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Il segreto dei campioni: la versatilità

| 6 maggio 2002 | 0 Comments

 

Leonardo Cagnolati con Marco Bardi

Leonardo Cagnolati, forte atleta del Club Subacqueo Grossetano, si è classificato 12° allo scorso campionato italiano di prima categoria. Approdato di recente alle competizioni di vertice, Leonardo vanta già un titolo italiano a squadre, conquistato ad Arzachena nel 1999 insieme a Massimiliano Volpe e Corrado Natale. Classe 1969, ha cominciato a praticare agonismo alla “veneranda” età di 25 anni e possiamo dire che abbia letteralmente bruciato le tappe. Ho iniziato a pescare nel 1994 e da subito ho partecipato alle gare, sia a quelle sociali organizzate dal circolo di cui faccio parte – il Club Subacqueo Grossetano – che alle selettive. Per questo motivo, posso dire a ragion veduta che il confronto diretto con altri pescatori, nella mia esperienza, è stato il modo migliore e più rapido per imparare a pescare. Mi sono accostato a questa disciplina all’età di 25 anni, per cui oltre ad una gran voglia di apprendere avevo anche……una certa fretta, così ho cercato di sfruttare tutte le possibilità per migliorarmi. Partecipando a tutte le gare e mettendo costantemente alla prova le mie capacità di pescatore, ho sicuramente appreso molto più in fretta di quanto non avrei potuto fare in solitudine, da autodidatta.

Leonardo Cagnolati (sx) con Michele Zanaga

Ad ogni gara avevo modo di osservare da vicino pescatori molto più esperti: spiavo l’attrezzatura di ogni atleta, alla pesatura ascoltavo gli appassionanti racconti sulla cattura delle prede, le lamentele per le occasioni mancate, i colpi di sfortuna e ….le padelle. Pur sapendo che spesso i racconti dei pescatori sono più ricchi di fantasie che di verità, dai discorsi degli altri atleti più esperti carpivo continuamente indicazioni utilissime: la tecnica più “redditizia” in una determinata situazione, in un particolare momento dell’anno, in un determinato tipo di fondale. Ho sempre cercato di fissare nella mia mente tutti i dati raccolti durante le gare e ben presto ho capito che la prima dote necessaria per raggiungere un buon livello agonistico è l’adattabilità: non esiste una tecnica più o meno redditizia in assoluto, ma solo quella più adatta in certe circostanze. Ogni situazione è diversa e va quindi interpretata ed affrontata con la tattica e la tecnica migliore: il primo errore da evitare a tutti i costi, è quello di fissarsi sul tipo di pesca preferita. Ad esempio, io non amo molto la pesca all’aspetto in acqua bassa con mare è mosso e acqua torbida. Per ottenere buoni risultati in gara, ho comunque cercato di migliorarmi anche in questo tipo di pesca, andando ad allenarmi per due inverni in compagnia di Corrado Natale, grande amante della pesca nel “caffellatte”. Non amo neanche inseguire tordi in due metri di fondo o cercare mostelle con le pinne fuori dall’acqua, ma ho vedendo che in certe circostanze altri facevano risultato in questo modo, ho pensato bene di imparare a farlo a mia volta.

Campioni d’Italia 1999: Leonardo Cagnolati (dx) Corrado Natale (centro) e Massimiliano Volpe

Mentre io cercavo di carpire i segreti degli agonisti più esperti, c’era chi si lamentava per i carnieri dei vincitori, spesso composti da cefali, salpe, tordi e gronghi: carnieri inappropriati per uno abituato a prendere dentici. Io ho cercato di essere umile, mi sono adattato e così sono arrivato in prima categoria, mentre i soliti “scontenti” continuano a fare cappotti e a lamentarsi. Nelle gare di selezione, è importante fare sempre risultato, anche quando non si vince. In gara ho sempre cercato di andare sul sicuro, impostando la tattica sulla base delle esperienze maturate, scegliendo le zone di comprovata validità e alternando la ricerca in tana alla tecnica dell’aspetto a seconda delle situazioni. In definitiva ho vinto una sola volta, ma ho collezionato tanti piazzamenti al secondo, terzo o quarto posto, più che sufficienti a garantirmi la qualificazione per il Campionato di Seconda Categoria, trampolino di lancio per il Campionato di massima categoria. Tutti i più forti agonisti vengono spesso etichettati in modo ben preciso: Antonini è un grande razzolatore, Bellani un profondista, Ramacciotti un asso dell’agguato e così via: in realtà, tutti questi campioni sono fortissimi in ogni situazione e preparati ad affrontare qualsiasi tipo di campo gara o di condizione. Solo così si può arrivare al vertice dell’agonismo, curando la tecnica sotto ogni aspetto ed allenandosi a fronteggiare le situazioni più disparate: ogni volta che partiamo per una competizione, non sappiamo cosa ci attende sotto la superficie dell’acqua ed occorre essere pronti a dare il meglio in ogni circostanza.

Category: Agonismo, Articoli, Pesca in Apnea

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