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La tecnica dell’aspetto

| 20 aprile 2003 | 0 Comments
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Mariano Satta con un grosso esemplare di pesce serra

L’aspetto è un’arte che si acquista con un allenamento paziente ed assiduo. La regola di base di questa tecnica sempre più praticata dagli appassionati è: “osservare e non muoversi”.

Per ottenere buoni risultati, è necessario utilizzare un’attrezzatura neutra o mimetizzata al massimo, nascondere l’orologio od altri oggetti luccicanti ed imparare a mantenere l’immobilità. Non bisogna mai effettuare dei movimenti bruschi o spostamenti rapidi, pena l’allontanamento della potenziale preda. Qualora si avvisti il pesce, occorre avvicinarsi silenziosamente, senza fare alcun rumore e, appostandosi, suscitare la sua curiosità; riguardo l’appostamento, è fondamentale imparare a confondere la nostra sagoma con l’ambiente approfittando delle ombre o delle asperità che il fondale ci offre. Oltre ad evitare di far stagliare la nostra figura in modo netto rispetto al fondale, dovremo stare molto attenti a non produrre rumori.

CENNI

Personalmente, ho incominciato a dedicare le mie attenzioni alla tecnica dell’aspetto agli inizi degli anni ottanta, quando i pesci iniziavano ad essere più smaliziati e diffidenti. In quegli anni, nell’intero territorio nazionale – e in particolar modo in Sardegna- la maggior parte dei sub esperti andava a pescare di notte con l’ausilio di lampade a lunga autonomia (pratica proibita nel 1983). Tanti iniziavano a fare trainetta, e in generale erano molti i pescatori che si dedicavano ad una pesca di rapina piuttosto che alla pesca sportiva come la intendiamo oggi. L’agonismo in quegli anni salvò l’immagine del pescatore sportivo, perché al di fuori dei circuiti delle gare la pesca veniva praticata dai più in maniera indiscriminata. In quegli anni i fucili oleopneumatici la facevano ancora da padrone, ma pian piano, con l’importazione e l’inizio della produzione degli arbalete da parte delle nostre aziende, la tecnica dell’aspetto cominciò ad essere sempre più apprezzata. Da allora, le armi ad elastici, lunghe ed agili, hanno preso il sopravvento su quelle oleopneumatiche, tanto potenti quanto pesanti e rumorose.

La tecnica più usata era sempre stata la pesca in tana, ma la tecnica dell’aspetto iniziava a suscitare curiosità e fascino anche presso i più scettici. Il pesce aveva iniziato a cambiare abitudini ed essere sempre più diffidente, ed anche le prede tipiche della pesca in tana come i saraghi iniziarono a disdegnare pertugi ed anfratti, dove risultavano molto più vulnerabili. La pesca in tana si spostò verso quote più profonde, lasciando il bassofondo a diverse nuove tecniche, tra cui l’aspetto.

La pesca all’Aspetto si può collocare tra le regine delle tecniche e può essere praticata a tutte le quote, ma reputo necessario dividerla in due livelli, affinché i meno esperti abbiano la possibilità di valutare i limiti dove operare e capire quali specie insidiare.

PECULIARITA’

A differenza delle tecniche che richiedono azioni dinamiche, l’azione di pesca si deve praticare con un appostamento statico, esattamente come fanno tanti animali in natura. Con l’aspetto si vanno a sfruttare alcuni particolari punti deboli dei pesci, e cioè la loro grande curiosità ed il senso di proprietà e di controllo del territorio di alcuni predatori. I pesci, infatti, scelgono delle zone ben precise, e come tutti gli animali marcano territorio. In determinati periodi fissano i confini del territorio per l’alimentazione e l’accoppiamento. Mentre le tecniche dinamiche come l’agguato puntano sul fattore sorpresa, l’aspetto punta sul fattore curiosità: le microvibrazioni prodotte dal nostro corpo portano qualunque pesce ad allertarsi e controllare la loro provenienza qualora segnalino un’invasione nel loro territorio. La curiosità è innata in tutte le specie, non solo nei predatori, e non a caso è divenuta proverbiale.

SICUREZZA

Un sub aspetta la preda

La tecnica dell’aspetto è una tecnica individuale, ma non per questo deve essere attuata in solitudine. Il sistema di coppia è un elemento di garanzia e di successo, e per quanto si operi a quote più o meno profonde è d’obbligo poter contare sulla presenza di un compagno sopra la verticale. Il rischio per eccellenza è la sincope, ma se si osserva la regola della presenza costante di un compagno pronto ad intervenire questo rischio si abbatte enormemente, a patto che la presenza del compagno non venga interpretata come un “salvacondotto” per escursioni aldilà dei propri limiti. Prima di qualunque tuffo bisogna evitare sempre l’iperventilazione, che ci esporrebbe ad un maggiore rischio di sincope, e come per l’agguato è necessario preparare minuziosamente il tuffo in totale rilassatezza. Personalmente, anche per l’aspetto mi concentro sul punto su cui voglio effettuare l’appostamento, passo in rassegna il corpo ed effettuo una respirazione lenta, concentrata in atti respiratori controllati minuziosamente. Di solito effettuo un massimo di sei atti con una fase d’inspirazione di durata di poco superiore ai dieci secondi ed una espirazione di circa venti. La respirazione va effettuata in massima rilassatezza anche in presenza di vento e corrente. Sempre ai fini della sicurezza, bisogna memorizzare prima del tuffo la situazione che decidiamo di affrontare, affinché vengano annullati l’aumento di tensione e di stress che potrebbero essere prodotti da un’azione effettuata senza alcun criterio.

DISTINZIONE PRELIMINARE

E’ necessario distinguere la disciplina in due livelli, in base alle quote operative e le prede che si intendono insidiare:

aspetto nel bassofondo: si intende quello esercitato da 0 a 15 metri

aspetto profondo: è quello praticato oltre i 15 metri

L’ASPETTO NEL BASSOFONDO

La spigola, regina del bassofondo

L’aspetto nel bassofondo si pratica sia in superficie che a fondo, e la profondità massima d’esercizio può essere fissata in quindici metri. Nell’aspetto in bassofondo tante prede possono essere insidiate con successo anche evitando d’immergersi: anche se la maggior parte dei neofiti sono convinti che la cattura del pesce sia legata indissolubilmente alla profondità, questa convinzione può essere tranquillamente smentita da semplici appostamenti in emersione. La tecnica così praticata si rivolge alla regina del bassofondo, e cioè la spigola, che preferisce cacciare in poche spanne d’acqua e nei mesi più freddi fissa i confini del suo territorio in prossimità di sbocchi d’acqua dolce o in coste basse e preferibilmente frastagliate. Se si punta alla cattura della spigola, non sarà necessario operare in superficie, ma le catture si concentrano comunque in pochi metri di profondità.

Come la Spigola, anche altri pesci non predatori scelgono queste quote: Cefali, Saraghi Pizzuti, Maggiori e Fasciati e le Salpe. Prima di ogni tuffo si devono valutare tanti fattori e non sempre si riescono ad avvistare le prede in anticipo. Tanto con acqua limpida quanto in condizioni di visibilità precarie, a volte si dovranno sfruttare fattori diversi dall’avvistamento diretto, come ad esempio l’effettuare l’appostamento dove è presente una concentrazione di “mangianza”, dove mulinella l’acqua oppure dove, semplicemente, il fondale si presenta adatto. Per questo motivo è indispensabile pianificare ogni tuffo; mentre si prepara l’immersione, si deve valutare il punto migliore per l’appostamento, che solitamente sarà quello che offre maggiore copertura alla nostra figura.

Si prestano maggiormente all’aspetto quei punti di fondale che presentano massi, pietre, scogli ed asperità, alghe e tutto ciò che può offrire un nascondiglio dove far sparire la nostra sagoma. Una volta raggiunto il fondo è preferibile assumere da nascosti una posizione un po’ alta del busto, in modo che le pinne restino basse e maggiormente nascoste.

ATTREZZATURE

Per l’Aspetto in bassofondo, la scelta cade su attrezzature specifiche che devono assicurare libertà di movimenti e sopratutto benessere termico. I continui appostamenti e la mancanza di movimento portano i più freddolosi a soffrire, e per quanto l’organismo cerchi di adattarsi è meglio desistere qualora non si disponga di mute ed accessori adatti. Le mute preferite dai più solitamente sono quelle in “spaccato” e con “fodera esterna”; i più esperti usano preferibilmente le mute lisce, sia per il confort che producono in acqua che per l’assenza di cuciture. Infatti, le mute che non presentano cuciture a parità di spessore risultano più calde e confortevoli, ma necessitano di un uso molto attento, in quanto le abrasioni prodotte negli appostamenti le portano ad avere una vita più breve di quelle morbide e foderate esternamente. Ci sono mute in altri materiali, come quelle in S.C.S o spalmato internamente, che risultano confortevoli e più facili da indossare per i meno esperti. Essendo prive di fodera, necessitano di sostanze lubrificanti per essere calzate. Guanti e calzari sono d’obbligo: oltre a proteggere mani e piedi dalle abrasioni, ci aiutano a limitare la dispersione di calore alla base di intorpidimenti molto fastidiosi che possono anche interferire con l’azione di caccia.

La discesa deve essere silenziosa

Riguardo la maschera, è preferibile optare per un modello che presenti un buon rapporto tra volume interno e campo visivo: personalmente, prediligo una maschera a grande visuale, priva di telaio rigido e con volume ridottissimo. Il mercato offre modelli vari dalle caratteristiche più svariate, per questo sono certo che nessuno resterà senza un modello che gli si adatti alla perfezione. Il tubo deve essere morbido e anatomico: consiglio di posizionarlo possibilmente dietro la nuca e sotto il cinghiolo. Deve essere “libero” e mai fissato con anellini di gomma o altro al cinghiolo della maschera. Qualora si abbia l’abitudine di tenerlo in bocca, ci si ricordi almeno di “sputarlo” negli ultimi metri della risalita.

Particolare attenzione meritano le pinne, che devono risultare adatte tanto al nuoto di superficie che alla discesa. Devono permettere di “mantenere il punto” in presenza di corrente senza produrre sforzo nei momenti di preparazione al tuffo; devono essere potenti per permetterci di guadagnare il fondo agevolmente e devono essere reattive nelle fasi che seguono la cattura e la risalita, soprattutto nel momento dello stacco dal fondo.

Nella pesca all’aspetto nel bassofondo, la zavorra deve essere sempre calibrata in modo ottimale, e l’adozione di uno schienalino è una pratica sempre più diffusa fra gli appassionati. Come nell’agguato, lo schienalino deve essere preferibilmente modulare, affinché chi non ha ancora maturato esperienze possa variare il proprio assetto anche in acqua. Lo schienalino non deve essere mai vincolato alla cintura, e la pesata deve risultare sempre superiore nella cintura, che in caso di necessità va sempre sganciata senza esitazioni.

Catturare un sarago all’aspetto non è semplice

Le armi più indicate sono i lunghi arbalete dotati di mulinello, anche se alcuni affezionati usano con soddisfazione gli oleopneumatici.

La principale caratteristica che i lunghi arbalete devono avere è quella di permettere dei tiri lunghi e precisi e non stancare il polso nelle fasi di puntamento o leggero brandeggio.

A differenza di quanto si pensi un abile Aspettista non tiene lo sguardo in avanti ma con movimenti dolci osserva tutto e si guarda intorno. I più abili, durante l’ appostamento riescono ad osservare l’ambiente circostante anche a 360°, ma sono astuzie e tecnica che si sviluppano in molto tempo: anche se la caratteristica principale dell’aspetto è l’immobilismo, piccoli movimenti effettuati senza produrre vibrazioni possono risultare utili. Se ben fatti, movimenti del capo e piccole roteazioni del busto permettono ai più abili di aumentare il campo visivo senza spaventare le prede.

LE PREDE PIU’ AMBITE

Per quanto si operi ad un massimo di quindici metri di profondità l’incontro con prede di pregio e qualità non è raro. L’aspetto nel bassofondo può portare alla cattura di pesci pelagici come le grosse Lecce sopratutto nel periodo autunnale, dei Dentici di peso che nel periodo invernale da solitari si avvicinano al bassofondo. In prossimità di foci e porti non è raro l’incontro con uno dei pesci più combattivi in assoluto e cioè il pesce Serra. Sempre nel bassofondo sono sempre meno rari i Barracuda che a volte si presentano in grossi branchi.

Leggi la seconda parte dell’articolo: L’aspetto profondo

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