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Parco del Conero, iattura per i cittadini della riviera

| 6 febbraio 2006 | 0 Comments
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Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa a firma di Fabio Fiori, membro del Comitato Nazionale Settore Subacqueo della Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee (FIPSAS).

IL PROGETTO DI PARCO MARINO DEL CONERO??
UNA VERA IATTURA PER I CITTADINI DELLA RIVIERA.

Nel 2000 la presentazione del progetto di ‘Area Marina Protetta’ del Conero aveva scatenato un bailamme di proteste da parte dei cittadini di Ancona, Sirolo e Numana, culminate in una raccolta di migliaia di firme CONTRO tale progetto. Proteste cui la FIPSAS aveva dato visibilità organizzando un convegno, cui avevano preso parte rappresentanti dei pescatori sia sportivi che professionali, utenti della nautica, subacquei sportivi ed operatori turistici, tutti unanimemente contrari al progetto. Come contrarie erano anche varie amministrazioni locali con in prima fila il Comune di Sirolo.
Il Ministero sembrava pertanto aver accantonato definitivamente il progetto.
Dopo una iniziativa di Legambiente invece l’iter costitutivo è ripreso, il Ministero ha convocato i rappresentanti degli Enti Locali, per illustrare il progetto e chiedere i loro pareri, fornendo anche delle disponibilità finanziarie.
Dalle notizie fornite dalla stampa nulla sembra però cambiato rispetto a cinque anni fa.
Viene riproposta la divisione della costa in tre zone A ‘ B e C che coprono l’intera costa, da sud del porto di Ancona fino alla Foce del Musone. Non quindi una parte della costa ma tutto il mare disponibile.
Val la pena di ricordare che nelle zone ‘A’ sono vietati: balneazione, snorkeling, immersioni, navigazione a remi, a vela, a motore, pesca professionale, pesca sportiva di superficie, pesca subacquea e ripopolamenti.
Nelle zone ‘B’ sono vietati: il transito con moto d’acqua e lo sci nautico, l’ancoraggio di tutte le imbarcazioni, la pesca sportiva dei non residenti, la pesca subacquea ivi compresa la raccolta dei mitili, i ripopolamenti. Sono consentite ma soggette ad autorizzazioni, e quindi a pagamento, le immersioni solo accompagnati, la pesca sportiva solo con lenza o canna, la pescaturismo ed ittiturismo.
Nelle zone ‘C’ sono vietati : il transito con moto d’acqua e lo sci nautico, la pesca subacquea anche dei mitili, i ripopolamenti. Mentre le altre attività sono soggette ad autorizzazioni e quindi a pagamento.
In tutta la Riviera sarebbero vietate quindi, oltre la pesca subacquea, anche la pesca dei ‘moscioli’ e la pesca sportiva con le nasse.

In pratica l’impatto dal punto di vista sociale e culturale sarebbe elevatissimo, tutti sanno che gli abitanti di Ancona, Sirolo e Numana, appena sono in grado di nuotare e fino ad ottanta e passa anni, infilano la maschera e le pinne e vanno d’estate a fare due ‘fiati’ per pescare la loro razione di ‘moscioli’ da mangiare in famiglia. E che dire delle decine di pensionati che con la loro barchetta escono a primavera per calare le due nasse consentite dalla legge per catturare qualche seppia??

Lo strumento scelto dal Ministero, ‘l’Area Marina Protetta’, porterebbe ad una serie di iniqui vincoli che penalizzerebbero le attività che hanno sull’ambiente marino un impatto irrilevante, mentre non darebbe alcuna risposta alla qualità del nostro mare.
Manca qualunque azione positiva a favore dell’ambiente marino, con stanziamenti per migliorare la qualità delle acque o la quantità degli stock ittici
Si creerebbe un costoso ed inutile ‘carrozzone’ che spenderebbe le scarse risorse disponibili per pagare indennità agli amministratori e costose consulenze, come è già avvenuto in altre zone, senza portare alcun beneficio né ai cittadini né all’ambiente marino. Di certo la qualità della vita dei cittadini della Riviera, che hanno sempre rispettato il nostro mare, risulterebbe peggiorata.

Come rappresentante della FIPSAS, ma soprattutto come appassionato del mare e della costa del Conero, non posso che denunciare l’ennesimo tentativo di qualcuno di mettere in una gabbia tutta la nostra costa, vietando attività storiche e tradizionali e consentendo solo con autorizzazioni e tariffe l’utilizzo di gran parte del nostro mare.

La Federazione di cui faccio parte nei sessanta anni dalla sua fondazione ha sempre difeso la fauna ittica, ha denunciato ogni forma di inquinamento e di danni all’ambiente.
Da decenni partecipa in modo attivo alla gestione delle acque, collaborando con amministrazioni provinciali e regionali, centinaia di guardie ittiche volontarie della FIPSAS (di cui 144 nella sola regione Marche) giornalmente effettuano controlli, attuano ripopolamenti, vigilano sulla attività di pesca.
Il pescatore sportivo è il primo difensore dell’ambiente marino, lo vuole sano e ricco di pesce.
Il pescatore subacqueo sportivo in particolare, che viene oggi discriminato ed a cui è precluso l’ingresso in tutte le aree protette, attua un prelievo estremamente selezionato di una risorsa rinnovabile qual è la fauna ittica. Il subacqueo sportivo cattura, solo a vista, individui adulti che hanno già effettuato il ciclo riproduttivo senza intaccare né il novellame né l’ambiente marino.

A parere della FIPSAS le riserve o parchi marini vanno individuate in zone scarsamente antropizzate, con acque limpide e ricche di fauna e flora, debbono essere di dimensioni adeguate e facilmente gestibili e fruibili.
Nessuna delle caratteristiche ideali, che ho appena illustrato, ricorre lungo la riviera del Conero.
Al contrario, la riviera del Conero presenta una costa densamente antropizzata, lungo la quale sono presenti due porti turistici nei quali sono stati investiti decine di milioni di euro sia pubblici che privati, vicino ad uno dei più importanti porti commerciali del Mediterraneo, con la seconda flotta peschereccia d’Italia ed a pochi chilometri da una grande raffineria alla quale attraccano decine di petroliere ogni anno.

Dobbiamo proteggere il mare nella sua interezza, non metterne un pezzo dentro una gabbia, dobbiamo disinquinare i corsi d’acqua, far rispettare le regole che già esistono sia per la pesca professionale che sportiva, creare zone di ‘ripopolamento’ che portino ad un incremento degli stock ittici.
No quindi alle ‘riserve indiane’ ma utilizzo rispettoso e consapevole dell’ambiente marino.

Category: Pesca in Apnea

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