Home » Altre discipline » Apnea » Interviste GP Apnea Tremiti – I° parte

Interviste GP Apnea Tremiti – I° parte

| 27 luglio 2003 | 0 Comments
Trovi questo articolo informativo?
[Voti: 1    Media Voto: 5/5]


Giuliano Marchi

Giuliano Marchi – Nazionale Italiana

Giuliano, complimenti per vittoria e record. Ci racconteresti la tua gara?

Grazie!

Nella prima prova ero piuttosto teso, perché subito prima del mio turno c’è stato il cambio dei sommozzatori di assistenza che mi ha costretto ad attendere per un’ora, quindi sono arrivato sulla start island completamente deconcentrato ed ho sbagliato la preparazione. La modesta misura ottenuta al primo turno non era frutto di una qualche “strategia” particolare, molto semplicemente ero tiratissimo. Al secondo turno sono entrato in acqua all’ultimo momento, ho preparato il mio tuffo ed ho fatto quel tanto in più necessario per vincere: avrei potuto sicuramente completare un altro lato senza problemi, ma non ho visto motivo di strafare.

Impressioni sulla nuova disciplina?

Il JB mi ha fatto una buona impressione, perché è una disciplina che si pratica in completa sicurezza. Sia i giudici che l’assistenza ti possono seguire dall’inizio alla fine della prestazione, cosa che non accade ad esempio nell’assetto costante. Credo che il JB possa prendere piede.

Record del mondo e maglia azzura: cosa si prova?

Al record…non ci credo ancora, ho bisogno di tempo per metabolizzare. E’ la prima volta e non ci sono abituato, comunque sono contento. La maglia azzurra….è proprio bella, oltretutto mi piace molto il colore azzurro :-)

Monica Barbero

Monica Barbero – Nazionale Italiana

Monica, congratulazioni per vittoria e record. Correggici se sbagliamo, ma l’impressione è che ti sia tenuta ampiamente al di sotto dei tuoi limiti.

E’ così. Al primo turno non sono riuscita a prepararmi adeguatamente. Credevo di avere un quarto d’ora di tempo per scaldarmi al warm up, ma dopo un solo tuffo mi hanno chiamato alla Start Island e da allora ho avuto solo tre minuti per preparare il tuffo. Ho fatto comunque i quattro lati, ma se fossi riuscita a prepararmi adeguatamente credo che avrei potuto chiudere anche il quinto. Al secondo turno, poi, ho accusato un po’ di stanchezza alle gambe, per cui ho evitato di tirare più di tanto. Non avendo provato a sufficienza la disciplina, ho dovuto necessariamente improntare la mia condotta di gara alla massima prudenza: il JB non ti consente di tirare ed ottenere distanze notevoli se non hai consapevolezza delle tue potenzialità, non a caso oggi chi ha osato ha pagato con una squalifica. Il JB è uno sport nuovo e sconosciuto, in cui tutti stanno ancora sperimentando: sappiamo che ci sono 15 metri di risalita al termine del percorso orizzontale, senza il necessario allenamento specifico diventa molto difficile affrontare una gara.

In questo periodo sei molto allenata, anche perché siamo in vista di impegni importanti. Ci risulta che in seguito a sedute di allenamento di Jamp Blu avresti accusato un problema di indolenzimento delle gambe.

Mi si è presentato un problema del genere due settimane prima della gara, dopo un allenamento di JB capitato al termine di una settimana piuttosto intensa, in cui avevo provato anche i massimali in dinamica. Dopo un venerdì in piscina, il sabato sono andata a provare il JB ed ho fatto quattro lati; la domenica abbiamo provato di nuovo il JB in presenza di corrente, che ha reso la seduta ancora più impegnativa. Nella settimana seguente ho avuto bisogno di riposarmi, perché le gambe avevano risentito. Oggi al primo turno stavo bene, ma al secondo ho accusato di nuovo un po’ di stanchezza alle gambe. Certo, in dinamica non ho mai provato due massimali consecutivi, ma la sensazione è che per lo sforzo muscolare in profondità i tempi di recupero siano maggiori.

Tu sei forte in tutte le discipline dell’apnea, ed anche nell’assetto costante. Non voglio chiederti quale disciplina sia migliore, ma quanto della spiritualità dell’assetto costante si trova nel JB?

L’emozione del costante nel JB non si trova, ce ne sono altre. L’atleta puro apprezza le discese nel blu, che anzi sono un po’ l’amore di tutti gli apneisti; nel JB questo fascino non c’è, ci sono altre belle sensazioni.

Credi che il JB possa avere un futuro?

Sicuramente, perché la cosa molto bella è che permette a tutti di poter gareggiare: un percorso subacqueo a quindici metri è alla portata di tutti, mentre invece il costante, viste le quote raggiunte ultimamente, è sempre più una disciplina per pochi eletti. Credo che questa caratteristica del JB possa garantirgli un grande sviluppo.

E adesso penserai al mondiale. Obiettivi? Farai un allenamento specifico?

L’obiettivo potrebbe essere quello di conservare il record [Monica sorrride…]! Non saprei, sicuramente ci saranno atleti molto forti….vediamo. Riguardo l’allenamento, al termine degli impegni agonistici nazionali ne inizierò uno specifico per cercare di arrivare a Biserta nella condizione migliore.

Sandra Vallelunga

Sandra Vallelunga – AM Team

Sandra, raccontaci della tua esperienza alle Tremiti

Sono sincera, non ero molto convinta di questa novità e forse ero anche un po’ prevenuta, ma mi sono ricreduta.

Alla fine mi sono divertita e molto anche. Ho dovuto superare alcune difficoltà all’inizio, come per esempio l’avere le mani impegnate da zavorra e molletta con cartellino e non sapere come fare per mollare il tubo e compensare.

In una delle prime discese mi sono ritrovata a percorrere il primo lato con ancora stretto tra i denti il tubo! Ma come in tutte le cose, con la pratica molte difficoltà vengono superate e i gesti automatizzati.

La conclusione è stata che durante la gara ho deciso di fare anche la seconda prova perché mi stavo divertendo e volevo fare “un altro giro”. Sono stata premiata perché ho incrementato di molto il percorso precedente, chiudendo il cubo!

Ritengo che diverse cose dovranno essere modificate, come per esempio l’impiego di una molletta più grande che agevoli la pinzatura, oppure segnare la direzione da prendere perché può capitare che nella discesa si crei un po’ di confusione’.e altri particolari di questo tipo che sono emersi in questi giorni e che di certo contribuiranno a migliorare lo svolgersi di questa attività dal punto di vista della sicurezza e della praticità per l’atleta che vi si cimenta.

Io ho avuto il privilegio di poter provare il Jamp Blu al suo battesimo e ne sono felice perché ho assaporato, anche se sotto una forma diversa, le sensazioni che mi regala l’apnea pura.

Tali belle sensazioni te le trasmettono anche le persone che amano questo sport.

Alle Tremiti ce n’erano moltissime. Molte che già conoscevo, altre che sono stata felice di conoscere. Ad ogni modo tutti mi hanno trasmesso e insegnato qualcosa.

Per questo ci tenevo a ringraziare in primis Giorgio, grazie al quale ho avuto la possibilità di vivere questa bellissima esperienza.

Ringrazio i miei angeli custodi Alessandro, Matteo e un pizzico di più Enrico che mi ha tenuto la mano prima del tuffo’ a volte, quando sono molto agitata necessito di calore umano e la stretta di mano di una persona in cui credo mi rilassa molto. Questi ragazzi sono stati davvero fantastici, professionali, rassicuranti e precisi e mi sento davvero molto fortunata ad averli conosciuti.

Ringrazio Andrea e il Corsaro che hanno ascoltato tutti i pensieri sconfortanti che mi assalgono e stressano prima di ogni gara e che normalmente riverso sulle mie amiche apneiste, che in quest’occasione non hanno potuto essere presenti. Ringrazio tutte le persone che hanno reso possibile il realizzarsi di questa manifestazione che si è svolta nel nome dello sport e della buona volontà di migliorare’in tutti i sensi.

Michele Tomasi

Michele Tomasi – Nazionale Italiana

Michele, una tua impressione su questa disciplina

L’impressione sulla disciplina è senz’altro positiva, anche se bisogna prestare attenzione all’allenamento, che deve essere progressivo e ben curato. Il Jamp Blu non si presta ad improvvisazioni, anche perché dopo il percorso orizzontale resta la risalita di 15 metri, che impone una grande attenzione. Senza una consapevolezza dei propri mezzi ed un allenamento adeguato, il rischio è quello di uscire in samba o, peggio ancora, in sincope.

Come giudichi la tua prestazione?

Non positivamente, anche perché ho sbagliato ad utilizzare le due pinne. Abbiamo avuto poco tempo per provare la disciplina, e non ho fatto in tempo a rendermi conto che con la monopinna potevo ottenere risultati molto migliori. In gara con le due pinne sono riuscito a chiudere a 111 metri percorsi in 2’24”, ma quando a fine gara ho provato un giro con la mono ho percorso agevolmente sei lati in 1’58”.

Alla luce di quanto hai visto fino ad ora, che misure credi che possano risultare vincenti a Biserta?

Credo che si andrà a chiudere il secondo giro: otto lati per 150 metri.

Come giudichi questa disciplina rispetto alle altre che già conoscevi?

L’assetto costante è una disciplina a sé, difficile da allenare e da organizzare con assistenza adeguata, ma con un fascino tutto suo innegabile. Il JB è uno sport alla portata di tutti che rende possibile allenarsi in sicurezza, cosa non da poco, e poi lo trovo più facile della dinamica. La dinamica a certi livelli richiede un grado di sopportazione della sofferenza non indifferente, nel JB il fatto di operare a 15 metri in una condizione di pressione parziale d’ossigeno superiore fa sì che le sensazioni risultino diverse: le contrazioni ci sono, ma risultano più “soft”.

Flora Menato

Flora Menato – Nazionale Italiana

Ora che hai affrontato il JB per la prima volta, quali sono le tue impressioni?

A me il JB è piaciuto molto, senz’altro più della dinamica in piscina, anche perché le sensazioni che si provano sono molto diverse. Certo, ci sono diversi aspetti della tecnica da migliorare: la discesa, per prima cosa, deve portare l’atleta vicino al piattello, poi ci sono le virate sul fondo che non sono propriamente semplici, ed infine la molletta, che per me rappresenta il problema più grosso. Attaccare la molletta sul cavo al termine del percorso sul fondo non è semplice, inoltre nessuno di noi ha alle spalle un allenamento consistente, per cui dobbiamo ancora sviluppare tutti gli automatismi.

Per il mondiale di Biserta hai in programma un allenamento specifico?

Il mio circolo Rane Nere Trento ha montato un campo gara al Lago di Garda ed inoltre avremo la possibilità di trascorrere qualche week end in liguria, cercheremo di allenarci.

Che differenza trovi tra il JB e le discipline tradizionali in cui ti sei cimentata sino ad oggi?

Il JB è una cosa completamente diversa, anche se devo dire di essermi accostata all’apnea da solo un anno e quindi non ho certo tutta questa grande esperienza nelle altre discipline. Se in statica ho ottenuto risultati sicuramente notevoli, devo dire che la dinamica non mi appassiona poi così tanto. Il costante mi piace moltissimo, ma vivendo a Trento non ho molte occasioni di praticarlo e per questo sono ancora ferma a 25 metri. Adesso che la temperatura del Lago diventa meno rigida, potremo allenarci anche nel costante per vedere di migliorare. Che dire, il JB mi è piaciuto molto.

Giacomo Gravina

Giacomo Gravina – Nazionale Italiana

Allora Giacomo, preferisci l’aspetto ai dentici o la pesca in caduta? [Giacomo sorride]….

Per oggi niente pesca, parliamo di questa bellissima manifestazione resa possibile dal vostro impegno, che ha regalato una grande soddisfazione a noi atleti. Mi pare che le prospettive al momento siano rosee: il campionato del mondo costituisce un grande stimolo per noi tutti.

Parlaci della tua prestazione

Al primo turno sono sceso in acqua con l’intenzione di fare una prova tranquilla, anche perché l’uscita di Davide mi ha spinto alla massima prudenza. Nella seconda prova non sono riuscito a prepararmi a dovere, così ho chiuso con una misura minore; in ogni caso, questa delle Tremiti è una prima esperienza senz’altro positiva. Certo, con un bel dentice a spasso intorno al campo gara sarei riuscito a fare di meglio!

Secondo te in questa disciplina un pescatore è avvantaggiato rispetto ad un apneista puro?

Secondo me, tra le varie discipline dell’apnea il JB è quella che si avvicina di più ad una azione di pesca in apnea. Nonostante venissi da tre settimane di sostanziale inattività, sul campo mi sono trovato bene perché non ho dovuto fare niente di troppo diverso da quello che faccio sempre a pesca. Per questo motivo credo che i pescatori si ritroveranno molto bene in questa disciplina, non escludo una significativa adesione da parte loro.

I pescatori sono abituati ad operare in profondità senza riferimenti e sanno che non possono giocare con i propri limiti. Nel JB quanto è difficile capire quando è il momento di attaccare la molletta sul cavo e risalire?

Parlando da pescatore: se sei fermo all’aspetto, hai la piena consapevolezza di te stesso e delle sensazioni del corpo e sai a quale profondità ti trovi. In assenza di azione dinamica, è facile capire il momento in cui si deve risalire. Mentre si fa una dinamica a 15 metri, invece, le cose stanno diversamente. Arrivare a conoscere il momento esatto in cui occorre risalire richiede molto allenamento specifico, chi ha fatto solo dinamica in piscina avrà sicuramente qualche difficoltà in più ad acquisire una sufficiente consapevolezza dei propri limiti, e dovrà sperimentare il campo gara aumentando progressivamente le profondità di esercizio. Insomma, l’approccio dovrà essere più cauto e non ci sarà possibilità di improvvisare. Mi pare che la gara di oggi dia conferma di tutto ciò.

Come pescatore hai sicuramente maggiore dimestichezza con i regolamenti ed i problemi che possono generare. Nel JB si è deciso di eliminare ogni elemento di giudizio soggettivo sulla regolarità dell’uscita dell’atleta: se si tocca la testa del giudice la prova è regolare, altrimenti si viene squalificati. Questa filosofia, peraltro condivisa da associazioni come IAFD o FREE ti trova concorde?

Sono perfettamente in sintonia con questo approccio. Anche oggi noi atleti abbiamo fatto uno sforzo notevole, e quando si va in ipossia può accadere che si verifichino perdita di controllo motorio o addirittura una perdita di sensi, cosa che del resto può accadere anche, ad esempio, ad un maratoneta. Se quest’ultimo taglia il traguardo e poi sviene non viene squalificato per essere arrivato al limite delle proprie capacità, perché il fatto di tagliare il traguardo è necessario e sufficiente ad attribuirgli un posto in classifica. Allo stesso modo, nel JB è necessario e sufficiente toccare la testa del giudice: il giudice assume una funzione di controllo svincolata dal suo giudizio.

Articoli correlati: CronacaPrima parte intervisteSeconda parte intervisteGalleria fotograficaGalleria Fotografica 2° parteAM Team

Interviste GP Apnea Tremiti – I° parte scritto da Giorgio Volpe media voto 5/5 - 1 voti utenti

Category: Altre discipline, Apnea

Leave a Reply