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I profili di Apnea Magazine: Sebastiano Pisci

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Sebastiano Pisci sorridente a Bosa (Foto A. Balbi)

Sebastiano Pisci, detto Nuccio, ha 37 anni, agonista dall’età di 18; dal 1994, quasi ininterrottamente, ha partecipato a sette campionati di prima categoria e cinque di seconda; uniche interruzioni nel 2001, per un incidente, e nel 2003 anno in cui si è sposato.

Quali sono stati i risultati più importanti della tua carriera agonistica?
Essendo un pescatore di istinto più che grandi risultati ho avuto degli exploit, non ho avuto grande costanza nel tempo; il risultato migliore è stata la vittoria nella prima giornata al campionato di prima categoria del 2000; nel 97 ho fatto un secondo di giornata e nello stesso anno ho raggiunto il mio miglior piazzamento con un sesto posto finale.
Pur avendo avuto spesso ottimi risultati in situazioni particolari non sono mai riuscito ad ottenere un risultato finale brillante.
Anche nel campionato del 1996 a Ponza ho ottenuto un ottimo risultato, considerando anche il fatto che in genere arrivo sul campo di gara solo all’ultimo momento riducendo così la preparazione al minimo.

Se dovessi dare una definizione di te come pescatore come ti descriveresti?
Sono un pescatore di istinto, scarso preparatore, non riesco ad impostare la gara sulla preparazione, cerco piuttosto di affidare il risultato al fiuto e all’istinto dell’ultimo minuto; sappiamo bene infatti che il mare riserva ogni giorno delle novità che bisogna sapere interpretare quindi cerco di lasciare alla mia capacità di cogliere questi segnali l’impostazione della condotta di gara.
Con il passare degli anni ho cercato di non snaturare questo tipo di comportamento che mi ha consentito di partecipare con costanza ai campionati italiani; non me la sono mai sentita di modificare di punto in bianco questo aspetto tecnico e questo tipo di approccio alla gara.
Anche oggi, con tanti anni di agonismo sulle spalle, mi affido ancora all’istinto riuscendo, grazie all’esperienza accumulata, a limitare i risultati peggiori che magari sono arrivati negli anni passati.

Pisci al rientro dopo una gara (Foto A. Giunta)

Quali sono le tecniche di pesca che preferisci?
Pesco fondamentalmente all’agguato e all’aspetto utilizzando un arbalete da 100; all’occorrenza metto in mano un 50 ad aria compressa con fiocinetta della SDIVE e pesco in tana, tecnica che diventa in questo modo una fase secondaria della mia azione di pesca nel caso in cui trovo una zona ideale per questo tipo di pesca.

A che profondità preferisci pescare?
Negli anni mi sono fatto la fama di pescatore in acqua bassa perché i migliori risultati, dal punto di vista agonistico, li ho ottenuti con carnieri di pesce bianco in acqua bassa.
Tuttavia, nel corso degli anni, le esigenze di pesca mi hanno portato a pescare a profondità maggiori e devo dirti che oggi mi considero un pescatore di medio fondale; sicuramente non sono un profondista ma ho dalla mia parte la possibilità di mantenere un ritmo forsennato, tipico del pescatore di acqua bassa, che per mia sfortuna, tra virgolette, ho mantenuto anche nell’approccio con la pesca più profonda.
Questo mi da un vantaggio nei confronti di altri concorrenti in termini di maggior numero di tuffi e permanenza sul fondo.

Cosa ne pensi degli attuali regolamenti?
I regolamenti attuali sono in continuo divenire; anche quest’anno ci sarà una novità con la pausa a metà gara; credo che la Federazione stia cercando di mettere a punto un regolamento equilibrato che sia in grado di far esprimere al meglio le potenzialità degli atleti.
Siamo comunque lontani da una soluzione definitiva anche se, rispetto a cinque anni fa, sono stati fatti notevoli passi avanti; ritengo che l’introduzione della pausa sia positiva in quanto da ai concorrenti la possibilità di reinterpretare la gara e, allo stesso tempo, una sosta anche solo di un quarto d’ora, per un breve riposo, può aiutare tutti.
E’ indiscutibile che in gara si pesca ai limiti delle possibilità e qualunque fisico viene gravemente sollecitato.

Sebastiano con una preda insolita, un Pagro di oltre 14 chili!

Quali sono le attrezzature che utilizzi maggiormente?
Sono sponsorizzato dalla SDIVE; Nicola Riolo (titolare SDIVE n.d.r) ha messo a punto in questi anni parecchie attrezzature per i pescatori in apnea; adopero un arbalete Demka da 100 e un 60 ad elastico con fiocinette K4.
Non sono un perfezionista per quanto riguarda l’attrezzatura, adoro le cose semplici e standard; credo che apportare troppe modifiche alle attrezzature possa portare solo inconvenienti; sul mio 100 uso sempre aste da 6mm e elastici da 16 o 18; nessun altro particolare, credo che nella semplicità stia la carta vincente.
In fondo sono sicuramente le attrezzature più testate; senza voler disprezzare il lavoro di tanti produttori non credo molto nei fucili in legno o nei nuovi modelli di fucili ad aria compressa.
E comunque, alla fine è solo una questione di gusti per cui ogni subacqueo sceglie quello che ritiene più adatto alle proprie esigenze.
Per quanto riguarda le pinne utilizzo quelle in kevlar / carbonio che, pur non essendo eccessivamente rigide, danno una buona spinta al momento dello stacco dal fondo; essendo io un agguatista ho bisogno di una spinta potente ma fluida, non ho bisogno di pinne eccezionalmente dure in quanto non ho esigenza di risalire dagli abissi ma piuttosto di scorrere sul fondo.

Ci racconti un aneddoto di pesca, una cattura, un’esperienza in mare?
Sicuramente la cattura di un pagro di 14 chili, preda assolutamente inconsueta nei nostri mari, anche se la sua cattura non ha avuto niente di particolarmente avventuroso.
L’ho preso nelle acque di Portopalo di Capopassero, su un fondale di 12 metri, è venuto all’aspetto; avevo visto in passato pagri anche di 10 chili ma questo lo avevo stimato molto più piccolo, circa 5 kg, era totalmente deforme e solo dopo averlo colpito mi sono reso conto delle effettive dimensioni.
L’asta lo ha appena trapassato, tre o quattro strattoni e sono riuscito ad afferrarlo e già dalle dimensioni della coda mi sono reso conto di aver catturato un pesce eccezionale; non lo racconto per l’impresa ma per il rispetto che un pesce del genere merita.
Quello più divertente è sicuramente un episodio che mi è accaduto alle isole Eolie; ho visto il movimento della coda di un sarago, su un fondale abbastanza impegnativo; quando sono arrivato sul punto ho visto una macchia sulla roccia e mi sono accorto che si trattava di una rana pescatrice di circa 4 chili; non vedendo più il sarago ho deciso di sparare alla pescatrice, tiro senza storia e nel tiro ho trafitto anche il sarago che la pescatrice aveva appena ingoiato; pesce proprio sfortunato perché sarebbe sicuramente sopravvissuto in quando la pescatrice, aprendo la bocca, lo avrebbe lasciato andare.
Non ho mai catturato pescioni enormi che meritino un racconto particolare; certo ho catturato ricciole e lecce sui 20 kg, cernie di 13, ma non meritano un’attenzione particolare; sono in agguatista e provo molta più soddisfazione a catturare pesce bianco che le cernie; prendere due dentici di 5 chili mi da più soddisfazione di dieci cernie.

Foto storica, appena sedicenne, con la prima orata.

Cosa pensi del fenomeno dei siti internet dedicati alla pescasub e di AM in particolare?
Sono uno dei pochi agonisti a frequentare regolarmente il forum di Apnea Magazine e ritengo che sia un ottimo strumento di aggregazione per i pescatori subacquei; i numeri li conoscete anche voi, i tesserati FIPSAS sono pochissimi in Italia e non hanno nessuna rappresentatività.
Da questo deriva una scarsa capacità informare e di esprimere all’esterno del movimento quelle che sono le esigenze del movimento stesso.
Un sito nel quale ci si possa confrontare e in cui si possa riscontrare accordo su alcune proposte è sicuramente un fenomeno positivo.
Da quasi un anno sono un affezionato di AM e sul forum ho conosciuto il mio barcaiolo a dimostrazione della assoluta validità come strumento di aggregazione.

Al di fuori del forum, cosa pensi della rivista elettronica?
Leggere Apnea Magazine mi ha distolto dall’acquisto delle riviste cartacee che compro in genere ogni tre mesi solo per vedere un po’ come va il mondo della pesca in apnea; adesso appago la mia curiosità attraverso la lettura di Apnea Magazine anche se i lettori del forum difficilmente si affacciano sulla home page.
Se non ci fosse qualcuno dello staff che si affaccia sul forum per informare della pubblicazione di qualche articolo lo leggerebbero in pochi.
Sul forum cerco di portare un po’ di umiltà senza parlare di numeri, di apnee mostruose, di profondità; purtroppo di nostri colleghi ed amici ne sono morti abbastanza e l’ultima cosa a cui penso, da atleta, anche da istruttore o da persona che per l’esperienza che ho accumulato possa essere considerato come un punto di riferimento, è quelle di mandare una persona a rischiare la propria vita andando sott’acqua.
Avrete sicuramente notato che il mio approccio tende a smorzare gli animi, quando si tende a parlare di numeri come apnee statiche di 7 o 8 minuti invito le persone a considerare che sul forum si collegano giovani che non sono in grado di comprendere cosa ci sia dietro quello che stanno leggendo e magari l’indomani mattina si infilano nella vasca da bagno e cercano di fare un’apnea di 6 minuti con danni allucinanti che ben conosciamo.
Il contributo di Apnea Magazine potrebbe essere anche quello di dare degli standard di sicurezza maggiori.
Perché purtroppo il ragazzo che vede Bellani tirare fuori una cernia a 35 metri può essere indotto a pensare che quella sia una cosa normale, non si rende conto che invece è una cosa estremamente pericolosa, a cui si arriva con anni e anni di esperienza alle spalle e alla portata soltanto di pochi perché non tutti sono in grado di raggiungere quelle quote.

Il carniere del campionato di prima categoria a Torre San Giovanni 2000 (primo di giornata)

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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