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Le stagioni del mare: l’autunno

| 26 gennaio 2009 | 0 Comments
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La bella stagione volge al termine, le spiagge si svuotano, vengono smontate le passerelle dei lidi e dei solarium, sui litorali costieri sabbiosi o rocciosi si vedono sempre meno bagnanti, i grandi motoscafi e i mega gommoni che erano ormeggiati sui pontili galleggianti (vista la cronica mancanza dalle nostre parti ‘ Sicilia orientale – di porti attrezzati con adeguati posti barca), vengono riposti nelle rimesse dei cantieri navali, li rivedremo sfrecciare a grande velocità la prossima estate: per i prossimi due mesi ritorna il bene amato silenzio, acqua calda, sufficientemente limpida e soprattutto tanto pesce.
La temperatura esterna inizia lentamente a diminuire e nell’aria si comincia ad avvertire l’odore della pioggia portata dai temporali. Gli alberi si spogliano delle foglie, gli uccelli iniziano a migrare verso siti più caldi e tra la gente si avverte un po’ di malinconia. C’è però qualcuno che in questo periodo dell’anno, che va dalla fine di settembre alla metà di novembre, ritrova il sorriso e il buon umore, quel qualcuno è il pescatore in apnea: vediamo perché.

L’autunno al pescatore in apnea offre grandi possibilità di realizzare catture da sogno, infatti in questo periodo si possono riscontrare tutte quelle caratteristiche indispensabili per ritrovare abbondanti le nostre prede, analizziamole insieme.

L’autunno offre al pescatore in apnea l’opportunità di catturare prede da sogno (Foto A. Balbi)

Condizioni climatiche
Almeno per la prima parte di questa stagione avremo temperature dell’acqua miti e quindi potremo usare mute leggere, il termoclino per diverse giornate diventa quasi inesistente, limpidezza dell’acqua notevole, correnti leggermente meno insistenti, una quantità di luce ancora sufficiente per pescare fino alle sei del pomeriggio, visto che l’ora legale ci abbandonerà solo a fine ottobre.

Mareggiate autunnali
Le mareggiate sono indispensabili per ristabilire quei parametri chimico-fisici che permettono il ritorno dei pesci nel sottocosta. Infatti la stagione estiva negli ultimi anni, almeno dalle mie parti si è dimostrata molto statica dal punto di vista meteorologico e questo sarà certo un bene per diportisti e bagnanti che possono godersi tre mesi di sole e mare calmo ma non lo è per i nostri amici pesci.

Se per un lungo periodo di tempo non si ha un rimescolamento della colonna d’acqua dovuto al moto ondoso (permangono per fortuna i movimenti dovuti alle correnti), si ha un eccesso di sedimentazione di detriti di ogni tipo sul fondo, che si somma alla mancanza di ossigeno dovuta alla presenza di una grande popolazione algale nella sua massima espansione estiva e al relativo aumentato consumo di ossigeno dovuto ad una più intensa attività batterica che favorisce i fenomeni di putrefazione di sostanza organica sul fondo ma anche in superficie (avete notato come a galla a volte si ritrovino ammassi marroni e viscidi di sostanze non bene identificate) sono sostanze organiche miste a alghe che si formano grazie alla presenza di composti chimici dovuti all’inquinamento e all’alta temperatura dello strato superficiale del periodo estivo, tutto ciò genera l’allontanamento di molte specie di organismi viventi, pesci compresi, che popolano il fondo e che per questo motivo sono chiamati bentonici.

Le mareggiate rimescolano i sedimenti portando nutrimento agli organismi marini (Foto A. Balbi)

Questo si verifica soprattutto nei primi 25 metri della colonna d’acqua. Ecco che a risolvere il problema arrivano le mareggiate autunnali, generate dalle masse d’aria a temperatura diversa che si scontrano in questo periodo e che generano venti di notevole intensità che a loro volta influenzano il moto ondoso. Tali mareggiate trascinano via tutti i sedimenti, le alghe morte, la sporcizia che l’uomo lascia accumulare sul fondo, e riportano la necessaria stabilità che permette il ritorno della vita sul basso fondo.

Condizioni biologiche: i piccoli pesci (alacce, alici, sugarelli, boghe etc.) che costituiscono la base della catena alimentare e che si erano riprodotti in primavera, diventati adulti, sfrutteranno la grande presenza di fito e zooplancton presente nel sottocosta per alimentarsi ed ingrassare, in vista dei grandi spostamenti e delle migrazioni verso quote più profonde con l’arrivo dell’inverno.
La stessa cosa faranno i predatori; in tutto il periodo che va da metà settembre a fine novembre vedremo enormi branchi di mangianza che si aprono all’arrivo di piccoli tunnidi (alletterati, palamite), lampughe, barracuda e ricciolette che sfrecciano come saette alla ricerca delle loro prede.
Non mancheranno di certo i dentici che, come le cernie, ritroveremo a quote meno impegnative, non saranno come al solito facili da catturare in quanto hanno impressa nella loro memoria la figura del pescatore in apnea che per tutta l’estate ha cercato di portarli a tiro.
Ritroveremo anche la timida corvina, era letteralmente scomparsa durante i mesi estivi a causa del tremendo frastuono che l’attività umana genera in questo periodo, ora sarà presente a quote molto basse soprattutto dopo una violenta mareggiata.

Insidiare saraghi all’agguato in autunno può dare ottimi frutti (Foto A. Balbi)

E del sarago cosa possiamo dire? Durante il periodo autunnale il sarago perde quella naturale diffidenza che lo caratterizza nelle altre stagioni e soprattutto durante le violenti mareggiate sarà possibile incontrarlo in pochi metri d’acqua intento ad ingozzarsi di tutte le prelibatezze che il mare gli offre; esso si prepara ad affrontare il grande inverno ma anche il periodo riproduttivo che si verifica tra inverno e primavera.
In autunno, chi pratica la tecnica della pesca all’agguato con il mare mosso, riuscirà ad avvicinarlo con maggiore frequenza; il sarago avrà un comportamento di indifferenza nei confronti del sub.
A volte vi verrà talmente vicino che sarà difficile allinearlo con il fucile lungo, o sarete voi stessi a portarlo a tiro strisciando sul fondo, avvicinandolo come se non vi sentisse mentre, solo poco tempo prima, era pronto a scattare al minimo accenno di pericolo.

Ritornano pure le spigole; anche loro in autunno si riavvicinano al sottocosta, pronte a sfruttare il rimescolamento delle prime mareggiate autunnali, e saranno ben gradite per variare la bellezza dei nostri portapesci.

Le ricciole nuotano attorno alle secche isolate (Foto A. Balbi)

Certamente il ritorno della calma, l’assenza del disturbo generato dalle imbarcazioni, ma soprattutto la presenza della mangianza, ci permetterà di incontrare anche sulle secche isolate al largo tutti quei grandi predatori che rimarranno in zona fino all’ abbassarsi della temperatura, in maniera definitiva, nel mese di dicembre.
Cosa succede dopo non è ancora molto chiaro, si ipotizza che i dentici si spostino a profondità più elevate, mentre le ricciole migrino verso i mari caldi dell’Africa.
Le informazioni che però vengono dai pescatori di ‘jigging’ ci fanno pensare che anche le ricciole si spostino verso profondità più elevate, rimanendo però sempre nei pressi della costa; nei mesi autunnali sono state catturate ricciole anche a 120 metri di profondità.
Quello che potremmo sicuramente osservare via via che l’autunno avanza è il progressivo sfoltimento della vegetazione marina; molte specie algali, infatti, completano il loro ciclo vitale nella forma pluricellulare, perdendo gran parte della loro struttura macroscopica.
Le violente mareggiate, soprattutto nei mesi di novembre e dicembre, trasformano il paesaggio sottomarino, rendendolo molto più spoglio, ma sicuramente liberano le tane del bassofondo da tutte quelle alghe morte che intasavano ogni buco.

In autunno si riproducono due specie di cefali e questo attira nel sottocosta le grandi lecce e le ricciole; sarà possibile ritrovarsi, durante un aspetto in pochi metri d’acqua, al cospetto di un pesce di 20 o 30 chili, in questo caso sarà meglio avere con sé un fucile adatto, magari corredato di mulinello, altrimenti rischieremo di non concretizzare la cattura.

Cerchiamo di sfruttare i primi due mesi autunnali perché ci riservano sempre grandi emozioni; le grandi piogge, l’abbassamento della temperatura e le perturbazioni che si susseguiranno nei mesi successivi allontaneranno alcune specie dalla costa e saremo costretti a indossare mute pesanti e schienalino per pescare saraghi e spigole nella schiuma.
Troveremo giornate con visibilità eccezionale e assenza di corrente, sfruttiamo le prime ore del giorno perché poi i pesci tenderanno a scendere più a fondo.
Anche loro non sono abituati a questa limpidezza, si sentono più minacciati e tenderanno a nascondersi in tana o a guadagnare profondità con minore illuminazione.

La presenza della mangianza attira i predatori (Foto A. Balbi)

Ho trascorso buona parte della mia vita a studiare i cambi di stagione, ho cercato di capire che cosa potesse influenzare la presenza o l’assenza di pesce, concentrandomi soprattutto nel periodo autunno/inverno.
Posso dirvi che un autunno mite, con mareggiate continue ma di intensità media e scarse piogge, mantiene molto pesce nei primi metri d’acqua; se aumenta l’apporto di acqua piovana, forse per la grande quantità di sostanze inquinanti che essa apporta in mare, molti pesci tendono a scomparire dal bassofondo, li ritroveremo in tarda primavera con l’innalzamento della temperatura.
Lo stesso vale per la mangianza, più essa resterà concentrata vicino alla costa, più frequenti saranno gli avvistamenti di pelagici anche con acqua fredda.
Una temperatura costante intorno ai 17 gradi centigradi mantiene tutti i pelagici vicino alla costa anche in inverno; se si scende anche di poco sotto questa soglia scompare prima la mangianza e poi i grandi predatori.
Nell’ autunno 2006 in Sicilia orientale si è avuta una stagione particolarmente mite, con presenza di ricciole continua fino al maggio 2008, poi di colpo gli avvistamenti sono finiti. Quell’anno abbiamo misurato temperature costanti intorno ai 17 gradi anche a gennaio.

Cercate anche voi cari amici di segnare magari in un diario tutto quello di particolare che osservate durante le vostre battute di pesca, potrete negli anni verificare se a condizioni simili corrispondono comportamenti e avvistamenti di pesci interessanti.

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Le stagioni del mare: l’autunno scritto da Giovanni Mangano media voto 4/5 - 5 voti utenti

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Category: Articoli, Medicina e biologia, Pesca in Apnea

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