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Massimo Baldassarre

| 7 maggio 2001 | 0 Comments
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Massimo Baldassarre

Massimo Baldassarre, classe 1965, comincia a praticare la pesca subacquea in tenera età. Ed è subito amore, una passione travolgente che dura ormai da più di vent’anni. Agente di pubblica sicurezza, Massimo pesca solitamente lungo il litorale del lazio settentrionale e pratica prevalentemente aspetto e tana. La conformazione dei fondali di quell’area, infatti, è particolarmente adatta a queste due tecniche di pesca essendo caratterizzata da un grotto alto ricco di spaccature e fessure ben popolate da pesce bianco. Atleta del Team Omer, Massimo è compagno di circolo e di pesca dell’azzurro Fabio Antonini.

AM: L’anno prossimo festeggerai dieci anni di agonismo coronati da importanti affermazioni, tra le quali spiccano la conquista del trofeo Coni,ottenuta vincendo per ben tre volte il Campionato italiano per società nel 94, 96 e nel 2000, e svariati piazzamenti nei campionati di 1° e 2° categoria. Qual è il risultato che più ti è rimasto nel cuore?

Massimo Baldassarre:Il quinto posto agli assoluti di Trapani del 1999 è stato sicuramente il risultato di maggior prestigio della mia carriera e per questo mi ha regalato senza dubbio una grandissima soddisfazione. Similmente, la vittoria del terzo campionato per società l’anno scorso mi ha gratificato non poco, anche perché quel successo ha fatto aggiudicare il trofeo Coni alla mia societa S.P.S. Foce del Mignone.

Massimo con una splendida orata

Ma la gara che più mi è rimasta nel cuore è stata senza dubbio il campionato di seconda categoria del 1995 a Budoni, dove sono giunto secondo.

Era il mio secondo campionato dopo la deludente prestazione di tre anni prima a Follonica e riuscire a battere tanti campioni, oltretutto in un campo di gara per me del tutto sconosciuto, mi ha dato quella consapevolezza delle mie capacità indispensabile per competere a certi livelli.

AM: Ad Ugento ti sei ben comportato conquistando il 14° posto e restando così in prima categoria. Qual è il tuo obiettivo quest’anno? In questo momento i tuoi impegni ti consentono di allenarti come vorresti?

Ogni volta che partecipo ad un Campionato Italiano il mio obiettivo minimo è di classificarmi tra i primi dieci, anche se poi non è detto che ci riesca, ma devo ammettere che il mio sogno è di riuscire a vincere un titolo Italiano ed entrare nel giro della nazionale.

Per quanto riguarda gli allenamenti devo dire che, abitando al mare ed essendo un turnista, non ho problemi a trovare una mezza giornata da dedicare al mare o, nelle giornate di tempaccio, al footing. Di conseguenza, ho possibilità di tenermi in costante allenamento, e per questo posso ritenermi fortunato.

Un buon carniere

Parlaci delle attrezzature che utilizzi

Pesco quasi esclusivamente con fucili ad elastico, salvo che per la pesca in tana, per la quale utilizzo unicamente un Tempest da 55 cm armato di fiocina.

Per quanto riguarda gli arbaletes, uso gli Excalibur in alluminio fino a 90 cm di lunghezza e gli Alluminum in carbonio da 100 el 120. Armo tutti i fucili con gomme da 18 mm di diametro ed aste da 6,3 mm, che secondo me rappresentano il miglior compromesso tra velocità e potenza.Uso prevalentemente attrezzature di serie alle quali, in linea di massima, non apporto modifiche di rilievo. In pratica, mi limito ad eliminare la sicura e ad appesantire leggermente la punta dei modelli di arbalete più lunghi.

Anche se vivi e peschi in una delle poche zone in cui è ancora possibile fare carniere con la classica pesca in tana, sei un amante dell’aspetto. Quali sono secondo te gli aspetti di questa tecnica da curare maggiormente per avere risultati di rilievo? Che importanza dai al mimetismo? Utilizzi richiami?

Pescando tutto l’anno con ogni condizione di mare ho imparato ad adattare il mio tipo di pesca alle esigenze del momento, ma devo dire che la tecnica che più mi diverte e mi appaga è proprio la pesca all’aspetto.

Sinceramente non do molta importanza al mimetismo e non faccio uso richiami. Piuttosto, ritengo fondamentale capire il momento e la zona dove praticare un determinato tipo di pesca in relazione alle condizioni meteomarine, perché nella stessa zona dove oggi con una certa corrente ed una certa visibilità è preferibile pescare in tana, domani, cambiando le condizioni, potrebbe diventare più redditizio l’aspetto.

Massimo è un cultore dell’aspetto

Certo, c’è da dire che questa capacità di adattamento e di scelta della tecnica più idonea alle condizioni del momento implica una perfetta conoscenza della zona di caccia per quanto riguarda le abitudini dei pesci in relazione alle condizioni del mare. Ritengo però che sia proprio questo uno degli aspetti da curare maggiormente se si vuole fare carniere.

Sei amico e compagno di pesca di Fabio Antonini, uno dei più grandi campioni di sempre. Come vivi il rapporto con Fabio? Ci racconteresti un episodio particolare vissuto in una battuta di pesca con lui?

Pesco insieme a Fabio ormai da più di dieci anni e devo dire che tra di noi si è instaurata un’amicizia che va al di là della pesca. Una cosa che voglio sottolineare è che tra di noi non c’è mai competizione se non in gara, infatti siamo abituati a dividerci il pescato senza stare a vedere chi a preso questo o quel pesce. Direi che quando andiamo a pesca insieme, invece che rivali (come sono sicuro che succeda alla guasi totalità di amici pescatori) siamo complici.

Rientro dal campo gara

Un aneddoto divertente è capitato una mattina di due o tre anni fa: pescavo da solo su di un ciglio fuori Capolinaro quando, durante un’aspetto, mi sentii come “osservato”. A circa mezzo metro da me, di lato, stava sfilando una ricciola enorme, sicuramente sui 40 Kg di peso. Tanto fu lo stupore….che rimasi praticamente imbambolato e quando finalmente realizzai cosa stava succedendo, il pesce era ormai fuori tiro.

Più stizzito che deluso per aver perso un così bel pesce come un novellino, risalii sul gommone per dirigermi verso terra ed in quel momento vidi da lontano il gommone del Roscio che si stava avvicinando.

Dopo le domande di rito su come era l’acqua e su quello che avevo preso (avevo comunque un bel dentice a pagliolo) gli raccontai della ricciola e lui, prendendomi un pò in giro mi disse: “Ora vado dove il ciglio gira verso sud e la prendo io”.

Ci salutammo, ed io puntai la prua del gommone verso terra e rientrai. Dopo neanche 10 minuti, mentre stavo tirando il gommone sul carello, vidi Fabio venire a terra con un sorriso a 32 denti. “Te l’avevo detto che la prendevo”, esordì con aria sorniona: era praticamente “seduto” su un ricciolone di 42 Kg.

Non sapremo mai se la ricciola di Fabio fosse la stessa che avevo graziato io ma lo sfottò è durato tutta l’estate!!

Grazie Massimo, sei davvero disponibile! Alla prossima!

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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