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La preparazione fisica nel nuoto pinnato e nell’apnea: parte 1

| 23 dicembre 2005 | 0 Comments
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Jaques Mayol e Maurizio Bellodi

E’ con immensa soddisfazione che Apnea Magazine presenta la prima parte di un lavoro di più ampio respiro sulla preparazione fisica nel nuoto pinnato e nell’apnea a firma del tecnico del settore nuoto pinnato F.I.P.S.A.S Maurizio Bellodi, che ringraziamo per la gentile disponibilità.

Premessa

Per un tecnico abituato a lavorare sul campo non è facile mettere per iscritto il protocollo utilizzato quotidianamente con atleti che praticano varie discipline quali il nuoto pinnato, il nuoto, il nuoto di fondo, il triathlon, il ciclismo, l’atletica ecc.
Dedico queste annotazioni alla mia Federazione che seguo dal 1970 prima come atleta e poi come tecnico.
Un ringraziamento a tutti i Dirigenti, Tecnici ed Atleti che collaborano con me, in particolare, in questo caso, al gruppo allenato da Valter Mazzei e all’amico Luca Tonelli.
Gli atleti Anna Di Ceglie, Davide Manca e Stefano Figini si sono prestati per questa ricerca e per lo sviluppo di queste discipline.

Enzo Maiorca e Maurizio Bellodi

‘Quale sport praticare e qual’è il più completo?’

E’ la domanda che nell’ambito della mia attività professionale spesso mi sento rivolgere da atleti, ragazzi, genitori e colleghi.
La risposta è sempre la medesima: ‘Non esiste uno sport completo, esiste una PREPARAZIONE COMPLETA !!!’
Una preparazione fisica completa è necessaria per salvaguardare la salute dei nostri atleti più affermati e dei giovani che si avvicinano alle nostre specialità.
Molto spesso, poi, questi ragazzi trasportati dall’entusiasmo si affidano a ‘personaggi’ dalle dubbie capacità e moralità, con tutte le conseguenze ed ombre che possono offuscare uno sport o una Federazione.

Nell’ambito agonistico di qualsiasi attività sportiva, soprattutto giovanile, parallelamente al lavoro tecnico è necessario incoraggiare l’introduzione della preparazione fisica specifica e generale; con la precisazione che la preparazione specifica deve comprendere esercitazioni preventive e compensative adattate alle caratteristiche degli sport ed alle esigenze degli atleti.
Tra gli operatori sportivi si parla spesso dell’efficacia dello sport nel dare benefici alla salute, ma non tutte le attività perseguono gli stessi obiettivi.

(foto M.Vianello)

Gli allenatori e/o i preparatori fisici dovrebbero analizzare la propria disciplina sportiva per verificare quali sono gli aspetti positivi o negativi e non esimersi dalla responsabilità di considerare la salute dei nostri atleti un bene primario.
Il mio pensiero si rivolge alle innumerevoli società sportive dilettantistiche e semi-professionistiche delle varie discipline sportive comprese le attività natatorie-subacquee che svolgono generalmente un semplice addestramento tecnico.
La ricerca della forma fisica, il raggiungimento di una performance sportiva passano per un corretto ed armonico sviluppo corporeo: il lavoro preventivo-compensativo, quindi, non è in antitesi con il risultato agonistico.

In alcuni tratti riprenderò gli interessanti lavori del Prof. Mario Ciavarella, che alla tecnica della nuotata con la monopinna ha dato un contributo descrivendo le caratteristiche generali della biomeccanica del movimento e della preparazione tecnico-fisica.
Personalmente cercherò di entrare più nei dettagli e di fornirVi delle istruzioni per l’uso, anche se dovrò parlare delle controindicazioni e degli effetti collaterali.
Dato che sono un tecnico ‘da campo’, un po’ più avanti aspettateVi delle proposte tecnico-pratiche che in alcuni casi sovvertiranno alcune tendenze di pensiero.

(foto M.Vianello)

Quale obiettivo dell’allenatore-preparatore fisico:

‘la ricerca di un protocollo d’allenamento personalizzato all’atleta e indirizzato alla salvaguardia della sua salute’

Perplessità

Come stilare un programma rivolto ad atleti di alto livello praticanti una disciplina in piena evoluzione, che manifesta gestualità motorie e sollecitazioni diverse a seconda delle attrezzature adoperate?
Sulla base di queste caratteristiche ho dovuto dedicare un’analisi molto approfondita ma indispensabile per i molteplici aspetti dei modelli prestativi di questo sport.
Del resto, non è nelle mie abitudini assegnare un programma di lavoro senza aver definito un contesto generale di base.
Ritengo che questo movimento sportivo abbia la necessità di interrogarsi sulle esigenze primarie della disciplina e dei suoi atleti.

(foto M.Vianello)

Contesto chinesiologico

Mi sembra indispensabile fare un’analisi chinesiologica del nuoto pinnato con monopinna: la preparazione fisica-tecnica di questo sport è strettamente legata all’evoluzione delle attrezzature e si estrinseca nell’unione tecnica tra l’atleta e l’attrezzo, così come avviene nel ciclismo, nello sci, nel salto con l’asta, ecc. Le considerazioni e le opinioni personali, di cui sotto, derivano da esperienze di anni sul campo e da comparazioni con altre discipline complementari.

La presente analisi anatomo-funzionale non ha la pretesa di essere esaustiva in tutti i suoi contesti ma intende coglierne i più significativi emersi nell’osservazione di atleti del Club Azzurro:

– contesto attrezzature
– contesto modelli tecnico-stilistici
– contesto traumatico e posturale

L’evoluzione delle attrezzature, in particolare delle pinne o della monopinna, e le loro caratteristiche sono state oggetto, per oltre trent’anni, di valutazione da parte delle Commissioni Medico-Tecniche Federali.
Tra gli argomenti più dibattuti, nelle varie sedi, sono da citare gli studi su eventuali modificazioni osteoarticolari a livello dell’articolazione tibio-tarsica e del rachide dovute all’utilizzo delle pinne.

Conservo ancora relazioni e atti di convegni di:
– Pesaro 1974 – 1°Convegno Naz. Medicina Subacquea per Tecnici
– Dott.G.C. Fasciani – Genova 1976
– Prof. G.Odaglia – 1976 – T.C. Medicina d. Sport Università Genova
– Prof. D.Zanini – 1976 – Istit. Medicina d. Lavoro Università Genova
– Convegni di Orta (1984) e di Verona (1985) documentati dai quaderni SdS CONI;

L’introduzione continua di nuove generazioni di attrezzature richiede, pertanto, una riflessione periodica. Negli scorsi anni è stato presentato un progetto medico di studio sulle seguenti aree:

– area fisiologica: studio del costo energetico del nuoto pinnato con monopinna;
– area biomeccanica: analisi del movimento con monopinna tradizionale e con nuovo tipo di attrezzo di recente introduzione;
– area traumatologica: studio dell’effetto della monopinna sul rachide e sulle strutture tendinee del piede.

Lo studio procede presso l’Istituto di Medicina dello Sport dell’Acqua Acetosa di Roma e probabilmente in occasione di un prossimo grande evento agonistico conosceremo i risultati.

(foto M.Vianello)

Contesto attrezzature

Attualmente sono utilizzati modelli di monopinne riconducibili a due esemplari che per semplicità chiamerò:

– lineari (tradizionali)
– inclinate (nuova generazione).

In questa fase di transizione si verifica un impiego alterno dei due modelli, sia in allenamento che in gara. L’utilizzo promiscuo provoca l’alterazione delle informazioni cinestesiche provenienti dai recettori muscolari ed articolari e comporta:

– il cambiamento del modello tecnico-stilistico della nuotata
– il coinvolgimento di distretti muscolari diversi
– la sollecitazione, con esiti traumatici, di differenti aree osteo-tendinee

l’attenzione e la valutazione di queste modificazioni sono state fondamentali nel definire un programma di preparazione fisica.

Quale la resa ottimale della monopinna?

In una sintetica descrizione del Nuoto Pinnato con monopinna nelle ‘sequenze cicliche, del movimento simultaneo delle gambe a delfino, distinguiamo due fasi principali :

– un movimento ascendente e
– un movimento discendente

che concorrendo all’avanzamento in acqua permettono un utilizzo proporzionato’ (M.Ciavarella) a cui ho aggiunto a modifica ‘e generale delle masse muscolari corporee’.

Nelle competizioni di velocità subacquea (apnea e ARA in orizzontale), rispetto al nuoto pinnato di superficie, si sono sempre evidenziati tempi di percorrenza minori perché l’atleta, in immersione orizzontale, cerca di disporsi ad una quota ideale utilizzando la colonna d’acqua inferiore e superiore per ottimizzare la rendita della pala nella due fasi.

Nello stile di nuotata in superficie, invece, si determina una scarsa utilizzabilità della fase ascendente per la mancanza più o meno marcata di una massa d’acqua al di sopra del nuotatore, una ulteriore riduzione è indotta :

– dal rischio di far fuoriuscire dall’acqua la pala, con evidente perdita di presa;
– dal rischio di incorrere in sanzioni dettate dal regolamento secondo il quale una parte del corpo deve sempre emergere, nonostante la traslocazione ondulatoria, a fronte di una lunghezza imposta del tubo areatore di 48 cm.

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Category: Pesca in Apnea

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