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I profili di Apnea Magazine: Roberto Praiola

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Roberto Praiola (foto A.Balbi)

Roberto Praiola nasce ad Anzio (Roma) il 16/11/1963

Roberto, ci parleresti del tuo rapporto con l’agonismo?

Da circa vent’anni mi sono avvicinato all’agonismo. All’inizio gareggiavo per puro divertimento, facendo alcune selettive ma soprattutto gare amichevoli o sociali, poi ho cominciato a fare sul serio, riuscendo ad arrivare prima alla Seconda categoria e poco dopo fino alla Prima. Sono stato sei anni in Prima ed una decina di anni in Seconda.
Il mio migliore risultato, prima di Bosa, è stato il quarto posto nel 2005 ad Ugento e questo mi ha permesso di entrare anche in Nazionale.

Che tipo di pescatore è Praiola?

Sono nato come razzolatore e tanaiolo. Un vero minatore insomma, aiutato anche dalla morfologia di fondale tipica delle mie zone di pesca: il grotto.
Negli ultimi 5 o 6 anni mi sono dedicato ad altri tipi di pesca, come l’aspetto a ricciole e dentici o alla pesca in caduta mirata alle cernie in zone molto profonde o sulle secche al largo, chiaramente nel periodo estivo, quando le condizioni fisiche e meteomarine sono ottimali.

Che tipo d’attrezzatura usi?

Da circa tre anni ho l’onore di far parte della grande famiglia del Team Omer, ed uso con soddisfazione le attrezzature di questa azienda.
Per la pesca all’aspetto o a quote più impegnative utilizzo fucili arbalete da 100/120 cm. strettamente di serie, muta da 3/5 mm. e pinne lunghe in carbonio.
Per il razzolo uso sempre arbalete corti, da 55 cm. con fiocina a 4 punte. Uso molto anche un arbalete da 83 cm, una misura “inusuale” ma che ritengo il giusto compromesso un po’ per tutti i tipi di pesca dal razzolo, all’agguato, alla tana.

Praiola in azione (foto A.Balbi)

Qual è la tua preda preferita?

Da qualche anno sicuramente il dentice, è sempre emozionante catturarne uno perché si tratta di un pesce che regala sensazioni uniche: diffidente, profondo, difficile da mettere a pagliolo.
Quando mi trovo in posti frequentati da questa preda, mi dedico quasi esclusivamente alla sua cattura. Tu sei sul fondo e loro arrivano come fantasmi, con i loro capoccioni e quegli occhi determinati ed attenti… devi fare tutto alla perfezione e nonostante gli accorgimenti la cattura non è mai scontata. Si tratta davvero di un pesce stupendo!

Un aneddoto per i lettori, qualcosa che ha segnato la tua vita di pescasub?

Per un po’ di tempo sono stato un pescatore subacqueo professionista a tempo pieno. Di cose me ne sono successe davvero tante in mare, sia belle che brutte. Tieni presente che già a 16 o 17 anni pescavo nelle coste Laziali, ricche di pesce.
Prendevo ricciole di 15/20 chili piuttosto spesso.
Ecco, i miei ricordi vanno lì.
Rimanendo più legati all’attualità, qualche tempo fa su una secca al largo, durante un calasole, mi sono arrivate all’aspetto un branco di circa 200 ricciole tutte enormi, stimate tra i 35/40 chili.
Ne ho catturata una, ma lo spettacolo è stato davvero unico, impressionante.

I tuoi pesci più importanti?

Ricciola 37 kg
Dentice 7 kg
Spigola 8 kg
Cernia 25 kg
Serra 10,5 kg
Corvina 3,5 kg
Sarago maggiore 2,2 kg

Bosa 2006: ecco il carniere della seconda frazione (foto A.Balbi)

Cambiando discorso: come vedi il binomio ‘pesca in apnea e sicurezza’?

Sono certo che ora la pesca in apnea sia più sicura di qualche anno fa. Nonostante adesso si vada tutti un po’ più fondi e si peschi molto, è anche vero che c’è molta informazione in più, ci sono più corsi specifici ed attrezzatura all’avanguardia. Secondo me l’unica cosa che comunque mantiene un’importanza cruciale, ai fini della sicurezza, è l’esperienza. Il nostro sport non è come gli altri, per arrivare al top è necessario macinare mare e mare per almeno vent’anni. L’età migliore di un pescasub a livello fisico e mentale è tra i 35 e 40 anni.
Dopo, se vogliamo, è ancora meglio a livello di sicurezza, pur in presenza di un inevitabile calo fisico.

Buttando un’occhio all’atra faccia della medaglia: non pensi che questi corsi facciano bruciare le tappe troppo in fretta ai giovani?

Non credo. Penso che sia più pericoloso pescare a 10/15 metri senza alcuna conoscenza, che pescare a 20/25 metri con un bagaglio informativo e tecnico impostato ed importante. Poi è chiaro che dei soggetti più incoscienti della media e per questo portati a ficcarsi in situazioni pericolose si trovano in ogni attività umana, compresa la pesca in apnea. E magari vi sono soggetti che sott’acqua non rischierebbero mai, ma che lo fanno ogni giorno in macchina, sugli sci e via dicendo.
Per semplificare, volendo individuare un principio di massima per un approccio più sicuro alla peca in apnea, possiamo dire che l’importante è procedere per gradi, senza fretta. In ogni caso, ritengo che oggi ci siano meno incidenti di una volta.

Un giovane che s’avvicina alla nostra disciplina, dovrebbe fare prima un corso d’apnea o di pesca?

Sicuramente d’apnea, con un istruttore che gli insegni in maniera capillare le basi di questa disciplina. Successivamente dovrebbe frequentare un corso di pesca. Bisogna imparare ad affinare tecnica e movimento, è importante divertirsi e non emulare. Non serve la profondità, le belle pescate si fanno anche in poca acqua.
Io pesco gran parte dell’anno entro i 10 metri ed assicuro a tutti che i pescioni si prendono anche in 2 o 3 metri d’acqua. Spigole, saraghi, corvine, ricciole, leccie, orate e perché no: anche cernie.

Praiola con un bel sarago (foto A. Balbi)

Parliamo d’agonismo Roberto. I nuovi regolamenti: che ne pensi?

Secondo me i regolamenti sono stati un po’ troppo stravolti, penso che dovremmo tornare a qualcosa di più semplice. I limiti di cattura, gli spostamenti a nuoto e tanti altri aspetti andrebbero riveduti. Mi pare che oggi ci siano troppe restrizioni penalizzanti: si penalizza l’atleta, lo spettacolo, la disciplina…
Abbiamo già forti limitazioni dovute alla carenza di prede, se in più si introducono eccessive limitazioni all’azione di pesca, capirete che diventa veramente difficile fare buoni carnieri ed avere un rendimento costante, perché l’elemento fortuna finisce per giocare un ruolo eccessivo, a scapito della capacità di ciascun pescatore di interpretare correttamente il campo gara e dimostrare una migliore conoscenza del comportamento delle prede ed una superiore abilità tecnica.
Vedi questo Campionato (Bosa 2006 ndr): il tempo fa schifo, il mare è pressoché impraticabile, in più dobbiamo fare i conti con tutti il limiti imposti dal regolamento… fate un po’ voi ( dice ridendo ndr).

Cosa ne pensi di internet e di Apnea Magazine?

Purtroppo essendo spesso in mare seguo poco gli eventi informatici, trovo però che sia una cosa molto interessante. Quelle poche volte che ho un po’ di tempo libero mi diverto a cercare notizie di avvenimenti ed attrezzature.
Credo che in questo sia qualcosa di fantastico, poter ottenere infromazioni in tempo reale è qualcosa di incredibile, soprattutto se si parla del nostro sport, che è stato sempre piuttosto “nascosto”.
Credo che Apnea Magazine sia una bellissima rivista, ed il fatto che sia diventata anche sponsor della nazionale mi pare encomiabile.
Sappiate che ho apprezzato molto l’idea che qualcuno ci sostenga pur non avendo gli stessi interessi di uno sponsor. So che in molti vi seguono e prometto anch’io di farci un salto al più presto.

Revisione e impaginazione: Simone Belloni

I profili di Apnea Magazine: Roberto Praiola scritto da Alberto Balbi e Angelo Cardella media voto 3/5 - 1 voti utenti

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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