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Luigi Miraglia, pioniere della caccia subacquea

| 20 luglio 2005 | 1 Comment
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La copertina del libro

‘Luigi Miraglia, pioniere della caccia subacquea’

di Luigi Miraglia, con i commenti di Faustolo Rambelli, Gaetano Ninì Cafiero, Luigi Stuart Tovini e Alessandro Olschki
Casa editrice: Editoriale Olimpia
Dimensioni 15 x 22, 298 pagine
Prezzo: ‘ 14,50

Tra le novità editoriali di quest’anno, gli appassionati di pesca in apnea non possono farsi sfuggire il nuovo titolo dell’Editoriale Olimpia “Luigi Miraglia, pioniere della caccia subacquea”.

Per chi non lo sapesse, il professor Miraglia è l’italiano che apprese l’arte di infilzare i pesci in apnea direttamente dai tre sakana-ciuki (infilzatori di pesci) giapponesi giunti a Napoli nel 1932, di cui personalmente avevo già sentito parlare.

Personalmente, prima di leggere il libro sapevo solamente che proprio da questi tre pescatori giapponesi capitati in Italia nei primi anni trenta del secolo scorso aveva preso il via il nostro movimento della pesca subacquea, che negli anni seguenti avrebbe letteralmente rapito intere orde di nostri connazionali. Avevo sentito dire che questi personaggi pescavano con occhialini, lunghe fiocine a mano e che non utilizzavano pinne, eppure riuscivano a prendere i pesci. Non avrei mai sospettato che un’accurata descrizione delle loro tecniche di pesca fosse stata oggetto di una trattazione approfondita, peraltro pubblicata nel 1935 sul Bollettino Ufficiale del Laboratorio di Idrobiologia Applicata alla Pesca del Ministero dell’Agricoltura e Foreste.

Una tavola del libro che illustra la tecnica utilizzata dai giapponesi

Luigi Miraglia incontrò i tre giapponesi Tukumori, suo fratello Soghi e lo zio Tazuo Agarje sulla secca della Caiola, a Napoli, nel 1932, mentre i tre erano intenti a catturare i pesci armati solo di occhialini e una lunga canna di bambù la cui cima terminava con un ferro appuntito. Subito restò affascinato dall’efficacia del metodo di caccia utilizzato dagli orientali. Essendo impiegato presso l’acquario di Napoli, Miraglia sapeva bene che uno dei principali problemi della biologia marina del tempo era proprio quello dell’osservazione diretta dei pesci nel loro ambiente naturale, e subito pensò anche ad un’applicazione scientifica del metodo utilizzato dai tre pescatori venuti da Okinawa.

Miraglia seguì i tre giapponesi lungo le coste di tutta Italia per ben tre stagioni, dal ’32 al ’35, imparando da loro il nuovo metodo di caccia subacquea e osservando per primo i fondali di gran parte della penisola. Al termine del triennio, Miraglia scrisse una completa relazione della sua esperienza, la stessa che oggi l’Editoriale Olimpia ci ripropone in questo affascinante volume in una versione ripulita solo dai refusi più evidenti. Oltre alla dettagliata descrizione della tecnica di pesca usata dai giapponesi, completa di tavole illustrate, la relazione presenta un gran numero di osservazioni dirette di Miraglia su distribuzione, habitat e comportamento dei pesci. Lo schema espositivo è quello di un manuale: la parte generale dedicata alla descrizione delle tecniche è completata da una lunga serie di schede relativa alle specie di pesci costieri, con indicazioni su aspetto, dimensioni, habitat, distribuzione, tecniche di pesca utilizzate al tempo per la sua cattura e indicazioni sulla particolare applicazione del metodo giapponese. Ovviamente, non mancano racconti di catture ed interessanti notazioni sui problemi incontrati con i pelagici di mole.

Non voglio offrire anticipazioni sugli sfiziosi dettagli per non privare il lettore del gusto di centellinare le molte “chicche” offerte da Miraglia in questo suo scritto, che ci permette di tuffarci a capofitto nel mare di oltre settant’anni fa e di rivivere le emozioni di questi pionieri del blu.

 

Luigi Miraglia, pioniere della caccia subacquea scritto da Giorgio Volpe media voto 3/5 - 1 voti utenti

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Category: Articoli, Pesca in Apnea, The Box

Commenti (1)

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  1. miki scrive:

    questi sono i grandi&puri…chiaro che non possiamo includere il tema ecologico…altri tempi….non si trovavano i sacchetti di plastica dei LIDL o i residui tossici siriani!!!grande luigi!

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