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La pesca del muggine

| 18 gennaio 2004 | 0 Comments
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Il cefalo è una preda tipica del bassofondo – Foto: Marco Bardi

Una delle prede più comuni presente nel Mediterraneo è sicuramente il cefalo o muggine, termine con cui si indicano genericamente almeno sei specie diverse di pesci: abbiamo il cefalo dorato (Mugil auratus), caratterizzato dalla vistosa macchia dorata sull’opercolo branchiale; il cefalo calamita (Mugil capito), che come il dorato raggiunge dimensioni modeste (40-50 cm.); il cefalo comune (Mugil cephalus), inconfondibile per la membrana adiposa trasparente che ricopre l’occhio e per le dimensioni di tutto rispetto che può raggiungere, ovvero 1 mt. di lunghezza per 6 – 8 kg. di peso; il bosega (Mugil chelo), riconoscibile per il grosso labbro superiore carnoso e dotato di 3 – 4 file di papille o piccole protuberanze biancastre, che può raggiungere i 60 cm. per oltre 2 kg. di peso; il labbrone (Mugil labeo), dotato di opercolo branchiale con vistosa macchia scura e labbro superiore grosso e spesso, specie che raggiunge dimensioni modeste (30 cm.); infine il verzelata (Mugil saliens), muggine dal corpo molto allungato e snello, testa appuntita e pinne pettorali piuttosto lunghe rispetto alle altre specie, caratterizzato dalla presenza sui fianchi di 5 o 6 striature longitudinali di colore bruno azzurrastro.

Le specie più diffuse nei nostri mari sono certamente il dorato ed il muggine comune, con presenze stagionali, anche massicce, del bosega che in autunno è spesso protagonista di favolosi caroselli nel sottocosta, dove si avvicina per la frega. In virtù della sua diffusione, della sua presenza abbastanza costante nell’arco dell’anno, della sua predilezione per le fasce batimetriche del sottocosta, il muggine è da sempre una delle prime prede del neofita, anzi rappresenta una delle specie principali con cui il pescatore in apnea ancora inesperto può affinare le tecniche di pesca. In effetti, rispetto ad altre prede considerate da neofiti come murene, gronghi, scorfani, triglie, il muggine possiede qualità ben diverse: è un pesce molto mobile, che può essere insidiato più o meno utilizzando tutte le tecniche di pesca principali.

Foto: Marco Bardi

Accanto alla tecnica della pesca in tana, che specialmente in autunno può dare ottimi risultati, e che è quella utilizzata per la cattura delle altre prede alla portata dei principianti, abbiamo quella dell’aspetto, in cui il confronto con il muggine ci offrirà l’opportunità di apprendere i primi importanti rudimenti e di sviluppare le capacità tecniche di base, come la scelta dell’appostamento, l’intuizione della direzione di provenienza delle prede, l’effettuazione del tiro da posizioni difficili, il tiro d’imbracciatura al volo, in definitiva il tiro contro un bersaglio in movimento e dalla sagoma piuttosto longilinea. Cosa ben diversa dallo sparare ad uno scorfano o ad una murena immobili sotto ad un sasso. Credo che dedicarsi alla pesca del muggine rappresenti per chi inizia ad appassionarsi alla pesca in apnea una palestra insostituibile, in grado di fornire tutta una serie di esperienze che faranno comodo non solo a chi sceglierà di cimentarsi nel mondo dell’agonismo, ma anche a chi poi rivolgerà le proprie attenzioni a prede considerate di rango più elevato.

Per affrontare un discorso abbastanza esaustivo sulla pesca del muggine, occorre partire innanzi tutto dalla scelta delle zone di pesca, ovvero quelle in cui riteniamo più probabile l’incontro con questa specie: essendo un grufolatore che si nutre di piccoli organismi (crostacei, molluschi, anellidi) presenti a contatto con fondali sabbiosi, fangosi misti a roccia o direttamente sulla superficie degli scogli, di norma predilige la fascia costiera, in cui il movimento della risacca, staccando tali organismi dal fondale, aiuta il muggine nella sua ricerca del cibo. Saranno quindi le franate costiere, con batimetriche comprese fra 0 e 7 – 8 mt., ad offrire al muggine l’areale di preferenza, ed è qui che sarà più facile incontrarlo. Punti particolarmente “caldi” sono quelle baie caratterizzate da fondale ciottoloso misto a pietre più grandi e sabbia, comprese fra due punte rocciose, in cui anche una lieve risacca crea un intorbidamento dell’acqua. Spesso in queste baie la presenza sulla riva di canne indica uno sbocco di acqua dolce, condizione che alletta particolarmente il muggine per l’apporto di nutrimento che ne deriva.

Foto: Marco Bardi

Con condizioni di visibilità ridotta, diciamo dai 2 ai 5-6 mt., la tecnica da preferire è sicuramente l’aspetto, da eseguire dopo una perfetta preparazione dell’apnea. Infatti, nonostante le quote in cui ci troveremo ad operare siano esigue, il muggine ha la singolare particolarità di mostrarsi generalmente dopo un periodo piuttosto lungo di attesa sul fondo, cosa che mi ha fatto sempre ritenere che la nostra azione non sia un vero e proprio aspetto a prede attirate dalle nostre vibrazioni, quanto un agguato statico a pesci che prima o poi si troveranno a transitare nei nostri pressi. In effetti, quello che più conta nella cattura del muggine all’aspetto è riuscire ad intuire dove si troverà a passare il branco e quale itinerario ha deciso di seguire. Spesso capiterà, giunti nella zona giusta, diciamo nella nostra baietta dall’acqua velata al punto giusto, di capire che i muggini si spostano da una punta che definisce la baia all’altra e, una volta individuate le poste opportune, di riuscire a catturare diversi esemplari pescando sempre nella stessa zona, percorrendola in un senso e nell’altro. Per quanto riguarda la direzione di provenienza più probabile delle prede, non vi sono regole: poichè i muggini potranno provenire indifferentemente da terra, dal largo o lungo la direzione parallela a costa, nei due sensi, sarà importante guardarsi sempre intorno con circospezione ed impugnare un’arma adatta. Di norma utilizzeremo, in base al livello di visibilità, un arbalete da 75 cm. o uno da 90, scelti in funzione della possibilità di un veloce brandeggio per riuscire a colpire prede che ci sfilano, ad esempio, su di un lato, o addirittura sopra la nostra testa.

La zavorra dovrà essere perfettamente calibrata, al fine di permetterci di stare ben fermi sul fondo anche in presenza di risacca, senza fare eccessiva fatica che fiaccherebbe le nostre capacità di apnea.

Foto: Marco Bardi

Per quanto riguarda la boa segnasub, potremo optare per l’abbandono della stessa, pedagnata nei pressi della zona in cui intendiamo pescare, oppure, soluzione per me preferibile (poichè tanto dalla boa ci allontaneremmo inevitabilmente oltre i 50 mt. regolamentari), potremo utilizzare, in luogo del classico sagolone, un sottile monofilo di nylon dello spessore di 0,5 – 0,6 mm. che di norma non infastidisce più di tanto nemmeno i dentici insidiati con condizioni di acqua cristallina.

Altro accorgimento da utilizzare al fine di diminuire il fastidio arrecato dalla boa collegata alla cintura, specialmente con condizioni di mare mosso o risacca, è quello di collocare sul terminale del monofilo collegato alla boa stessa uno spezzone di sagola elastica da 5 – 6 mm., lungo circa 1 mt., con funzione di ammortizzatore degli strattoni che le onde ci trasmettono attraverso il monofilo, disturbando la nostra azione di pesca.

Abbiamo detto della situazione classica di pesca del muggine all’aspetto, con condizioni ideali. Ma, si sa, non sempre è così: se la visibilità in acqua dovesse essere buona, è conveniente adottare una tecnica diversa, un misto di agguato ed aspetto. Dovremo cioè muoverci sul fondo con lunghi agguati che ci allontanino dalla zona di presa di contatto col fondo stesso, fino a giungere all’individuazione del branco di muggini. A questo punto concluderemo l’azione con un breve aspetto che incuriosirà quasi certamente le nostre prede.

Può capitare di individuare i muggini intenti a “brucare” sul fondo: in questa situazione sono particolarmente inclini ad intanarsi, anche se lo faranno per un breve periodo, spesso svicolando da un sasso ad un altro in modo frenetico. L’azione di pesca, in tali casi, deve essere molto rapida: utilizzando un corto fucile dotato di fiocina dovremo incalzare i muggini, affacciandoci con cautela sotto i sassi in cui li avremo visti sfilare. Di norma, anche se il branco prosegue il suo tragitto e scorre sotto a qualche altro sasso, esiste sempre qualche ritardatario che, spaventato più degli altri, si acquatta in un angolo offrendo la possibilità del tiro. Più spesso saremo costretti a sparare al volo, poichè le tane preferite dai muggini sono in genere passanti e ampie, in grado di offrire sempre più vie di fuga.

Foto: Marco Bardi

Un tipo di fondale in cui non è affatto raro l’incontro in tanacon i muggini, anche di mole considerevole, è il grotto: si tratta però solo di quegli agglomerati di coralligeno abbastanza alti e fessurati, che formano all’interno ampie grotte passanti. Qui spesso il fucile corto diviene inefficace per la profondità delle tane, e dovremo optare per un 75 o un 90, che ci permetterà di colpire prede poste a qualche metro di distanza.

Abbiamo detto che di norma le profondità in cui è più probabile l’incontro con il muggine sono esigue ma, come sempre accade, esiste l’eccezione che conferma la regola: ad esempio, un luogo molto gradito ai muggini dorati sono le profonde franate delle isole dalle acque cristalline, come l’isola del Giglio. Qui è possibile effettuare catture sia all’aspetto che in tana a quote veramente ragguardevoli e, specialmente dalla fine dell’estate fino a tutto l’autunno è possibile l’incontro con branchi enormi di muggini che entrano ed escono freneticamente dai lastroni più grandi della franata.

Sempre in autunno, come accennavo, è frequente l’incontro con enormi branchi di bosega, riconoscibili per le 3 o 4 file di grandi papille biancastre presenti sulle labbra carnose, e per le generose dimensioni che vanno solitamente dal kg. a oltre 2-2,5 kg. Questi muggini, che di solito vivono in alto mare, accostano per la frega annuale nelle calette costiere aventi le caratteristiche già dette, riunendosi in branchi molto folti e compatti. La loro caratteristica peculiare è quella di essere prede particolarmente facili, sebbene di norma non si intanino e non siano particolarmente incuriositi dai nostri aspetti. In effetti è sufficiente trovarsi sul loro percorso per poter agevolmente portarli a tiro planando sulla loro verticale: di norma, almeno all’inizio, non sono per nulla intimoriti dalla nostra presenza. Tenendo conto che le femmine sono cariche di uova, qualora vi troviate al cospetto di un branco di bosega non infierite troppo, anche perchè si tratta di catture dallo scarso contenuto sportivo. Limitatevi a qualche cattura che vi consenta di gustare un’ottima bottarga, ottenuta proprio dalle uova dei muggini messe sotto sale ed essiccate. Anzi, poichè la presenza di questi grandi branchi di pesce attira spesso predatori come grosse spigole o lecce, il consiglio è di lasciar perdere i muggini e di tenere gli occhi aperti!

Un ultimo accenno va fatto a proposito delle qualità gastronomiche del muggine, preda dalle carni sode e gustose, anche se talvolta un po’ grasse. Ottimo se cucinato freschissimo alla brace, veramente superlativo sfilettato in carpaccio, la varietà migliore è senza dubbio il muggine dorato, specialmente se catturato nelle limpide acque del Giglio. In generale, la qualità della carne dipende dalla zona di stazionamento del muggine, notoriamente molto tollerante in fatto di qualità dell’acqua: pessima quella degli esemplari che vivono nelle zone portuali o adiacenti agli scarichi, eccellente quella di esemplari che vivono in mare aperto.

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