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Intervista all’avv. Alessandro Fiumani, presidente di F.I.P.I.A.

| 16 luglio 2018

Dopo quasi un anno di tribolazioni, la FIPIA ha finalmente un nuovo consiglio direttivo: da cosa si riparte e quali sono i progetti per il futuro della Federazione?

La pausa di riflessione è servita principalmente per fare il punto sulla situazione e soprattutto per rispondere ad una domanda che ci assillava ed era se i pescatori in apnea avevano bisogno di un’associazione come la FIPIA. La risposta evidentemente è stata positiva perchè, anche se siamo un popolo di “individualisti”, abbiamo bisogno di chi difenda la nostra passione in maniera organizzata, ed eccoci più combattivi e determinati che mai a portare avanti le nostre battaglie storiche che hanno tutte come comune denominatore il rispetto per la categoria. Senza rispetto non potremo mai evitare le discriminazioni che oggi subiamo, una tra tutte, l’esclusione totale dalle AMP.

Molti appassionati aspettavano con ansia il ritorno della polizza per la pesca all’estero che FIPIA ha offerto ai suoi tesserati fino a poco tempo fa, come vanno le iscrizioni? Ci sono stati dei cambiamenti nelle modalità di tesseramento?



Devo dire la verità, stiamo avendo un successo lusinghiero tra gli appassionati che si stanno associando in tanti e questo non può che farci piacere, il sostegno dei pescatori è “la benzina per il nostro motore”. Siamo riusciti a rinnovare il contratto assicurativo contenendone il costo, pertanto chi volesse non solo assicurarsi ma sostenere il nostro lavoro lo può fare con 22 euro attraverso il nostro sito con procedure per il tesseramento veramente facili, ci sono risuscito io per cui ci possono riuscire tutti.

Il 2017 è stato indubbiamente l’anno della battaglia contro la licenza di pesca a pagamento, i permessi gratuiti sono stati di recente prorogati fino a fine 2018: secondo lei cosa dobbiamo aspettarci dopo?

Temo che prima o poi questo ennesimo balzello troverà la sua applicazione. La FIPIA è e resterà contraria alla licenza a pagamento anche perché non ha nessuna giustificazione non potendola paragonare minimamente a quella per la caccia anche perché noi pescatori in apnea dallo Stato non riceviamo nulla, se non restrizioni. Ma se dovesse arrivare la licenza a pagamento almeno che uniformi i diritti per coloro che la dovranno sopportare.

Se dovesse scegliere un motivo per convincere un appassionato ad iscriversi alla FIPIA, quale sceglierebbe?

La necessità di fare gruppo, di organizzare la nostra difesa. Nelle stanze dei bottoni si conta per quanto si pesa. E’ forse una considerazione arida ma è la verità, Nella mia veste di presidente del CPA, un’associazione di cacciatori, ho sperimentato sulla mia pelle che la consistenza associativa conta e molto nel nostro Paese. Comunque, oltre a questo ed ai servizi che riusciamo a fornire ai nostri iscritti, l’appassionato in FIPIA si deve sentire come a casa sua, una casa comune dove incontrare persone che hanno la sua stessa passione con cui confrontarsi. Per questo vorrei estendere su tutto il territorio nazionale la rete di dirigenti, perché il virtuale è bello ma una stretta di mano è meglio. Chi fosse interessato mi può contattare direttamente al mio indirizzo mail: posta@alessandrofiumani.it

Lei, oltre che pescasub è anche cacciatore e ha già una lunga esperienza come presidente della CPA, pensa che caccia e pesca subacquea siano mondi affini o opposti? Perché?

Sono due mondi che hanno in comune l’amore per la natura, il rispetto per l’ambiente e tanto altro ancora, ma fino ad oggi sono stati divisi o quantomeno si sono ignorati. E’ stato un errore, infatti, i nostri mondi o meglio dire il nostro mondo è sotto attacco e per difenderlo dobbiamo superare la difficoltà di associazionismo che ci caratterizza e fare fronte comune contro soprusi e abusi.

Nel settore della pesca, e in particolare di quella in apnea, la storia si ripete: basta ricordarsi quello che è successo alla caccia negli anni ’70, quando i cacciatori fecero concessioni al mondo ambientalista certi che la loro “fame” si sarebbe placata. Mai errore di valutazione fu più grossolano perché “l’appetito vien mangiando” e allora da un calendario venatorio che permetteva la caccia fino al 15 di aprile siamo arrivato alla caccia che chiude il 31 gennaio, e non è finita…Se alla pesca in apnea sta succedendo la stessa cosa, la responsabilità è da ascrivere alle organizzazioni che storicamente rappresentano la pesca ricreativa e sportiva, che non hanno brillato nella difesa della pesca in apnea, anzi, possiamo dire che per compiacere le lobby ambientaliste, si sono “dimenticate” della nostra esistenza; forse perché a noi il pesce piace catturarlo e mangiarlo piuttosto che catturarlo e rilasciarlo infinite volte.

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