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Mondiale di Porto Cristo 1992: il racconto di Ramacciotti

| 5 dicembre 2015 | 0 Comments
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Porto Cristo è stata la mia prima esperienza in un mondiale e averla vissuta accanto al più forte di tutti i tempi la rende qualcosa che rimarrà per sempre nella mia memoria e nel mio cuore tra le cose veramente importanti. Quando ho raggiunto Mazzarri a Porto Cristo lui era già lì da una quindicina di giorni con il fratello, con il quale ci siamo dati il cambio. Io e lui ci siamo sempre intesi molto bene e la prima notizia che mi diede fu di aver trovato una cernia a 35 metri. All’epoca, era il 1992, parlare di 35 metri era come farlo oggi di 45! Lo guardai con gli occhi fuori dalle orbite, per me erano profondità che leggevo solo sui giornali. Impostammo comunque tutta la preparazione intorno a quelle quote ottenendo risultati incredibili.

pc15 copiaRenzo ha una sensibilità particolare nel riuscire a captare informazioni; leggendo un articolo su una rivista e da qualche informazione raccolta in giro si era fatto l’idea che a quelle quote bisognasse cercare pietre isolate dove le cernie stavano appoggiate. Tenne sulle spine fino all’ultimo perfino il commissario tecnico Giannini, che chiedeva notizie e lui rispondeva sempre in maniera vaga accennando ad alcune cernie segnate.

Il risultato di venti giorni di preparazione fatta in questo modo lo verificai il giorno prima della gara quando, a preparazione ormai finita, andai in camera del mio amico fraterno Stefano Bellani con cui ebbi uno scambio di battute.

“Quante cernie avete?” mi chiese lui, “E tu quante ne hai?” gli risposi.
“Io ne ho trovate 5” rispose Stefano, “Noi un po’ di più!”.
“Un po’ di più quante? 10?” insistette, “Un po’ di più” ribattei ancora.
“Più di 10? E quante? 15?” continuò ormai quasi incredulo, “Un po’ di più”.
“No… ma quante ne avete trovate?”
“Ne abbiamo trovate 33!” fu la mia conclusione.
Praticamente gli venne un colpo e chiese: “Ma ci sono rimaste?”
Gli risposi che 24 erano state ricontrollate e le avevamo sempre ritrovate.

Quella fu la prova eclatante che Mazzarri aveva veramente una marcia in più su tutto. Quando la sera Giannini gli chiese dove avrebbe fatto la partenza, Mazzarri rispose che sarebbe partito sui tubi della fognatura. Ne venne fuori un battibecco perché in quella zona sarebbe partito Riolo alla ricerca di gronghi e il commissario tecnico protestava sostenendo che avendo le cernie si sarebbe dovuto partire da un’altra parte. Mazzarri ribatté dicendo che ormai aveva deciso e che l’indomani sarebbe partito sui tubi.

Poi confessò che sarebbe partito sulla zona con sei cernie ma Giannini non voleva credergli e guardava me come per dire “Mi state prendendo in giro?!”. Quando confermai che le cernie erano proprio sei ci mandò a quel paese. Renzo era sempre l’uomo da battere perché ha un approccio alla gara fantastico: quel poco che sono riuscito a fare nell’agonismo della pesca in apnea lo devo molto a lui. Lo guardavo nei giorni prima della gara come si relazionava con il capitano (Giannini, n.d.r.) e con i compagni, un atteggiamento che insieme alla simpatia trasmetteva anche una sicurezza incredibile. Tutti lo guardavano con un timore reverenziale che li faceva partire già un passo indietro. Però, come in tutte le gare, per vincere ci vuole anche una discreta dose di fortuna.

pc13 copiaLa prima giornata

Il primo giorno di gara mi ricordo la scena di Renzo che, prima di indossare la muta, si mette le garze dietro le ginocchia piagate dallo sfregare delle mute di allora; piaghe ovunque ma non gli importava nulla. Iniziata la gara era una vera macchina da guerra! Abbiamo fatto la partenza su un posto dove c’erano sei cernie a pochi metri l’una dall’altra; abbiamo navigato in mezzo al maremoto con una corsa di quaranta minuti, una roba folle. Toccava a me arrivare con precisione sulle mire ed ero io a dirgli dove doveva buttarsi; tra noi due era ormai nato un feeling per cui si fidava ciecamente di me: eravamo veramente una bella coppia.

Siamo arrivati, si è buttato in acqua, si è ventilato e ha fatto il primo tuffo a 37 metri come se nulla fosse. La cernia non c’era. Nel frattempo stava arrivando Amengual e noi non sapevamo se anche lui conosceva il posto. Così, velocemente, Renzo si è ventilato nuovamente è ri-sceso, ha sparato un’altra cernia ed è risalito filando il mulinello. Amengual chiese se stavamo pescando su due cernie; ovviamente Mazzarri rispose che erano proprio quelle due così lo spagnolo si allontanò ignaro che in quel posto ce n’erano altre quattro. Quella fu la mossa che permise a Renzo di vincere la prima giornata perché in un’ora e mezza riuscì a catturarne ben cinque. Se Amengual si fosse buttato e ne avesse prese due, il mondiale sarebbe finito diversamente. Finimmo la prima giornata con sei cernie prese dai 34 metri in giù e 5 pesci bianchi: una marcia trionfale.

La seconda giornata

Per il giorno successivo avevamo tantissimo pesce segnato, parecchie cernie tra cui alcune trovate proprio fuori dal porto. Una mattina durante la preparazione, appena usciti dal porto, dissi a Renzo di cominciare subito con il paperino. Mi tuffai, feci la prima planata con 25 metri di visibilità e alla fine della planata vidi una macchia scura, pensai fosse alga e invece era una piccola strisciata di roccia dove trovai 6 cernie. Sono quegli episodi che ti fanno girare la gara nel verso giusto, nessuno mai avrebbe immaginato che in un posto così ci fossero quei pesci.

La seconda giornata la gara fu comunque decisamente più dura: eravamo in testa con un margine molto ampio ma c’era parecchia pressione e un po’ di nervosismo. Alla partenza il piombo a sgancio finì proprio sulla testa della cernia, Mazzarri sparò ugualmente ma il pesce si incastrò e poi il mare cominciò a montare. Su un’altra cernia il fucile si inceppò al momento del tiro, lui sparò lo stesso ma anche quel pesce finì per incastrarsi. Fece molta più fatica del primo giorno anche perché era più stanco. Addirittura sparò l’ultima cernia e la mise in trazione con il palloncino, vidi che era veramente sfinito e gli dissi di risalire in gommone a riposarsi un po’. Risalì, mi si appoggiò addosso e si addormentò.

pc6 copiaUn sonno breve, una decina di minuti, a bocca aperta, da cui lo svegliarono le urla di un giornalista francese che segnalava che il palloncino di trazione era venuto a galla, segno che il pesce era uscito. A fine gara mi ricordo il rientro nel porto di Porto Cristo, con tantissima gente ad aspettare l’arrivo e noi, che anche il secondo giorno avevamo sei cernie, sicuri di aver vinto; lasciammo il secondo a 20.000 punti

Fu una gara veramente esaltante. Per Mazzarri il terzo mondiale di fila, in casa degli spagnoli favoritissimi, con un distacco abissale, con una preparazione fatta senza stress, sempre con il sorriso sulle labbra; io e lui ci siamo trovati veramente bene e ne è nata un’amicizia profonda, durata anche negli anni a venire, tanto che lui mi considera un fratello minore e io lo considero quello maggiore. A livello di squadra fu una prova di forza schiacciante con Bellani quinto al suo esordio mondiale e Riolo quarto, impegnato su un campo gara che non era adatto alle sue caratteristiche, e malgrado questo ottenne un ottimo risultato. Tutti pescavano a batimetriche abissali mentre lui che si trova a suo agio a quote un po’ meno profonde, alla fine, un po’ con i gronghi, un po’ inventandosi qualche pesce ha fatto un bellissimo mondiale, in casa degli spagnoli, con i francesi anche loro super favoriti.

Una marcia trionfale.

Non tutti avevano capito che la gara si sarebbe risolta adottando quella strategia, lo sapevano alcuni tra gli spagnoli e comunque i pesci che avevamo trovato con Renzo non li conosceva nessuno. Ad esempio Bernard Salvatori aveva otto cernie, noi ne avevamo 25, tante da non avere nemmeno il tempo per poter pensare di andare a guardare la metà dei segnali. Alla fine è quello ad aver fatto la differenza. Anche Amengual, che si era preparato il mondiale in casa, ha preso quattro cernie al giorno, noi sei!

Come barcaiolo ho avuto la possibilità di fare tante gare con Mazzarri e non l’ho mai visto sbagliarne una; un approccio mentale fantastico, in grado di fare sempre la scelta giusta, anche contro corrente, e poi una grandissima determinazione. Quello di Porto Cristo è stato veramente un mondiale da ricordare, che giustamente rimarrà nella storia della pesca come una grandissima prova di forza di Mazzarri.

LEGGI il racconto di Nicola RIOLO >>—>

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Mondiale di Porto Cristo 1992: il racconto di Ramacciotti scritto da Salvatore Rubera media voto 3.8/5 - 13 voti utenti

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