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La Rocca di Manerba (Parte 2)

| 3 ottobre 2007 | 0 Comments
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La spiaggiaLa “spiaggia” (tra virgolette perché trattasi di ciottoli e scogli), riparata da uno splendido e ombroso bosco, si estende per circa un chilometro ed è suddivisibile in tre zone, che corrispondono ad altrettante tipologie del fondale.

‘ La zona centrale, la più frequentata dai bagnanti, è quella alla base del sentiero di accesso ed è a sua volta suddivisibile in due parti: lato destro (guardando il lago) costituito da lisce placche rocciose e lato sinistro costituito da un relativamente largo spiaggione ciottoloso.
Nell’ansa innanzi allo spiaggione l’acqua cresce progressivamente e il fondale è formato da ciottoli e sassoni. A circa venti metri da riva, in corrispondenza di una fascia di massi sommersi, si ha un primo evidente sbalzo che porta la profondità a 3/4 metri. Allontanandosi ancora di una ventina di metri si perviene ad una franata che da 5/6 metri scivola rapidamente verso i 20 e più metri. Tutta l’ansa permette, a seconda della stagione, l’incontro con le tinche, poche ma di generose dimensioni, i cavedani, numerosi e grossi, i persici reali, moltissimi ma piccoli, gli immancabili persici sole, che sovente raggiungono dimensioni record e, talvolta, le anguille.

Al limite nord dello spiaggione, appresso alla riva, si nota un grosso masso squarciato verticalmente e più in fuori alcuni scogli affioranti che segnano il confine con la zona nord. Gli scogli affioranti e i massi sommersi che li circondano, formano un interessante dedalo di tane, alcune enormi e profonde, quasi sempre frequentate da persici reali, persici sole, persici trota, barbi e cavedani; talvolta è possibile l’incontro con piccole tinche, nel loro coloratissimo manto giallo, e anguille.
A sud dello spiaggione, in corrispondenza con l’inizio della zona a lisce placche rocciose, il fondale è rappresentato da una poco pronunciata punta rocciosa appena sommersa (in piena estate può anche essere parzialmente scoperta) i cui contorni formano una netta paretina di 2/3 metri, solcata da canaloni all’interno dei quali è facile incontrare branchi di cavedani. Poco più al largo il fondale è formato da numerosi grossi massi che scivolano su un pianoro di sabbia e ciottoli, la profondità ora è mediamente intorno ai 6 metri, qui, nella stagione propizia, è facile incontrare branchi numerosi di grossi cavedani e isolati gruppi di tinche.

Oltre detta punta il fondale risulta più uniforme: sottocosta, se non sono emerse, si trovano lisce placche rocciose; a 20 metri da riva si hanno 2/3 metri di acqua e il fondale è costituito da fine ciottolato con radi grossi massi tra i quali è possibile incontrare barbi di discrete dimensioni; più in fuori torna il fondo sassoso con vari piccoli massi isolati tra i quali s’incontrano, più che altro, frotte di piccoli pesci. Un’altra punta rocciosa a pelo d’acqua, ma decisamente più evidente della precedente e priva di canaloni, rappresenta il limite sud della zona centrale.
In tutta questa zona l’entrata in acqua può essere semplice, quando il livello dell’acqua è alto o molto basso, ma anche difficile, quando il livello dell’acqua si abbassa, in ogni caso va scelto con attenzione specie se in presenza di onda.

‘ La zona sud inizia con la punta sopra menzionata in corrispondenza della quale la costa si presenta costituita da lisce placche rocciose che vanno ad esaurirsi in una spiaggia ciottolosa chiusa a sud da una piccola parete verticale che si tuffa direttamente nel lago. Più oltre riprende la spiaggia a ciottoli che prosegue per circa mezzo chilometro, fino a morire contro un’altra parete verticale. Anche questa zona è piuttosto frequentata, sebbene un poco più tranquilla rispetto alla precedente.
L’accesso da riva è inizialmente semplice (ma dipende dal livello del lago) dato che il ciottolato della costa continua nell’acqua senza grossi ostacoli, il fondale però, dalla punta rocciosa sopra menzionata fino all’altezza di alcuni canneti residui ormai in secca sulla riva, è monotonamente costituito

da piccoli sassi e ghiaia con alcuni ciuffi di alghe, risultando solitamente poco interessante, anche se vi si possono talvolta incontrare alcune rare anguille e piccoli pesciolini. Più a sud il fondale torna a farsi meno monotono, riprende la presenza di persici e, soprattutto, cavedani, ma l’accesso da riva è reso abbastanza difficoltoso da un tratto di lavoratissimi scogli affioranti o appena sommersi, bisogna scegliersi con cura l’entrata in acqua, specie con lago mosso quando il rischio di essere ributtati sugli scogli si fa non indifferente.

‘ Più selvaggia e meno frequentata è la zona nord, costituita da scogli lavorati e non sempre comodi. L’accesso all’acqua è semplice: basta sedersi sugli scogli e scivolare in acqua che inizia da subito con almeno un metro e mezzo di profondità, per poi crescere gradualmente finché si perviene

ad una franata che sprofonda nel blu (30 metri da riva nel tratto iniziale subito dopo il masso squarciato, 10/15 metri più a nord). Il sottocosta e il fondale proseguono identici e monotoni per circa ducento metri, vi si possono incontrare branchi di persici reali, anche di discrete dimensioni, e radi cavedani. Verso la fine degli scogli s’incontrano le prime anse ghiaiose che danno rifugio a branchi di cavedani e di barbi, mentre più al largo continua la franata nel blu con la possibilità d’incontrare grosse tinche.
Finiti gli scogli, dove la parete piomba verticale sull’acqua, il sottocosta si presenta ghiaioso, poco più fuori grossi massi e più oltre la franata con tane interessanti. Qui ancora cavedani e radi persici reali, oltre agli immancabili e onnipresenti persici sole.

Tutta la zona nei week-end estivi è frequentatissima dalle imbarcazioni che si avvicinano molto alla riva. In questi mesi è consigliabile entrare in acqua molto presto e uscirne entro le 10, oppure entrare dopo le 16.

SnorkelingTraversata

Questo itinerario permette di visionare l’intera zona pur senza mai trovarsi in acqua superiore ai 2 o 3 metri.
Data la lunghezza del percorso, circa un chilometro per un paio d’ore di nuoto, è consigliabile indossare quantomeno una mutina (è comunque possibile abbreviare l’itinerario entrando e/o uscendo dall’acqua in un qualsiasi punto del tragitto descritto).
Consiglio di lasciare la propria borsa nel tratto centrale della spiaggia, personalmente mai avuto problemi di furti e nemmeno ne ho sentito parlare, lascerei però qualcuno a ‘guardia’. Non vestitevi subito ma portatevi l’attrezzatura sottobraccio, specie se c’è il sole e/o fa molto caldo. L’alternativa è quella di avere qualcuno che, non entrando in acqua, possa accompagnarvi al punto d’entrata e poi andare ad aspettarvi a quello d’uscita, portandosi appresso la vostra borsa.

Seguendo il comodo sentierino che attraversa tutta la zona, portarsi verso nord fino a quando la parete verticale della Rocca impedisce di proseguire, all’incira 10 minuti di cammino. Detto sentiero è percorribile anche con ciabatte ma, dato che alcuni tratti si affacciano a piccole scarpate, non altissime ma comunque sufficienti per farsi del male, consiglio l’uso di sandali o scarpe chiuse.
Entrare in acqua proprio sotto la parete della Rocca, qui l’acqua bassa e il fondo ghiaioso favoriscono una facile entrata anche nel caso che il lago sia un poco agitato.
Costeggiare verso nord la base della parete, tenendosi proprio incollati alla stessa (se l’acqua fosse troppo bassa, spostarsi in fuori a cercare il punto in cui il nuoto inizia ad essere agevole). Arrivati al suo termine non seguire gli scogli ma portarsi al largo di una quindicina di metri su un fondale di ghiaia e grossi massi. Raggiunti due scogli appena sommersi e isolati nel mezzo dell’ansa, ritornare all’incirca al punto da dove si è entrati in acqua. Ora seguire, tenendosela sulla destra, la scogliera, visitando le numerose anse e i piccoli canaloni che la stessa forma.
Procedere senza mai discostarsi dalla costa, giunti ad un grosso scoglio sommerso passare nel canalone che questo forma con la scogliera della riva e poi procedere oltre sempre rasente la costa.

Giunti in prossimità del grosso masso squarciato, distaccarsi dalla costa e puntare alla base dello stesso, qui è possibile con un piccolo tuffo (1 metro d’acqua) osservare una cavità passante che a volte ospita, insieme a piccoli cavedani, delle bisce d’acqua (sembrano minacciose ma non fanno assolutamente nulla, certo che trovarsele improvvisamente davanti alla maschera non è mai esperienza piacevole, ma da mettere in gioco immergendosi in lago).
Procedere oltre il masso squarciato tenendosi sulla destra degli scogli affioranti che si vedono una ventina di metri più al largo (può essere che qui l’acqua sia troppo bassa per nuotarci, in tal caso o si procede camminando per alcuni metri, sconsigliabile, o si deve passare sulla sinistra degli scogli, dove la vista può essere appassionante ma l’acqua raggiunge i 3 metri di profondità e sprofonda rapidamente), è questo un tratto di piccoli massi che offrono riparo ad una miriade di piccoli pesci: basta affacciarsi alle tane per vederne il luccichio.

Oltrepassati gli scogli affioranti (se si è passati sul lato sinistro rientrare verso riva di una quindicina di metri) procedere parallelamente alla costa girovagando liberamente tra i grossi massi, dopo circa 25 metri spostarsi sotto costa per ispezionare alcune radure ghiaiose ove solitamente si radunano grossi cavedani.
Raggiunta la barriera della prima punta rocciosa, seguirla verso il largo e appena oltre la punta fare attenzione ai canalini che ne solcano la paretina: è facile vedere dei cavedani. Seguire la parete rocciosa sommersa ritornando verso la costa e verso acque meno fonde. Tenendosi a circa 20 metri da riva spostarsi ancora verso sud attraversando spianate di ghiaia e aggirando grossi massi isolati. Arrivati alla seconda punta aggirarla tenendosi accostati alla stessa e poi procedere sempre verso sud su un fondale di piccoli massi accatastati.

A riva ora notate un piccolo canneto, non avvicinatevi allo stesso (è ormai completamente spiaggiato) ma tenetevi circa 20 metri al largo e oltrepassatelo. Ora il fondale riprende a farsi più movimentato con grossi massi che formano canaloni in cui è possibile veder sfrecciare cavedani di varie dimensioni. Procedete ancora verso sud per cento metri, divertendovi a inseguire i cavedani fra le rocce e poi portatevi a riva per uscire dall’acqua oppure, se avete ancora energie, tenendovi più sotto costa, tornate a nuoto fin oltre il canneto, per uscire in prossimità della paretina che qui interrompe la spiaggia.

Archi e grotte

Il nome che ho dato a questo percorso è un poco pomposo, in realtà, per non alzare di troppo la profondità dei tuffi, si tratta di una sola ampia tettoia e di una serie di buchi mai enormi ma talvolta sufficienti per entrarci con l’intero corpo, senza peraltro mai risultare insidiosi (se si evita di spingersi troppo addentro).
La profondità, che si aggira tra i 2 e i 5 metri, rende questo itinerario un po’ più impegnativo di quello che normalmente viene considerato snorkeling e va percorso in compagnia di qualcuno che abbia esperienza apneistica. Anche qui è altamente consigliabile l’utilizzo di un mutino, vuoi perché si andranno ad effettuare dei tuffi, ma anche per evitare di procurarsi delle abrasioni urtando contro le rocce.
La base ideale per lasciare la borsa è lo spiaggione centrale, infatti entreremo in acqua al suo lato nord e usciremo al suo lato sud. In questo caso lo spostamento a piedi è di poche decine di metri, quindi si può indossare la muta anche subito e portarsi al punto d’ingresso con le ciabatte (che poi si possono fissare ad una boa segna sub e trascinarsi dietro). L’itinerario richiede un perfetto zavorramento, dovrete risultare neutri a 3/4 metri di profondità. Consigliabile, ma non indispensabile, portarsi al seguito una torcia.

L’entrata in acqua avviene alle spalle del grande masso squarciato, dove una piccola ansa, solitamente con un metro d’acqua, permette un facile ingresso anche in presenza di discreto moto ondoso. Ci si prepara comodamente seduti su un sasso piatto all’ombra del ‘masso squarciato’, si scivola in acqua e si costeggia un primo massone per poi tenersi a destra accostandosi al ‘masso squarciato’. Sotto di questo si nota una evidente rientranza, alla sua imboccatura portarsi sul fondo e infilarsi nella stessa (attenzione evitare se è presente moto ondoso) che con andamento leggermente ascendente vi permette di affacciarvi ad una grottina passante (non infilatevi in questa, non ci passereste ed è più lunga di quello che sembra, peraltro dalla parte opposta sbucca in una zona d’acqua molto bassa, talmente bassa che il nuoto ne risulta impossibilitato), qui potreste improvvisamente trovarvi faccia a faccia con una biscia d’acqua, non spaventatevi, non è pericolosa, ma fermatevi e osservatela nel suo lento incedere, se siete fortunati potreste assistere ad una scena di caccia.

Procedendo a ritroso uscite dalla rientranza e tornate in superficie, riprendendo il nuoto verso il largo. Appena passato il ‘masso squarciato’ incontrate altri due grossi massi completamente sommersi, sebbene ambedue formino dei cunicoli consiglio di ignorarli e continuare a nuotare verso l’evidente scoglio sulla vostra destra e un venti metri più al largo. Puntate proprio al suo apice destro e fermatevi un 5 metri prima dello stesso: a seconda della limpidità o meno dell’acqua potreste già vedere la tettoia che questo scoglio forma poco sotto la superficie, in alcuni casi potreste solo notare l’impressionante ombra blu che la stessa proietta sul fondo e nell’acqua circostante. Capovolta e portatevi sul fondo ciottoloso, ora entrate sotto la tettoia (che sporge per due/tre metri) e, procedendo a sinistra, percorretela tutta fino ad uscirne dall’altra parte (sono circa 6 metri a una profondità di 3 metri), a metà un masso va aggirato sul suo lato esterno, quello interno non è percorribile. Attenzione a risalire solo dopo essere usciti dalla tettoia, altrimenti una bella zuccata non ve la leva nessuno.

Mantenete il punto e preparatevi con calma per il tuffo successivo, con il quale ci riporteremo sotto la tettoia nel suo punto finale, quello da dove ne siamo usciti prima. Con calma e trascinandovi con le mani sui sassi del fondo entrate a fondo nella tettoia e scoprirete due piccoli grottini comunicanti, uno davanti a voi e l’altro un poco discostato sulla destra o sulla sinistra, a secondo della vostra esatta direzione d’ingresso. Attenzione che per vederli dovete entrare almeno un paio di metri sotto la tettoia e se siete zavorrati poco o troppo potreste incontrare delle difficoltà nel farlo. Spingendovi indietro con le mani riguadagnate l’acqua libera e risalite.

Spostatevi verso sud parallelamente alla costa di una decina di metri, osservando il fondo durante lo spostamento noterete che state scavalcando alcuni massoni accatastati gli uni sopra gli altri, dopo di questi il fondo si abbassa improvvisamente, poggiate brevemente a destra e tuffatevi in prossimità di alcune lame di roccia, sotto le quali troverete una miriade di buchi che potrete divertirvi a scrutare, specie se avete portato con voi una torcia.
Spostatevi ancora una decina di metri verso riva, appoggiando leggermente a sinistra e infilatevi in un canalone formato da due grossi scogli, quello di destra (guardando dal lago verso riva) affiorante, quello di sinistra sommerso. Al termine del canalone alla base dello scoglio di destra trovate un grottino con l’apertura molto stretta: potete solo affacciarvi.
Se l’acqua è sufficientemente alta potete continuare a costeggiare lo scoglio di destra entrando nell’ansa verso riva e raggiungendo i massi che uniscono lo scoglio (invero sono più scogli vicini) alla riva: sotto questi massi è spesso facile osservare decine di piccoli pesci.

Non spingetevi troppo verso riva ma ritornate sui vostri passi per portarvi allo scoglio di sinistra del canalone precedentemente percorso. Portatevi sul suo lato sud dove, tenendovi a destra o a sinistra di un masso appoggiato sul fondo, potrete affacciarvi ad un piccolo grottino; abituati gli occhi all’oscurità, volgete lo sguardo sulla destra dove parte un cunicolo stretto e tortuoso spesso popolato di piccoli pesci: cavedani, barbi, persici (reale e sole). Spingetevi indietro e risalite.
Ora riprendete a nuotare parallelamente alla costa e verso sud, circumnavigando i vari massoni che incontrate e curiosando nei diversi buchi che gli stessi formano. Quando arrivate contro la parete della punta rocciosa che si spinge verso il largo, seguitela verso destra e uscite dall’acqua, oppure tornate a nuoto verso nord tenendovi più sottocosta rispetto a prima e uscite quando l’acqua diventa troppo bassa per nuotare.

Siti Internet di riferimento(e fonti per le note storiche, archeologiche e botaniche riportate in questo articolo)

Comune di Manerba del Garda
Pro Loco Manerba
Comunità del Garda
Stradario di Manerba
Meteo Garda
Web Cam Manerba del Garda
Stazione meteorologica Manerba del Garda
Normative per la pesca nelle acque interne

Salvo diversa indicazione le illustrazioni (foto e disegni) sono di Emanuele Cinelli

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Category: Pesca in Apnea

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