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Il gommone del pescatore in apnea

| 24 gennaio 2007 | 0 Comments
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Il gommone di Massimiliano Volpe

Personalmente, credo che al giorno d’oggi avere a disposizione un mezzo nautico sia indispensabile per poter praticare proficuamente la pesca in apnea, almeno nelle zone come la mia, molto avare di prede e massacrate costantemente dalla pesca industriale. Sicuramente molti, magari nella brutta stagione, prediligono l’immersione da terra, certamente più comoda per certi versi, non dovendo varare ed alare il gommone ed avendo l’opportunità di togliersi la muta davanti ad un piacevole fuocherello, sul quale magari qualcuno ha già messo a cuocere le salsicce…ma io preferisco soffrire il freddo ed avere l’opportunità di spostarmi anche di molte miglia, alla ricerca della zona giusta.
Troppe volte, in passato, mi è capitato di buttarmi in mare da terra con condizioni proibitive, acqua torbidissima, totale assenza di pinnuti e quant’altro. Ormai sono anni che non lo faccio più e che esco in mare unicamente con il gommone, fatto che mi ha permesso molto spesso di evitare cappotti spostandomi in altri posti, anche molto lontani. Ma per far ciò, ovvero per arrivare ad utilizzare un mezzo nautico con tale frequenza, è stato necessario adeguarlo nel tempo alle mie esigenze, al fine di rendere il suo uso il più comodo possibile.

Innanzi tutto, è importante la scelta del battello e della motorizzazione, che va fatta in relazione all’uso che andremo a fare del mezzo: se abbiamo l’esigenza di recarci in luoghi lontani come le isole dell’arcipelago toscano, ad esempio, è necessario optare per uno scafo di almeno 5 metri motorizzato con un 40 cv. In tal modo avremo a disposizione un mezzo in grado di fare traversate di 10-15 miglia agevolmente anche con mare formato, o di rientrare senza grossi rischi anche se il mare dovesse mettersi a fare i capricci. Comunque, anche se siete amanti della comodità, non andrei oltre i 5,50 metri di lunghezza, per il fatto che il gommone da pesca deve preferibilmente risultare facilmente carrellabile. Si può optare anche per misure superiori solo a patto di lasciare il gommone in acqua, cosa che pur comportando il vantaggio di non dover tutte le volte varare il mezzo, non consente quella libertà di movimento peculiare del gommone. In buona sostanza, se avete il posto barca fatevi la barca! Il gommone è fatto per portarselo al seguito in vacanza, oppure per poter sempre vararlo in uno specchio d’acqua ridossato dal vento (e poter quindi poi pescare in barba alle avverse condizioni meteo), o magari, ogni tanto, per cambiare completamente zona di pesca.

Quindi abbiamo detto che un giusto compromesso tra sicurezza in navigazione, comodità e carrellabilità è rappresentato da uno scafo di 5 – 5,50 mt, ma anche la larghezza dello scafo ha la sua importanza: normalmente minore è la larghezza maggiore è il comfort di navigazione, pertanto anche in questo caso sarà opportuno scegliere un gommone dalla larghezza interna che sia un giusto compromesso tra vivibilità interna e comodità di navigazione. Questo compromesso si raggiunge con scafi di larghezza tra i 120 e i 130 cm: andando oltre si rischia di sbattere molto con mare formato, mentre quella è già una larghezza che consente al sub di indossare le pinne, ad esempio, stando comodamente seduto sul tubolare e senza fare acrobazie.

Dettagli del fissaggio al carrello

Tornando invece al discorso sulla carrellabilità del gommone del pescatore, nel tempo ho apportato delle piccole migliorie anche al carrello stesso (che comunque deve essere molto robusto e dotato di radiali tubeless di buon diametro) al fine di agevolare e velocizzare le operazioni di alaggio e varo. Innanzi tutto è necessario che sia dotato di un buon verricello, robusto e ben demoltiplicato, al fine di agevolare la faticosa operazione dell’alaggio.
Oggi è possibile addirittura montare pratici verricelli elettrici ad un costo molto abbordabile, sebbene io resti affezionato al vecchio verricello manuale, sempre affidabile e molto meno appetibile per i malintenzionati… Sono poi solito sostituire il cavo di acciaio in dotazione con una fettuccia in cordura, che presenta il vantaggio di una notevole robustezza abbinata ad una buona durata nel tempo, non andando soggetta all’ossidazione e all’attacco della salsedine. Non ultimo, anche il vantaggio di poterla maneggiare senza il rischio di ferirsi, come al contrario accade con i cavi in acciaio, spesso pericolosi nei loro tratti più usurati per la sporgenza di fili di acciaio tranciati.

Per velocizzare le operazioni di alaggio e varo, sono poi due le tematiche da affrontare: per prima cosa occorre semplificare al massimo il fissaggio del gommone al carrello, sempre raccomandabile. Un gommone ben agganciato rappresenta una sicurezza in più su strada, inoltre si possono limitare molto i danni derivanti dal sobbalzare del gommone sui rulli del carrello in occasione di transito su buche ed avvallamenti, fatto questo che può addirittura danneggiare seriamente la carena. Io utilizzo degli spezzoni di cima elastica di buon diametro (1-1,5 cm.) collegati al carrello e dotati di moschettoni alle estremità. Attraverso i moschettoni, con manovra molto veloce, li collego ai due golfari posteriori del gommone, attuando così un collegamento elastico ma molto robusto e veloce. Per la prua, che è un punto delicato e che deve restare sempre ben aderente al carrello anche in caso di sganciamento della sicura del verricello, adopero una fettuccia in cordura con cricchetto con cui aggancio il golfare di prua al timone del carrello in modo ben stretto.

L’uso di spine al posto dei fermi a vite presenta vari vantaggi

Il secondo argomento è rappresentato dalla targa che necessita di essere rimossa ad ogni varo per poi essere riposizionata prima di condurre auto e carrello al parcheggio. Per velocizzare tale operazione, sostituisco i classici fermi a vite, che peraltro col tempo tendono ad ossidarsi fino a dissaldarsi dal supporto, con spine metalliche che attraversano i due tubolari metallici di sostegno alla targa, sui quali ho preventivamente praticato opportuni fori. Detti perni impediscono alla targa di sfilarsi durante i percorsi su strada e sono velocissimi da togliere e mettere. In più creo una battuta alla targa stessa attraverso l’applicazione di un rivetto metallico in ciascuno dei due tubolari di sostegno, in modo che una volta infilati nelle sedi cilindriche del carrello possano scorrervi dentro solo fino a trovare la battuta. Questo sistema, oltre a velocizzare le operazioni di rimozione e collocazione in sede della targa, rappresenta una vera miglioria in quanto impedisce del tutto l’evenienza di perdere la targa per la strada (cosa che mi è successa…), cosa sempre possibile con il sistema tradizionale con fermi a vite, che specie nei viaggi più lunghi possono, con le vibrazioni, allentarsi. Detti fermi, poi, hanno anche il problema dell’ossidazione che ne rende col tempo disagevole il serraggio e ancor più la rimozione.

Per completare il discorso sulla carrellabilità, è bene circolare su strada con un carrello sempre efficiente, con cuscinetti integri ed apparato frenante e di illuminazione perfettamente funzionanti. Inoltre è buona norma portarsi al seguito una cassetta di attrezzi ben fornita (raccomandabile una robusta chiave a croce per rimuovere le colonnette di serraggio delle ruote, perennemente “saldate” al cerchione dalla ruggine e dalla salsedine), lampadine di scorta, gomma di scorta e possibilmente cuscinetti nuovi di ricambio. Personalmente, data la difficoltà di sostituire questi ultimi specialmente se ci si trova in mezzo alla strada, preferisco portarmi appresso un ceppo con tamburo completo, in modo tale che in caso di rottura dei cuscinetti mi è sufficiente smontare l’intero ceppo (in totale 4 dadi, oltre alla ruota) e montare quello di ricambio. Provvederò con calma in seguito a sostituire i cuscinetti rotti, ripristinando il pezzo di scorta.

Il serbatoio in posizione baricentrica migliora l’assetto di navigazione

Detto questo, passiamo ad analizzare invece l’allestimento interno del gommone, che deve essere obbligatoriamente dotato di un buon numero di gavoni per poter contenere tutte le attrezzature di cui avremo bisogno.

Per prima cosa è importante dislocare due elementi fondamentali del mezzo nautico in modo da garantire la massima sicurezza e il migliore assetto di navigazione: mi riferisco al serbatoio del carburante (che dovrebbe essere di generose dimensioni, ovvero almeno 50-60 litri per motori delle potenze di cui si tratta) ed alla batteria. Il primo è conveniente che sia disposto in posizione baricentrica, in modo da conferire con il suo peso stabilità al mezzo, perciò vicino alla consolle di guida o sotto alla stessa. Un eventuale serbatoio di rispetto, utile per qualche uscita a grande distanza (sempre nel rispetto delle norme…), può essere dislocato nel gavone di prua.

Per quanto attiene alla batteria, è bene che sia posizionata in gavone il più stagno possibile e rigorosamente separato da quello del carburante, per evidenti ragioni di sicurezza. Un ulteriore gavone, poi, dovrà contenere le numerose sostanze esplodenti richieste dalle normative vigenti in materia di dotazioni di sicurezza, ossia razzi a paracadute, stelle rosse, boette fumogene, che è bene che siano riposte in luogo asciutto e separato sia dalla batteria che dal carburante. Nello stesso gavone è possibile stoccare anche le ulteriori dotazioni, come ad esempio i giubbotti galleggianti e il salvagente anulare. Quest’ultimo, in effetti, sarebbe preferibile averlo sempre a portata di mano per ogni evenienza ed infatti personalmente lo tengo appeso al roll-bar. Sempre sul roll-bar ho sistemato anche le luci di via, non obbligatorie ma molto utili specie in inverno, durante il quale le giornate sono molto brevi ed è frequente il rientro in porto all’imbrunire, ed anche la tromba. A bordo, infine, dovrebbe esservi sempre anche un’ancora di rispetto, in caso di perdita di quella principale, nonché una robusta pompa di sentina in grado di mantenere il pagliolo sempre asciutto.

Dettagli: il gavone dell’ancora e il rinvio con rullo sul musone del battello

E’ importante che anche l’ancora sia collocata in posizione comoda, quindi a prua, e all’interno di un gavone dedicato, in modo da poterla sempre riporre al suo posto. Comodo un rinvio sul musone del battello, dotato di rullo, al fine di agevolare il recupero dell’ancora stessa.

Indispensabile per la sicurezza è, infine, almeno a mio avviso, una cassetta di attrezzi vari per gli interventi di riparazione di emergenza, che dovrebbe contenere chiavi, pinze, cacciaviti, candele e fusibili di scorta, laccio con maniglia per l’avviamento manuale del fuoribordo in caso di avaria alla batteria, nastro adesivo, sagola e fascette in plastica. Anche un piccolo kit di pronto soccorso non dovrebbe mancare.

Una volta trovato posto a tutto ciò, bisognerebbe avere ancora qualche angolo dove collocare le nostre attrezzature di scorta, fermo restando che quelle di uso costante possono essere trasportate di volta in volta all’interno del borsone. Ma credo che sia utile avere sempre a bordo almeno un paio di pinne, una maschera con boccaglio, qualche piombo se non una cintura di zavorra completa nonché un raffio dotato di cava-aste.

Ecoscandaglio e GPS cartografico sono strumenti molto usati dai pescatori in apnea

Normalmente io tengo a bordo una muta completa, nel caso di rottura di quella che indosso o magari di acqua più fredda del previsto, oltre ad un paio di bermuda ed uno schienalino per la pesca in poca acqua. Completano l’equipaggiamento una cerata completa (giacca e pantalone) ed un grande ombrello, utile d’estate per fare un po’ d’ombra e d’inverno per proteggerci dalla pioggia o dal vento, nonché la bandiera di segnalazione di uomo immerso, rossa con banda diagonale bianca, che è sempre consigliabile issare sul mezzo se si opera nelle sue vicinanze (ad esempio sulle secche al largo) poichè è sempre più visibile della boa.

C’è poi da esaminare tutta una serie di ulteriori attrezzatutre e strumentazioni che sarebbe opportuno portare al seguito, come ad esempio l’ecoscandaglio, il GPS (preferibilmente cartografico), la bussola e carte nautiche impermeabili delle zone che frequentiamo, un binocolo ed un apparato vhf, anche se ormai sono più pratici i telefonini. Sono tutte attrezzature utili nelle fasi di pesca e di ricerca delle zone di pesca, ma anche insostituibili dotazioni di sicurezza in caso di avaria o di qualunque altro problema che renda necessario comunicare ai soccorritori la nostra posizione esatta.

Infine, è sempre bene poter disporre a bordo di una buona scorta di acqua potabile e di qualche genere di conforto (biscotti, cioccolata, integratori etc., comunque alimenti che si conservano a lungo).
Personalmente dispongo anche di una piccola doccia, utile in estate per sciacquarsi a fine pescata ma anche in inverno, magari per lavare le attrezzature a bordo (ad esempio la macchina fotografica subacquea) con acqua dolce.

La risalita deve avere solide maniglie alla giusta altezza e una striscia di rinforzo per proteggere il tubolare dallo sfregamento

Fin’ora non abbiamo affrontato il discorso “pesca” vero e proprio, quello che ci pone ulteriori esigenze a bordo rispetto ad un qualsiasi prudente diportista: mi riferisco in particolare allo stoccaggio dei fucili, che per la loro lunghezza necessitano di spazi dedicati.

Nella grande maggioranza dei gommoni in commercio è possibile collocare i fucili sul pagliolato, lungo le fiancate e negli spazi tra cassapanca o gavoni e tubolari. Esistono addirittura gommoni dotati di lunghi gavoni laterali appositamente predisposti per alloggiare i fucili. In ogni caso, un buon gommone da pesca deve consentire l’alloggiamento comodo e sicuro dei fucili, che devono essere posizionati in modo da non arrecare danno ai tubolari con punte e fiocine, né causare rischi per l’incolumità dei passeggeri a bordo.

Esiste poi il problema dello stoccaggio delle eventuali prede, che debbono essere riposte in modo da proteggerle dai raggi solari, in un contenitore ad hoc. In estate e quando le temperature esterne sono elevate, è imprescindibile l’uso di un frigo di quelli da campeggio (ma in commercio ne esistono tipi specifici per la pesca, molto più coibentati e robusti), da riempire preventivamente con “mattonelle” di ghiaccio sintetico oppure, più semplicemente, di bottiglie di acqua congelata. Per chi ha l’esigenza di riporvi prede di una certa mole, si pone il problema dello spazio in cui collocare il frigo, che avrà necessariamente buone dimensioni. Anche questo è un parametro da tener presente durante l’allestimento del nostro gommone da pesca, o magari nell’acquisto del nostro primo mezzo nautico. In genere è possibile posizionare il frigo a poppa, dietro la cassapanca di guida, oppure di fronte alla consolle di guida, opportunamente fissato con lacci elastici ove non sia possibile incastrarlo in modo stabile.

Infine, è molto importante, per le nostre esigenze, che il gommone sia dotato di comode risalite, preferibilmente su entrambe le fiancate, che devono essere posizionate verso la poppa, dove i tubolari sono più vicini all’acqua e quindi la risalita a bordo è più agevole. Fondamentale la presenza di due comodi e robusti maniglioni a cui aggrapparsi per tirarsi a bordo, che devono essere collocati alle estremità della fascia rinforzata di risalita ma non troppo distanti tra loro né troppo “bassi” sull’acqua, al fine di rendere meno faticosa l’operazione di uscita dall’acqua, che può comunque essere agevolata liberandosi preventivamente della zavorra.

Per concludere, un consiglio ai maniaci dei record: tenete a bordo una bilancia a dinamometro (vietatissima in gara!) ed una macchina fotografica, meglio se subacquea (ne esistono in commercio di veramente economiche), anche se può bastare un telefonino con videocamera. Potrete così documentare le vostre catture più belle in modo accurato, e rivivere nel tempo le emozioni che hanno suscitato in voi anche a distanza di molti anni.

Il gommone del pescatore in apnea scritto da Massimiliano Volpe media voto 3.3/5 - 8 voti utenti

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Category: Articoli, Pesca in Apnea, Pesca in apnea: Tecniche e attrezzature

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