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Il dott. Riccardo Strada su pesca subacquea e AMP

| 18 ottobre 2015 | 0 Comments

strada_eudiIl dott. Riccardo Strada, ex direttore dell’AMP Regno di Nettuno, torna a commentare l’esclusione della pesca in apnea nelle AMP italiane. Strada è un personaggio noto a chi si occupa della tutela dei diritti della nostra categoria, personalmente ho avuto modo di sentirlo parlare in varie occasioni e classificherei le sue posizioni come moderate, per quanto non esenti da pregiudizi e conclusioni eccentriche.

Tempo fa il sito Imperial Bulldog ha pubblicato un articolo molto poco informato in cui l’autore si stupiva della posizione assunta dal nostro portale e, in generale, dagli appassionati di pesca subacquea rispetto all’AMP di Capo Testa – Punta Falcone. Imbattendomi in quell’articolo, non ho potuto far altro che commentarlo, chiarendo la nostra posizione sul tema e segnalando le imprecisioni e false informazioni fornite nel pezzo. Nella girandola di commenti che sono seguiti, per la verità a distanza di alcune settimane, ecco che arriva il commento del dott. Strada, che riporto integralmente di seguito in quanto auto-esplicativo (quasi come se fosse stato scritto senza neanche leggere gli altri commenti).

Solo oggi, grazie alla segnalazione di una amica leggo la interessante ed approfondita discussione avviata da Claudio Di Manao, che non ho il piacere di conoscere e me ne dispiaccio.
Vorrei aggiungere poche note, semplici, succinte e tecniche.  

Mi presento: Riccardo M. Strada, fino a maggio Direttore dell’AMP Regno di Nettuno (Ischia, Vivara e Procida), prima direttore di Ventotene e Santo Stefano, Consulente alla gestione di Baia e Gaiola ecc. Oggi sto curando, come consulente delle Amministrazioni l’istituzione dell’AMP Isola di Capri, fortemente voluta dagli operatori locali.

Ho notato che nel dibattito, come spesso accade, abbiamo una voce (l’autore) ed una serie di commenti, tutti su di un solo argomento, la caccia subacquea.
Permettetemi di chiamarla caccia, dato che l’attività di inquadrare nella linea di mira un pesce e sparargli (non importa con quale propulsione) non mi sembra si possa definire pesca.
Ma questo nulla toglie all’attività ed alla sua natura.

Come ebbi modo di dire al convegno “pesca sportiva ed AMP” tenuto all’EUDI 2010 (vedi Pesca In Apnea N°4 aprile 2010 – pag.14-17) le AMP non sono pregiudizialmente contrarie alla pesca in apnea, sebbene vi siano alcuni grossi problemi che ovviamente coloro che la difendono minimizzano.
In estrema sintesi:

1) si parla di selettività della caccia subacquea, perché il pescatore “preleva” solo gli esemplari più grossi. Forse non tutti sanno che per alcune specie questo è un aspetto devastante e distruttivo. Le cernie, per esempio, nascono femmine e diventano maschi sopra i 10 kili di peso, ed i maschi sono territoriali e nello stesso territorio esiste un solo maschio.
Va da sé che quando un apneista “preleva” il maschio presente in quel tratto di costa, le femmine della zona non verranno fecondate, e la colonia avrà uno stop alla rigenerazione.
Ma di più, se i pescatori preleveranno tutte le cernie sopra, diciamo i sei sette chili, non vi sarà nessuna femmina in grado di evolvere e diventare maschio.
Poi gli apneisti preleveranno gli animali intorno ai quattro-cinque chili (pur sempre belle prede) dando il colpo di grazia alla colonia.
Questo fenomeno ha portato in passato all’eliminazione totale delle cernie in vasti tratti delle coste italiane, ma si può verificare per le orate, i saraghi, tutte specie territoriali ad inversione di sesso con l’età.

2) la funzione di un’AMP è anche quella di riconciliare l’uomo con la natura, permettendo anche al ragioniere milanese per nulla sportivo di nuotare con maschera e pinne insieme alla figlioletta di dieci anni, e godere dello spettacolo del mare.
Quando un pesce viene fiocinato da un apneista i suoi messaggi di morte e la sua morte vengono vissuti in diretta visiva dagli altri pesci presenti.
Questi quindi, fuggiranno alla presenza dell’essere umano, identificato come predatore, nascondendosi e coinvolgendo per imitazione i propri simili (i pesci imparano per esperienza diretta e per imitazione dei propri simili, fuggendo ai segnali di pericolo emanati da altri pesci spaventati)
Questo comportamento produce una sorta di desertificazione figurata, nel senso che i pesci ci sono, ma divengono invisibili a chi non conosca i trucchi del cacciatore e non abbia le doti di apnea di un buon praticante.
Di fatto questo distrugge uno degli scopi fondamentali di una AMP (quando andate nel Parco Nazionale D’Abruzzo, anche se non lo vedrete vi aspettate di poter vedere l’orso, e questo capita, allo stesso modo in una AMP vi aspettate di nuotare e vedere il pesce, e questo deve poter capitare).

3) Come evidenziammo nella tavola rotonda citata, al dibattito sulla caccia subacquea partecipano sempre atleti, profondi conoscitori del mare, “veri signori” ma, in ogni caso, se nelle AMP si permettesse la pesca subacquea, per motivi di eguaglianza costituzionale, l’apertura non potrebbe essere limitata a chi partecipa ai dibattiti. La mia esperienza è che in mare, laddove la pesca subacquea è permessa vi è una piccola quantità di pescatori sportivi dagli alti rendimenti ed in grado, volendo, di interloquire con le autorità, ed una massa, totalmente incontrollabile, di sparacchiatori, che scendono spaccando in due piccoli saraghi, piccole orate, piccoli cefali, piccoli….

4) Come al solito si è focalizzato il dibattito solo sul “dente dolente” della caccia subacquea, ma gli apneisti hanno ragione quando lamentano il prelievo devastante del vertical jigging o della pesca con il vivo… ma questo non cancella, per effetto del benaltrismo, il loro lato di problemi da risolvere.

5) La mancanza di sorveglianza, male cronico della mancanza di risorse delle AMP, non può certo far dire che le AMP non devono essere istituite, è la palese dichiarazione di incapacità, da parte di chi scrive, di rispettare il bene di tutti, cioè anche suo.
In ogni caso le AMP che funzionano ci sono, anche se non tutto è perfetto, e forse è proprio questo aspetto che allarma tanto alcuni “fruitori” del bene mare.
Saluto e mi riservo, se la moderatrice del gruppo me lo permetterà, alcuni approfondimenti.

LA NOSTRA RISPOSTA

Salve dott. Strada, mi presento anch’io: per usare parole sue sono “uno dei distinti signori che partecipano ai convegni e scrivono sulle riviste” (pronunciate in occasione dell’incontro su “Pesca in apnea e safari fotosub: quando sport, fruibilità e ricerca scientifica si fondono” Castello Angioino di Mola di Bari, 31 ottobre 2009). Il discorso sui signori del mare con cui interloquisce per poi fronteggiare la schiera di sparacchiatori lo ha raccontato anche in quella occasione, spiegando che le accadeva da giovane con i cacciatori. Se ben ricordo lei era un attivista del WWF e andava sul campo a disturbare l’azione di caccia, suscitando le comprensibili ire dei cacciatori, che le sparavano addosso con scarso bon-ton.  By the way, anche al convegno dell’Eudi 2010 eravamo presenti, la foto che vede in questa pagina è stata scattata proprio in quella occasione, un resoconto completo può leggerlo anche qui su Apnea Magazine. Sulle questioni terminologiche non sto a dilungarmi, un buon dizionario può togliere ogni dubbio (del resto, nessuno si sognerebbe di definire “pescatore di frodo” uno che cattura uccelli con le reti), ma in ogni caso a me “caccia subacquea” va benissimo – per i motivi che si possono leggere in questo bellissimo contributo di Alessio Gallinucci – nella misura in cui si chiarisce un possibile equivoco di fondo: la caccia terrestre è l’unica forma di prelievo di selvaggina, mentre la “caccia subacquea” è solo una delle tipologie di prelievo, peraltro di incidenza del tutto marginale, sia di tipo sportivo che – soprattutto – professionale. Chiariamo, inoltre, che anche nelle AMP la pesca professionale si pratica senza limiti di prelievo. Nell’AMP Regno di Nettuno che lei dirigeva avete perso il ricorso al TAR promosso dai cianciolari, così adesso anche loro possono pescare – nel rispetto della normativa nazionale – all’interno dell’AMP Regno di Nettuno. Sia detto per inciso, il cianciolo è una forma di pesca distruttiva che andrebbe cancellata dalla faccia del pianeta all’istante.

E adesso una risposta puntuale ai 5 punti del suo intervento.

1) Selettività e impatto della pesca subacquea: la femminizzazione della specie è uno spauracchio che sentiamo da anni, ma ci risulta privo di qualunque evidenza scientifica, oltre che smentito dai fatti. Ora, io non sono un biologo marino, ma mi risulta che nelle specie proteroginiche se il maschio viene a mancare un altro pesce ne prende rapidamente il posto, invertendo il sesso. Se ci sono molti esemplari grandi nella colonia, non serve che tutti diventino maschi, se mancano elementi di grosse dimensioni, al contrario, anche esemplari più piccoli possono invertire il sesso. Del resto, le informazioni disponibili online sul tema, a partire  portali di biologia marina per finire con il sito dell’AMP di Portofino, confermano la nostra esperienza, spiegando che l’ermafroditismo proteroginico in generale – e anche quello della cernia nello specifico – non segue rigide sequenze legate alle dimensioni, ma è influenzato da fattori sociali. Insomma dr. Strada, lei avrà anche anni di ricerca alle spalle, ma forse su questo punto si è perso qualche pezzo.

Da pescatore, pardon cacciatore subacqueo – depositario di sapere empirico – posso dire che sono state trovate cernie di peso ben superiore ai 20Kg con le uova: se quello che lei afferma fosse vero, non dovrebbe essere possibile. Posto che l’apneista ha limiti operativi che lasciano ai pesci il deep water refugia e che l’impatto della caccia subacquea sulle cernie era legato soprattutto alla pesca con le bombole, ormai proibita da oltre un trentennio, se lei venisse in mare con me si accorgerebbe che oggi in certe zone è molto più facile prendere una cernia che un dentice o una ricciola. Se i polpi riescono ad accostare senza essere decimati sulla via dalle nasse calate in numero incredibile anche nelle AMP (veda i dati, ad esempio, di Torre del Cerrano, che ha pubblicato un’interessante ricerca sull’uso delle nasse nella riserva) le cernie risalgono dal fondale in quantità molto più abbondante rispetto a vent’anni fa. Da quando mi immergo, il numero delle cernie nel basso e medio fondale mi pare molto aumentato, ed anche nelle zone molto sfruttate se ne vedono in abbondanza e non sono rare catture di grossi esemplari entro i 10 metri di fondo, batimetria alla portata della maggioranza dei pescatori in apnea. Al contrario, specie obiettivo anche della pesca professionale come il cefalo, la spigola, l’orata, il dentice o la ricciola sono calati tantissimo, in alcune zone quasi estinte. Sempre colpa del cacciatore subacqueo? Il mare cambia, ma a chi muove addebiti alla nostra disciplina sento fare sempre gli stessi discorsi, tipici di chi non la conosce né ha ben presente le modificazioni dell’ambiente marino degli ultimi lustri. Perdoni la domanda, ma lei ha mai provato a prendere una cernia in apnea? Da come parla sembra facile come prendere un pesce al mercato, ma le assicuro che non lo è.

2) Effetto acquario – E’ senz’altro giusto riconciliare il milanese con la natura e creare zone con effetto acquario, ci mancherebbe. Sia chiaro: quando lavoravo come guida naturalistica nel Parco della Maremma, una delle prime cose che mi hanno insegnato a dire al pubblico in caso di lamentela sull’assenza di animali di facile avvistamento era “Questo è un Parco, non uno Zoo“. Personalmente, ho sempre trovato patetici i cinghiali che si accostano alle zone di ritrovo dei turisti nella speranza di rimediare un po’ di cibo; addirittura le testuggini palustri (emys orbicularis) avevano capito che quando un gruppo arrivava sulle sponde del canale dove stazionavano c’era la possibilità di buscare qualcosa da mangiare e si affrettavano ad avvicinarsi. Se questi sono comportamenti “naturali”…..
A prescindere da questo aspetto non secondario, mi chiedo se in nome del diritto di queste persone di immergersi in un acquario sia lecito annullare totalmente quello dei pescatori in apnea, che il mare lo vivono come una delle sue creature e che, fino a prova contraria, fanno parte dell’ambiente marino come tutti gli altri predatori. Ha senso ricercare un effetto acquario totale su aree di migliaia di ettari non controllate, in cui si preleva pesce senza alcuna misura (da parte dei professionisti, in primis, e di tutti gli sportivi con le altre tecniche) e interdire la pesca in apnea su tutta l’area protetta, incluse le zone C e D? Le risulta che ad oggi esista un apprezzabile effetto acquario, ad esempio, nella zona A dell’AMP Isole Tremiti? Si noti che ho fatto l’esempio di una zona A, in cui l’effetto acquario dovrebbe essere maggiore – nonostante non sia la priorità visto che non ci deve andare nessuno – proprio per ribadire che senza controlli le regole delle AMP sono scritte sull’acqua e chi le rispetta sono solo i “signori del mare”, come li chiama lei, unici veri destinatari degli obblighi e divieti di cui non si è materialmente in grado di assicurare il rispetto.

3) Signori del Mare vs sparacchiatori – Questo è un argomento pretestuoso. Sa benissimo che ai dibattiti cui ha partecipato abbiamo più volte proposto la possibilità di regolamentare la pesca in apnea nelle zone C prevedendo la possibilità di accesso solo per chi abbia conseguito un brevetto che assicuri il possesso delle nozioni necessarie ad una pratica della disciplina nel pieno rispetto delle regole. Mi domando, però, perché questo problema non se lo pone anche per gli altri pescatori sportivi: è capitato solo a me di veder prendere pesci minuscoli, comprese cernie di poche decine di grammi “buoni per la frittura”? Ah già, dimenticavo…cadiamo nel benaltrismo….

4) Benaltrismo: A noi non interessa, citiamo le altre forme di pesca professionale e sportiva evidenziando le storture e le incoerenze del sistema AMP perché non riusciamo a capire come mai alla nostra disciplina si facciano le pulci mentre tutti – sottolineo: TUTTI – gli altri fanno quello che vogliono al di fuori di ogni controllo. Da cittadini, vorremmo norme razionali e possibilmente eque, capaci di un corretto contemperamento degli interessi oggettivamente confliggenti: l’attuale assetto dei vincoli delle AMP dimostra in modo inequivocabile l’incapacità della classe politica di assicurare un tale risultato. Le AMP che funzionano a me fanno piacere al punto che se si dimostrasse che la nostra esclusione produce i risultati da sempre prospettati ma mai visti (indotto economico, aumento biomassa, spill-over e altre amenità) potrei appendere il fucile al chiodo e andare nelle AMP con canna e lenza, come tutti gli altri. La verità, però, è che le AMP funzionano con regole sensate: se tutti prelevano senza controllo e la principale preoccupazione è quella di far vedere i pesci ai turisti nei punti di immersione e nelle spiagge più frequentate, allora viene il dubbio che tra le finalità istitutive di un’AMP la tutela della risorsa ittica non sia in alcun modo contemplata. Forma senza sostanza = fuffa.

5) Mancanza di controlli – A mio modo di vedere suggerisce l’opportunità di creare AMP NOTAKE di dimensioni ridotte e, soprattutto, ben controllate. Per la verità sull’aspetto dei controlli non sono solo io a pensarla così, ma anche biologi marini che lei conosce benissimo e direttori di parchi che funzionano, come la Dott.ssa Cancemi, a suo tempo direttrice del Parco di Bonifacio. Diversamente, si continueranno a fare riserve di bracconaggio, privatizzando tratti di mare a vantaggio semi-esclusivo di pochi fortunati, pescatori professionisti e diving in testa. Adesso in parlamento c’è un progetto di legge che potrebbe essere approvato prima della fine dell’anno e che prevede di poter assegnare la gestione delle AMP alle associazioni della pesca professionale. Come dare Titti in gestione a Gatto Silvestro: ma stiamo scherzando? In pratica, chi ha distrutto il mare diventa ambientalista e protettore dell’ambiente, mentre noi che stiamo alla pesca professionale come l’indiano stava al viso pallido nello sterminio dei bisonti americani diventiamo i distruttori? Non le pare un po’ singolare come situazione? Per lei va bene così? La verità a nostro modo di vedere è che le poche AMP che funzionano come Miramare o Torre Guaceto non hanno niente, ma proprio niente in comune con Egadi, Secche della Meloria, Sinis – Mal di Ventre, i due parchi nazionali eccetera.

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Ancora: le AMP oggi attirano soprattutto per  i 250.000 euro di finanziamenti iniziali più quelli distribuiti ogni anno (5 milioni nel 2014) e per i vantaggi economici riservati ai dipendenti delle AMP e ai residenti, in particolare pesca professionale, diving e forse le strutture ricettive ed il resto della filiera turistica. Per il popolo italiano, ci sono solo spese in mezzo a – me lo lasci dire – tanta fuffa e retorica, né esistono seri studi sistematici sul loro impatto socio-economico e socio-culturale. I biologi marini che vivono il mare sui libri ma anche sotto la superficie dell’acqua non mi sembrano entusiasti delle AMP italiane, che avrebbero tante potenzialità se solo chi le definisce prima e amministra poi seguisse le indicazioni del mondo scientifico. Di fatto, accade che le indicazioni degli scienziati vengano spesso ignorate, mentre queste argomentazioni talvolta capziose che lei ha cavalcato trovano puntuale applicazione per mettere alla porta i cattivacci con la muta e il fucile, i sanguinari cacciatori subacquei, con buona soddisfazione dei principali stakeholder che non ci vedono di buon occhio (pesca professionale e diving). Finché ci troverà qui a discutere con passione, significa che ci sono ancora signori del mare che mal digeriscono contraddizioni e ingiustizie del sistema AMP in Italia e che, pur rispettando la legge, si affannano a metterne in evidenza limiti e contraddizioni. Il giorno in cui non ci vedrà più discutere significa che potrete concentrare le vostre attenzioni sui bracconieri, gli unici che ridono bellamente di tutte queste chiacchiere e fanno i propri comodi in barba a voi come a noi. Vi auguro di saperli combattere nelle AMP che state creando, anche se ho qualche dubbio.

La verità vera è che le AMP italiane restano sospese tra l’ambientalismo bigotto del “proibire per proteggere” degli esordi ed il nuovo corso filo-turistico, impregnato di marketing e fonte di una contraddizione di fondo ancora irrisolta: l’esigenza di far accettare l’AMP alla popolazione locale sta mettendo in secondo piano le finalità di tutela ambientale, prospettando mostri come le AMP gestite dalla pesca professionale. Se la tutela del territorio si trasforma in marketing turistico, ecco che la funzionalità dell’AMP viene stravolta, e l’obiettivo principale non è più quello della protezione dell’ambiente ma solo quello di richiamare eco-turismo, di assegnare un bollino di qualità ad un territorio che funga da specchietto per le allodole. Solo forma, nessuna sostanza. L’AMP Regno di Nettuno che lei dirigeva in certi ambienti accademici è considerata un esempio fulgido di AMP loisir-oriented, persino il suo nome ha finalità di comunicazione e marketing e nessun riferimento concreto al territorio. Quella di Capri su cui sta lavorando è la stessa identica operazione, in cui la tutela dell’ambiente non è la priorità. C’è chi pensa che potreste orientarvi sullo stesso metodo di naming, magari intestando la nuova AMP alle Sirene…. che fanno tanto “figo” e stuzzicano l’appetito del turista moderno, attratto da “esperienze dal sapore immateriale che possano dare una parvenza culturale alle esperienze loisir e di consumo” (così il prof. Marxiano Melotti, docente dell’Università di Milano Bicocca, a proposito della futura AMP di Capri).

Ai miei occhi chi argomenta con piglio sulle difficoltà di ammettere la pesca subacquea nelle AMP appare come un Giano Brifonte: pronto a tirar fuori argomentazioni tipiche dell’ambientalismo bigotto con i pescatori in apnea e, allo stesso tempo, ad abbracciare totalmente quelle del nuovo corso marketing-oriented, sempre più intrecciato con un ulteriore nuovo corso che definirei clientela-oriented (dove i pescatori professionisti, distruttori del mare, diventano protettori dell’ambiente e amministratori delle AMP). Capite che di fronte a contraddizioni così insuperabili, ai miei occhi la credibilità di chi difende questo sistema AMP è da tempo in caduta libera.

E poi, mi perdoni… ma il suo personale caso di licenziamento in tronco da parte del CDA del Consorzio di gestione con accuse infamanti – mentre il direttore del consorzio era agli arresti domiciliari – non dimostra che gli interessi che ruotano intorno alle AMP hanno poco o nulla a che fare con la tutela ambientale?

 

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Category: Approfondimenti, Normativa

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