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Nicola Brischigiaro, un recordman…ghiacciato

| 9 novembre 2001 | 0 Comments
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Nicola Brischigiaro

Nicola Brischigiaro inizia la sua carriera nel 1994 partecipando a “Scommettiamo che?” e vincendo la sua scommessa di nuotare in apnea a rana subacquea per ben 100m con un tempo di apnea di 2′.

Successivamente viene contattato da Nuccio Di Dato, allenatore del mitico recordman di immersione in apnea Enzo Maiorca .

A Siracusa si allena sotto gli occhi attenti di Nuccio Di Dato e nel 1995 stabilisce il record del mondo di apnea lineare con le pinne, 155m in 2’24”.

Il desiderio di confrontarsi in apnea con ambienti estremi lo porta ad ideare, nel 1996, una spettacolare immersione in apnea sotto i ghiacci (25m lineari a 2000m di quota) che viene seguita e monitorata dalle equipes del Prof. P.G. DATA, illustre Professore che eseguì numerose sperimentazioni anche su Jacques Mayol, il famoso antagonista di Enzo Maiorca.

Inizia quindi la sua collaborazione con equipes scientifiche di importanza internazionale che, durante i suoi record, eseguono studi e ricerche sulla fisiologia del corpo umano in condizioni estreme.

Sempre nel 1996, nelle acque antistanti Rio Maggiore (Cinque Terre), esegue una performance di apnea lineare a delfino subacqueo (140m in 2’10”) durante la quale i ricercatori controllano le variazioni dell’apparato cardiovascolare.

Nel 1997 realizza una nuova impresa di apnea sotto il ghiaccio (60m lineari in 1’22”) durante la quale, le consuete equipes che compiono ricerche e sperimentazioni sono seguite anche dall’Agenzia Spaziale Europea nella persona del Prof. Franco Rossitto, all’epoca Direttore della divisione astronauti dell’E.S.A.

A settembre dello stesso anno, al Circolo della Stampa di Torino Nicola stabilisce il nuovo record del mondo di apnea lineare a rana subacquea (111m in 2’12”).

Nel 1998 è di nuovo il protagonista di un’apnea spettacolare sotto il ghiaccio durante la quale porta il nuovo primato a 80m lineari in 1’35” ripreso in diretta in prima serata della reti RAI.

Nel 1999 migliora di altri 5m il precedente primato (85m in 1’45” – RAI) Nel 2000 Nicola si sposa e nello stesso anno viene scelto dal CNR per un esperimento in “prima mondiale” di interazione acustica tra uomo e delfino organizzato da Gardaland e CNR alla quale partecipano scienziati e ricercatori da tutto il mondo.

Record detenuti attualmente:

1) Record mondiale scientifico di apnea lineare sotto il ghiaccio. 85m in 1’40” stabilito al lago Verney (Aprile 1999 Valle d’Aosta).

2) Record mondiale di apnea lineare a rana subacquea. (storico) 111 mt in 2’12” stabilito nella piscina del Circolo della Stampa (Torino 1997)

Nicola è un apneista estremo

AM: Cosa ti ha spinto ad immergerti sotto i ghiacci in apnea?

Nicola Brischigiaro: Io amo l’acqua. Certo, posso avere delle piccole preferenze sui luoghi dove immergermi, ma considerando che il nostro pianeta è ricoperto dal 70% di acqua, distribuita nelle sue più svariate forme e “contenitori” – mare,lago,fiume o… piscina -, posso affermare che la mia è un’attrazione che esula la pura e semplice prestazione sportiva o scientifica e che il mio è un amore infinito per l’elemento che più rappresenta il genere umano e la mia personalità.

E così come amo l’acqua amo l’apnea, che mi consente di vivere emozioni straordinarie in qualunque ambiente acquatico mi trovi.

Personalmente, però, ho iniziato le immersioni in apnea sotto il ghiaccio perché desideravo esplorare ambienti acquatici estremi che mi consentissero di verificare le mie potenzialità e la mia capacità di autocontrollo.

Ritengo infatti le apnee sotto il ghiaccio le più estreme.Rilassamento, concentrazione, serenità interiore: tutti fattori importantissimi nelle grandi performance di apnea.

Come riesci a sfoderare certe prestazioni sotto il ghiaccio, ossia in una situazione estrema e presumibilmente “oppressiva” e ansiogena?

Ti posso garantire che quando ti trovi a oltre 2000 mt di altitudine, dove la pressione parziale dell’ossigeno presente nell’aria è ridotta, con una temperatura esterna di -8° e con un vento che soffia sfiorando i 60 Km orari e ti devi immergere in apnea sotto due/tre metri di ghiaccio in un ambiente buio,freddo ed irreale……. il rilassamento, la concentrazione, la ventilazione e quindi la serenità interiore vengono messi a dura prova.

Bisogna poi considerare che durante le mie prestazioni ho usato mute umide da 5mm perché per fare la “cavia umana” devi anche soffrire.

E qui sta il punto, bisogna avere delle forti motivazioni che, come dicevo prima, esulano, almeno in un primo momento, il record o la prestazione scientifica e tali motivazioni vanno ricercate nel profondo delle nostre emozioni. Per capirci, se in un ipotetico futuro si potesse clonare Maurice Greene, l’uomo più veloce del mondo, in una sfida nei cento metri piani vincerebbe senza dubbio il più motivato.

In ogni caso devo dire che, rispetto alle tradizionali immersioni in apnea in ambienti meno severi dal punto di vista climatico, le immersioni lineari in apnea sotto il ghiaccio non consentono di effettuare la classica concentrazione e ventilazione in modo ottimale e tutto deve essere velocizzato al fine di non aumentare i tempi di permanenza in acqua che potrebbero farti andare in ipotermia.

Difatti, durante un record non è possibile effettuare immersioni-prova e la ventilazione che precede il percorso deve essere breve e redditizia. E’ quasi una prova alla cieca.

Certo, non ho sempre trovato temperature polari e in alcuni casi, sebbene l’acqua sia sempre stata gelida, la temperatura esterna con il sole era di tutto rispetto.

Quali sono le difficoltà che hai dovuto affrontare per prepararti a questo tipo di prova?

Gli allenamenti che precedono un record-scientifico di apnea lineare sotto il ghiaccio sono indirizzati soprattutto alla sopportazione dell’acqua gelida e, difatti, oltre alle consuete apnee statiche e dinamiche in piscina, effettuo degli allenamenti in laghi ad alta quota che non sono ghiacciati ma che mi consentono di simulare il percorso-record.

Dovete tener presente inoltre,che questi test sono pochi, in quanto a ridosso del record-scientifico rischierei di ammalarmi e di compromettere tutta la preparazione psicofisica e di conseguenza la macchina logistica-organizzativa che, a seconda dei laghi è, tra l’altro, molto complessa: elicotteri, equipes scientifiche, equipes di assistenza, gatti delle nevi, mezzi anfibi cingolati della protezione civile etc..etc…

Le difficoltà quindi sono molteplici e nulla deve essere lasciato al caso.

Nicola partecipa ai programmi di ricerca del CNR sui delfini

Che emozioni si provano in apnea sotto il ghiaccio?

Le emozioni che si provano sotto il ghiaccio sono straordinarie, intense, quasi inspiegabili: è un mondo ovattato, ove il gelo è il primo attore e l’apneista rappresenta colui che riesce, con le proprie capacità, a strappare alla natura momenti di estasi in un ambiente acquatico dove tutto è irreale.

E’ un’emozione che almeno una volta qualunque apneista dovrebbe provare.

E’ una sensazione che rimane viva per tutta la vita e non a caso sto organizzando uno stage specifico per gli apneisti di immersione in apnea sotto i ghiacci.

Accompagnerò gli appassionati alla scoperta di un mondo acquatico estremamente affascinante. Vi terrò informati sulle pagine di “Apnea Magazine”.

In cosa consistono gli esperimenti di interazione acustica con i delfini e che tipo di emozioni ti permettono di vivere?

L’esperimento consisteva nell’effettuare registrazioni di Immagini acustiche e immagini visive dei suoni emessi dai delfini, detti anche “click”. I click sono gli ultrasuoni che il delfino utilizza per riconoscere vari oggetti sia in mare aperto sia in cattività.

Per l’esperimento è stato utilizzato un sonar artificiale che simulava il sonar biologico dei delfini. Nella vasca del delfinario è stata inserita una gabbia con una rete, all’interno della quale vi erano due idrofoni: il primo idrofono è servito per captare i click dei delfini, che poi sono stati visualizzati su uno scilloscopio, registrati e memorizzati; il secondo è stato utilizzato dai ricercatori per inviare ai delfini delle parole trasformate in suoni acustici.

Finora erano state compiute delle prove solo con gli oggetti per questo il CNR ha previsto per questo importante esperimento la collaborazione di un apneista. Durante apnee di alcuni minuti, attraverso un ricevitore ho avuto la possibilità di comunicare sentendo attraverso questo apparecchio i suoni dei delfini mentre il CNR mandava degli impulsi sonori che venivano trasmessi in bassa frequenza. Le prove sono state eseguite in modo perfetto.

I partecipanti, giornalisti ed esperti, hanno avuto la possibilità attraverso le immagini mandate sugli schermi giganti di vedere in che modo il delfino vede acusticamente la vasca, la gabbia e in questo caso anche l’uomo.

Riguardo le emozioni…..ti posso garantire che sono favolosamente straordinarie sin dal primo momento, in cui ho provato un misto di gioia e tenerezza.

Sono mammiferi dolcissimi e quando ti trovi in apnea insieme a loro viene spontaneo sentirsi un po’ come loro e vorresti avere dei tempi di apnea infiniti per non spezzare quei fantastici momenti.

L’ esperimento vissuto è stato bellisimo e mi ha dato modo di rendermi ulteriormente conto di quanto sia gratificante collaborare con i ricercatori scientifici.

Praticamente sono stato il primo atleta, recordman o uomo che dir si voglia ad aver contribuito in quel settore scientifico, assolutamente interessante, che prevede di verificare in che modo i delfini possano interagire acusticamente con l’uomo.

Nella prossima sperimentazione, prevista per novembre, sarò ufficialmente il primo uomo al mondo ad aver “parlato” con i delfini.

Esperimento di apnea prolungata

In cosa consiste l’esperimento di apnea prolungata da te recentemente effettuato?

E’ noto che alcuni mammiferi marini analoghi quindi all’uomo, hanno tempi di apnea intorno alle due ore e scendono a profondità di oltre 2000 mt.

L’uomo all’opposto, è in grado di operare senza ausili respiratori (ossigeno) ad altitudini superiori agli 8000m e poichè questa sperimentazione prevede di portare uomini acquatici a tempi di permanenza subacquea intorno ai 20′ in condizione di non operatività (definita altresì apnea statica), ho accettato di sottopormi a un programma di ricerca sull’apnea prolungata condotto dalla Scuola di Specializzazione in Medicina Subacquea ed Iperbarica dell’Università di Chieti diretta dal Prof. P.G. Data.

I test prevedevano sedute a secco e in acqua e le apnee venivano precedute da una ventilazione in ossigeno normobarico.

Personalmente a secco ho raggiunto dei tempi di apnea superiori ai 13′ mentre in acqua ho raggiunto dei tempi di apnea statica di poco superiore ai 12′.

Era la prima volta che mi sottoponevo ad un protocollo scientifico così rigido e nei prossimi mesi dovrei arrivare ad avere dei tempi di apnea di oltre 15′ in acqua.

Non si tratta di realizzare,per il momento,nessun record!,anzi desidero aggiungere che alcuni anni fa in prove non ufficiali a secco (fuori dall’acqua) altri atleti hanno raggiunto dei tempi vicino o di poco superiori ai 14′.

Ufficialmente la sperimentazione di apnea prolungata in acqua è partita con il sottoscritto e posso affermare che non è facile sottoporsi a questo tipo di esperimenti anche perché bisogna essere molto preparati psicologicamente.

Rivolgendomi a tutti gli appassionati: NON provate assolutamente a fare delle apnee in ossigeno in quanto può essere molto pericoloso per la propria vita. Questi sono esperimenti che si possono azzardare solo con l’assistenza di equipes scientifiche altamente specializzate e pronte ad ogni evenienza.

Qualche anticipazione sul libro che stai scrivendo ed i tuoi documentari?

Il mio libro è in fase di ultimazione. In buona parte è autobiografico, ma nei primi capitoli parlo del rapporto tra uomo ed elemento acqua, dallo sviluppo dell’embrione nel liquido amniotico fino al rapporto più estremo con tale elemento, facendo riferimento alle mie imprese sotto il ghiaccio. Sarà un libro interessante.

I documentari sono due: uno relativo alla mia attività apneistica in generale, per intenderci un documentario sul personaggio Nicola Brischigiaro e l’altro sul rapporto tra uomo e delfino.

In particolare, quello con i delfini è realizzato dalla troupe del regista Stefano Angiolini dell’I.S.I (Istituto Subacqueo Italiano) e oltre alla consueta veicolazione sulle reti televisive nazionali sarà veicolato nell’ambito di un progetto di “educazione ambientale” in tutte le Scuole elementari e medie della Regione Toscana.

Oltre all’esperimento con i delfini, quali sono i tuoi progetti a medio termine? Record?

I miei progetti futuri sono legati ai due esperimenti di apnea prolungata e interazione uomo-delfino, al libro, ai documentari ed inoltre sto ultimando un programma legato al mondo apneistico che farà contenti molti appassionati, su cui per il momento non posso dire altro.

I record sono spettacolari ed entusiasmanti e sono molto contento che il movimento dell’apnea grazie all’A.I.D.A. e Apnea Academy sia aumentato.

Anzi, colgo l’occasione per fare i complimenti alla Nazionale di Apnea che ha vinto il titolo mondiale e all’amico Umberto che ha recentemente concluso la sua carriera con un altro bellissimo record.

Personalmente, però, desidero continuare per la via intrapresa, che si colloca a metà tra sport e scienza. Credo in quello che faccio e mi impegno con passione e dedizione.

Certo che se alcune sperimentazioni, come è capitato per le immersioni in apnea sotto i ghiacci, diventassero anche dei record mondiali scientifici, la cosa non mi dispiacerebbe affatto.

Che rapporto hai con il mare?

Trascorro gran parte dell’anno al mare, perché anche a me piace fare dei bei tuffi in apnea ed ammirare in silenzio le meraviglie del nostro Mediterraneo o accompagnare gli appassionati apneisti.

Le discese che preferisco sono senza dubbio quelle in parete, soprattutto quelle a strapiombo, perché mi danno il senso del vuoto ed è quindi un emozione bellissima.

L’isola che preferisco è l’isola d’Elba e quando sono da Carlo del “Diving Center Talas” di Capoliveri mi piace anche fare delle belle immersioni con le bombole.

Una pillola per i nostri visitatori?

Chi ama l’acqua, il mare…ama la vita.

Grazie Nicola, attendiamo con ansia l’uscita del tuo libro e l’attivazione del tuo sito Web!

Nicola in rilassamento

La mia non è una sfida ai laghi ghiacciati,ma qualcosa di più grande. E’ una sfida con me stesso in ambienti estremi dove sento di essere ai confini della realtà, dove posso trovare una dimensione mistica e controllare mentalmente ogni centimetro quadrato del mio corpo affinchè esso possa condurmi, senza respiro, in ambienti acquatici inaccessibili raggiungendo così record scientifici che dimostrano come l’uomo proceda inesorabile verso nuovi ed entusiasmanti limiti e confini fisiologici””Il respiro più importante è l’ultimo,il più profondo,quello precede il viaggio estremo ai confini fisiologici dove tutto è irreale,quello che mi consente di attraversare sotto un metro di ghiaccio quel limbo spazio temporale freddo e buio dove vivo emozioni inimmaginabili

Nicola Brischigiaro

Nicola Brischigiaro, un recordman…ghiacciato scritto da Giorgio Volpe media voto 3/5 - 1 voti utenti

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