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Il Pescatore Subacqueo moderno

| 1 maggio 2001 | 0 Comments
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Il pescatore moderno rivolge la propria attenzione verso prede di alto valore sportivo come il dentice

Parlare di pesca subacquea (sia a livello agonistico che più in generale) oggi assume un significato molto diverso rispetto a qualche decennio fa. Basti pensare ai documentari girati negli anni settanta dalla famosa equipe Cousteau, dai quali trapela un’idea del mare inteso come un nuovo orizzonte di conquista per l’uomo e come una fonte di ricchezza inesauribile. In uno di quei documentari, ad esempio, l’equipe oceanografica, intenta a censire le specie ittiche presenti in un tratto di barriera corallina, non esita ad utilizzare dell’esplosivo, uccidendo ogni forma di vita presente nel raggio d’azione dello stesso. All’epoca ancora non si parlava di immersione in apnea e anche la pesca subacquea veniva praticata con l’ausilio degli autorespiratori ad aria compressa, anche durante le competizioni. E’ vero, ai primordi di questa disciplina, pescando con l’A.R.A., venivano fatte anche delle vere e proprie stragi di cernie ma il vero problema è che allora non era ancora maturata l’idea che la pesca subacquea dovesse essere sportiva. Le coscienze non erano state ancora sensibilizzate verso una tutela di quella immensa (ma non inesauribile) ricchezza che il mare rappresenta e l’abbondanza di pesce dava l’illusione che fosse possibile continuare a depredarlo in eterno.

Oggi le cose sono profondamente mutate e con esse sono mutate le coscienze. Da oltre vent’anni la pesca con l’ausilio dell’autorespiratore è stata bandita ed in virtù di quel provvedimento si è notato un notevole proliferare della principale vittima di quel tipo di pesca, ovvero la cernia. Attualmente, immergendosi nelle acque dell’Argentario, è facilissimo imbattersi in giovani esemplari di cernia, anche in pochissimi metri d’acqua e questa specie dimostra di godere di ottima salute.

Ma, fatto ancora più importante, le giovani generazioni di pescatori subacquei sono cresciute apprendendo che questa disciplina si attua in apnea, privilegiando sempre la qualità e la difficoltà delle catture rispetto al carniere. La cultura del pescatore subacqueo moderno è, in definitiva, radicalmente diversa da quella dei nostri coraggiosi predecessori, i pionieri di questa disciplina, che si immergevano col solo intento di saccheggiare il mare senza troppi scrupoli.

Al giorno d’oggi, anche la stessa tecnica di pesca è mutata: un tempo era sufficiente immergersi e rincorrere letteralmente i pesci per riuscire a portarne a tiro qualcuno.

Oggi i pesci hanno imparato a riconoscere l’uomo immerso, aumentando sensibilmente la distanza di sicurezza e tendendo a rifugiarsi in profondità. Per questo motivo l’atleta moderno ha dovuto imparare ad immergersi in apnea in profondità, a quote che solo pochi decenni fa erano inimmaginabili, anche perché il pesce abbondava anche in pochi metri d’acqua.

Il pescatore moderno caccia prede di mole, che hanno già effettuato più cicli riproduttivi e che hanno dimensioni di gran lunga superiori a quelle consentite dalle norme

Ormai le tecniche di immersione in apnea fanno parte del bagaglio culturale di tutti i pescatori subacquei, e le quote di esercizio considerate oggi normali e comuni a molti agonisti e appassionati lasciano stupiti ed attoniti i profani che, per vari motivi, si accostano o si interessano a questa difficile disciplina.Abbiamo detto che la cultura del pescatore subacqueo è profondamente mutata, sebbene molti “ambientalisti” dimostrino di non aver colto questo mutamento, tant’è che perfino le tecniche di pesca si sono raffinate e sono divenute molto più sofisticate, sia per l’aumentata difficoltà di cattura del pesce (sempre più scarso a causa del prelievo incontrollato attuato con tecniche di pesca industriale molto invasive e distruttive) sia perché è entrato a far parte di questa cultura il valore della sportività.

Il pesce più difficile e diffidente, il dentice, è divenuto in questi ultimi anni la preda più ambita dal pescatore subacqueo, il quale, al fine di riuscire nella difficile cattura di questo magnifico predone, si è visto costretto ad aumentare le proprie capacità:

acquaticità, tempo di permanenza in immersione, profondità di esercizio, tecnica di pesca.

Una nuova attenzione verso il mondo sommerso e verso la tutela del suo ecosistema pervade oggi la cultura del pescatore subacqueo, che non si sente più appagato da un copioso carniere di prede insignificanti. Il pescatore moderno caccia prede di mole, che hanno già effettuato più cicli riproduttivi e che hanno dimensioni di gran lunga superiori a quelle consentite dalle norme.

Basti il solo esempio della cernia: per la legge nazionale, la misura minima della cernia è fissata in cm. 45; ma nessun pescatore subacqueo sparerebbe ad una cerniola così piccola.

Anche il regolamento gare vigente prevede per questo serrande un peso minimo di ben 5 kg. Nessun tipo di pesca può vantare la selettività di quella subacquea, attraverso la quale si preleva solo il pesce adulto e di pregio un esemplare alla volta, senza infliggere al mare danni inutili a differenza, ad esempio, di quanto accade con la pesca professionale a strascico.

La sportività della pesca subacquea moderna, al di là del puro gesto atletico, sta proprio in questa attenzione verso l’ecosistema marino, nella curiosità verso il comportamento dei pesci, nella intima convinzione che il pesce cui non abbiamo sparato oggi sarà l’occasione di una nuova battuta di pesca domani, nella quale potremo maturare nuove esperienze ed emozioni ed essere gratificati da nuove difficili e selettive catture.

In definitiva, è da tempo tramontata l’idea del mare inteso come fonte di ricchezza inesauribile e i pescatori subacquei sono forse i primi, avendola percepita con i propri occhi, ad aver colto questa realtà, applicandosi, nel loro piccolo, affinché sia loro possibile continuare a svolgere questa appagante disciplina e a trasmettere la stessa passione che li anima ai propri figli.

Per tutti questi motivi appare anacronistico il giudizio di alcune associazioni ambientaliste, che reputano la pesca subacquea l’unica attività di prelievo non compatibile, ad esempio, con la tutela delle riserve marine. Al contrario, la pesca subacquea rappresenta l’unica attività alieutica che consente a chi la pratica di scegliere il tipo di preda da catturare, vale a dire di operare una vera e propria selezione preventiva, in modo da potersi adeguare anche a regolamenti particolari tesi alla tutela di determinate specie ittiche nelle riserve marine.

Inoltre, nessuno più di un pescatore subacqueo esperto è più titolato ad effettuare, ad esempio, il monitoraggio ambientale delle zone di riserva integrale, potendo immergersi in apnea e verificare la variazione periodica nella consistenza di popolazione ittica dell’area. In tal modo sarebbe possibile ed auspicabile offrire un valido contributo ai ricercatori che seguono la vita di una determinata riserva marina.

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Category: Editoriali

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