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L’europeo di Bruno De Silvestri

| 26 ottobre 2001 | 0 Comments
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Bruno De Silvestri, Team Omersub

AM: Bruno, giocavi praticamente in casa.

Bruno De Silvestri: Questo campo gara per me non rappresentava una novità in quanto ci avevo già disputato [n.d.r. e vinto] un campionato di seconda categoria l’anno scorso.

Se questo fatto da un lato mi ha indubbiamente avvantaggiato, dall’altro mi ha anche limitato. Tutti sapevano che ero l’italiano “locale”, così in preparazione ho dovuto evitare di farmi vedere su determinati posti per paura di indicarli agli altri concorrenti che mi marcavano.

Inoltre, il fatto di gareggiare in casa è sempre un arma a doppio taglio: se è vero che puoi disporre di un certo vantaggio, è anche vero che tutti si aspettano grandi cose da te, a partire dal Capitano, che per la prima volta mi schierava come titolare.

Questa pressione psicologica non ti facilita certo le cose e costituisce senz’altro un handicap.

Nonostante il quale hai comunque disputato un ottimo campionato, confermando di essere un atleta maturo per prestazioni importanti…

Senza dubbio il risultato è stato una conferma in primo luogo per me stesso.

Avere fiducia in sé stessi è fondamentale per dare il massimo: il Campionato Italiano di Palermo prima e l’Europeo adesso mi hanno aiutato moltissimo ad acquisire fiducia nelle mie possibilità e mi hanno dato una carica incredibile.

Ovviamente, ogni gara è una storia a sé e i dubbi accompagnano sempre chi vi prende parte, ma

la fiducia in sé stessi resta importantissima.

Non a caso Renzo Mazzarri aveva una grande fiducia nei propri mezzi grazie alla quale affrontava le gare con serenità…. ed ha vinto tre campionati del mondo….

Ti senti pronto per ogni tipo di gara o ritieni di dover fare altra esperienza?

Non voglio peccare di immodestia, ma credo di sentirmi sempre più preparato per

fare bene le gare. Mi sto rendendo conto di essere competitivo.

Il fatto che tu abbia nominato il grande Mazzarri mi ha fatto ripensare a Maurizio Ramacciotti, che al termine della gara mi ha detto di vedere in me un nuovo Renzo. Ovviamente l’ ho presa come una battuta, ma non posso negare che la cosa mi ha fatto un grandissimo piacere.

Il carniere di Bruno De Silvestri

Torniamo alla gara partendo dalla preparazione. Com’ è andata?

Come capita spesso nelle preparazioni lunghe, ho dovuto fare i conti con la mobilità del pesce e con le condizioni meteo.

Ad esempio, in un posto trovato sia da me che da Nicola e Stefano c’era un sasso insignificante in 27 metri sotto il quale trovava rifugio un cernione di

circa 20 venti che praticamente si poteva prendere con le mani.

Abbiamo discusso per stabilire chi di noi sarebbe andato sul segnale ed il giorno dopo, ovviamente, la cernia era sparita.

Cosa pensi della prestazione della squadra?

Il giudizio può darlo chiunque dia uno sguardo alla classifica: finalmente abbiamo vinto, ottenendo un risultato importante che conferma la validità delle scelte del CT Borra.

Quello che non si può vedere dalla classifica è il gioco di squadra che ha reso possibile questo successo, una complicità impensabile fino a qualche anno fa che ha contribuito alla vittoria in modo determinante.

Alla vigilia della gara, c’era qualche outsider che ti impensieriva?

Sapevamo che la gara si sarebbe disputata ad alta profondità, a batimetriche superiori a trenta metri e abbiamo visto molti atleti come i greci ed alcuni turchi che preparavano su zone davvero profonde. La cosa mi ha impensierito, perché se un atleta fisicamente in grado di pescare alle tue quote non sa dove andare, può ben decidere di marcarti.

In gara, però, tutto è andato bene. Durante la seconda giornata ho cominciato la prova su un fondale di circa 24 metri con un croato praticamente attaccato alle pinne, ma io ho preso sei pesci in successione mentre lui neanche uno. Così, invece di innervosirmi, mi ha caricato.

Come vedi la Nazionale in questo momento? Pensi che dopo le difficoltà degli ultimi campionati del Mondo disputati in oceano possa tornare competitiva anche al di fuori del Mediterraneo?

La nazionale la vedo bene, anche perché questo risultato dimostra che l’Italia è una squadra vincente.

Riguardo la sua competitività in Oceano non saprei dire, perché ho una sola esperienza

al di fuori del Mediterraneo [ n.d.r. Prova di Coppa Europa a Gjhon ]. Ma di sicuro il gruppo è

affiatato e credo che il gioco di squadra possa risultare vincente in qualsiasi mare.

Qualche episodio singolare che ti ha colpito durante la gara?

Ci sono state prestazioni inaspettate, come quella di un turco che ha pescato al fianco di Bellani catturando diverse corvine a 35 metri di profondità. Similmente, nella seconda giornata, un ucraino ha marcato Fabio Antonini per tutte e cinque le ore di gara.

Ciò dimostra che, più o meno, tutte le squadre hanno raggiunto un altissimo livello atletico, anche se andare a 35 metri è un conto, prendere i pesci un’altro. Nel nostro sport, infatti, contano i pesci, non i metri di profondità.

Bruno De Silvestri in azione – Foto Charlie Patriarca

Questo livellamento delle prestazioni atletiche testimonia una crescita atletica positiva per il nostro sport o piuttosto una concezione eccessivamente spinta dell’agonismo?

Credo che il fattore profondità sia legato alla circostanza, già da prima si sapeva che su quel campo gara la vittoria sarebbe maturata su batimetriche di rilievo.

Ma non è sempre così, in altre occasioni non c’è bisogno di questo tipo di performance.

In Brasile, ad esempio, si pescherà in acqua torbida e ciò costringerà gli atleti ad impostare la gara sul ritmo piuttosto che sulle prede profonde.

Tu che sei abituato a pescare in Sardegna, con acqua limpida, credi che ti adatteresti in

un ambiente del genere?

Non saprei dire, dovrei verificare sul posto. A Gjhon, ad esempio, mi sono adattato.

Bruno, quale tipo di pesca ti è più congeniale?

Il razzolo su fondali di 20-25 metri, una pesca che mi piace perché si basa sul ritmo.

Come molti sanno, amo pescare in tana, ma pratico con gusto l’agguato, la caduta… un po’ tutti i tipi di pesca. Sotto questo aspetto credo di essere versatile.

E’ notizia di questi giorni che la formazione francese sia in partenza alla volta del Brasile per un sopralluogo. Cosa ne pensi?

La preparazione è fondamentale in un mare che non si conosce. Ma partire con largo anticipo

in una stagione completamente diversa da quella in cui si dovrà gareggiare….non so quanta utilità possa avere.

Forse sarebbe meglio partire un mese prima della gara ed utilizzare il tempo a disposizione in modo razionale. Ad esempio, dedicando 4 giorni a settimana alla preparazione, 1 alla pesca

fuori campo gara e due al riposo e alla pianificazione della strategia.

Tra i personaggi di spicco della pesca subacquea italiana con cui hai condiviso esperienze agonistiche, chi ti colpisce in modo particolare?

Quello che al momento stimo di più è Marco Bardi, che secondo me sta facendo moltissimo per il nostro sport. Poi sono un grande ammiratore di Stefano Bellani, il primo fuoriclasse con cui ho avuto il piacere di pescare assieme. In acqua è un grande, un vero artista.

Hai vissuto l’Europeo al fianco di un altro grande campione, Fabio Antonini …

Fabio lo conoscevo bene già da prima, perché gli avevo fatto da secondo durante l’Europeo di Minorca. Siamo abbastanza diversi da un punto di vista caratteriale, ma molto simili in acqua. Posso dire che Antonini è stato l’atleta ideale con cui condividere la preparazione.

Qual è la sua dote principale secondo te?

C’è un aspetto di Fabio che mi ha stupito. Lui era la riserva ufficiale e doveva farmi da secondo, per cui sapeva di non dover gareggiare. Eppure, per tutta la preparazione non ha mai smesso di incitarmi a fare bene, dimostrando una voglia di vincere che non ci si aspetterebbe in un atleta della sua esperienza. Un campione del suo calibro potrebbe essere tentato di sedersi sugli allori…..ma non è certo il caso di Fabio.

Quale consiglio ti senti di dare ad un ragazzo che si avvicina a questo sport con la voglia di imparare?

Andare in mare. Non c’è niente che aiuti di più. Discutere di tecniche,attrezzature, modifiche..sicuramente ha una certa utilità, ma alla fine bisogna sempre ricordarsi che i pesci non saltano fuori dall’acqua da soli. Occorre passare tanto tempo in acqua ed imparare a capire il loro comportamento e…imparare a prenderli !

Grazie Bruno, continua così!

Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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