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Intervista a Renzo Mazzarri: “Pochissimo tempo ma tanti pesci” (3/5)


Minorca 1993, Isole Baleari. Trofeo Villacarlos, uno degli appuntamenti più suggestivi ed importanti della stagione. Un Trofeo dove tutti i più forti agonisti Europei si davano appuntamento il giorno dopo una prova di Coppa Europa proprio in Spagna. La gara del giorno prima non mi era andata bene ed avevo concluso con un settimo posto individuale finale. Una prova dominata dal Campione Josè Amengual, che portò al peso ben 6 cernie e una ventina di altri pesci. Il trofeo del giorno seguente, come dicevo, era una gara storica che, fino a quel momento, vedeva scritto nel suo albo d’oro il nome di un solo atleta Italiano vincitore: il grande Antonio Toschi.

mazzei3 RIDQuel giorno il tempo era piuttosto brutto ed il campo gara non lo si conosceva affatto (almeno non quanto basta per poter essere sicuri di competere per la vittoria finale). Avevo chiesto informazioni qua e là ai pescatori dell’Isola ma, vuoi per spirito campanilistico, vuoi per altro, le risposte erano state vaghe e poco indicative. L’unica cosa certa è quei pochi che avevano detto qualcosa  avevano indicato la zona all’estremo sud del campo gara come la più interessante. Il giorno successivo era tutto pronto e la gara ebbe inizio puntualmente. Io ero in barca col C.T. Bortolin e Marco Bardi. Ci dirigemmo a tutto gas verso la zona prescelta a sud sperando che tutto andasse per il meglio, quantomeno, sperando di trovare zone di roccia pescabili. Col mare di prua fu una navigazione lunga e faticosa ma, dopo oltre un’ora, arrivammo sulla zona. Io e Marco eravamo già pronti e ci tuffammo subito. Lo sgomento prese subito il soppravvento: un mare di meduse di tutte le taglie ricopriva tutta la superficie dei quel tratto di mare e gran parte delle profondità. Non si vedeva nulla. In più fummo urticati in varie zone scoperte del corpo: era impossibile pescare. Dopo pochi tentativi risalimmo in barca e decidemmo di spostarci senza alcuna meta, facendo tentativi a casaccio in mezzo al mare. Non avemmo fortuna. Il tempo scorreva inesorabile ed i nostri carnieri rimanevano vuoti. Mancava circa un’ora a fine gara e, trovandosi in centro campo gara, decidemmo di buttare prima Bardi in un punto e poi io più avanti. O la va o la spacca!

Cominciai a effettuare le prime planate a mezz’acqua su una zona di sabbia e posidonia, quasi priva di roccia interessante. Ero disperato e pure il capitano non era da meno. Ad un certo punto, durante l’ennesimo tuffo, vidi due saraghi di 4/5 etti dirigersi verso una zona imprecisata del fondo, apparentemente priva di vita. Ecco che scatta l’istinto e decido di seguire la loro direzione. Il fondale è di circa 20/22 metri e comincia a diventare fangoso. Poi intravvedo un pezzo di roccia. Altro tuffo ed ecco il paradiso: un ciglio di grotto spaccato lungo una cinquantina di metri ed alto due completamente vergine! Pedagno, torno in superficie e chiedo a Bortolin di seguirmi a remi che, forse, ci siamo. Mancano 40 minuti a fine gara. Prendo l’Apache 90 ed al primo tuffo cade un pagro di oltre 3 chili. Al secondo tuffo una corvina di 2 chili. Al terzo tuffo un cappone di 2 chili. Sono in estasi. Cambio arma e passo al 75. In un vorticoso sali-scendi a ritmo infernale porto su un pesce a tuffo. Il mio carniere comincia a prendere consistenza. Il C.T. è gasatissimo e mi incita ad ogni immersione e applaude ogni cattura. Finisce la gara e lascio sul posto tanto altro pesce.

Salgo in barca per capire cosa ho preso e quanti pezzi (quando sei in trance di pesca spesso spari e butti in barca senza perder troppo tempo): conto 20 pesci tra saraghi, corvine, scorfani, mostelle, labridi ed un  pagro. Sono felice della mia pescata ma allo stesso tempo rammaricato per non aver potuto sfruttare al meglio quel posto: ci fossi arrivato prima … Al rientro in porto aspetto i più forti ed i padroni di casa. Non c’è storia. Vinco alla grande con un carniere ricco e pesantissimo. Anche questa volta ricevo le congratulazioni di Amengual e Spagnoli che, in fin dei conti, sono la cosa che più mi gratifica e mi appaga. Ora, sull’albo d’oro del Villacarlos, c’è anche il mio nome: Renzo Mazzarri.

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Category: Interviste, Pesca in Apnea

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