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La Kedada di Valencia: pesca in apnea unica protagonista

| 29 marzo 2012 | 0 Comments
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L’edizione 2012 dell’Eudishow, che si è svolta a Milano agli inizi di febbraio, si è chiusa lasciando molti interrogativi sull’effettiva validità commerciale di una manifestazione che da una parte richiede, da parte delle aziende partecipanti, investimenti economici divenuti insostenibili in un periodo di forte crisi economica e di contrazione del mercato e dall’altra ha lasciato quasi completamente fuori la pesca in apnea.

Ad essere messo in discussione in primo luogo e il format stesso della manifestazione, considerato da molti addetti ai lavori non più adeguato ad un mercato in cui le informazioni sull’offerta commerciale delle aziende viaggiano ormai in tempo reale sulla rete.

Così soprattutto all’interno di Confisub, l’associazione di categoria che raggruppa le aziende più rappresentative nella produzione di attrezzature subacquee, la possibilità di organizzare manifestazioni in cui il rapporto tra i costi per le aziende ed il ritorno in termini di promozione commerciale torni ad essere vantaggioso è diventato già da tempo uno degli argomenti di maggior interesse.

Alcuni stand della Kedada durante l'allestimento (foto A. Las Casas)


Lo spunto principale era arrivato lo scorso anno dalla prima edizione della Kedada di Valencia (Spagna), manifestazione interamente dedicata alla pesca in apnea e di cui lo scorso 3 marzo si è svolta la seconda edizione, che aveva riscosso un notevole successo sia tra gli espositori che tra i visitatori.

Chiariamo subito che si tratta di un evento di impostazione drasticamente più semplice rispetto al faraonico Eudishow come per altro suggerisce anche il nome, Kedada appunto, che non ha una vera traduzione in italiano ma che indica in generale l’incontro amichevole di persone accomunate da un particolare interesse.

Si svolge in un’unica giornata presso un grande albergo all’interno del quale gli espositori, grandi aziende e piccoli artigiani, hanno a disposizione spazi di pochi metri quadrati dove vengono proposti ed illustrati al pubblico i vari prodotti.
Questa impostazione ha quindi un grandissimo vantaggio in termini di investimento richiesto per allestimenti, trasferimenti e permanenza.

Il pubblico che partecipa, attirato sia dall’immancabile presenza delle personalità più importanti del settore, con i campioni spagnoli a fare la parte del leone, sia da un biglietto di ingresso quasi simbolico (2,00 euro per l’edizione 2012), viene catalogato attraverso un questionario da compilare prima dell’ingresso e si dimostra estremamente interessato e competente.

La lunga lista degli espositori quest’anno era composta da Absolute Blue, Alemanni Sub, Apnea Canarias y Latomis-Picasso, Armería del Carmen, Badal Sub, Beuchat, Cressi, CT Carbontech, Dessault, Esclapez, Freediving Projects, Fusiles R&M, Gimansub, Kikosub XXI, Mareasub, Mares, Midland, Omer, Pathos Sub, Pescasub.es, Polosub, Salvimar, Seac-Sub Italia, Seatec, Sigalsub, Spetton, Tecnoblu, Topsub, Víctor Abellán.

Il successo della prima edizione, l’incremento significativo del numero e del prestigio degli espositori, con una massiccia presenza di marche italiane, la superficie espositiva quasi raddoppiata avevano creato molte aspettative tra le aziende; aspettative deluse stando almeno ai commenti che abbiamo raccolto contattando alcune delle imprese a noi più note che hanno partecipato alla manifestazione.

Corridoi affollati come una metropolitana nelle ore di punta (foto A. Las Casas)


Eppure nel contesto economico spagnolo, che forse anche più di quello italiano risente della crisi, essere riusciti ad aumentare, seppure di pochissimo, il numero di visitatori può essere considerato per gli organizzatori un risultato molto positivo.
A questo si aggiungono i commenti favorevoli di molti appassionati spagnoli che hanno paragonato i corridoi della mostra ad una fermata della metropolitana nelle ore di punta e hanno vissuto la Kedada con lo spirito che il nome suggerisce: un’occasione per stare insieme con l’opportunità di incontrare i campioni (erano presenti Kerejeta, Campione del Mondo nel 2008, l’intramontabile Carbonell, Jose Manuel Garcia, Campione di Spagna in carica, e tanti altri) o di conoscere di persona gli amici che frequentano i numerosi forum spagnoli dedicati alla pesca in apnea.

Come accennato in precedenza la presenza delle aziende italiane, piccole e grandi, alla seconda edizione della Kedada di Valencia è stata davvero molto significativa; abbiamo quindi voluto sentire direttamente da chi ha preso parte alla manifestazione quali impressioni ne hanno ricavato; di seguito i loro commenti.

Isabella Alemanni (Alemanni)

Sicuramente è una vetrina, ma proprio per questo diventa un incontro per persone che già si conoscono e si incontrano per mantenere vivo l’interesse.
Noi non ci torniamo di sicuro.
Erano presenti ben cinque case spagnole, peraltro a noi sconosciute, che costruivano roller in carbonio, a mio parere non validi ma che venivano apprezzati per i bassi costi.
Il vero problema secondo noi è che gli spagnoli in questo momento non hanno disponibilità economiche e quindi fanno quello che possono.
Di novità non ne abbiamo viste e le vecchie credenze sono difficili da smontare.
Per quanto riguarda l’organizzazione lo spazio era troppo piccolo, lo stand minimo consentiva di mettere in mostra molto poco e l’affollamento era eccessivo.
La location, un albergo, non è per me il posto ideale.
Gli organizzatori molto bravi e infaticabili, ma credo che anche altre aziende diserteranno la prossima edizione.
Crediamo che se fosse stata permessa la vendita, cosa non concessa, ci sarebbe stato un maggiore riscontro.

Lo stand Cressi curato direttamente dalla filiale spagnola (foto A. Las Casas)


Lorenzo Borri (Omer)

La formula di questa “festa della pesca in apnea” è molto semplice: un solo giorno con stand molto piccoli e semplici a bassissimo costo, maggior numero possibile di espositori (aziende e artigiani grandi e piccoli) e partecipazione massiccia di atleti e “personaggi” del nostro ambiente.
Malgrado la sensazione di un numero di visitatori inferiori rispetto allo scorso anno, dovuta forse al fatto che lo spazio espositivo sia più che raddoppiato, i numeri ufficiali parlano di un seppur leggerissimo incremento.
Dal punto di vista logistico si è forse creato qualche piccolo problema ma soprattutto sembra che malgrado fosse ufficialmente vietata la vendita, cosa che ha precluso la partecipazione ai negozianti, qualcuno abbia trovato la maniera di aggirare il divieto.

Luca Limongi (Mares)

È una fiera che negli ultimi anni ha riscontrato un buon successo, può essere una formula interessante ma quest’anno si sono un po’ lamentati della poca affluenza.

Giacomo De Mola (Pathos)

Spazio anche per conferenze, tra cui la presentazione del Campionato del Mondo, e presentazioni che hanno visto una buona partecipazione di pubblico (foto A. Las Casas)


La cosa più interessante della fiera è il costo di partecipazione, accettabile anche per piccole
aziende specializzate, inoltre si tratta di una manifestazione interamente dedicata alla pesca in apnea, quindi meno dispersiva.
Di contro lo spazio espositivo non è molto, gli stand di conseguenza erano piccolini e le aziende un po’ troppo attaccate l’una all’altra.
Un paragone con l’Eudishow è un po’ azzardato, perche lo spazio epsositivo non era in un impianto fieristico ma nella conference room di un hotel, tuttavia rispetto all’ultimo Eudishow a Valenzia almeno si respirava aria di pescasub.
Anche in termini di affluenza di pubblico ci aspettavamo di più e soprattutto abbiamo riscontarto una scarsa presenza dei negozianti.
Noi non eravamo presenti all’edizione dello scorso anno, quindi non possiamo fare un raffronto; da quello che abbiamo sentito in giro sembra ci fosse molta meno gente ma soprattutto si avvertiva il problema economico spagnolo, con l’impressione che l’atmosfera generale sia peggiore di quella italiana.

Giuliano Tagliacozzo (Polosub)

Luci ed ombre in questa edizione della Kedada pescasub di Valencia.
Il format è molto interessante dal momento che si tratta di una fiera monotematica, dedicata solo a prodotti per la pesca in apnea.
Inoltre il costo di partecipazione non è molto elevato e questo consente la presenza di un gran numero di artigiani o piccoli produttori.
Erano presenti una decina di marchi di mute su misura, moltissimi produttori di fucili artigianali soprattutto di legno e vari artigiani del carbonio con pinne e fucili.
I grandi marchi erano al contempo presenti creando nel complesso una offerta sicuramente interessante e molto specifica per il visitatore.
A differenza dello scorso anno però, questa edizione non è stata particolarmente positiva in termini di ritorno per le aziende.
Sicuramente la crisi economica che sta colpendo in particolar modo la Spagna e un afflusso di visitatori per lo più ancora “locali” non hanno fornito l’apporto in termini di vendite o contatti qualificati che gli espositori si aspettavano.
Per il visitatore invece credo che lo spettacolo offerto dagli espositori sia valso ampiamente il costo del biglietto: solo due euro!

Anche a Valencia la presenza di due modelle nello stand Salvimar ha attirato l'attenzione di visitatori e addetti ai lavori tra cui Carbonell, qui con Quattrone (foto A. Las Casas)


Antonio Las Casas (Salvimar)

La mia opinione sulla Kedada di quest’anno non è molto positiva, anzi per essere esatti l’ho trovata piuttosto deludente.
L’offerta espositiva è stata eccellente: tra gli espositori erano presenti tutte le aziende più importanti, c’era una significativa rappresentanza di artigiani, prevalentemente italiani, ed anche alcuni negozianti.
Quindi niente da obiettare.
La scelta della sala è stata inadeguata e francamente non la capisco; quella dell’anno scorso, adiacente, sarebbe stata molto migliore.
Quello che proprio non è andata bene è stata l’affluenza del pubblico, di molto inferiore alle aspettative e soprattutto sorprendentemente distaccata e disinteressata, questo mi ha molto meravigliato, specialmente avendo vissuto l’entusiasmo della scorsa edizione.

Simone Gallini (Sigal Sub)

Noi eravamo presenti sia all’EUDI che a Valencia.

A differenza dell’Eudishow c’era una grande partecipazione da parte delle aziende spagnole, italiane e di altre paesi europei.
Il format credo che sia quello giusto: tutti nella sala conferenza di un hotel, contatto diretto con il pubblico, spazi più o meno equilibrati in proporzione tra grandi e piccole ditte, svolgimento concentrato in una sola giornata anche se credo che sarebbe stato meglio averne a disposizione due ma, come mi hanno giustamente fatto notare gli organizzatori, sarebbero cresciuti i costi.
Costo ridotto: tutto compreso 1/4 rispetto ad andare a Milano che dalla nostra sede dista poco più di un’ora.
Possibilità di incontrare e far vedere i nostri prodotti a migliaia di appassionati, sicuramente pescatori, invece che a qualche centinaio di persone di cui la maggior parte non sanno neanche cosa stanno guardando.

Lo scorso anno tuttavia avevamo avuto un’impressione migliore ma forse quest’anno avevamo anche maggiori aspettative.
Comunque, so di molta gente che il prossimo anno si organizzerà per andare alla fiera spagnola.

Concludendo credo che la strada sia quella giusta e penso che anche in Italia ci si dovrebbe organizzare in quella direzione.
L’EUDI così com’è adesso non ha più senso.

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