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La pesca in tana – parte II°

| 22 luglio 2003 | 0 Comments
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Con la seconda parte dell’articolo, Mariano Satta completa la trattazione della Pesca in Tana, una tecnica che sicuramente ha ceduto terreno ad altre metodologie come l’aspetto o l’agguato, ma che riesce ancora a regalare grandi soddisfazioni anche al di fuori delle competizioni agonistiche.
Se non hai letto la prima parte dell’articolo, ti consigliamo di farlo cliccando qui
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TERRITORI

Un sub con un sarago, preda tipica della pesca in tana

Le zone più adatte alla pesca in tana sono quelle prevalentemente rocciose e ricche di pietre e massi, oppure quelle di grotto. A seconda della morfologia del fondo si scelgono armi di differenti misure; le più utilizzate sono gli oleopneumatici da 60 centimetri e gli arbalete da 60/75 centimetri, anche se c’è anche chi ne usa di più corte.
Chi parte da terra deve conoscere la zona e i punti che meritano una visita, poiché l’improvvisazione difficilmente porterà al successo della battuta: non tutti i fondali presentano tane.
Qualora si peschi con l’ausilio di un gommone, la scelta cade il più delle volte sulle secche o sulle franate sotto i promontori, gli isolotti e le pareti in genere; inoltre, offrono grandi soddisfazioni le pietre isolate. Queste ultime si trovano con successo ispezionando le zone con la tecnica del “paperino”, e cioè trainati con il gommone grazie ad una lunga cima (il paperino non ha nulla a che vedere con la trainetta. Per informazioni sul paperino, clicca qui). Tanti esperti preferiscono “interpretare il fondo” e cercare le pietre isolate a forza di pinne, ma sono scelte personali che variano in funzione delle esperienze e dei mezzi di cui il pescatore dispone.

Chi parte da terra solitamente si porta sulla batimentrica più congeniale in base alla propria preparazione. In continuo movimento, avanzando sulla batimetrica si raggiungono le franate o le secche, dove si concentreranno maggiormente le azioni di caccia.
Chi si muove con il gommone avrà la possibilità di risparmiare al massimo le energie, evitando gli spostamenti a pinne in superficie e dando il massimo in punti precisi prestabiliti. Nei momenti finali della pescata ci si può dedicare ad ispezionare posti nuovi.

AZIONI DI PESCA

La corvina è un’altra preda del tanista – Foto credit: TOTEMSUB

Al contrario di quanto alcuni pensano, l’abilità del pescatore non sta solo nel riuscire ad individuare o scegliere una tana, ma soprattutto nel saper osservare il fondo. Infatti, quei pescatori che si buttano a capofitto ad ispezionare ogni anfratto del fondo difficilmente porteranno a casa qualche pesce.
A seconda delle quote, bisogna cogliere i segnali che indicano la probabile presenza di prede “a vista”, e solo allora scegliere le tane ed ispezionare.
Le acque trasparenti dove sono solito pescare mi permettono di effettuare molte valutazioni senza dovermi immergere. Infatti, quando la visibilità è buona, è possibile ispezionare il fondo e rilevare la presenza di prede direttamente dalla superficie. Quando le quote e la visibilità non permettono questo tipo di approccio, procederemo con ispezioni del fondo effettuate a mezz’acqua nel corso di azioni dinamiche. Sarà quest’opera di ispezione che ci porterà ad evitare un enorme dispendio di energie con azioni a vuoto.
I segni principali da individuare, oltre ai pesci stessi, sono quei punti che offrono una maggiore concentrazione di pesci più piccoli, come le castagnole o i piccoli saraghi. Le attenzioni vanno rivolte a massi, pietre ed anfratti che offrono tane generose; spesso capita di avvistare prede di valore proprio sull’imboccatura di questi anfratti.

SCELTE

Quando si opera lungo le franate, la miglior cosa è portarsi in una posizione intermedia: in tal modo, durante l’ispezione potremo dominare un vasto campo di osservazione tanto verso la parte più profonda della franata quanto verso terra. Differente comportamento va impostato nelle secche. Solitamente i massi che offrono catture sono quelli alla base di sommi e picchi; in particolare, quando le quote operative lo permettono, risultano spesso migliori quelli posti ai confini della secca.
I saraghi e le corvine si concentrano maggiormente in quei massi che permettono più ingressi, e scelgono in particolare anfratti e spaccature che si trovano in prossimità di piccole distese di posidonia. Una tecnica efficace consiste nel portarsi sul margine della secca per iniziare l’ispezione dalla superficie o a mezz’acqua, per poi spostarsi lentamente verso il centro.
Altro accorgimento che favorisce l’avvistamento delle prede è quello di iniziare l’ispezione dalle nostre quote più profonde; quando nel corso della battuta s’inizierà ad accusare un po’ di fatica inizieremo ad abbassare progressivamente le quote di esercizio, a beneficio di un’azione di successo e sicura.
Non ci dimentichiamo che una volta staccati dal fondo ed iniziata la fase di risalita dovremo sempre guardarci intorno per cogliere ulteriori segnali del fondale.

SENSAZIONI E CONSIGLI

Un apneista impegnato in un’azione in tana

Quando si pratica la pesca in tana bisogna concentrarsi sempre sul fondo, e questo continuo osservare può trarci in inganno. Infatti, dopo un pò che si pesca tenderemo a “sentire” sempre meno la profondità. E’ necessario prestare la massima attenzione a restare sempre entro i propri limiti e a non azzardare mai azioni più profonde, anche quando si prova un gran benessere fisico. Le quote operative vanno guadagnate e conquistate gradatamente, e sempre con l’assistenza del compagno sulla verticale.
La scelta di dotarsi di un buon profondimetro ci consentirà di valutare le quote; chi ha la possibilità di indossare un computer d’apnea da polso, a fine pescata potrà disporre di una serie di dati più completa: tempi di permanenza, quote operative, temperatura dell’acqua. I dati raccolti andranno analizzati a fine pescata e vanno sempre condivisi col compagno, affinchè nelle future immersioni si possa pianificare il percorso di esplorazione con maggiore criterio. Mentre si pesca non bisogna dedicare eccessive attenzioni al computer, e consiglio a tutti quelli che ne fanno uso di servirsene per aumentare la sicurezza e non per avere dei parametri da superare. Molti apneisti dopo avere valutato un tuffo tentano di andare più in profondità superando i propri limiti, per poi farne sfoggio a fine pescata. A tal proposito, posso solo fare due semplici considerazioni: un pesce catturato in pochi metri d’acqua vale quanto uno preso in trenta, e nessun pesce vale la nostra vita.

STACCO DAL FONDO E RISALITA

In fase di risalità non si deve guardare su, verso la superficie. Al contrario, dopo avere staccato ed aver iniziato la pinneggiata, conviene mantenere lo sguardo verso il fondo per tentare di cogliere dei segnali che possano rivelare la presenza di prede. Solo dopo lo stacco si può dare un piccolo sguardo verso la superficie. Anche i pescasub più esperti evitano di guardare su, perché la vista del muro d’acqua che ci separa dalla superficie può darci la sensazione di avere esagerato e minare il nostro rilassamento. Al contrario di quando si osserva il fondo, guardare verso l’alto porta alcuni ad avvertire sensazioni sgradevoli, come quella di trovarsi dentro un pozzo -sensazione che si avverte maggiormente osservando il sole in controluce-, o ad avere la netta impressione che la distanza del percorso di ritorno sia diventata più lunga.
Di conseguenza: mai esagerare, pescare abbondantemente entro i propri limiti e mai farsi prendere dal panico. I meno esperti dovranno fare esperienza per gradi, e non daranno mai per scontato ciò che viene suggerito in teoria anche da questo articolo. Meglio fare pratica ed andare a verificare le sensazioni descritte di persona, anche perché l’ emotività soggettiva può influire molto sul modo in cui si provano.

Un pescatore alle prese con un grosso sarago

QUANDO SI PESCA IN PROFONDITA’

Qualora si operi in profondità, il tuffo và preparato attentamente, e le lunghe planate d’ispezione devono essere eseguite in massima rilassatezza, con movimento dolce e dinamico. La quota dell’ispezione deve essere scelta in base alla trasparenza dell’acqua, e deve preferibilmente coincidere con la profondità che ci permette di osservare il fondo dalla superficie. A volte capita di avvistare dei saraghi o delle corvine sull’imboccatura delle tane, in altri casi può capitare di vederli gironzolare intorno a dei massi o in prossimità di spacchi o, ancora, di vederli sospesi sul fondo, come ‘incantati’.
Si deve tentare di capire se una o più prede si rifugiano nella tana: in questo caso, potremo riguadagnare la superficie per preparare il tuffo e tentare la cattura.
Dopo l’ispezione, può capitare che non si riesca a vedere il fondo dalla superficie. In queste circostanze, è meglio pedagnare la boa segna sub in prossimità del punto dell’avvistamento ed informare il compagno sulle migliori modalità operative. Mentre prepariamo il tuffo dovremo valutare le caratteristiche della tana -se la sconosciamo- per elaborare la tattica più appropriata: è necessario ragionare in superficie per evitare errori sul fondo. Il tuffo deve essere preparato minuziosamente, e la respirazione deve essere lenta: mai forzarla, mai iperventilare.

SCENDERE IN MODO CONSAPEVOLE

L’azione di caccia deve essere breve, ed in presenza di più anfratti o tane in uno spazio ristretto è meglio suddividere l’ispezione in più tuffi: mai esagerare per voler controllare più buchi in un solo tuffo, è più redditizio e sicuro ispezionare una tana con tempi di permanenza sul fondo più brevi e maggior ritmo.
Se si individua una tana in cui stazionano più prede, bisogna agire con criterio. Per prima cosa prenderemo di mira gli esemplari più isolati e non spareremo mai al centro del gruppo. Il tiro deve essere preciso: dovremo tentare di fulminare il pesce per evitare che la sua reazione spinga gli altri esemplari alla fuga o sollevi nuvole di sospensione. Per i meno esperti è senz’altro consigliabile l’uso della fiocina, che offre maggiori possibilità di immobilizzare la preda. Mai svuotare completamente una tana: bisogna sempre lasciare qualche esemplare se si vuole che quella tana si ripopoli. Una tana svuotata del tutto, difficilmente in futuro ospiterà altri pesci.
E’ importante abituarsi a sparare in tana con giudizio, per favorire future occasioni con tane più popolate e limitare il nostro impatto sulle abitudini delle prede.

LA CERNIA

La Cernia è senza ombra di dubbio la preda più ambita dai pescatori di tana. Qualora si avvisti e si decida la cattura bisogna essere consapevoli che in tana si spara solo e soltanto quando la cernia si presenta di muso, o quando ci offre la testa di profilo.Se la cernia è intanata di coda o comunque non si ha la possibilità di colpirla in punti vitali si deve rinunciare.

Una cernia staziona all’interno di una cavità

La Cernia ha la capacità, se ferita, di gonfiarsi e di ‘arroccarsi’, vale a dire incastrarsi nella tana grazie alla pressione esercitate sulle sue pareti. Quando ciò accade è meglio non insistere nel tentativo di stanarla agendo di forza sull’asta, ma si deve intraprendere un’operazione di “recupero” più articolata. Con una cernia ferita ed arroccata, la miglior cosa da fare è metterla in trazione col sagolone alla boa segna sub. Con un secondo fucile si può tentare il colpo risolutivo, ma solo e soltanto se si è in grado di fulminare il pesce o colpirlo in un buon punto. Se la cernia si arrocca è sempre meglio lasciarla in trazione per un po’ di tempo ed aspettare che le sue forze vengano meno: non bisogna mai insistere nella trazione diretta del pesce sul fondo, anche quando si è convinti di riuscire.
Un accessorio importante per il recupero è il “raffio”, un grosso uncino posto su un manico di lunghezza variabile che permette di agganciare il pesce sotto la bocca ed esercitare così un’efficace trazione; se si riesce ad agganciare la cernia sotto la bocca, il successo dell’estrazione è praticamente assicurato. Bisogna agganciarla sul muso, preferibilmente sotto la bocca, e poi tirare; è invece inutile tentare di agganciare la coda, perché con un tale punto di trazione lo stanamento risulterebbe impossibile.
Parlando di cernia, si impongono due osservazioni importanti. In primo luogo, non spareremo mai ad esemplari sottopeso: non dimentichiamo mai che anche se la legge ci consente la cattura di un esemplare di cernia al giorno, questo serranide paga ancora l’eccessiva pressione di pesca degli anni passati e le conseguenze del bracconaggio. Il pescatore in apnea moderno è sensibile ai problemi del mare e rispetta la preda che a lungo è stata il simbolo stesso della nostra disciplina: imparare a capire quando non si deve premere il grilletto è un obbligo morale per tutti noi [per maggiori informazioni sulla cernia, clicca qui]. La seconda osservazione riguarda l’aspetto della sicurezza: mai e poi mai lavoreremo una cernia arroccata senza la presenza di un compagno in grado di operare alle nostre quote e pronto a prestare efficace assistenza. Purtroppo, moltissimi pescatori in apnea sono incappati in un incidente mortale proprio mentre tentavano di avere ragione di una cernia: l’acqua limpida ed un’esperienza insufficiente sono gli elementi che favoriscono queste disgrazie.

COME SI ISPEZIONANO LE TANE

Nell’ispezionare le tane bisogna evitare di infilarsi dentro con il corpo, le tane si “conquistano” con l’esperienza maturata nel corso degli anni. Alcuni veterani e campioni, nell’ispezionare le tane si azzardano ad affacciarsi col busto dentro l’anfratto, ma sono consapevoli di ciò che fanno poiché hanno maturato grande esperienza ripetendo all’infinito gesti ed azioni, e conquistando l’interno delle tane centimetro su centimetro, negli anni. Per maturare certe esperienze serviranno moltissime ispezioni effettuate nel corso di un gran numero di uscite.
Molti pescapneisti preferiscono eslorare la tana sdraiati sul fondo; i più esperti, oltre che con la posizione descritta, il più delle volte ispezionano a testa in giù o anche con le spalle verso il fondo.
Consiglio a tutti di non provare ad imitare le gesta dei campioni e dei veterani, ma a distinguere sempre con grande attenzione la differenza che intercorre tra un’azione a rischio ed una in sicurezza. Non dovete essere ansiosi di perfezionare la tecnica e migliorare le catture, al contrario dovete dare tempo al tempo e metabolizzare le conoscenze con gradualità: solo così potrete vantarvi di essere dei pescatori consapevoli.

La pesca in tana – parte II° scritto da Mariano Satta media voto 1/5 - 1 voti utenti

Category: Articoli, Pesca in Apnea, Pesca in apnea: Tecniche e attrezzature

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