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Lettere da Alessandro Rignani Lolli

| 16 gennaio 2004 | 0 Comments
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Pubblichiamo di seguito due lettere inviate da Alessandro Rignani Lolli ad Alberto Balbi dopo il fallimento del tentativo di record di immmersione in assetto costante dello scorso settembre. Nelle parole di Alessandro, considerazioni e riflessioni di chi certe imprese le vive da protagonista.

Ciao Albi,

Preparare un record mondiale di apnea significa “darsi” completamente e totalmente al mare. Ogni minuto, ogni ora, ogni giorno di quell’anno in cui decidi di prepararti pensi al mare, pensi alla tua preparazione e ad ogni singolo particolare della discesa e dell’organizzazione.
Quest’anno è stato il più difficile, è sempre così. Pensi: “ormai sono arrivato a -88, in allenamento a -90, al prossimo record non avrò problemi!”…. hehehe MAGARIIIIIIIII.

Il record dei -88 mi aveva “svuotato” completamente di tutte le forze, fisiche e mentali, ricominciare è stato difficilissimo. Avevo la nausea da sofferenza, NON VOLEVO SOFFRIRE! Era soprattutto una lotta mentale. Mi chiedevo in continuazione “Perché?”. E se non sai dare una risposta a questa domanda… difficilmente vai avanti.
Alessandro Conforto, il mio coach, (che hai imparato a conoscere), è una persona straordinaria, un Atleta (con la A maiuscola) e un uomo. Mi ha seguito durante tutto l’inizio dell’allenamento, veniva a correre con me, alcune volte nuotava con me, insomma… è stato un grande. Dico questo perchè ha capito prima di tutto i miei problemi come uomo e poi quelli dell’atleta, e ha saputo aspettare.

Da metà dicembre è iniziato l’allenamento intensivo, e gennaio e febbraio sono stati eccezionali. I primi di marzo ho accusato un crollo psicologico: non volevo più allenarmi, tanto che durante un allenamento in piscina mi sono fermato di colpo e sono uscito dalla vasca. Una pausa di qualche settimana era fondamentale per ritrovare le energie mentali. Oltre a tutto questo la situazione sponsor era molto preoccupante, difficile farsi pagare per uno sport che in Italia non si chiama CALCIO, figuriamoci l’apnea, anche se avevo appena battuto il record mondiale. Magari in un altro paese (es America o australia) sarebbe stato tutto diverso, ma figuriamoci in Italia.

A differenza dell’altro anno, dove mi ero concentrato soprattutto sulla preparazione fisica, questo anno era incentrato su quella mentale: le motivazioni… esatto.

Sono le motivazioni che spingono gli uomini a compiere imprese straordinarie. Un ammasso di muscoli con le giuste motivazioni diventa Carl Lewis, Mohammed Alì, Maiorca e Mayol e tutti quegli atleti che ci fanno sognare.
I SOGNI…. Ligabue durante un concerto disse.. “Se non sogni non speri, se non speri non ci provi, se non ci provi non cambierà mai un…cavolo!!!!”

Ad Aprile finalmente l’incontro con il mare…. mi era mancato. Tutto l’inverno in piscina… ma ora sguazzavo (con l’acqua gelata) nel mio blu. Lì ho ritrovato tutto: motivazioni, sogni, forza e voglia.

A giugno il soggiorno a Siracusa è stato bellissimo, e si è concluso con la vittoria della gara … -70 metri. Ero troppo felice. Ero in forma e mi sentivo un vero animale.

A luglio una felice pausa a Ustica, dove ho incontrato tutti. Rivedere Mike (Maric), Riccardo (Mazzi) e passare con loro 6 giorni così è stato stupendo. Appena tornato ho accusato una bronchite che mi ha un po’ indebolito, e poi c’ stata la rinuncia del Siracusa Diving Center a sponsorizzare il record. Una vera “botta” quella, non me lo aspettavo proprio, e poi detta all’ultimo momento…
Ma si sà, i rugbisti quando vengo placcati si rialzano e corrono: firmo il contratto con la MARES, volo a Maratea (il mio piccolo paradiso), dove Francesco e Donatella mi accudiscono, e riparto alla grande.

Gli allenamento procedono benissimo e il blu mi attrae più che mai. Poi Claudio Leone, Manuela “la sirena” Acco e Federico “bruciato-di-testa” Mana si susseguono per aiutarmi nell’impresa, con il supporto subacqueo del Duca, di Massimo Giudicelli (accompagnato da quei pazzi di Daniele e Ivan e del Dino sub di Giorgio Chiappetta.

Devo proprio ringraziare i miei sponsor: la MARES ha fornito l’attrezzatura a tutta la squadra; il centro Dino Sub ha seguito tutti gli allenamenti e il record con l’appoggio logistico e morale della squadra; il villaggio La Mantinera ha ospitato la manifestazione; Arenasub ROV contractor ha seguito il record con il ROV messo a disposizione; Air Liquide, infine, ha fornito i gas per gli altofondalisti.


Ciao Alberto,

dopo Ustica ho attraversato un momento molto difficile, che quasi mi ha fatto desistere dall’organizzare il record. Prima ci si è messa una brutta bronchite (durata 10 giorni), poi, all’ultimo momento, è arrivata la rinuncia del Siracusa Diving Center, che avrebbe dovuto sostenere il record con mezzi e finanze, ed infine mi sono ritrovato a combattere con la riorganizzazione totale dell’evento, posticipato di 15 giorni (originariamente il tentativo era previsto per il 6 settembre).

Gli allenamenti sono iniziati lentamente, come mi ha insegnato il mio “mitico” allenatore Alessandro Conforto (per me esempio di atleta!), i risultati si ottengono con un lavoro lento e graduale. Verso la metà di agosto ero in ottima forma, ero arrivato a fare 10 immersioni a 50 metri con 6 minuti di recupero fra una e l’altra, oppure una imersione a 50 e due a 65 sempre con lo stesso tempo di recupero.

Il 15 agosto dovevo incominciare con gli incrementi di profondità partendo da 70 metri per poi aumentare ogni giorno di circa un metro. Per le prime due settimane era tutto ok, anzi andavo troppo bene (e forse è stato questo il mio errore… andavo più profondo di ciò che prevedeva il programma)
Si sà, allenarsi per un record di apnea comporta una serie di rischi, e poi, soprattutto, bisogna seguire i vari stati d’animo di Nettuno… che, infatti, dal primo di settembre ha incominciato ad arrabbiarsi decisamente. Ho continuato ad allenarmi con mare formato, vento, pioggia, corrente forte, abbassamento di temperatura e visibilità. Insomma, mi sono allenato in tutte le condizioni di mare. Ho fatto venti immersioni oltre gli 80 metri e due a 90. Durante gli incrementi di profondità sono arrivato fino a -86 con la maschera, poi ho continuato con le lenti a contatto. Fisicamente ero allenatissimo, riuscivo a compensare fino in fondo e non avevo nessun problema di sangue dai polmoni (espettorazione dovuta alla rottura di qualche capillare degli alveoli, può capitare quando si fanno immersioni oltre il limite). Ma mentalmente non ero sereno, non riuscivo a trovare quello stato d’animo necessario per un’impresa come questa. Quattro giorni prima del tentativo di record, ho fatto un’immersione a -92 con mare molto formato, corrente e un po’ di freddo. Durante l’ultima inspirazione prima del tuffo ho bevuto una “bella” sorsata d’acqua entrata dal boccaglio; mi sono riposato un minuto (con i sub che aspettavano sotto) e poi sono partito, anche se con qualche difficoltà. Pensavo: “sono allenato, sono un professionista, non posso sbagliare”… e infatti sono arrivato a -92! Durante la risalita, però, mi si è sfilato lo stringinaso a -50 metri…. e alla prima contrazione diaframmatica mi si sono allagati tutti i seni nasali. Ho avuto paura, ma ho pensato: “sono allenato anche mentalmente e posso superare anche questa difficoltà”. Non ho chiesto aiuto ai sommozzatori di assistenza e ho continuato. A due metri dalla superficie sono andato in sincope, e mi sono “risvegliato” in barca con il medico che cercava di… baciarmi appassionatamente… :-)

Quando ti alleni per un record accetti certi rischi, naturalmente fai di tutto per evitarli, ma sai che li stai correndo. Ma ormai mancava solo un’immersione prima del tentaivo del record… se avessi avuto 10 giorni avrei provato ad andare avanti. Il medico Enzo Liistro, (medico iperbarico, recordman di apnea nel ’79 ed apneista di superficie di Maiorca) mi ha vietato di immergermi oltre i 90, minacciandomi di andarsene via in caso contrario. Parlandone anche con Alessandro siamo arrivati alla decisione di fare un’immersione “minore”.
Soprattutto per me… era necessario, avevo bisogno di riprovare sensazioni positive, altrimenti non mi sarei immerso mai più.
Le reazioni dei vari componenti del gruppo sono state diverse, è proprio in questi momenti che esce la vera natura dell’uomo. La pressione degli sponsor… c’era chi mi diceva di immergermi fino a 50 metri e simulare una mancata compensazione, chi mi consigliava di provare lo stesso ad andare a -94… tanto c’era tutta la squadra di assistenza (!!)… chi invece di non provarci proprio…. (.. o di far finta di esserci andato…. )

La decisione l’ho presa io, da solo, con tutti i rischi e le conseguenze che comportava. Ho deciso volontariamente di andare a -82 metri. Le scappatoie erano tante, ma sono convinto che ci vuole molto più coraggio a presentarsi il giorno del record e andare a -82 davanti a tutti che a percorrere una delle altre vie. Non baro un record, non simulo una discesa, la mia apnea è “sicura e profonda”.

Sicuramente questa decisione è discutibile, ma alla fine dei conti, sono io che vado sott’acqua.
Nell’allenarsi per un record di apnea bisogna essere coraggiosi, ma esiste un limite, un sottile limite fra coraggio e stupidità, fra un rischio mancato e un incidente. Non è paura, non è macanza di “animus pugnandi”, è consapevolezza di sé stessi.

Credo che siamo arrivati ai limiti umani, la testimonianza è data dal fatto che “quasi” tutti gli atleti impegnati in questa disciplina (Néri, Stepanek, Coste) hanno rinunciato; e per allenarsi è necessario che TUTTE le condizioni (di mare, fisiche e mentali, di organizzazione, di stato d’animo) siano perfette.

Ciao Ale

Per scaricare dati e grafici degli allenamenti di Alessandro in formato compresso (2 Mb), clicca qui

Category: Altre discipline, Apnea

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