Home » Pesca in Apnea » Interviste » Marco Bardi lascia l’agonismo

Marco Bardi lascia l’agonismo

| 2 maggio 2002 | 0 Comments

Durante la terza giornata dello scorso campionato assoluto disputato a Palermo, Marco Bardi rimase vittima di un incidente legato alla sindrome del Taravana.
A distanza di 10 mesi, Bardi ufficializza il suo abbandono del mondo delle competizioni. In questa intervista, le ragioni di questa scelta e le riflessioni del campione grossetano.

bardi1

Da sx: Renzo Mazzarri, Stefano Bellani, il CT Gianfranco Giannini e Marco Bardi

Apnea Magazine: Marco, come hai vissuto i mesi successivi all’incidente del Luglio scorso?

Marco Bardi: Dopo l’incidente del Giugno 2001 durante l’ultimo Campionato Italiano di prima categoria, ho riflettuto molto sul mio futuro di agonista. La riflessione mi ha inevitabilmente portato a pensare anche al passato: 17 anni di gare ad alto livello, 14 anni di Nazionale Italiana, dove nei tempi d’oro si partecipava ad almeno 4-5 trasferte lunghe ogni anno, che sommate agli Italiani individuali e a Squadre, mi tenevano impegnato lontano da casa per molte decine di giorni l’anno.

L’allenamento, la tensione emotiva,i sacrifici e le rinunce sono stati tanti. Allenamenti pesanti e ravvicinati, corse con il lavoro per liberarsi, stress generale, accumuli di fatica e così via. Appena accaduto l’incidente, mi è crollato il mondo addosso all’idea di poter aver chiuso con la pesca in apnea. In seguito, l’ottima cura presso il centro Iperbarico di Latina ed i suggerimenti del Dott. Malpieri, del Dott. Bartoli e della Psicologa del Team, la Dottssa. Zandoli, mi hanno rimesso in sesto, fino ad arrivare ad oggi. Al momento, inizio a sentirmi di nuovo bene anche sott’acqua e non presento più alcun segno dell’ischemia, nonostante abbia ripreso l’attività fino a quote di tutto rispetto con la dovuta tranquillità mentale.

Saresti in grado di affrontare di nuovo le competizioni?

Sono ovviamente meno preparato a livello fisico generale e sono consapevole che non posso chiedere più di tanto al mio organismo, in ogni caso mi sentirei ancora in condizione di poter fare ancora qualche gara.
Sono convinto che questo male, se conosciuto e prevenuto, possa essere evitato anche da chi come me ne è già stato vittima. Lo dimostra lo stesso Alberto March, che è tornato a gareggiare ad alti livelli con costanza e risultati.

Come è maturata la scelta di abbandonare l’agonismo?

Dopo le paure e la grande volontà di ritornare a “vivere” sott’acqua, mi sono posto come mia abitudine delle domande precise, alle quali mi è sembrato giusto dare risposte altrettanto precise.

Ho ancora voglia di lottare dopo tanti anni e sacrifici? Non ho più quell’energia e tenacia che mi contraddistingueva per affrontare tutti i sacrifici che occorrono e poi, non nascondiamocelo, l’età inizia a farsi sentire, anche se lo spirito è quello di un guerriero mai domo. Quindi deduco che non ho più troppa voglia di lottare.
Senza i giusti stimoli non si deve gareggiare altrimenti ….sofferenza ed insuccesso sarebbero garantiti.

Marco Bardi (dx) con Maurizio Ramacciotti al mondiale di Tahiti 2000

Marco Bardi (dx) con Maurizio Ramacciotti al mondiale di Tahiti 2000

Devo dimostrare ancora qualcosa a me stesso o a qualcuno? Sono consapevole di aver vinto più di quanto figuri sulla carta, sono in tanti gli atleti e compagni che mi hanno dato prova di questo. Oltre alle vittorie, ci sono tanti buoni risultati anche fuori dal campo agonistico che mi fanno sentire soddisfatto di quello che ho potuto dare. Quindi, penso di non dover dimostrare più niente a nessuno. In questo, mi sento molto appagato e, quindi, soddisfatto.

Me la sento di gareggiare con il “freno a mano tirato”, costituito dal condizionamento psicologico? Per chi non è esperto di gare ad alto livello è difficile comprendere quali meccanismi e fattori condizionanti entrano in gioco durante e prima di una competizione. La preparazione del campo di gara, la fatica di ore e ore trascorse in mare per concludere con due-tre giorni di gara dove dai tutto quello che hai. L’emotività della competizione, dell’attesa, del risultato.

Se non ti senti bene psicologicamente e fisicamente sei già handicappato e dopo tanti anni dove trovi le risorse proprio in questi fattori, è dura sentirsi limitato. E’ come avere un freno tirato e dover centellinare tutti gli istinti e le risorse. E’ come cadere di moto in curva, nonostante le gomme buone e l’assetto perfetto: la volta successiva, inevitabilmente non ti senti sicuro più tanto. Prima di cadere sei arrivato per gradi a piegare sempre di più, imparando a conoscere la moto e la tua guida, dopo non è più la stessa cosa. Fino a poco prima dell’incidente, il mio migliore alleato era sicuramente la grande fiducia che riponevo sulle mie doti atletiche; oggi la condizione fisica si è trasformata nel mio peggior nemico, non posso più esprimermi come prima.
No, non mi piace gareggiare con il freno a mano tirato, almeno fino a quando non mi sentirò di nuovo padrone di me stesso.

Dovrei forse dare un esempio?
E’ ora di smettere e di dare un buon esempio anche a coloro che, non avendo vissuto questo problema, potrebbero agire forzatamente per raggiungere un qualcosa… di puramente illusorio. Se le gare possono essere abbandonate da uno come me che ha centinaia di giorni di vita agonistica vissuti alle spalle, può esserlo per molti altri. Penso anche a coloro che non hanno il coraggio di abbandonare e partecipano stanchi e poco allenati, magari con famiglia a casa che sta in pensiero. In gara potrebbe accadere di lasciarsi andare ad istinti ed esuberi – lo so per esperienza diretta – e quindi rischiare.
No, le gare non sono l’unica cosa importante della vita. Per me lo sono state nei momenti giusti, ma oggi devo accettare il verdetto del mare, che tanto mi ha dato. Credo che sia il momento di dare un esempio di segno diverso!!

Devo lottare contro le avversità del caso? La situazione attuale non mi consente di gareggiare con tranquillità nemmeno sotto il profilo delle autorizzazioni medico sportive. Sono sicuro che posso ottenere l’autorizzazione, in quanto i risultati medici sono molto buoni e difficilmente sarebbe possibile dimostrare la mia non idoneità.
Anche in questo caso, però, preferisco evitare fastidiose e poco edificanti situazioni di disagi e polemiche, preferisco che sia una mia scelta fino in fondo. Sono io che abbandono, consapevole di poter ritornare quando voglio.

Allora non escludi un tuo ritorno alle gare, magari in un prossimo futuro…

Se le gare cambieranno veste ed io non potrò farne a meno, allora ricomincerò da dove mi sarà consentito, ma prima voglio vivere un periodo di pausa per ricaricarmi e riflettere ancora, un periodo che mi garantisca la nuova presa di coscienza e che possa fornirmi eventuali stimoli. Allora eventualmente tornerò, ma solo per divertirmi come hanno fatto altri mentre io lavoravo sodo. In questo modo potrò restare nel mio ambiente, tra amici, divertendomi senza la pressione del risultato.
Potrebbe essere una nuova esperienza interessante ma che oggi non posso ancora valutare bene.
Voglio chiudere però questa parentesi a suo modo drammatica e tornare all’apnea… pratica.
Ho la fortuna di lavorare e vivere ancora nell’ambiente, sono caratterialmente determinato per superare questa fase critica, ecco perché ho deciso di maturare la scelta del ritiro in autonomia, consapevole che potrei ancora dire la mia anche senza poter contare sulle le stesse prestazioni fisiche di un tempo. Continuerò a restare nell’ambiente cercando di non disperdere le mie esperienze. Con questo quindi ufficializzo il mio abbandono provvisorio, che è in ogni caso una sofferenza ricca di bellissimi ricordi.
Spero di poter dare ancora qualcosa all’agonismo che a mio avviso è parte integrante di questo sport. Sono sicuro che senza l’agonismo oggi sarebbe tutto diverso, anche se qualcuno la pensa diversamente.
Vi sono basi di cultura, di gesti di crescita, di esperienze, che l’agonismo ha lasciato anche a quelli che per motivi diversi non amano le gare. Tutto ciò che si conosce oggi, tutto quello che si è ottenuto, lo si deve in gran parte al mondo agonistico e sarebbe un’ utopia pensare di poterne fare a meno.
Anzi, invito i giovani a partecipare alle competizioni, proprio con l’augurio di trarne anche solo una parte di quelle magnifiche esperienze di cui io ho goduto e mi sento partecipe.

Grazie Marco, ti facciamo i nostri migliori auguri.

Tags:

Category: Interviste, Pesca in Apnea

Leave a Reply