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Le schede dei Campioni: Alessio Gallinucci e la Salpa

| 5 settembre 2004 | 0 Comments

Le schede dei Campioni, raccolte e curate da Simone Belloni, affrontano il tema della cattura delle varie prede da una prospettiva del tutto particolare, quella delle gare. Pur fornendo indicazioni utili anche ai pescatori in apnea amatoriali, le schede sono dirette in particolare verso coloro che si dedicano all’agonismo o che, comunque, vogliono approfondire la loro conoscenza delle gare e delle tecniche vincenti adottate dai protagonisti del nostro sport.
In questa scheda curata dal simpatico Alessio Gallinucci, si parla della salpa.

Alessio Gallinucci

Dove cercarla

La salpa appartiene alla famiglia degli sparidi e fa parte di quella schiera di prede cosiddette “minori”, sia per la relativa facilità nella cattura che per il sapore “forte” delle carni.
Di abitudini prettamente erbivore, può facilmente incontrarsi in branchi più o meno consistenti nei primi dieci metri di fondo, soprattutto nell’immediato sottocosta. Spinta dal bisogno alimentare, non disdegna le zone battute dai marosi. Infatti questo sparide, oltre ad alimentarsi con alghe aggrappate sul fondo, si nutre anche di filamenti in sospensione. Prova ne sia, la tradizionale pesca che si effettua in pieno inverno, da parte degli appassionati cannisti, usando come esca proprio i filamenti verdi che nascono sugli scogli.
Talvolta, potrà essere possibile l’incontro di questo pesce in tana. Si tratta, molto spesso ma non di regola, di esemplari che hanno subito traumi da parte di reti o veri e propri predatori, e pertanto usano le fenditure nella roccia per rimettersi in sesto per poi ritornare ad aggregarsi nei branchi numerosi. Queste tane, non saranno mai anguste ma veri e propri tagli passanti o lastroni poggiati sul fondo, dove sarà favorito il veloce ricambio d’acqua ed anche la possibilità di alimentarsi stando immobili.

Per riconoscere l’habitat della salpa bisogna compiere un attento lavoro di osservazione cominciando innanzitutto da fuori dall’acqua, all’asciutto. Osservate attentamente gli scogli affioranti con la bassa marea facendo particolare attenzione allo stato delle alghe che li ricopre. Noterete, prendendone un campione, di come siano mangiucchiate con i classici segni a mezza luna: sono i segni della dentatura delle salpa, gli stessi che rinverrete, a maggiore profondità, direttamente sulla poseidonia, altro alimento gradito dalle salpe di taglia maggiore (l’unico pesce a nutrirsi della posidonia). Ovviamente la grandezza del morso è direttamente proporzionale alla grandezza del pesce. I pescatori più esperti sapranno valutare addirittura l’epoca del pasto valutando la “freschezza” del taglio.

Molto spesso, da riva, è facile scorgere i branchi di salpe che brucano sugli scogli, facendo attenzione alla classica “specchiata” o addirittura, nei casi di basso fondale, osservandone le code che fuoriescono dall’acqua. Sarà possibile valutarne sia le dimensioni dei singoli pesci che la consistenza del branco da insidiare entrando successivamente in acqua.

Un branco di salpe

Come insidiarla

La salpa è un pesce che si nutre di continuo, soprattutto nelle ore notturne.
Permettetemi di divagare un po’. Quando ero più giovane, non ancora esperto pescapneista, le salpe erano la mia passione. Non le catturavo con il fucile, ma con il giacchio o rezzaglio, quella particolare rete circolare usata dai polinesiani, che si lancia a mano. Da noi, nella zona di Santa Marinella e Civitavecchia, è una tradizione che ha basi molto solide e si tramanda di generazione in generazione. Questa pesca si faceva sia di giorno, soprattutto al calasole, che di notte, ed era una vera poesia. Bisognava, però, che ci fosse luna piena. Ricordo ancora delle meravigliose nottate passate insieme ai vecchi Eros e Mastro Santino, che oggi non ci sono più, ed al mitico Ciccio, detto “pantera” per il suo modo tutto felino di avvicinarsi ai branchi di pesce camminando accucciato in mezzo agli scogli. Dicevo appunto della luna piena. Con questa condizione, quando la luna specchiava sulla superficie del mare, in determinati posti, che solo loro conoscevano e che avevano insegnato anche a me, bisognava osservare attentamente la superficie. All’improvviso arrivavano i branchi di salpe a mangiare le alghe, e in controluce si intravedevano le code (“codigliavano” si diceva e si dice). Era il momento di avvicinarle e lanciare: un tonfo secco e l’immediato fragoroso sbattere del pesce nella rete. Poi, in giro per le case degli amici a regalare il pescato: bellissimi ricordi.

Videoclip: salpa all’agguato – © Apnea Magazine

Ma torniamo a noi. Le tecniche più congeniali da mettere in atto per insidiare questo pesce sono senza dubbio l’aspetto e l’agguato. A seconda della visibilità e del moto ondoso, useremo degli arbalete dai 75 ai 100 cm. Ottima è anche la fiocinetta 4 punte, ma fate attenzione ai tiri: la salpa è un pesce molto delicato e dalle carni molli e un tiro troppo basso o nella zona ventrale potrebbe pregiudicarne la cattura, pertanto sangue freddo e buona mira dovranno accompagnarci durante la battuta di pesca.
Se non viene fulminato, il pesce ha una reazione abbastanza consistente in rapporto alle dimensioni, pertanto un tiro basso ed affrettato porta spesso ad un nulla di fatto.
Personalmente attuo una tecnica mista di aspetto ed agguato, una sorta di aspetto dinamico. E’ fondamentale fare attenzione a non infastidire il branco con movimenti bruschi o inutili rumori; importantissimo, poi, muoversi molto lentamente.
Se il branco è intento a cibarsi di alghe, in fase di risalita bisogna staccarsi molto lentamente dal fondo, cercando di aiutarsi con le mani ed evitando di muovere le pinne almeno nei primi due, tre metri. Il branco, infastidito, si sposterà di alcuni metri, ma non si dissolverà nel nulla, come invece potrebbe succedere nel caso di errate manovre. Adottando una tecnica oculata sarà possibile catturare più esemplari nello stesso branco.

Un carniere di salpe

Altra tecnica di facile attuazione è la caduta sulla posidonia. Molto spesso, infatti, non è difficile incontrare singoli pesci o branchetti di tre o quattro esemplari, solitamente di generose dimensioni, posizionati a testa in giù in mezzo ai ciuffi di questa alga. Non si stanno cibando, ma hanno avvertito la presenza del predatore e se ne stanno immobili per tentare di sfruttare il loro buon mimetismo e non dare nell’occhio.
In questo caso preferisco scendere sulla verticale e scoccare il tiro appena possibile. In queste circostanze, difficilmente ci verrà data una seconda possibilità di cattura.

In competizione

Durante la competizione, non è difficile imbattersi in branchi di salpe o singoli esemplari. Sarà una cattura benvenuta sia per il maggior numero di prede in carniere che per un ulteriore coefficiente di specie. Di nuovo attenzione al tiro: la salpa, se presa male, tende a perdere le interiora cariche di alghe, e per questo molto pesanti. Pertanto attenzione soprattutto per gli esemplari al limite del peso. Dovrà esserne curata la conservazione (una volta, quando il regolamento lo consentiva, si utilizzavano sacchetti di plastica per non perdere le interiora) attraverso un’attenta manipolazione.
Molti campioni hanno fatto della salpa la preda che li ha portati alla vittoria. Da ricordare, molti anni fa (per l’esattezza nel 1989 ad Otranto), un campionato di seconda categoria vinto da Maurizio Ramacciotti e, di recente, il campionato di prima categoria del 1999 vinto da Aldo Calcagno, che, diluite in tre giornate, portò al peso diverse salpe prese nella posidonia. Ma anche Tortorella ed Accolla si dedicarono alle salpe, catturandone diverse grosse, la prima giornata del Campionato Italiano Assoluto 2002 a Calasetta, facendo un’ottimo risutato.

Un pescatore mostra una salpa di buone dimensioni

Curiosità

Per quanto riguarda la cucina, va detto che la salpa divide i commensali, infatti c’è chi la ama e chi la disprezza.
Ricordo ancora la mia povera nonna Gina e le sue scorpacciate di salponi arrosto. Buonanima.
Oggettivamente, come pesce ha le carni sode ma dal sapore ‘forte’, pertanto a molti non è gradita, ma come ripeto c’è chi ne va matto.
Un’ accortezza da avere, tuttavia, è quella di eviscerare il pesce immediatamente dopo la cattura per fare in modo che gli umori delle alghe digerite non vadano ad inficiarne le carni.
L’ultima curiosità.
Dalle nostre parti la salpa è presente in numerosissima quantità e pur tuttavia gli esemplari più grossi non superano i 7/8 etti. Ricordo ancora, anni or sono, quando era assai facile catturarne di grandi intorno al chilo, chilo e mezzo.
Era inoltre facilissimo incontrarle mischiate insieme a grossi esemplari di boghe.
Oggi le boghe sono praticamente estinte (ne rimangono solo esemplari di taglia minore) ed i salponi da chilo e mezzo sono un lontano ricordo.
A mio avviso la causa è da ricercare nell’alimentazione. Ho ragione di pensare che alcune sostanze presenti nelle acque e che si depositano sulle alghe, loro alimento base, ne rallentino o addirittura impediscano la crescita.

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