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Mondiale di Porto Cristo 1992: il racconto di Riolo

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Eccoci con un altro “amarcord”, con l’entusiasmo e l’emozione di chi è consapevole che sta per raccontare uno dei Mondiali di pescasub più entusiasmanti e ben riusciti che la storia ricordi. Lo facciamo raccogliendo la testimonianza di Nicola Riolo protagonista, con Mazzarri e Bellani, della conquista del titolo a squadre.

L’Italia di quegli anni, fine’80 inizio ’90, era uno squadrone capace di vincere tutte le competizioni più importanti. Era l’epoca del Campionissimo Renzo Mazzarri, di Riccardo Molteni, Nicola Riolo, Luciano Cottu e degli astri nascenti Stefano Bellani, Marco Bardi e Maurizio Ramacciotti. Alla guida della blasonata formazione italiana il mitico ct Gianfranco Giannini, capace di condurre al successo mondiale il team italiano già nel 1987 in Turchia e nel 1989 in Sardegna. Dall’altra parte c’erano avversari di straordinario livello: i francesi Bernard Salvatori e Gerard Carrodano, che avevano sfiorato la vittoria la mondiale in Sardegna; e poi gli spagnoli Josè Amengual, Manuel Lachica e Pedro Carbonell. Tutti fenomeni in grado di imporsi in qualsiasi campo di gara!

Nel 1991 il Mondiale è in programma a Lussino ma non viene disputato per ragioni organizzative ancora non chiare e viene rimandato di un anno, a giugno, a Capo Creus in Spagna. Ancora problemi a non finire ed ancora un posticipo, ma questa volta c’è una data definitiva: il Mondiale di Pesca in Apnea si disputerà dal 2 al 4 ottobre 1992 a Porto Cristo, sull’isola di Maiorca, nell’arcipelago delle Baleari.

Alla parola “Baleari” viene subito in mente il “Re” del posto, ossia il tre volte Campione Mondiale Josè Amengual e tutti, dai mass-media agli atleti, reputano che sia il favorito numero uno! Ma comunque l’Italia è il paese da battere e su tutti Mazzarri, l’uomo che detiene l’ambito titolo individuale. Entriamo nel vivo del pre-mondiale con la “voce” di Nicola Riolo.

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“Alla comunicazione del capitano Giannini che sarei sceso in acqua a difendere i colori azzurri mi sono subito reso conto che avrei dovuto impostare l’allenamento estivo in profondità e, visto che i fondali maiorchini, specialmente nella zona della gara, erano molto profondi e ricchi di serranidi, la preparazione alla isole Eolie mi poteva garantire una batimetrica impegnativa e un buon numero di cernie. Mi preparai con cura e feci un programma che mi permise di giungere in ottima forma alla scadenza mondiale. Arrivammo un mese prima della gara sul posto ed io feci 15 giorni di preparazione con Giuseppe Tortorella e altri 15 con Antonio Aruta, che poi divenne il mio secondo in gara. Dopo i primissimi giorni di ispezione del campo gara mi trovai di fronte ad una realtà sconcertante: i fondali di Porto Cristo erano un’immensa distesa di posidonia priva di rocce, che si estendeva verso il largo e moriva su una sabbia bianca ad oltre 35 metri! Oltre non c’era che il deserto…

Allora, con i miei secondi, cominciammo a scrutare minuziosamente al largo rendendoci subito conto che, ogni tanto, dalla sabbia appariva qualche “stupida pietra” ma sempre occupata da un cernione. Tutti pesci enormi ma tranquilli, che non avrebbero creato grossi problemi di cattura se non per il fatto che dimoravano tra i 36 e i 40 metri! La preparazione continuò in tal senso: segnando i pesci fondi, che sicuramente avrebbero deciso la gara, ma cercando anche pesce bianco, gronghi e murene anche un po’ più su, magari in una zona “jolly” che mi avrebbe permesso di tirare un po’ il fiato.

pc10 copiaCol passare dei giorni riuscimmo a marcare diverse cernie (peso minimo 5 chili con un coefficiente massimo di 10.400 punti a 10 chili) e soprattutto un paio di belle zone di “serpenti” tra i 28 e i 30 metri (il regolamento attribuiva la bellezza di 2.500 punti per ciascun grongo o murena al di sopra dei 2 chili) e pesce bianco tra i 28 e i 32 metri (peso minimo 300 grammi e 300 punti di coefficiente). In definitiva arrivai al giorno prima della gara con un ricco libro di mire, potevo contare su oltre 30 posti validi per ciascun campo di gara. Stanco ma soddisfatto (e per questo voglio ringraziare pure Tortorella e Aruta a cui devo parte del mio prestigioso risultato) mi concentrai per la gara.

La tattica fu questa: le zone “basse” di pesce bianco erano posti sicuri che ero certo non avrebbe trovato nessuno, quindi le avrei visitate in un secondo tempo; sarei invece partito su posti più “probabili” dove avrei potuto anticipare le mosse di qualche spagnolo o francese e di conseguenza sottrargli pesce prezioso ai fini della competizione e del gioco di squadra. La validità di tale idea mi venne confermata poi sia il primo che il secondo giorno di gara.

La prima giornata

Il sole splende ma le previsioni non promettono niente di buono. Alla partenza mi dirigo su una zona conosciuta dove avevo segnato diversi gronghi e qualche pesce bianco. Le mie tattiche incominciano subito a dare i loro frutti: al primo spostamento infatti anticipo di circa mezz’ora Carbonell ed inizio ad arpionare indisturbato, in circa 28 metri d’acqua, 11 tra gronghi e murene tutti validi (per la somma del punteggio dei “serpentoni” è come se avessi preso quasi 3 cernie!) più due capponi e due saragoni. Intanto si scatena il finimondo: pioggia, vento e si alza il mare; con il mio secondo decido di dirigermi sulla zona di pesce bianco importante che ritenevo introvabile, ed ho ragione. Su un fondale di 30/32 metri arpiono altri 10 tra saraghi, corvine e tordi, e tutti pesci di ottima taglia. Le cernie le lascio perdere perché con quel mare non me la sentivo affatto di scendere sul filo dei 40 metri!

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A fine giornata sono contento per aver fatto un ottimo carniere e soprattutto perché ho tolto un posto decisivo a Carbonell che, infatti, arriverà dietro a noi italiani. Con oltre 31.000 punti, conquistati con 25 pesci validi, sono al quarto posto dopo i big Mazzarri, Salvatori e Amengual, quinto è Bellani.

La prima frazione di questo Mondiale vale anche come prova di Coppa Europa che facciamo nostra. Giannini è felicissimo ma ci tiene a chiarire che la seconda giornata dovremo fare ancora meglio per tenere la prima posizione. La sera studio le strategie di pesca per la seconda giornata. Voglio assolutamente migliorare la mia classifica o almeno mantenere il quarto posto. Ho diverse cernie in più rispetto alla prima giornata e, se il tempo lo permetterà, vorrei catturarne qualcuna, poi una zona di pesce bianco molto bella ma ahimè conosciuta da altri concorrenti, e un paio di tane da gronghi.

La seconda giornata

Decido di partire sulle cernie, cercando anche questa volta di battere sul tempo qualche aspirante al titolo. Alla partenza però le condizioni meteo sono, se possibile, peggiori del giorno precedente. In certi momenti grandina, il mare e veramente agitato e la corrente impetuosa. Devo prendere una cernia insegnatami da Bardi ma conosciuta anche dai francesi. Chiedo ad Aruta di portarmi sul segnale, “È anche quello meno fondo – mi dice lui – solo 36 metri!” e ridiamo; leggo le mire e mi tuffo. Si tratta di una piccola pietra immersa nella sabbia ed il pesce, durante la preparazione, era sempre fuori in candela. Prendo tempo e con concentrazione cerco il massimo del rilassamento, tento la caduta con il fucile lungo, non si arriva mai. Vedo il pescione, stavolta nervoso, che evita di farsi sorprendere fuori tana e con una scodata si infila dentro.

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Infilarmi in una tana a 36 metri di profondità con quel mare è veramente dura ma non vedo soluzioni alternative. Preparo un nuovo tuffo con cura e scendo, mi affaccio con cautela al buco e vedo per un attimo il labbro del cernione, tiro istintivamente, fulminato! Estraggo il pesce, risalgo e lo recupero dalla superficie, al peso risulterà essere oltre 22 chili. E anche in questo caso anticipo di circa 20 minuti il francese Corselis che nella prima giornata era arrivato settimo. Al secondo spostamento mi porto su una zona di pesce bianco e in 30/32 metri in cui catturo dieci pesci tra saraghi e corvine di mole; altro anticipo su Corselis.

Decido di cambiare posto ed il segnale più vicino è un’altra bella zona di saraghi, ma durante il tragitto il cielo nuvoloso mi nasconde una mira fondamentale per ritrovare il posto. Durante la navigazione però noto che si vedono chiaramente i riferimenti di un punto vicino, scovato da Antonini in preparazione, dove su una piccola ed insignificante gobba di tufo e posidonia nel mare di sabbia, girava un dentice solitario. Ci provo sperando che nel frattempo si liberino le nubi a terra per l’altro segnale: impugno un 106 e scendo a 26 metri per un aspetto. Sono circondato dalle castagnole che in un attimo si aprono mostrandomi questo predone solitario (è sempre stato visto solo lui) che mi punta. Il tiro non ha storia ed il dentice di circa 4 chili finisce nel pagliolo. Nel frattempo le nubi si sono squarciate e si vedono le altre mire, mi sposto quindi su un ennesimo segnale vicino. Catturo altro pesce bianco e, poco più in la, tra 3 o 4 pietrine, un grongo e una murena.

Il maltempo incalza e il mare si agita sempre di più. Faccio ancora un paio di zone e poi finisce la gara. Ho 11 pesci, due “serpenti”, il dentice e la cernia. La bilancia conferma il mio quarto posto dietro gli “abissaioli”. Nella speciale graduatoria per il maggior numero di prede sono terzo con 38 pesci in due giorni e mi guadagno anche i complimenti per l’unico dentice del Mondiale, la preda più bella.

La bilancia poi darà il via alla nostra festa: primo Mazzarri e prima l’Italia!

LEGGI il racconto di Maurizio RAMACCIOTTI >>—>

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Mondiale di Porto Cristo 1992: il racconto di Riolo scritto da Simone Belloni Pasquinelli media voto 4.2/5 - 5 voti utenti

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