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Parco del Conero, la lettera di Sergio Pacenti

| 17 febbraio 2006 | 0 Comments
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera del noto campione marchigiano di pesca in apnea Sergio Pacenti, sincero appassionato ed amante del mare

Egr Direttore, amici Pescatori subacquei,

mi chiamo Sergio Pacenti, ex atleta del Kòmaros Sub Ancona e appassionato di mare, a distanza di quasi 20 anni dall’ultima volta, torno a scrivere in favore del nostro sport che da sempre mi affascina e che mi ha visto per oltre 20 anni ( tra il 77 ed il 99) tra gli atleti rappresentanti la città di Ancona e la regione Marche con i colori del C.A.S. Ancona prima (titolo italiano a squadre nell’82) e Kòmaros Sub Ancona (stesso titolo nel 90 in quel di Arzachena).

Nel luglio del 1987 lo feci per un improvvido D.M. ( il 249 del 1-6-87 ) che riguardava le ‘norme per la Pesca subacquea professionale e per la salvaguardia dei pescatori subacquei’ e che fortunatamente in seguito alle proteste generalizzate che provocò fu meglio disciplinato da una circolare applicativa.

Ora, dopo così tanto tempo e devo dire non volentieri, lo faccio per esporre, se possibile, la mia opinione sull’argomento che ormai da più di un lustro angoscia e crea disappunto agli appassionati di mare, residenti e non, che frequentano la Riviera del Conero.

Parlo della ventilata e a volte data per certa, istituzione di un’area marina protetta nella suddetta zona.

18 Km (e quindi il 100 % di costa) che, ad area istituita, sarebbero completamente preclusi a tutti gli appassionati di Pesca Subacquea come me e ai quali verrebbe negato il piacere di praticare questa sana e formativa attività sportiva (che ricordo perfettamente legale e seriamente disciplinata da un regolamento puntuale e condivisibile) discriminandola da altre di pari o superiore impatto e soprattutto, da quelle professionali il cui confronto è addirittura risibile.

In tutti i parchi istituiti in Italia negli ultimi anni la Pesca subacquea è stata l’attività preconcettualmente più penalizzata; quindi nelle zone A, B, e C presenti in ogni area.. FINE.

Fine delle levatacce all’alba, fine degli infreddolimenti durante la stagione invernale, fine del disappunto per non esser riusciti in tante ore a catturare neanche una preda, fine del piacere di gustarsi un bel pesce fresco (con gli amici quando la taglia dello stesso lo consente) catturato con metodo sportivo, selettivo, mai distruttivo!

Come tutti i lettori sanno, l’impatto della Pesca in Apnea sull’ambiente marino è irrilevante ove praticata secondo le norme vigenti (vietata con l’autorespiratore e di notte) e per farlo capire a me piace fare sempre l’esempio che faceva l’amico Vella.

Il pescatore subacqueo è colui che, trovandosi all’interno di un grande frutteto, sale sul ramo più alto di un albero e prende il più bel frutto maturo a portata di mano. Scende dall’albero e mentre si avvia contento della sua raccolta, vede altri che con le ruspe sradicano gli alberi!!!

Ma forse noi abbiamo il difetto di far vedere a tutti quel bel frutto maturo certi di non aver fatto niente di male ed in parte orgogliosi di essere riusciti a procurarci del cibo autonomamente, in modo naturale, senza mettersi in coda al banco dei surgelati.

L’Italia sta diventando un unico Parco, LEGAMBIENTE ci fa sapere dal 7° Congresso Nazionale del 28-30 Nov. 2003 che è orgogliosa che l’8% delle coste è ‘tutelato’ , circa 200.000 ettari di territorio sommerso ‘protetti’, 20 riserve marine istituite, 2 parchi sommersi, 2 parchi nazionali con estensione a mare ( Arcipelago Toscano e Della Maddalena) addirittura un Santuario (!!) Internazionale.

E ci ricorda che altre 30 e più zone (con Enti, Consigli, Presidenti ecc…) saranno destinate allo stesso fine per cui l’obiettivo neanche nascosto è che ogni Isola, Promontorio, Scoglio o Secca di anche lieve interesse debba venir precluso, regolamentato, ‘tutelato’.

La loro tutela significa divieto per noi pesca sub, forti limitazioni per i pescatori sportivi, limitazione alla libertà di immergersi dove e quando si vuole senza aver ‘staccato’ un biglietto di ingresso, limitazione del raggio di azione degli spazi, dei giorni e ormeggi solo nei siti previsti dall’ente gestore per cui ci si scordi di pensare: ‘Va’ che bella giornata, oggi mi vado a fare un’immersione alla secca dei Bianconi’.

Le zone ‘A’ saranno precluse a tutti (eccezion fatta per gli ‘Scienziati’) per cui io, come altri, che da 40 anni scendo in mare nella Riviera non potrò più godere di quegli spazi e a mio figlio racconterò (a un miglio di distanza dal punto interessato) che lì avrei potuto fargli vedere quella tana di saraghi, le mormore argentee, quel grongo così grosso e immobile o uno sfuggente ‘Varolo’ (la Spigola in Anconetano) ma che non posso farlo perché qualcuno ha deciso per noi. Noi che fino ad ora non abbiamo capito niente di natura e che, se lo vogliamo capire, dobbiamo guardarci i filmati delle varie LINEE BLU VERDI ARANCIONE ecc che spacciano per girati nelle nostre zone filmati che troppo spesso sono di repertorio e mai veramente realizzate qui visto che la torbidezza dell’acqua quasi mai lo consente; il tutto condito con commenti di affascinanti conduttrici che non esitano ad indicare i Pescatori Subacquei come gli sterminatori degli Squali Toro!! Figuriamoci, la maggior parte dei sub (io per primo) di fronte allo sguardo incarognito dello squalo toro faremmo come minimo la replica dei cartoni animati di paperino!

Se una zona verrà istituita le regole saranno ferree, inderogabili, dettate dalla legge quadro sui parchi ed i tutori della legge dovranno farle rispettare.

Due zone ‘A’ nelle quali non si potrà fare neanche il bagno né transitare neanche con le canoe, zone ‘B’ intorno alle ‘A’ dove si potrà navigare a vela ancorare solo sulle boe predisposte, pescare con la canna da riva, ma sarà consentita la pesca professionale regolamentata.

Ora non occorre scomodare la parabola di colui che vede la pagliuzza nell’occhio dell’altro quando egli stesso ha una trave nel proprio per capire che è sicuramente più importante, se si vuole salvaguardare l’ambiente, limitare le attività che all’ambiente stesso procurano più danno.

E qui il discorso non si può fare come ho sentito a volte fare da qualche pseudo-scienziato che dice che sulla pesca professionale vivono tante famiglie: che discorsi, certo che è così e nessuno pretende di impedirlo, ci mancherebbe altro, ma un discorso è fare lo scienziato un altro il sindacalista. In ogni caso penso si abbia il diritto a non essere noi aggrediti per trovare ad ogni costo un capro espiatorio.

Un esempio, prendo un qualsiasi libro di geografia delle scuole medie e leggo con soddisfazione di cittadino alla pagina dedicata alle Marche che la produzione ittica della nostra marineria e di circa 2.000.000 (duemilioni) di quintali annui e mi chiedo allarmato e stupito quale razza di danno facciamo noi per esser discriminati rispetto non solo alla pesca professionale ma anche alla sportiva di altro genere; dove è lo studio che ha rilevato con certezza scientifica l’impatto della nostra attività sugli stock ittici. Fatemi render conto, altrimenti non si possono fare accuse solo per sentito dire o facendo il parallelo Caccia terrestre/ Caccia subacquea per il semplice fatto che usiamo un fucile.

Fucile che ha una portata massima di 3 metri, che possiamo utilizzare nel breve spazio di un’apnea, che ha un solo colpo, che si usa solo quando le condizioni del mare sono favorevoli e dalle nostre parti significa non più di 40 50 volte all’anno per i più appassionati e temerari che riescono a sfidare il freddo invernale mentre per la stragrande maggioranza degli appassionati ci si limita alle 10-15 uscite estive con numero di catture degno delle migliori vignette della Settimana Enigmistica. Vogliamo togliere il piacere alle decine di turisti che vengono e ritornano in Riviera anche per questo aspetto? Vogliamo togliere agli Anconetani, Sirolesi, Numanesi, quella secolare tradizione di procurarsi quel piatto di cozze che, proprio perché prese personalmente hanno un sapore di gran lunga migliore di qualsiasi altre perché è il sapore dell’apnea a dare il valore aggiunto a quel piatto? Per cosa? Per far contenti quelli che trovano una ragione di potere nel precludere, regolamentare schematizzare la vita altrui?

La nostra Riviera è splendida e si è mantenuta tale nel tempo (è per questo che coloro che la voglio imbrigliare se ne sono accorti ) grazie alle amministrazioni in carica e alle precedenti.

Vogliamo mantenerla? Basta continuare a rispettare le leggi vigenti e a sviluppare il senso di appartenenza e responsabilità dei cittadini ed è una strada che si è già intrapresa e che porta diretta verso il rispetto per la natura che pian piano tutti stanno dimostrando di avere, noi secondi a nessuno.

Certo, in parte capisco coloro, ad esempio i vegetariani incalliti che si vestono e non usano niente di origine animale per loro scelta. Essi obietteranno che gli animali non vanno toccati nemmeno con un fiore, non li condivido, ma li rispetto per la loro tenacia e coerenza, gli altri no, ma non essendo loro i depositari assoluti della verità rispettino anche chi da loro ha idee diverse.

Ho scritto questa lettera cosi lunga, con il cuore e la passione più che con il computer, e rileggendola non sono riuscito ad eliminare nessuno dei passaggi che ho toccato, l’importante è che io sia riuscito a render bene l’idea di cosa significhi passione per lo sport, amore per una natura nella quale nessuno più di noi subacquei può dirsi IMMERSO.

Grazie

Sergio Pacenti

Parco del Conero, la lettera di Sergio Pacenti scritto da Giorgio Volpe media voto 4/5 - 1 voti utenti

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