lago di Como (o Lario)D’origine glaciale ha una superficie di 146kmq il lago di Como, di Manzoniana memoria, è il terzo lago d’Italia, pure completamente lombardo, vede le sue acque spandersi in provincia di Lecco e di Como.
Morfologicamente è formato da tre rami che ne determinano la caratteristica forma a Y rovesciata: a sud-est il ramo di Lecco, a sud-ovest quello di Como e a nord il ramo di Colico.

Lago di Como

La lunghezza massima è di 50km, la larghezza massima di 4,4km e la profondità massima è di 410m, il più profondo d’Europa. L’altezza sul livello del mare è di 199m.
La temperatura dell’acqua in superficie oscilla da un minimo di 3°C a un massimo di 28°C.
Come il lago d’Iseo anche il lago di Como si trova alla congiunzione tra pianura e montagna e risulta completamente circondato dai monti.
Il Clima mite e umido favorisce il rigoglio d’una flora di tipo mediterraneo con cipressi, alloro, camelie, azalee, rododendri e magnolie. Non molto abbondante, invece, la presenza di viti e ulivi.
26 le specie specie ittiche presenti nelle acque di questo lago: Agone, Alborella, Anguilla, Barbo, Bottatrice, Carpa Regina, Cavedano, Coregone Bondella, Coregone Lavarello, Ghiozzo, Luccio, Luccioperca, Pesce Gatto, Persico Reale, Persico Sole, Persico Trota, Pigo, Salmerino Alpino, Savetta, Scardola, Tinca, Triotto, Trota Lacustre, Trota Fario, Trota Iridea, Vairone.

I venti dominanti sono:
– Tivano, che spira tutto l’anno da nord-est (Valtellina) la mattina all’incirca dalle 6 alle 10 con velocità di 5m/s; la sua assenza preannuncia il brutto tempo;
– Breva, spira da sud quando inizia a calare il Tivano, raramente violento, ha lunga durata (dalle 10 alle 18) con velocità di 7-8m/s;
– Montive, brezze che soffiano dalle valli che s’affacciano sul lago, piacevoli nelle giornate di calura possono però essere molto violente durante i temporali;
– Vento o Ventone, soffia da Nord (Val Chiavenna) è frequente soprattutto in primavera dopo che si è avuto maltempo sui monti circostanti, arriva improvviso ad ogni ora del giorno, dura da 3 a 7 giorni e presenta forti raffiche con velocità attorno ai 40-60km/h;
– Menaggino, spira da sud e si manifesta con soffi violentissimi;
– Bellanasco che scende dalla Val Maggiasca, proprio sopra Bellano;
– Argegnino, violenti raffiche provenienti dalla Val d’Intelvi;
– Bergamasca, risale tutto il ramo di Lecco perdendo intensità e violenza verso il centro lago;
– Garzeno, scende dalla valle che sovrasta l’abitato di Dongo.

Lago di Como

Il Lago d’Idro (o Eridio)Piccola gemma incastonata tra i monti, è posto a 368m sul livello del mare, ha una superficie di ca 11kmq, lunghezza massima di 12km, larghezza di 2 e una profondità massima di 122m.
Gran parte del lago si trova in Provincia di Brescia, solo una piccola porzione a nord (Ponte Caffaro) è in Provincia di Trento e una parte di quest’ultima è Area Protetta (Biotopo del Lago d’Idro).
La fauna ittica presenta più o meno le stesse specie degli altri laghi.
Purtroppo la situazione attuale di questo lago è precaria, sia per il notevole abbassamento del livello delle acque, sia per la salute delle stesse: nel 2006 tutte le spiagge del bresciano sono state interdette alla balneazione (fonte ASL Brescia).

Il Lago Maggiore (o Verbano)Il più occidentale dei grandi laghi del Nord Italia, si trova, infatti, al confine tra Lombardia (Provincia di Varese) e Piemonte (provincia di Novara, Verbano, Cusio e Ossola); sconfina a settentrione in territorio svizzero (Locarno).
Con una superficie di 212kmq è il secondo lago d’Italia, la lunghezza massima è di 66 km, la larghezza massima di 4km e la profondità massima di 380m. Si trova ad una quota di 194m sul livello del mare.
Ricco di testimonianze storiche e artistiche è rinomata e apprezzata meta turistica.
Sulla costa piemontese vi sono due aree protette: la Riserva dei Canneti di Dormelletto e la Riserva di Fondotoce.
La fauna ittica è similare a quella degli altri laghi.

Arrivederci a giugno con…

la Rocca di Manerba

Rocca di Manerba

Salvo diversa indicazione le illustrazioni (foto e disegni) sono di Emanuele Cinelli

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