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I Profili di Apnea Magazine: Carlo Inserra, Oltre 40 anni di Mare e non Sentirli!

| 25 settembre 2018

Per le foto del Campionato di 2a Categoria 2018 si ringrazia Romina Ciliberti

Carlo Inserra nasce a Tripoli il 09/10/1957 da padre siciliano e madre marchigiana. I suoi parametri fisici sono normotipo con un’altezza di 173 centimetri, un peso forma di 66 chili e una capacità polmonare di 6 litri circa.

Le sue apnee medie si aggirano intorno al minuto e 50. È legato al Team Elios da molti anni ed iscritto alla società sportiva Cammarata mare sub Palermo di Franco Orlando. Come lavoro fa l’auista di ambulanze. Questo gli permette di organizzarsi al meglio le giornate di pesca in apnea e di andare in mare praticamente ogni giorno, in ogni stagione e con condizioni anche al limite.

Pesca con tutte le tecniche ma l’agguato col mare mosso è il suo terreno d’elezione. Ama l’agonismo e proprio pochi giorni fa a quasi 61 anni è tornato in Prima Categoria qualificandosi nel difficile, e sconosciuto, mare laziale. Nel suo palmares spiccano due secondi posti ai Campionati di Seconda Categoria (1996 e 2000), diversi buoni piazzamenti agli Assoluti e qualche vittoria alle selettive. Oggi vive in provincia di Catania dove oltre la pesca pratica ciclismo, ballo e si occupa di cucina.

Allora Carlo, Torni in Prima Categoria con un Buon piazzamento. A 60 anni una Terza Giovinezza?

Il mare è la mia vita. Lo amo e senza non posso vivere. Non so se è una terza giovinezza ma mi sento bene e pesco tutto l’anno mantenendo una buona forma. Speriamo continui. In me non è cambiato nulla e l’agonismo mi scorre nel sangue da sempre e come il primo giorno. Mi piace troppo confrontarmi con gli altri e sentire quell’aria di sfida che aleggia in ogni gara. Certo sono sacrifici, soldi, trasferte, impegno fisico e mentale. Non sempre va bene, serve sempre una buona dose di fortuna, ma alla fine è più forte di me e rimango sereno a prescindere. Nelle gare importanti la dea bendata non mi ha mai arriso, anzi. Sono in credito e vedremo se un giorno potrà ripagarmi. Io, finché posso, ci sarò.

Una Seconda Categoria su un Terreno Ostico. È stata Difficile? Raccontaci un po’…

Certo. Molto difficile. Ma anche dopo 40 anni di pesca ho imparato altre cose. Anche in questo caso poca fortuna fin dall’inizio e poi qualche grave errore da parte mia. L’arrivo nelle coste laziali col traghetto doveva essere alle 12, ma un ritardo di oltre due ore non mi ha permesso di poter preparare la domenica come preventivato.

Quando il giorno successivo, lunedì, eravamo pronti con il mio secondo per andare ad esplorare le zone di pesca ci siamo accorti che di due GPS disponibili non ne funzionava più nemmeno uno (fino al giorno prima erano perfetti!). A questo punto siamo tornati a terra e ci siamo rimasti fino a mercoledì quando sembrava che un tecnico avesse trovato e risolto il problema. Invece nulla.

A questo punto abbiamo deciso di uscire comunque e prendere le mire a terra per non lasciare nulla di intentato. È stato molto difficile anche per via di un acqua molto torbida, il pesce scarso ed in perenne movimento a seconda della corrente e della temperatura dell’acqua.

Comunque con un po’ di pazienza qualche segnale l’ho trovato: un bel panettone di grotto tutto forato in 27 metri dove stava un sarago da chilo e mezzo ed altri fasciati in peso. Una zona spaccata con qualche grongo, un punto più a terra dove poter fare l’agguato ed una zona che non ho potuto visitare ma che, vista la morfologia esterna del luogo, ho intuito che sott’acqua poteva prestarsi per una battuta all’agguato. Poi mi ero anche convinto che pesce ne sarebbe uscito poco. Il giovedì mi è stato riconsegnato il GPS funzionante.

Ci Racconti le 2 Giornate Come sono Andate?

La partenza della prima frazione l’ho fatta su una mostella che non ho ritrovato. Quindi sono andato immediatamente sul panettone di grotto in 27 metri d’acqua per cercare di catturare quel grosso sarago sempre piuttosto tranquillo.

Ero sereno perché non mi sembrava una zona frequentata o conosciuta da altri. Infatti sono arrivato per primo ed in solitaria ma dopo un paio di tuffi mi sono reso conto che, oltre a non esserci più il saragone ed i fasciati, era cambiata la temperatura dell’acqua. Si era abbassata. Il pesce era sparito ed in zona non c’era più il solito movimento degli altri giorni.

Così ho preso il 75 e la torcia e ho cominciato a passare “buco per buco” (tecnica che peraltro in gara dà sempre i suoi frutti). Ho arpionato subito un grongo di 4 chili in un buco articolato e profondo ma, colpito bene, non mi ha dato problemi nel recupero. Ho insistito ancora frugando gli spacchi più bui ed angusti ed, alla fine, ne ho catturato un altro (gemello) poco distante.

A quel punto ho fatto uno spostamento su un altro paio di zone dove speravo di poter trovare qualche muggine ma, resomi conto che perdevo solo tempo, ben presto sono ritornato sullo spot di partenza. La situazione non era cambiata e non mi restava altro che tornare a “frugare” nella fungaia. Per un po’ non ho trovato nulla. Ad un certo punto è arrivato un gommone. L’atleta si è buttato e dopo poco è tornato in superficie con un grosso grongo. Lo ha buttato in barca e si è allontanato. Mancava poco alla fine e, dopo alcuni tuffi, sono riuscito a localizzare un altro serpente. Un paio di tuffi per studiare la posizione del pesce e come spararlo e poi sono riuscito a metterlo nel carniere. Un grongo di 3 chili.

Qui ho terminato la giornata con tre pesci validi a coefficiente ed il 30esimo posto parziale. Non ero molto contento del piazzamento ma della giornata di pesca non mi potevo lamentare visto che avevo catturato ciò che avevo incontrato senza commettere errori… (che arriveranno copiosi la giornata successiva, ahimè!)

La seconda frazione decido di partire su una zona in circa 15 metri d’acqua molto spaccata e ricca di gronghi. Lo spot è ampio e, nonostante molti atleti in zona, io pesco da solo e in due tuffi arpiono 2 gronghi. A quel punto commetto il primo errore e decido di spostarmi su una morzata di grotto lì vicino dove avevo segnato qualche bel sarago. Non troverò nulla mentre gli altri concorrenti, scoprirò, faranno catture di gronghi e murene a ripetizione.

Se avessi insistito in quella zona, forse, avrei potuto anche completare le 10 catture possibili. Faccio ancora qualche segnale senza fare incontri e quindi decido di andare verso la zona del fiume Mignone per fare degli agguati. Purtroppo il punto è quasi impraticabile. La visibilità è di un metro e non gira nulla. Faccio qualche tratto alternando alcuni aspetti ma non vedo una coda. Desisto e decido di spostarmi in quella zona che non avevo potuto visitare ma che, dall’esterno, mi pareva interessante.

Il mio barcaiolo è contrario ma io insisto sentendo che non mi sarei sbagliato. Istinto? Sta di fatto che prendo il mio fidato 100 con gomme nuove e mi butto (secondo errore: mai prendere in mano un fucile in gara mai testato. Anche se hai cambiato solo le gomme, o l’asta o altro!). Qui la visibilità è migliore e l’acqua più calda. Ci sono 4/5 metri di fondo ed al primo aspetto arriva un grosso cefalo. Tiro a colpo sicuro ma lo sbaglio. Non capisco. Faccio altri agguati e sbaglio un secondo grosso cefalo. Comincio ad innervosirmi. Mi concentro ma non cambia nulla. Altro cefalo mirato con calma ed a lungo e pizzicato alto nella schiena. Poco dopo un’orata da chilo vicina che prendo in pancia e si strappa.

Realizzo. Le gomme nuove sono troppo performanti. Non c’è altra spiegazione. Cambio fucile e passo al 75. Un po’ corto ma sicuramente più affidabile e ben collaudato. Sono nervosissimo ma provo a dimenticare tutto per ritrovare la concentrazione. I 3 cefali che catturerò in tre tiri prima della fine della giornata saranno la conferma dell’errore commesso. Mi verrà scartato un grongo ma l’altro più 3 bei muggini mi garantiranno una buon piazzamento di giornata e la qualificazione finale (14°) agli Assoluti 2019.

Sei un Amante dell’Agguato?

L’agguato con mare formato è la mia tecnica di pesca preferita. Ma pesco in tutte le maniere. Mi piace molto anche la pesca in caduta ed in tana.

D’altronde al giorno d’oggi se non sai padroneggiare un po’ tutte le tecniche pesce è molto difficile che ne catturi. Poi se sei anche agonista è obbligatorio conoscere tutte le soluzioni di pesca possibili. Certo che quando il mare è “croccante” (spesso anche al limite del praticabile) mi diverto moltissimo ad insidiare i pesci con agguati fulminei. Saraghi, orate e spigole sono i pesci che incontri solitamente.

Uso arbaletes di tutte le misure a seconda della visibilità e del moto ondoso. In particolare uso il 75 ed il 100. Sono gli Omer T20 con i quali pesco da sempre. Nel corso degli anni gli ho spesso apportato modifiche per adattarli alle situazioni che cambiano di continuo. Ora ne ho fatti un paio roller. Nel fucile ricerco molto la precisione. La potenza è importante ma, a mio parere, secondaria. Il feeling con l’arma è decisivo. Per quello non ho, praticamente, mai cambiato.

Torniamo all’Agonismo: 2 volte la Piazza d’Onore ad altrettanti Campionati di Seconda. Sfortuna o Altro?

Diciamo due campionati differenti. Il primo, nel 1996 a Ponza, è stato un po’ sfortunato. La prima frazione l’ho impostata all’agguato a cefali e saraghi in basso e medio fondo. Erano pesci difficili, diffidenti ma, un agguato o un aspetto dopo l’altro, alla fine sono risuscito a prenderene 9 (6 cefali e 3 saraghi) tutti di buona mole. Feci primo giornata. Un ottimo piazzamento con altrettante ottime speranze per la seconda frazione in cui avevo diverse cernie fonde segnate.

Così, il giorno dopo, partii su una cernia a 42 metri di profondità. Era un pesce di circa 15 chili che viveva su un costone con il fondo a sabbia. Non era un pesce difficile, metri di fondo a parte. Così sono riuscito a colpirlo in caduta, piazzando un bel colpo, ma senza riuscire a fulminarlo. In risalita sentivo la sua forza nel tentativo di intanarsi e cercavo di staccarlo dal fondo.

Non ce la feci ed il pesce riuscì a raggiungere la tana. Non entrò profondamente e, una volta messo in trazione, in pochi minuti riuscii a stanarlo, a doppiarlo e metterlo in barca. Poco distante riuscii a catturare un’altra cernia, sempre a quella quota più o meno, al limite del peso per poi recarmi in uno spot dove avevo segnato diversi saraghi. Ne presi tre e finii la giornata. Alla consegna dei carnieri tutti mi davano per vincente ma purtroppo la cernia al limite del peso (fissato in 5 chili) non entrò per 15/20 grammi e persi di un soffio da Rocco Martello che catturò una decina di bei saraghi. Sì, direi che questo campionato non fu fortunato.

Per quanto riguarda invece nel 2000 ad Arbatax ho poco da rimproverarmi. Feci due giornate regolari. Alla conclusione della prima frazione ero in lotta per il titolo e davanti a De Silvestri. Avevo preso 5 saraghi, 2 corvine e due tordi. Ma la seconda frazione Bruno fece un carniere impressionante, doppiò tutti e vinse meritatamente nonostante, che comunque, io feci una frazione più che dignitosa con 8/9 pesci bianchi.

In tanti Anni di Mare ti Saranno sicuramente Capitati Episodi Curiosi o Catture Particolari. Ce ne Racconti un Paio?

Dici bene. Ne avrei davvero tante da raccontare. Il mare è ricco di emozioni, di imprevisti, di situazioni comiche alcune volte, drammatiche altre. Ma parlando di episodi simpatici direi su tutti quella volta che stavo pescando all’agguato con mare veramente grosso. Ero tranquillo ed avevo fatto anche una bella pescata. Mi stavo divertendo insomma. Ad un certo punto sentii un forte rumore fuori dall’acqua, alzai la testa, e vidi l’elicottero dei Vigili del Fuoco che mi faceva segnali. Capii che mi credevano in difficoltà e volevano salvarmi. Qualcuno li aveva chiamati. Io mi sbracciai e gli feci segno che andava tutto bene ed ero consapevole e per nulla in pericolo. Alla fine capirono e si allontanarono permettendomi di continuare a pescare. Un sipario divertente.

Come catture invece ne ho fatte tante strane, difficili o persino troppo facili ma, quella che voglio raccontare è relativa ad un pagro di circa 10 chili.

Non tanto per la cattura tutto sommato piuttosto facile quanto per la rarità di trovare un pesce del genere peraltro in poca acqua. Stavo pescando pesce bianco con un amico. Avevamo l’aquascooter per spostarci di zona in zona con più velocità visto che i tratti da controllare erano molti ma anche piuttosto distanti l’uno dall’altro. Ero nel tratto di mare di Roccalumera provincia di Messina quando, passando da una zona ad un’altra, sui 12 metri di fondo vedo questa sagoma appoggiata sul fianco sinistro ad una roccia.

L’acqua particolarmente chiara mi ha permesso di riconoscere il pesce dalla superficie. Avevo in mano un T20 da 56 con fiocina. Feci una capovolta silenziosa ed una caduta alle sue spalle. Arrivai molto vicino al pesce e, mirando con precisione, riuscii a colpirlo con un tiro leggermente in diagonale sulla tempia destra fulminandolo. Un pesce splendido quanto raro. Che ci facesse lì ancora me lo chiedo visto che normalmente vivono più a fondo. In più mi domando perché di quella sua immobilità. Probabilmente, ho pensato, che stesse riposando dopo avere scorazzato oppure era intento a digerire qualche pasto.

Qualche altra Bella Cattura?

Ho preso spigole di 8/9 chili, grosse cernie sia brune che bianche, ricciola di 48 chili ed enormi leccie di 25/27 kg. Per quanto riguarda le spigole ne ricordo un paio che non riuscii ad avvicinare che, valutando le proporzioni, credo si aggirassero sui 14/15 chili. Mostri. Dentici da noi non ce n’è molti ma, cambiando zone, qualcuno lo catturo. Il più grosso era 7 chili ma ne ho visti anche di dieci. Poi grosse orate (la più pesante 4,5 chili) , corvine e saraghi.

Tornando all’Agonismo, in particolare sui Regolamenti, hai qualche Idea o Proposta?

Come tutto l’ambiente credo che la cernia vada ripristinata tra le catture possibili. Ce ne sono molte. Sposo l’idea di un serranide a giornata per atleta e di un peso minimo classico: cinque chili. Poi abolirei i motori surpotenziati e limiterei la lunghezza delle barche. È assurdo e pericoloso vedere certe partenze con certi gommoni. Sembra una gara di off-shore. L’incidente è dietro l’angolo. Metterei due limiti: motori massimo 20/25 cavalli effettivi e lunghezza battello 4.50/5 metri. Non oltre. Ora, tra parentesi, che non c’è più la distanza di pesca tra un sub e l’altro arrivare 2 minuti prima su una tana rispetto ad un altro concorrente non ha un gran senso. Anzi.

Queste sono le mie idee e spero che la Federazione valuti con attenzione le nostre proposte. Chi meglio di noi può suggerire cose interessanti? Non vedo altro di modificabile. Quantomeno nulla di molto più importante rispetto a quanto scritto sopra.

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