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Improvvisando una battuta in una zona sconosciuta

| 10 aprile 2004 | 0 Comments
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Il fascino di un nuovo luogo di pesca è sempre lo stesso, genera in ciascuno di noi una grande emozione e, soprattutto, ci spinge a sognare nuovi incontri e catture. Allo stesso tempo, però, il luogo sconosciuto fa sorgere interrogativi su come impostare la battuta in modo proficuo: che tipo di fondale troveremo? Che arma impugneremo? Quale tecnica darà i migliori frutti?

Quando si giunge in un luogo sconosciuto, la miglior cosa da fare è tentare di dare delle risposte ad una precisa serie di domande: tali risposte, infatti, ci permetteranno di dare un’impostazione di base alla battuta di pesca che andremo ad iniziare subito dopo. Per quanto possa sembrare un controsenso, in pratica dovremo improvvisare… pianificando il più possibile.
Come? Per spiegarlo, diamo una risposta alle seguenti domande.

Cosa faccio quando sono sul posto?

Per prima cosa, volgeremo la nostra attenzione al panorama costiero e marino. Questa attenta osservazione può aiutarci a capire molte cose.
Cominceremo ad analizzare la morfologia della costa che ci siamo prefissati di esplorare, in quanto le caratteristiche della terra emersa ci portano a capire cosa possono offrire i fondali e, conseguentemente, quali prede potremo incontrare. Se a terra avremo granito, con ogni probabilità avremo granito anche sotto il pelo dell’acqua; in caso di rocce laviche a terra, sott’acqua troveremo con ogni probabilità un fondale di grotto; alle lastre di arenaria a terra, in acqua corrispondono con ogni probabilità lastre coperte di sedimento e posidonia.

Se dove impostiamo la battuta la costa si presenta frastagliata e granitica, ugual cosa troveremo sott’acqua. Se il punto presenta dei promontori le quote operative aumenteranno notevolmente, mentre se a terra vediamo lunghe spiagge e distese di sabbia e fango lineari o in cale, difficilmente porteremo a casa qualche preda significativa.

Quale può essere il punto di partenza ideale della mia battuta?

Il punto di partenza deve offrire già da terra quelle caratteristiche che vogliamo trovare durante la nostra battuta di pesca in apnea. Per tutti gli appassionati, in linea generale, risulteranno ideali le coste basse e frastagliate. Chiaramente, le scelte di campioni e veterani saranno diverse, in quanto questi ultimi potranno prediligere coste alte come promontori, isolotti lontani da terra e pareti a picco. L’esperienza, la capacità fisica e l’allenamento portano i più esperti verso questi luoghi, inaccessibili ai più, perché tali fondali offrono maggiori possibilità di incontri con prede di valore, ma non si deve mai dimenticare che questi stessi fondali presentano anche grandi pericoli per chi non ha sufficiente preprarazione fisica e mentale, perché sotto i promontori o lungo le pareti le quote operative vanno ad aumentare considerevolmente. Bisogna valutare bene il da farsi mentre si è a terra, ed evitare di azzardare battute su fondali che ci porterebbero ad avvicinarci pericolosamente ai nostri limiti. Non bisogna mai azzardare, certi territori si conquistano col tempo e tanto sale sulla pelle.

Come posso sviluppare una strategia di pesca per una zona sconosciuta tenendo conto di fattori come il vento e le onde?

Nel pianificare la nostra battuta improvvisata, valutare attentamente il vento ci sarà di grande aiuto. Se il mare frange verso la costa, la visibilità può ridursi, e suggerire di impostare la pescata nel bassofondo, con uso delle relative tecniche. Al contrario, se il vento è di terra ed appiattisce l’acqua nei pressi della costa che vogliamo frequentare, difficilmente il bassofondo potrà offrirci prede di rango.
Quando le onde frangono, la schiuma ed i movimenti della marea innescano il meccanismo della “catena alimentare”, che mette in movimento il pesce nel sottocosta. In presenza di mare grosso e formato, con onde che frangono violentemente a terra, i meno esperti dovranno necessariamente rinunciare alla battuta di pesca, e solo i più esperti ed allenati potranno immergersi e tentare qualche cattura.

I venti influenzano tanto le nostre scelte?

La risposta può essere solo una “Si”. A seconda della sua intensità, il vento è in grado di smuovere e “far correre” le acque sia in superficie che in profondità. Il vento ci condiziona immancabilmente, e la sua possibile evoluzione va sempre messa in conto e valutata alla luce delle condizioni meteo: in base alla situazione, metteremo in pratica gli accorgimenti indicati nei punti precedenti e valuteremo attentamente ogni possibilità.

Come si può raggiungere una forma fisica adeguata, in grado di fare la differenza?

La vera palestra è il mare, con la sua imprevedibilità ed il suo fascino. Per chi si immerge saltuariamente, è consigliabile valutare da terra l’eventuale tragitto subacqueo che si intende percorrere durante l’intera battuta.
Prima di immergersi, in particolare, è bene farsi un’idea di quanto possiamo allontanarci dal punto di partenza, tenendo conto del nostro grado di allenamento e di fattori come il vento e la corrente; ogni nostra scelta dovrà sempre essere mirata al criterio della massima sicurezza per il massimo divertimento.

Se nella zona c’è una strada costiera, l’ideale è fare una perlustrazione con l’auto per vedere cosa offre la costa, verificando anche la presenza di eventuali sentieri a terra, che possono esserci di grande aiuto in caso di problemi dovuti all’intensità del mare, alla corrente o ad un malessere. Se non esiste possibilità di sfruttare l’auto, cercheremo comunque di guardarci intorno e, quando possibile, faremo una camminata lungo la costa per cercare di capire che tipo di costa incontreremo durante la pescata.

Quali attrezzature dovrò utilizzare?

La scelta dell’attrezzatura è di vitale importanza. Se le condizioni meteo e la costa ci offrono condizioni favorevoli per pescare “a patella”, cioè in due spanne d’acqua, i nostri obiettivi principali potranno essere la spigola, regina del sottocosta, ed il cefalo. Durante la battuta potremo spesso incontrare dei branchi di salpe, ma la loro presenza potrebbe rappresentare un grande svantaggio in presenza della smaliziata orata, altra regina del bassofondo, in quanto il comportamento sospettoso delle salpe può spaventarla, impedendoci di portare a termine azioni di avvicinamento all’agguato. L’arma deve essere decisamente una medio-lunga, a seconda della visibilità che ci offre l’acqua. Ricordiamo che se frange l’onda l’acqua sarà meno trasparente, mentre con vento di terra avremo maggiori possibilità di trovare acqua limpida.

Operando in due spanne d’acqua sarà fondamentale calibrare bene la quantità di zavorra, che dovrà essere abbondante. Indossare uno schienalino ci permetterà di distribuire il peso su tutto il busto senza gravare solo sulla vita, dove la cintura ci avvolge. Si eviteranno eventuali dolori nella zona renale e lombare, che possono affliggere soprattutto chi è poco allenato.

Se la zona offre costa alta e promontori, al contrario, eviteremo di caricare eccessivamente la zavorra, e sarà preferibile lasciare lo schienalino a terra. La minore zavorra andrà a tutto vantaggio della libertà di movimenti, sia in fase di preparazione del tuffo che durante l’azione di pesca vera e propria; sempre per guadagnare in agilità, poi, ci orienteremo verso l’acquisto di una muta tecnica, elastica e confortevole. Nelle zone a costa alta, la possibilità di fare incontri con altre specie di pesci aumenta in modo considerevole, e con essa aumentano anche le possibilità di catture sigificative.

In caso di costa digradante o con tratti di bassofondo alternati a punte e pareti a picco, in presenza di vento di terra dovremo sempre cercare un buon compromesso tra le soluzioni appena descritte, ed optare per una zavorra “intermedia”, che durante la battuta ci permetterà di spaziare dal sottocosta alle quote più impegnative. Questa alternanza di ispezioni del fondale a varie quote rappresenta una strategia spesso proficua, ed è una tattica ben nota ai razzolatori.

Come si può agire insieme a uno o più partner senza creare azioni di disturbo tra compagni d’avventura?

Il miglior consiglio è quello di concordare con il compagno il da farsi prima dell’ingresso in acqua. Una volta stabilito un programma di massima ed iniziata la battuta di pesca, non ci sarà spazio per iniziative solitarie: se si decide di variare quanto pianificato a terra si deve informare preventivamente il compagno delle proprie intenzioni, e desistere qualora la nostra idea non lo trovi d’accordo.

RICAPITOLANDO

Tutte le volte in cui ci troviamo ad improvvisare una pescata in un luogo sconosciuto, prima di immergerci dovremo osservare con attenzione l’ambiente circostante: più elementi saremo in grado di cogliere ed interpretare, più riusciremo ad anticipare gli eventi e ad essere pronti di fronte ad eventuali problemi. Questa “pianificazione dell’improvvisazione” ci permetterà di entrare in acqua più tranquilli, con tutti i benefici che ne derivano in termini di rilassamento e concentrazione.

Sia ben chiaro, però, che pensieratezza non sigifica assolutamente “abbassare la guardia”, ma l’esatto contrario: liberare la mente da tanti pensieri ci permetterà di prestare maggiore attenzione alle prede e agli imprevisti. In altre parole, a concentrarci sull’azione di pesca.

Prossimamente, la seconda parte dell’articolo sull’improvvisazione: cosa fare una volta in acqua

Category: Articoli, Pesca in Apnea, Pesca in apnea: Tecniche e attrezzature

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