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Intervista a David Landi, campione di nuoto pinnato

| 27 aprile 2003 | 0 Comments
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Questa volta abbiamo “pescato” un campione, ma di un altro sport che ultimamente si sta legando sempre di più all’apnea: il nuoto pinnato. Dovendo chiedere dei consigli da trasmettere a tutti i nostri lettori, ovviamente non potevamo che rivolgerci al più esperto in questo settore: David Landi, atleta delle Fiamme Oro e pluricampione di nuoto pinnato.

AM – Ciao David e, innanzi tutto, grazie per la disponibilità. Partiamo subito dalla domanda chiave: è possibile imparare ad usare la monopinna da soli? Quali esercizi si possono fare in piscina per imparare il movimento corretto?

DAVID LANDI – Imparare da soli è abbastanza complicato, perché come in tutte le cose è abbastanza difficile capire la strada da battere senza indicazioni iniziali da seguire. Sconsiglio quindi di avventurarsi in tecniche che poi possono risultare approssimative perché non si sa quello che si deve fare.
C’è bisogno dell’indicazione da parte di qualcuno che abbia quanto meno un’idea di quello che si va a fare.
E’ importante l’ausilio di qualcuno insomma abbastanza…non dico qualificato, ma che abbia un’idea della tecnica.

Quindi serve un istruttore di nuoto pinnato?

Direi di sì. Un allenatore…

Chi sono i campioni?

Mah, posso darti delle indicazioni per quello che mi riguarda, visto che sono un atleta. Io ho vinto Campionati del Mondo, Campionati d’Europa, World Games, Giochi del Mediterraneo. Sono stato primatista europeo sulla distanza dei 50 metri, perché sono un velocista. Ho vinto 130 titoli italiani assoluti. Diciamo che ho vinto tutto quello che c’era da vincere… purtroppo il nuoto pinnato non è uno sport olimpico. E’ riconosciuto dal C.I.O. ma non è una disciplina olimpica, quindi questa è l’unica “manifestazione importante” che mi manca. Per il resto, per dare un’idea, ho vinto 45 medaglie tra Campionati d’Europa e Campionati del Mondo in 10 anni. Sono sempre andato a medaglia, tant’è che la Federazione Mondiale mi ha conferito un riconoscimento come “Atleta del Millennio” proprio per questo motivo. Questo è il mio curriculum natatorio. Per quanto riguarda altri atleti molto validi, in Italia ne abbiamo abbastanza, sia sulle distanze in piscina che sulle distanze in acque libere; oltre alle distanze da piscina, tra i 50 e i 1500m, nel nuoto pinnato facciamo anche distanze in acque libere, tra cui lo Stretto di Messina ed i Campionati mondiali di Fondo in acque libere. In Italia abbiamo una buona squadra. Per quanto riguarda gli altri paesi, invece, le nazioni più forti sono la Russia e la Cina.

Sai, noi siamo apneisti e cerchiamo di capire come adattarci a questo nuovo strumento che è la monopinna; tanto per avere un’idea, puoi darmi qualche indicazione sui tempi e sulle velocità che raggiungete?

In questo momento ho il secondo tempo in graduatoria mondiale ed è 16,33″ sui 50 metri. Il record del mondo è 16,04″. Sui 100m il record del mondo è 35,54″. Siamo abbastanza veloci e soprattutto, otteniamo risultati eccellenti a livello di spettacolarità’ non lo dico perché sono di parte, ma piace molto. Calcola che le velocità dei 100m a stile libero noi del nuoto pinnato le teniamo sui 1500m. I 47″ o 48″ sui 100m si tengono sui 1500m.

Sempre a proposito di velocità, secondo te, pensando all’uso della monopinna finalizzato all’apnea, quale può essere la velocità migliore? Sicuramente non quella da sprint, ma punteresti sulla più sulla velocità o sull’economia del movimento?

Mah’un parametro preciso non si può dare perché bisogna sempre vedere l’atleta che si ha davanti. Dipende dalla costituzione; se uno è alto 1m e 90 non può certamente utilizzare la tecnica di uno alto 1m e 50. Analogamente, se abbiamo un atleta che pesa 95 chili sicuramente non possiamo adattarlo ad una tecnica di uno che pesa 60 chili.

Praticamente valgono le stesse teorie che adottiamo per le due pinne’.
Per ora le velocità degli apneisti con la monopinna sono decisamente molto più lente rispetto a quelle che ci dici, anche se nettamente superiori alle velocità raggiunte con le due pinne. Qualcuno ha provato ad ipotizzare che bisogna puntare tutto sul fattore velocità’

No, io credo che bisognerebbe fare dei test di valutazione, cioè vedere qual è il dispendio energetico, e soprattutto quant’è il consumo d’ossigeno. Sicuramente fare un’apnea è ben diverso che fare nuoto pinnato. Una volta fatti alcuni test e valutata la situazione si riesce a stabilire la velocità. Secondo me, parlando proprio in termini semplici, non bisogna andare ad una velocità molto elevata, perché non è importante il tempo di percorrenza, ma la distanza massima percorribile. Se io percorro 100m, se ci metto 2 minuti o 40 secondi è lo stesso ai fini di una gara di apnea. Però anche andare troppo lenti influisce negativamente sulla prestazione, penso. Comunque è tutto da vedere, perché non è possibile stabilire a priori un parametro da rispettare. Bisogna fare dei test.

Monopinna per il nuoto e monopinna per l’apnea: lo stesso strumento va bene per entrambe gli sport o andrebbe “specializzato” per venire incontro alle esigenze degli apneisti?

Se ti riferisci alla nuova tipologia di monopinna (noi ora ci stiamo orientando su appendici aerodinamiche ed irrigidimenti di lastra), per esperienza ti posso dire che tutte quelle carenate andando in profondità tendono a comprimersi, e tendono a farti risalire verso l’alto. Anche per questo bisogna fare dei test e trovare il giusto compromesso. Ancora è un po’ tutto allo stato iniziale: non si può dire a priori qual è il materiale più idoneo da utilizzare. Serve un compromesso, ripeto: le pinne che vengono usate in piscina per fare velocità sicuramente non vanno bene, perché da quanto mi dicono apneisti che le hanno provate so che dopo una certa profondità c’è una compressione della gomma che è montata sulle lastre che crea difficoltà nello scendere.

In termini generali, le caratteristiche della monopinna, come la superficie e la rigidezza, come si scelgono in base al fisico dell’atleta?

Ho fatto degli studi personali, facendo l’atleta da molti anni, perché queste cose non sono scritte da nessuna parte. Quello che sta scritto sui libri lo sappiamo tutti, ma se uno vuole addentrarsi deve sperimentare. Anche in questo caso, quindi, la scelta dello strumento ideale dipende dall’atleta e dalle sue caratteristiche. Io ho fatto dei calcoli e mi sono ricavato dei principi da seguire, basati su parametri precisi, per fare la scelta migliore. Bisogna tenere in considerazione l’altezza e la larghezza delle spalle e si riesce più o meno ad avere un indice che ti dà la grandezza della lastra da utilizzare. Una ragazza di 1m e 60 con spalle da 40cm, per esempio, utilizza una pinna larga 72cm; la stessa pinna non va bene per un uomo alto 1m 80 con spalle di 70cm (misure date solo a titolo esemplificativo). Non è come andare a comprare un paio di scarpe, per cui basta sapere il numero e provarle qualche secondo.

A proposito di scarpe’la scarpetta della monopinna?

Le scarpette per il nuoto devono calzare molto bene, altrimenti la pinna non rende. Nel nuoto pinnato si cercano soluzioni mirate ed adattate all’atleta, specialmente per chi lo fa ad alto livello. Ci si fa fare tutto su misura. E’ chiaro che se si acquistano pinne dalla fabbrica, si acquistano solo determinati numeri di calzata, che devono andare bene per tutti; poi quando le vai a mettere ti rendi conto che non sono ben aderenti. Puoi mettere il calzare di neoprene più o meno spesso, ma non ci vuole molto a rendersi conto che in questa maniera non va bene. Dentro sarebbe opportuno fare dei plantari in carbonio, io ho provato a farli. Però il discorso è sempre lo stesso, non esiste una produzione di serie come magari esiste per il ciclismo, dove puoi andare e, per esempio, comprare la bicicletta di Armstrong.
Comunque, la scarpetta deve fasciare bene il piede ed impedire qualunque movimento.

Una domanda un po’ delicata: con l’uso agonistico della monopinna, a lungo andare, si possono avere problemi alla colonna vertebrale?

Penso che in tutti gli sport, se praticati ad altissimo livello, si possano avere inconvenienti a lungo termine. Ciò accade, per esempio, per i maratoneti o per i sommozzatori professionisti. Forse anche per gli apneisti’.. (“risatina”, N.d.A.)

Ok, credo che per questa volta possa bastare così. Ci hai dato già un sacco di spunti su cui riflettere. A nome di Apnea Magazine e mio personale, ti ringrazio per la cortesia, per il tempo che ci hai dedicato e per l’esperienza che ci hai messo a disposizione.
E complimenti per i risultati che hai raggiunto! Grazie di tutto!

Grazie a voi ed un saluto a tutti gli amici di Apnea Magazine.

Intervista a David Landi, campione di nuoto pinnato scritto da Salvatore Rovella media voto 2/5 - 1 voti utenti

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Category: Altre discipline, Apnea, Nuoto Pinnato

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