Home » Pesca in Apnea » La Rocca di Manerba (Parte 1)

La Rocca di Manerba (Parte 1)

| 22 agosto 2007 | 0 Comments
Trovi questo articolo informativo?
[Voti: 0    Media Voto: 0/5]


Lentamente scendo verso un grosso masso che come un possente gigante domina la scarpata, ne raggiungo la base sul lato rivolto verso riva e, silenzioso, la costeggio per portarmi ad una piatta lama. Mi appoggio alla roccia con parte del busto, mentre le gambe scivolano nell’incavo che la precede e il fucile si protende in avanti per puntare verso il blu che sovrasta la scarpata.
Pochi secondi e dal nulla arrivano i primi pesci, arrivano veloci e sicuri, quasi mi sbattono contro i vetri della maschera. Stanno fermi innanzi a me, mi osservano tra il serio e il faceto, poi si girano e se ne vanno lasciando il posto ad altri pesci in una lenta processione. Prima i più piccoli, poi quelli un poco più grandi, infine i padelloni: grossi e curiosissimi persici sole.

La scena non è nuova, ci sono ormai abituato a queste visite, eppure ogni volta ne resto ammaliato, oggi, poi, i sole sono proprio grossi, sembrano dei piatti da cucina, non quelli dell’antipasto, proprio quelli del secondo! I più grossi che abbia mai visto.
Avanzano frontalmente e, arrivati a pochi centimetri dal mio viso, fermandosi a mezz’acqua mi osservano intensamente: sento il loro sguardo penetrare nel mio, ho l’impressione che stiano scrutando i miei pensieri, che cerchino d’intuire le mie intenzioni. Passano diversi secondi, io e loro fermi, io e loro a guardarci, ma se loro, i pesci, possono permettersi di restare li a guardarmi tutto il tempo che vogliono, io no, io devo tornare a respirare.

Indietreggio per scivolare sotto il bordo della lama e ritornare in superficie all’ombra del grosso masso. Lentamente percorro i pochi metri che mi separano dal mondo esterno, lo sguardo fisso verso il fondo, solo un paio di pinnate a delfino e poi mi abbandono al galleggiamento: non ho fretta di tornare a respirare.
Avverto il ritorno alla superficie perché la lenta risalita si ferma e il corpo tende a porsi in orizzontale. Con un leggero colpo di pinne mi raddrizzo, alzo la testa per respirare e’ il sole mi colpisce in viso accecandomi, mi giro su me stesso per dargli le spalle poi riapro gli occhi.

Uno splendido e bianco gabbiano mi volteggia vicino, arriva dalle alte pareti che mi sovrastano, le pareti che sorreggono i prati e i boschi della Rocca di Manerba, l’inconfondibile rupe il cui nome parrebbe derivare da Minerva, la dea che qui, secondo antiche leggende, si sarebbe rifugiata per sfuggire alle ire degli altri dei.
Frequento questa zona da molti, molti anni, scoperta casualmente mentre pescavo non l’ho più lasciata. Certamente dal punto di vista strettamente piscatorio non è quella che possa dare i migliori carnieri, però il relativo isolamento e la tipologia del fondale, simile a quello marino, la rendono a me sublime, per altro sono comunque possibili belle pescate, per non parlare delle soddisfazioni ricavabili praticando snorkeling e fotografia in apnea (ma anche in ARA, non per nulla è zona piuttosto frequentata dai Diving).

Storia e archeologia

Numerosi reperti archeologici dimostrerebbero la presenza d’insediamenti fin dall’epoca degli Etruschi, a cui sarebbero seguiti i Cenomani e poi i Romani.
Nel 776 la Rocca fu l’ultimo baluardo di resistenza dei Longobardi a Carlomagno, il quale nell’879 donò i terreni in riva al lago ai monaci di San Zeno di Verona.
Col tempo la proprietà della Rocca fu degli Scaligeri, dei Visconti, del Regno della Serenissima, finchè, nel 1787, il Provveditore di Salò, Soranzo, ne ordinò la distruzione perché in essa vi si erano da tempo insediati briganti e malfattori.
Data la sua posizione dominante su gran parte del lago e del territorio ad esso limitrofo, montagne comprese, nel 1886 venne utilizzata come osservatorio da Giuseppe Garibaldi per studiare le mosse degli Austriaci e durante il primo conflitto mondiale le truppe italiane vi insediarono una postazione d’artiglieria.

Nell’immediato primo dopoguerra in quel di Desenzano del Garda venne costituita, al fine di rappresentare l’Italia nelle gare e nei record di velocità, la pattuglia di idrovolanti ‘Alta Velocità’. La battuglia si addestrava sul Lago di Garda e sullo stesso vennero tentati diversi record, alcuni finiti tragicamente. Proprio al fine di poter documentare e certificare i record, sulla Rocca di Manerba venne costruito il Casello, un piccolo edificio, ancora visibile, all’interno del quale venivano montate le apparecchiature necessarie a cronometrare e riprendere esercitazioni e record, come quello stabilito, nel 1934, dal Maresciallo Francesco Agello a bordo di un rosso Macchi Castoldi 72 a doppia elica controrotante: 709 chilometri all’ora, record di velocità per idrovolanti con motori a pistoni che non è più stato superato!

Oggi sulla sommità della Rocca, grazie a lavori di restauro e valorizzazione archeologica e ambientale, è possibile vedere i resti dell’antico castello medievale e di altre antiche strutture quivi costruite, ai quali si accede per una comoda ma ripida strada asfaltata, chiusa alla circolazione nell’ultimo tratto (ampio parcheggio incustodito), e un semplice percorso guidato con bacheche descrittive, scalinate e ponticelli in legno. Un ampio prato fronteggia i ruderi e offre ospitalità ai numerosissimi visitatori che di qui passano nei week-end estivi e non. Sull’altro lato dei ruderi, un ripido e in parte scabroso sentiero permette di scendere al Parco della Rocca di Manerba.

Il Parco della Rocca di Manerba

A sud della Rocca si estende un vasto pianoro coperto da boschi e prati, trattasi del Parco Naturale Archeologico della Rocca e del Sasso, 90 ettari di territorio che comprendono la Rocca stessa e tutto il tratto costiero sottostante.
Nei boschi che ricoprono gran parte del territorio del Parco troviamo come essenze principali il Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e la Quercia roverella (Quercus bubescens), mentre il sottobosco è principalmente formato da Pungitopo (Ruscus aculeatus), Caprifoglio (Lonicera caprifolium) ed Elleboro (Helleborus niger). In prossimità delle alte falesie che sovrastano le rive del lago, o proprio sulle pendici delle stesse, crescono piante caratteristiche della ‘macchia mediterranea’ tra le quali il Leccio (Quercus ilex), la Fillirea o Olivastro (Phillyrea latifolia), il Terebinto (Pistacia terebinthus) e lo Scotano (Cotinus coggygria).

Nei prati si trovano specie erbacee di notevole interesse botanico, come la Fumana procumbes, di provenienza mediterranea, e l’Erba Steppa (Stirpa pennata), che proviene dalle steppe balcaniche.
Da maggio a settembre si possono incontrare le orchidee, presenti qui con ben 21 speci, di queste citiamo il Fior di ragno (Ophrys sphegodes), l’Ofride insettifera (Ophrys insectifera), l’Ofride di Bertoloni (Ophrys bertoloniformis) anche detta Fior di specchio finto, l’Orchidea scimmia (Orchis simia), l’Orchidea Militare (Orchis militaris).
Infine non si possono non citare le coltivazioni di olivi, che ricoprono una bella fetta del Parco, e qualche vitigno.

A livello faunistico, per quanto abbia personalmente visto, si incontrano diverse speci di uccelli, in particolare a lago con gabbiani, anatre e cigni. Inoltre si trovano, tra i boschi e nei prati, farfalle, lucertole e ramarri; in riva al lago qualche rara biscia, mentre in lago sono frequenti le bisce d’acqua e i pesci, di cui parleremo più ampiamente nel seguito. In un prato m’è recentemente capitato di fotografare un’Upupa (Upupa epops), da considerarsi, a quanto mi risulta, un incontro occasionale e fortuito.

All’interno di questa vasta area sono stati definiti e tracciati diversi sentieri, anche se in piena estate la vegetazione ne rende alcuni parzialmente impraticabili, identificati con tabelle in legno e nomi di derivazione botanica (Sentiero del Pungitopo, Sentiero del Frassino, Sentiero dell’Albero di Giuda, eccetera).

Ai sentieri si aggiungono le strade, asfaltate o meno, che circondano il Parco e che, in alcuni casi, vi si spingono all’interno. Sul territorio del Comune di Manerba sono pure stati definiti e segnalati cinque itinerari turistici, percorribili a piedi o in bicicletta, distinti tra loro con tabelle colorate:
‘ Verde, parte dal parcheggio nella frazione Montinelle e, passando prima per Pisenze, poi per la sommità della Rocca, effettua l’intero periplo del Parco e ne permette una visita ampia e approfondita;
‘ Arancione, completamente esterno al Parco, parte dalla frazione di Solarolo ed effettua il giro di tutte le frazioni di Manerba passando per tutte le chiese, chiesette e monumenti che costituiscono interesse artistico e culturale di gran valore;
‘ Viola, partendo dal parcheggio di Montinelle, entra marginalmente nella zona sud del Parco, portandosi, con ampio giro tra oliveti, prati e boschi, all’eremo di San Giorgio, da qui scende a Porto Dusano per poi, su strada asfaltata, risalire a Gardoncino e rientrare al punto di partenza;
‘ Giallo, anch’esso completamente esterno al Parco, parte da Gardoncino per scendere sullo spiaggione ciottoloso di Zocco e per questo portarsi al promontorio di San Sivino, dalla cui chiesetta ritorna al punto di partenza passando per la località Tre Santi;
‘ Azzurro, pure esterno al Parco, parte dalla Chiesa della vecchia Pieve, si porta nell’omonimo golfo, compie il periplo della Punta del Rio per raggiungere Porto Torchio e da questo tornare al punto di partenza.

CuriositàLa Croce di Manerba

Narra un antica legenda che un ferocissimo lupo abitasse sulla rupe di Manerba, occupando un antro a picco sul lago e impedendo a chiunque d’accedere a quei luoghi.
Innumerevoli e infruttuosi furono i tentativi di restituire ai turisti l’incantevole posto e allora i Signori delle comunità gardesane misero una bella taglia sulla testa del lupo. Si presentarono i più coraggiosi giovani e ne vennero selezionati tre: un giovane di Moniga, uno della Raffa e uno della Pieve vecchia.
I tre partirono, ognuno con un suo sistema per tentare la cattura gelosamente mantenuto segreto. Il giovane di Moniga cercò di attirare il lupo con un’esca viva, ma non ebbe successo e fini per essere spinto giù dalle alte scogliere.

Quello della Raffa tentò con una grande rete ma anch’esso fece la fine del primo giovane. Il giovane della Pieve si nascose in un cespuglio e, simulando l’ululato di un lupo, attirò la belva fuori dall’antro. Quando il lupo s’avventò contro il cespuglio il giovane s’alzò brandendo una croce e, mostrandola al lupo, gli ordinò di arretrare. Il lupo, impotente di fronte al potere della croce, indietreggiò fino a cadere dalla rupe e morire.
Si narra che, mentre il popolo di Manerba festeggiava e onorava il vincitore, al largo della costa improvvisamente si formassero due scogli, sorti dalle membra dei due sfortunati giovani uccisi dal lupo.
In memoria del giovane della Pieve, che si dice si chiamasse Tosello, venne invece eretta una grande croce in vetta alla Rocca.

Come arrivare?

Molte sono le strade di accesso al Lago di Garda e da tutte le direzioni, impossibile descriverle tutte, riportiamo le principali, per le altre, che poi nel tratto finale collimano con queste, si rimanda alle mappe stradali, oggi facilmente reperibili anche su Internet, o ai navigatori satellitari.
Per chi arriva con la statale da nord (Riva del Garda)Seguire la Gardesana Occidentale (SS 45bis) fin poco oltre Gardone Riviera. Giunti al bivio per Salò, si hanno due possibilità:
‘ continuando per la SS 45bis salire seguendo le indicazioni Desenzano-Tormini, lasciare a sinistra l’entrata in tangenziale e, appena prima della rotonda dei Tormini, svoltare a sinistra per Desenzano (via Domenico Signori); seguendo sempre le indicazioni per Desenzano, arrivare alla rotonda del Crociale di Manerba, dalla quale si prosegue seguendo le indicazioni più sotto riportate (parte finale del paragrafo Desenzano-Manerba);
‘ entrare in Salò seguendo viale Angelo Landi che diventa via Brunati; lasciata sulla sinistra una grande piazza con giardini al centro (Piazza Vittorio Emanuele II), proseguire fino ad un bivio a Y, dove si svolta a sinistra per via 4 Novembre e poi ancora a sinistra per via Zane che diventa via Ferdinando Bertone; allo stop andare a destra (Via Pietro da Salò) e proseguire mantenendosi in riva al lago (via Tavine, che diventa via delle Magnolie e poi, entrando in Portese, via Martiri della Patria); Attraversare l’abitato di Portese proseguendo per via Benaco che diventa via San Fermo, si aggira il paese di San Felice; allo stop che chiude via San Fermo andare a sinistra (Via Umberto Zerneri), al primo quadrivio ancora a sinistra (Viale Catullo), al primo evidente incrocio tenere a sinistra (via Alessandro Manzoni) e al successivo incrocio prendere a destra (via Panoramica) salendo a Manerba; allo stop in cima alla salita andare dritti per via Martiri della Libertà, scendendo ad una rotonda su via 4 Novembre, che si prende svoltando a sinistra; indi proseguire con le indicazioni più sotto riportate (parte finale del paragrafo Desenzano-Manerba).

Per chi arriva con la statale da est (Peschiera)Seguire la statale fino al semaforo di Colombare di Sirmione (poco prima di questo, sulla destra, ben evidenti si notano le Terme di Sirmione), proseguire dritti e poco dopo alla prima rotonda si può procedere dritti per la statale fino ad oltrepassare il paese di Desenzano e arrivare alla rotonda indicata all’inizio del paragrafo Desenzano-Manerba.
Se c’è traffico è però meglio svoltare a sinistra, direzione Autostrada (via Salvo d’Acquisto), e proseguire dritti fino ad uno strano incrocio a X. Poco dopo di questo ad una rotonda sotto un ponte, prendere subito a destra in direzione Desenzano-Brescia e salire sulla tangenziale (SS 11). Seguirla fino ad una prima galleria, passata la quale prendere l’uscita per Desenzano. Alla rotonda tenere a destra per scendere a Desenzano.

Per chi arriva con la statale da ovest (Brescia)Seguire la tangenziale sud di Brescia mantenendo direzione Verona. Passata la lunga galleria San Zeno (Lonato) procedere ancora un paio di chilometri e poi uscire per Salò-Desenzano-Castiglione-Autostrada. Alla rotonda girarla per tre quarti e, seguendo l’indicazione Salò-Desenzano Ovest, prendere la strada che scende a Desenzano.
Per chi arriva con l’autostradaAutostrada A4 direzione Brescia, uscire al casello di Desenzano del Garda e, alla rotonda, prendere a sinistra per Salò-Desenzano-Lonato-Lago di Garda. Dritti, seguendo l’indicazione Salò-Desenzano-Lago di Garda, a passare il cavalcavia oltre il quale la strada scende a Desenzano.

Desenzano-ManerbaAlla rotonda in fondo alla discesa prendere la seconda strada (Salò-Riva), alla successiva rotonda prendere a sinistra in direzione Salò-Riva e proseguire seguendo le indicazioni Salò-Padenghe. Dopo il cartello che segna l’inizio del comune di Padenghe, allo stop girare a sinistra direzione Riva-Salò-Moniga. Continuare seguendo le indicazioni per Salò-Moniga e passando diverse rotonde. Giunti alla rotonda di Moniga seguire le indicazioni per Salò e proseguire fino alla rotonda del Crociale di Manerba, qui svoltare a destra per Manerba (via Valtenesi). Passata un’altra rotonda più piccola si arriva ad una curva a sinistra, in uscita dalla curva tenere a destra direzione Montinelle-Moniga-Gardoncino-Parco Naturale (via 4 Novembre). Arrivare fino al termine della strada, qui girare a sinistra (via Gabriele d’Annunzio) direzione Montinelle-Porto Dusano-Rocca e oltrepassare una rotonda procedendo dritti fino a un dosso artificiale.

AlternativePassare da Desenzano è semplice ma per chi proviene da Ovest (Brescia) non rappresenta la soluzione migliore in termini di tempo e traffico. Ci sono due possibili varianti al percorso sopra descritto: passare da Bedizzole o da Polpenazze.

Soluzione 1 ‘ Bedizzole
Da Brescia, tangenziale Sud fino poco oltre l’uscita di Rezzato, qui prendere per Salò e proseguire fino all’uscita di Mazzano, a destra per Verona. Alla prima rotonda seguire le indicazioni per Mazzano-Bedizzole, poi proseguire per Padenghe. Prima del paese, ad una rotonda prendere a destra seguendo l’indicazione Tutte le direzioni-Autostrada e in ripida discesa (tutta una curva sinistra-destra-sinistra) si perviene a una grossa rotonda, qui prendere a sinistra per Salò-Moniga-Manerba, indicazioni da seguire fino alla rotonda di Moniga, ove si prosegue seguendo le indicazioni di Manerba, con le quali si perviene al Crociale di Manerba.

Soluzione 2 ‘ Polpenazze
Questa è la soluzione che permette di evitare totalmente il forte traffico presente sulla statale Desenzano-Manerba-Salò, presenta però alcuni problemi di orientamento ed è un percorso collinare abbastanza tortuoso, sebbene paesaggisticamente molto più interessante degli altri due.
Da Brescia, tangenziale Sud fin poco oltre l’uscita di Rezzato, qui prendere per Salò e proseguire fino alla prima galleria (che è un sottopasso). Subito dopo la galleria prendere l’uscita di Prevalle-Calvagese e seguire le indicazioni per Calvagese-Muscoline-Bedizzole-Manerba. Passato un stretto ponte sul Chiese, la strada svolta bruscamente a destra per poi salire, con due tornanti, a Calvagese. Subito dopo il seconto tornante proseguire dritti direzione Muscoline-Polpenazze-Gavardo-Manerba. Seguendo le indicazioni Padenghe-Manerba, con tortuoso percorso collinare si perviene a Padenghe, alla rotonda in paese girarla per due terzi e prendere per Manerba. Subito due tornanti in discesa, poi qualche curva e si esce dal paese di Polpenazze, ora senza ulteriori problemi di orientamento la strada porta al Crociale di Manerba.

Ora due possibilitàa. Itinerario più comodo (10 minuti a piedi per arrivare al lago) – Parcheggio della Rocca (a pagamento)

Dal dosso artificiale, procedere dritti e al primo stop, prendere a destra (via Giosuè Carducci) per Porto Dusano e proseguire fino ad una curva secca a destra (subito dopo inizia la discesa verso Porto Dusano). Proprio sulla curva prendere a sinistra la piccola stradina (via San Giorgio) che costeggia Villa Mayeti (pensione). Poco oltre girare a sinistra (via Agello) seguendo le indicazioni del parcheggio, aperto solo in estate (maggio-settembre) dalle 9 alle 20, attenzione che all’interno del Parco vige il divieto assoluto di circolazione e parcheggio per i mezzi a motore e i vigili lo fanno rispettare con assoluta dovizia. Uscendo a piedi dal parcheggio andare a destra a prendere una strada sterrata (via Agello).

b. Variante (30 minuti a piedi per arrivare a lago) – Parcheggio di Montinelle (gratuito)
Passato il dosso artificiale, procedere per pochi metri fino a vedere sulla sinistra la segnalazione del parcheggio, svoltare a sinistra ed entrare nell’ampio parcheggio di Montinelle (sempre accessibile). A piedi ritornare sulla strada da cui si è arrivati e, uscendo dal parcheggio, tenere a sinistra (via Gabriele d’Annunzio). Al primo incrocio andare a destra (via Giosuè Carducci) in direzione del Porto di Dusano. Fatti cinquanta metri, subito dopo l’Hotel Splendid Sole, prendere a sinistra per via Pralungo e seguirla oltrepassando l’innesto del Vicolo del Colle per, dopo due curve, svoltare a destra in via Sadat che si segue fino al suo termine nei pressi del parcheggio della Rocca. Girare a sinistra a prendere una strada sterrata (via Agello).

Il sentieroFatti pochi metri su via Agello, svoltare a destra in via Marinello che con breve e lieve salita porta ad un trivio. Proseguire dritti per la stradina in discesa fino al termine della stessa. Ora per sentierino si prosegue nel bosco tenendo la traccia più evidente, si perviene ad un alto muro tra due rocce che si oltrepassa facilmente grazie all’apposito varco rettangolare. Dopo il muro il sentierino taglia alto la falesia con stupenda vista a picco sul lago, poi ripidamente scende alla spiaggia (diverse diramazioni, tutte valide).

Salvo diversa indicazione le illustrazioni (foto e disegni) sono di Emanuele Cinelli

… continua …

Forse ti interessa anche...

Tags: , , , , ,

Category: Pesca in Apnea

Leave a Reply