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Luca Melocchi: Immobilismo, piccolo segreto per l’orata

| 18 febbraio 2002 | 0 Comments
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Probabilmente questo accorgimento qualcuno di voi lo conosce già, anche se nella mia carriera di pescatore subacqueo non l’ho mai trovato scritto da nessuna parte.

L’orata, si sa, è un pesce un po’ stizzosetto, tra l’altro la si può trovare un po’ in tutte le situazioni, compare come per magia e, se parliamo di esemplari di dimensioni adulte, difficilmente riusciamo ad incuriosirla con le tecniche che normalmente si utilizzano col Dentice od altri pesci che si catturano all’aspetto.

Le mie più belle orate le ho prese in Spagna ed in Croazia.

In Liguria, dove pesco normalmente tutto l’anno, purtroppo è sempre più raro avere incontri del genere.

La tecnica che vi racconto mi ha permesso di catturare esemplari dai 2 ai 4 Kg.,

anche in situazioni in cui mi sono trovato assolutamente scoperto ed impreparato all’incontro.

Come al solito questo meccanismo l’ho scoperto per caso catturando il mio esemplare (ad oggi) piu’ grande, del peso di 3,8 Kg.

Mi trovavo in Spagna e stavo facendo degli aspetti su una franata che terminava sui 10 mt. C’era un po’ di mare, e poiché nella schiuma non c’era quasi nulla ho provato a vedere se alla base e un po’ piu’ fuori ci potesse essere qualche masso sparso qua e là sulla sabbia (Visibilità 7 / 8 m).

Avevo già catturato un denticiotto, quando in un tuffo cado su una macchia di posidonia; in realtà non offriva un gran riparo, ma oramai che c’ero un aspettino valeva la pena farselo, anche perché la zona è ottima per le spigole.

Dopo qualche secondo, da fuori compare una grossa sagoma che mi punta: istantaneamente ho pensato ad un dentice, e così, un po’ perché non avevo riparo adeguato, un po’ perché non sapevo che fare e un po’ perché tale visione mi aveva magnetizzato, sono rimasto letteralmente pietrificato.

Il pescione continuava ad avvicinarsi con velocità costante e, anche se al limite, mi ha permesso di sparare.

Gli ho passato solo la guancia che, viste le dimensioni e la struttura dell’animale, si è rivelata un ottimo ancoraggio – fortuna, sì, ma ci vuole anche quella.

In qualsiasi altro punto avrei sicuramente perso quello spendido animale.

Riflettendo su quello che era successo avevo intuito che l’immobilismo aveva probabilmente giocato un ruolo fondamentale, nonostante fossi per lo piu’ scoperto. Pensando poi a precedenti aspetti ad orate mi ricordo che spesso questi pesci si fermavano proprio nell’ attimo in cui, mentre si avvicinavano, cercavo di nascondermi ulteriormente(classica tecnica da dentice).

Questo suo atteggiamento diffidente e poco curioso potrebbe derivare (è solo un ipotesi) da una sua scarsa capacità visiva, ancora inferiore a quelle di altri pesci, motivo per cui il nostro movimento l’allarma più di quanto non faccia con altri pesci, proprio perché ci vede male e ciò le crea maggiore insicurezza.

Tale teoria è ulteriormente rinforzata da alcune mie prove di aspetti a dentici prima dell’alba in cui, a causa dell’oscurità ancora preponderante, questi avevano un atteggiamento nervosissimo e rimanevano a 7/8m di distanza, mentre 10 min più tardi, con un po’ più di luce e quindi visibilità, i loro movimenti si tranquilizzavano e gli stessi arrivavano a tiro.

La scarsa curiosità, invece, potrebbe essere dovuta al fatto che l’orata si nutre di molluschi, per cui il suo istinto predatorio non è sviluppato come invece accade nel Dentice o nella Spigola – difatti, non mi è mai capitato di vedere un orata avvicinarsi in fase di aspetto accellerando nervosamente.

Il suo moto è sempre lento e costante, quindi si tratterebbe di un interesse molto labile, una semplice curiosità; come un incantesimo che si dissolve al nostro primo movimento. Proprio per il fatto che si nutre esclusivamente di mollushi, penso che il suo sistema ottico sia conformato per permetterle di mettere a fuoco cose molto vicine (tipo un obiettivo MACRO): questo la agevolerebbe nella ricerca dei molluschi sulle superfici rocciose, ma proprio la conformazione di un cristallino così specializzato non le permetterebbe di mettere a fuoco distanze poco superiori.

Un’ ultima considerazione che potrebbe avvalorare questa tesi e che non mi è mai capitato di innescare la loro curiosità con un aspetto che giochi sul contatto visivo tra noi ed il pesce, cosa che invece accade talvolta con spigole, dentici ecc..

La curiosità nasce dalle onde di pressione che scateniamo con il nostro moto e che vengono captate dalla linea laterale. L’orata non ci vede ma ci sente ed è proprio nella fase di avvicinamento che dobbiamo rimanere immobili per non spaventarla. Insomma, ho imparato che con l’orata se rimani immobile in qualsiasi posizione tu sia prima che questa ti abbia visto, hai parecchie possibilità che questa si avvicini per metterti a fuoco. Quest’estate, sotto gli occhi allibiti di un mio compagno (pescavamo in coppia su una parete verticale che arrivava su un fondo di 30 m), ad un certo punto compare un orata (2,25Kg) che camminava solitaria ad una profondità di circa 5 m e ci veniva incontro.

Fortunatamente era il mio turno ed ero davanti io. Anche in una situazione limite come questa non c’era molto da fare, ed infatti è quello che ho fatto: sono rimasto completamente immobile appiccicato come una patella alla parete,col boccaglio fuori dall’acqua. L’orata mi è passata due metri sotto le pinne e sono riuscito a colpirla sparandole dalla superficie .

Anche qua riconosco di essere stato un po’ fortunato, ma sicuramente qualsiasi altra mossa avrebbe fatto affondare il pesce.

Queste sono alcune delle mie esperienze che provano questa tesi.

Ciao a tutti, Luca Melocchi

Category: Articoli, Community, Esperienze

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