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Intervista a Gabriele Delbene

| 16 febbraio 2005 | 0 Comments
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Da sx: Gabriele Delbene in coppia con Michele Mozzoni al Campionato a Coppie 2004

La vittoria di Stefano Bellani al Campionato del Mondo del Cile ha entusiasmato gli appassionati italiani, da anni in attesa di un nuovo successo azzurro. Continuiamo a goderci questa riaffermazione della scuola italiana e, soprattutto, a parlare della fortunata spedizione azzurra ad Iquique. Questa volta Simone Belloni ha intervistato Gabriele Delbene.

Come è andata la preparazione?

Direi che è stata fondamentale. Abbiamo fatto ben tre sopralluoghi.
Gli sforzi profusi in questo senso hanno confermato ciò che pensiamo da sempre: la nostra squadra è composta da atleti di notevole caratura, che possono battere chiunque, compresi gli atleti della nazione che negli ultimi dieci anni ha dominato le competizioni, la Spagna. Grazie alla Federazione abbiamo avuto la possibilità di prepararci con cura e metodo, come in passato hanno sempre fatto gli spagnoli, ed ecco che puntualmente sono arrivati i risultati.

Ritengo che i periodi passati a pescare sul posto siano stati la chiave di volta. Abbiamo interpretato al meglio le nuove condizioni ambientali, ben differenti da quelle del Mediterraneo, ed abbiamo valutato ed intuito particolari tecnici importantissimi, che sono invece sfuggiti, fra gli altri, al campione uscente Carbonell. Per esempio, abbiamo capito che un pesce molto diffuso come la cabrilla avrebbe potuto rivelarsi meno importante di come si poteva pensare a prima vista. Difatti, durante il primo sopralluogo -cui non ho preso parte-, quando i miei compagni sono andati a pescare con i cileni, questi, probabilmente per sviarci (dice ridendo n.d.a.), hanno pescato solo cabrille.

Noi, però, abbiamo maturato una buona esperienza in oceano, e così abbiamo immediatamente compreso che per vincere ci saremmo dovuti rivolgere verso altre specie più stanziali e meno “volubili”, così ci siamo messi a battere le tane della costa trovando molte mulatte, con cui abbiamo poi vinto la prima giornata, e le vieje, decisive nella seconda.

Le mulatte, simili alla nostra cernia bianca e in grado di arrivare a circa 6kg di peso in quei luoghi, sono pesci che si muovono poco. Se non si ritrovano nella tana segnalata -solitamente un piccolo anfratto fra rocce bianche, circondato da ricci- rimangono comunque nei dintorni. Durante la preparazione io e Bellani abbiamo capito subito che sarebbero state decisive ed allora abbiamo cominciato a battere passo passo la batimetrica compresa tra i 2 ed i 5 metri, visitando e ricontrollando a ripetizione tane su tane, anche quelle già ispezionate dal compagno. Così facendo abbiamo segnato molto pesce.

Le vieje, invece, sono simili a cerniotte, arrivano fino ad un massimo di 3 chilogrammi di peso e vivono per lo più sul medio fondale, sotto a sassi scuri, diciamo tra i 10 e i 20 metri.
Le abbiamo incontrate fino a 15-17m circa, non più sotto. Avevamo notato anche qualche grongo in alcune spaccature interessanti.

Le pescate dei sopralluoghi sono state determinanti

Insomma, avete pescato a segnale?

Eravamo pronti ad ogni evenienza, aperti a tutti i tipi di pesca. Se ci fosse stato il mare mosso e torbido avremmo interpretato la gara in maniera diversa, impostandola su una pesca al libero e su pesce mobile, anche se in tali frangenti di pesce ne girava molto meno. Chiaramente, qualche pesce a segnale avremmo comunque dovuto trovarlo. Credo che sia stato molto più importante capire su quale pesce impostare la gara, piuttosto che sul segnale. Ribadisco: chi come Carbonell ha impostato la caccia sulle cabrille è rimasto dietro, perchè la cabrilla è un pesce simile alla nostra spigola, ma molto sospettoso. Vive in zone precise ma richiede un’ottima tecnica, perchè magari se ne possono prendere due o tre a breve distanza, ma poi non trovarne più per un bel po’.

Una tattica perfetta, un lavoro di squadra esemplare?

Io e Stefano abbiamo trovato un buon affiatamento e un’ottima concentrazione. Pensa che il primo giorno siamo partiti su una zona insieme a Carbonell, Vigna, Gospic ed altri atleti. Eravamo su una franatina di un centinaio di metri che andava da 1 a 7 metri di profondità: con molta attenzione e precisone, in quaranta minuti circa siamo riusciti a catturare quattro mulatte contro una sola per la concorrenza, presa da Carbonell. Mentre Stefano andava sul segnale e pescava, io controllavo il movimento degli altri, così al tuffo successivo lo indirizzavo dove gli altri non erano passati. Abbiamo trovato una bella sinergia: guidati dall’istinto, siamo riusciti a prestare attenzione anche a quelle sottigliezze che sono fondamentali per portare a buon fine un’azione di caccia. Alle volte, in certi momenti, basta distrarsi un attimo ed ecco che può sfumare tutto. Comunque, non abbiamo sbagliato nulla: Stefano è stato grandissimo.

Un carniere cileno

Eravate tutti al top?

Direi proprio di sì. Ho visto un De Silvestri carico ed in gran forma, abbiamo visto tutti di cosa è stato capace Bellani. Ramacciotti, anche se un po’ in ombra per quella casualità che bisogna aspettarsi da ogni gara, ha comunque tenuto una condotta di gara esemplare.

Come è stato il mare durante la gara?

Il primo giorno abbiamo trovato il mare calmo e pulito, con una visibilità di cinque o sei metri, mentre la seconda giornata il mare si è sporcato e in alcuni punti la visibilità era scesa ad un metro. Comunque la cosa non ci ha dato fastidio, perchè durante la preparazione abbiamo potuto effettuare pescate con ogni tipo di condizione marina: dal mosso, al calmo, al torbido, con o senza corrente…
In generale, ho potuto notare che qui la marea non influisce così tanto come altrove.

Come mai, secondo te, la rimonta dei cileni durante la seconda giornata è stata così perentoria?

In primo luogo erano molto motivati, in secondo luogo conoscevano perfettamente la zona, e infine si deve riconoscere che sono degli ottimi atleti.
Abbiamo ceduto il titolo a squadre per poco e se nella seconda giornata i pesci di De Silvestri non fossero stati pesati per ultimi, non sono così sicuro che avremmo perso. Diversi pesci di Bruno sono stati scartati per un’inezia, pochi grammi che potrebbero essersi persi durante l’attesa, durante la quale i pesci si sono seccati, perdendo liquidi e peso.

Prima del Mondiale si parlava di questo peso minimo di 1kg che avrebbe potuto mettere in crisi gli atleti. Voi come vi siete comportati?

Nell’ultimo sopralluogo abbiamo dedicato molta attenzione a questo aspetto, cercando di raggiungere un livello di valutazione così preciso da risultare, alla fine, quasi perfetto. Direi che ci siamo riusciti. Abbiamo sparato praticamente pesci sicuri e pochissimi sono risultati sottopeso.

Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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