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Le schede dei campioni: Sandro Mancia e la Corvina


Le schede dei Campioni, raccolte e curate da Simone Belloni, affrontano il tema della cattura delle varie prede da una prospettiva del tutto particolare, quella delle gare. Pur fornendo indicazioni utili anche ai pescatori in apnea amatoriali, le schede sono dirette in particolare verso coloro che si dedicano all’agonismo o che, comunque, vogliono approfondire la loro conoscenza delle gare e delle tecniche vincenti adottate dai protagonisti del nostro sport.
Queta volta vi presentiamo la scheda sulla corvina, redatta dal grande campione Sandro Mancia, del Team Sporasub.

La corvina vive in gruppo stazionando, come sospesa, davanti alla tana o sopra una distesa di posidonia

La corvina è senza dubbio uno dei pesci più ricercati dal pescatore subacqueo, non soltanto per il valore tecnico della cattura, ma anche per l’interesse gastronomico suscitato dalla bontà delle sue carni; ha un corpo allungato, dotato di ampie pinne, una livrea verde dai riflessi dorati e ramati ed abitualmente vive in gruppo stazionando, come sospesa, davanti alla tana o sopra una distesa di posidonia. In Mediterraneo raggiunge dimensioni intorno ai tre chilogrammi ed oltre, anche se molto raramente. La misura minima prevista dalla normativa nazionale per la pesca sportiva e professionale è di 7 centimetri, in quanto la corvina rientra tra le specie non menzionate dal regolamento della pesca marittima (D.P.R.1639/1968); attenzione in Sardegna, dove la taglia minima è fissata in 20 cm. Nonostante questi limiti, decisamente scarsi, è preferibile non catturare esemplari al di sotto dei 250,300 grammi.

Dove cercarla

Diffusa nella maggior parte delle coste italiane la “sciaena umbra”, questo il suo nome scientifico, predilige i fondali di grotto, di posidonia, possibilmente intervallati da chiazze di sabbia, le frane di massi, le fenditure profonde, e in genere quelle porzioni di fondale che permettono di svanire alla prima avvisaglia di pericolo. Le tane sono quasi sempre impenetrabili, e tali da permettere ai pesci di svanire nel nulla, e da lasciare con un palmo di naso il sub che non utilizza una corretta tecnica di pesca. E’raro che i pinnuti scelgano delle tane completamente accessibili ed è preferibile non eccedere con le catture per non impoverire eccessivamente la zona conosciuta, in quanto solo così ritroveremo i pesci nello stesso posto la volta successiva. Una delle caratteristiche principali di questa specie, infatti, è la particolare abitudinarietà nella frequentazione di certe zone. Questo aspetto costituisce un vantaggio non indifferente per il sub attento, ed è per questo che il ritrovamento di una zona ricca di corvine durante la fase di preparazione di una gara rappresenta un vero e proprio jolly.

Sandro Mancia con una bella corvina

Ho potuto constatare personalmente che i corvi risentono meno rispetto ad altri pesci della variazione delle condizioni meteo-marine, abbandonando una buona tana soltanto se non ne possono fare a meno. Le condizioni ideali sono costituite da acqua limpida e corrente leggera sulla tana, perché in questi casi le troveremo tutte fuori a nuotare lentamente contro corrente; viceversa, quando l’acqua sarà torbida e la corrente assente, i pesci difficilmente si faranno vedere, rifugiandosi nel fondo delle tane o addirittura spostandosi nelle vicinanze, pronte a riunirsi davanti la tana al ripristinarsi delle condizioni ideali. Al fine di tutelare questo meraviglioso pesce che ha nell’abitudinarietà il suo tallone d’Achille la FIPSAS ha introdotto giustamente, già nel regolamento dell’ultimo assoluto, delle modifiche volte a limitare a cinque il numero delle corvine catturabili durante la competizione.

Come insidiarla

Le tecniche che utilizzo più frequentemente per la cattura sono quelle della pesca in caduta e della pesca in tana. Bisogna tenere in considerazione che, nonostante la corvina sia un pesce dal nuoto lento ed aggraziato, è capace di scatti velocissimi. Infatti, riesce a percepire le vibrazioni prodotte nell’acqua dall’apneista in avvicinamento e dalla freccia in arrivo; personalmente, quando utilizzo la tecnica della pesca in caduta, curo molto la fase di discesa ed avvicinamento al branco, in cui il sub deve innanzitutto avere un assetto che permetta di arrivare sul fondo solo leggermente negativo, poiché l’eccessiva velocità farebbe fuggire i pesci; la discesa, inoltre, deve essere lenta e graduale, con una traiettoria leggermente obliqua; deve sfruttare la spinta negativa del corpo in caduta a foglia morta, le pinne immobili saranno usate, soltanto se necessario, per le piccole variazioni di traiettoria in vista del bersaglio, che deve essere prescelto nel gruppo già prima di arrivare a tiro, in modo da avere il fucile già puntato nel momento in cui si arriva in prossimità dei pinnuti.

L’azione di pesca va indirizzata verso gli esemplari posti alle estremità del branco

Se la tecnica sarà stata utilizzata in maniera corretta la corvina non percepirà delle vibrazioni eccessive, e si farà portare a tiro con facilità. Sarà opportuno indirizzare l’azione di pesca verso gli esemplari posti alle estremità del branco, al fine di non spaventare a morte tutte le altre per tentare una nuova caduta.

Il fucile che utilizzo per questa tecnica è un 75 Aspic Sporasub armato con elastici H. Dessault da 16 mm ed asta da 6 mm. L’asta con diametro ridotto permetterà una maggiore precisione di tiro, che dovrà essere indirizzato possibilmente dietro la branchia. Di solito carico l’elastico sulla prima tacca dell’asta, in quanto, se tutto va come previsto, si premerà il grilletto solo quando il pesce resta ad un metro circa dall’asta.
La tecnica della pesca in tana consiste nella ricerca minuziosa della preda all’interno degli anfratti, e offre dei vantaggi soprattutto quando abbiamo a che fare con una zona di grotto, dove, facendo il minatore ed esplorando i buchi migliori, si riesce a fare carniere.
Se invece la tana è costituita da una sola fenditura profonda o da una frana, difficilmente dopo il primo colpo le corvine daranno un’altra opportunità, sparendo nei meandri bui e tortuosi della cavità. Bisogna colpire il pesce preferibilmente all’imboccatura della tana con velocità e precisione; personalmente, utilizzo poco la lampada, e solo se non ne posso fare a meno, poiché la corvina non ama essere illuminata e spesso, quando si accende la torcia, schizza verso il fondo della tana.
Il fucile prescelto varierà in base al tipo di fondale: per il grotto basso e stretto utilizzeremo fucili corti armati con fiocina (personalmente utilizzo uno stealth 55 o 70 oppure un viper 55 sporasub), mentre per la frana, le fenditure profonde ed in genere quelle tane che formano delle cavità larghe, preferisco l’arbalete 75 in precedenza descritto.

Un sub ha arpionato una grossa corvina

Con la conoscenza della tana e con l’esperienza acquisita sulla zona, potremo valutare meglio se nel caso specifico è meglio premere il grilletto subito, o aspettare la discesa successiva per sfruttare una posizione migliore.

Qualche volta mi capita di prendere questi pesci con la tecnica dell’aspetto: durante una battuta di pesca, non è difficile che mentre si è su un fondo di roccia o posidonia si possa udire lo schiocco tipico prodotto dalle corvine, senza tuttavia riuscire ad avvistare alcun esemplare. In questi casi, una volta riemerso, mi ventilo bene al fine di tentare un aspetto sul fondo e, molto spesso, il pinnuto prima invisibile si presenta incuriosito davanti al fucile.

Quest’ultima tecnica può essere utilizzata con successo in prossimità delle tane soprattutto quando, con acqua torbida, non si riesce ad individuare alcun esemplare durante la caduta a foglia morta. Anche l’aspetto davanti la tana può essere proficuo al fine di selezionare la preda senza terrorizzare le altre, o al fine di tentare una coppiola, altrimenti improbabile.
Infine, preferisco la tecnica della pesca all’agguato in presenza di tane particolarmente frequentate dai sub; ciò accade soprattutto nelle coste con pareti a picco e nelle secche più conosciute, poiché in questi casi l’assidua azione di pesca rende i pinnuti molto nervosi, diffidenti e capaci spesso di darsi alla fuga non appena riconoscono la sagoma dell’apneista in superficie. Pertanto, conoscendo la tana, cercheremo di sorprendere i pesci, scendendo in modo da appiattire il corpo sulla parete e nasconderlo quanto più possibile alla vista delle corvine. Se l’agguato sarà lento e silenzioso arriveremo a tiro senza allarmarle. Questa tecnica può essere utilizzata anche dal fondo con ottimi risultati, oppure quando, dopo una discesa in caduta infruttuosa, si scorgerà un pinnuto in lontananza. Anche in questa ipotesi, se avremo ancora fiato, un avvicinamento radente, lento e silenzioso ci porterà a distanza utile per il tiro.

Ancora Sandro con una corvina di buone dimensioni

Quando insidiarla

La corvina si pesca tutto l’anno ad una profondità ideale compresa tra i dieci ed i trentacinque metri circa, anche se d’inverno non è difficile trovare esemplari di tutto rispetto in pochi metri d’acqua. Durante la stagione estiva tende ad occupare le tane più profonde, complice il turismo nautico e l’assidua azione di pesca, ma mi capita di ritrovarle nelle tane del bassofondo dopo le mareggiate. E’ importante non disturbare i pinnuti durante il periodo della riproduzione, che coincide con l’inizio della primavera e può durare sino ad estate inoltrata. In questo periodo la loro presenza è individuabile tramite il tipico toc toc prodotto dal cranio [per sentire il “toc toc” della corvina, clicca qui].

Durante L’inverno, a partire da Dicembre inoltrato, ho constatato che questi pesci si riuniscono in alcune zone e dove stazionano sino a Maggio-Giugno, per poi farsi rivedere l’anno successivo. Naturalmente ogni porzione di fondale abitata da questi pesci ha la sua regola: vi sono tane che vengono abitate un mese all’anno ed altre abitate più mesi o addirittura tutto l’anno. Per tali motivi consiglio di prendere le mire delle zone dove trovate i branchi di corvine perché vi potranno tornare utili successivamente, annotando minuziosamente il giorno, il mese di ritrovamento e le successive visite. Tali appunti vi serviranno a capire se e quando potrete ritrovare i pinnuti. Ricordate sempre di praticare la pesca in maniera coscienziosa e di non superare il limite di pescato fissato in 5kg dalla legge.

In competizione

I branchi di corvine sono stati spesso risolutivi nelle competizioni poiché l’abitudine a frequentare sempre le stesse zone ha offerto dei punti di riferimento importanti agli agonisti. A tal proposito non dimenticherò mai quella bellissima pescata che mi permise di vincere la seconda giornata dell’assoluto 2002 nelle acque di Calasetta in Sardegna. In quella occasione avevo trovato una serie di catini di roccia adiacenti, intervallati da sabbia e posidonia, che creavano delle fenditure profonde e comunicanti dove vivevano una cinquantina di corvine giganti e tre cernie ad oltre trenta metri di fondo.

Un sub appena riemerso con una corvina

Durante la preparazione ero restato incantato dalla ricchezza di pesce che si trovava in questo angolo di mare in quanto, oltre ai pesci stanziali, ogni volta che mi poggiavo sul fondo, facendo un breve aspetto, arrivava un branco di dentici enormi tanto che mi assaliva il dubbio che si trattasse di mare mediterraneo. Con il mio fidato barcaiolo Vincenzo andavamo a controllare la zona all’alba ed i pesci erano sempre li, tanti da riempirci gli occhi e darci fiducia sul buon esito della gara. Pensavo che anche altri avessero trovato la zona anche perché molti concorrenti cercavano nei pressi mentre, alla partenza della gara, ebbi la gradita sorpresa di ritrovarmi sul punto da solo.

Appena sceso in acqua avevo il cuore in gola tanto che prima di fare la capovolta aspettai che il battito cardiaco si regolarizzasse. Impugnando un arbalete 100 arpionai subito la cernia più grossa, l’unica consentita, e nei tuffi successivi con un 75, incominciai a prendere le corvine con la tecnica della pesca in caduta mentre gli altri serranidi di guardavano incuriositi la scena. Dopo un pò iniziai a cercarle in tana e, esplorando minuziosamente gli anfratti della zonetta, alla fine delle quattro ore consentite conclusi con quattordici prede (14kg) più la cernia (8Kg).

Ricordo inoltre un’altra tana che mi permise di vincere una selettiva nelle acque di Capo Gallo, zona adesso protetta da una riserva marina. Si trattava di una tana costituita da un costone di roccia alto un metro circa con uno spacco orizzontale alla base, all’interno del quale si apriva una stanza accessibile anche da alcune strette fenditure verticali poste sul tetto del costone. Le corvine erano sempre li davanti la tana e così, anche il giorno della gara, l’unico inconveniente era costituito dalla profondità (-28mt), dalla forte corrente e dal fatto che la gara si disputava con la formula a nuoto. Con precisione millimetrica pedagnai il pallone con due Kg di piombo in modo da averlo sulla perpendicolare della tana. Ogni volta rimontavo la corrente in modo tale da sfruttarla durante il tuffo ed arrivare con precisione sulla tana, così facendo, catturando una corvina dietro l’altra, riuscii a vincere la gara concludendo con nove pesci validi.

Sandro Mancia

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