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I profili di Apnea Magazine: Alberto Casu

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Alberto Casu in azione. (foto A. Balbi)

Alberto Casu, nato il 26/10/1960 a Terralba in provincia di Oristano, oggi avrebbe compiuto quarantasei anni. Purtroppo, una sincope lo ha ucciso il 24/08/06 durante una battuta di pesca in apnea, lo sport che Alberto amava con tutto se stesso. In occasione del campionato assoluto di Bosa, dove si era messo in buona evidenza nella prima frazione, i nostri inviati Alberto Balbi e Angelo Cardella lo avevano intervistato per Apnea Magazine in vista di una serie di pubblicazioni dedicate agli agonisti di alto livello. E’ con grande emozione che abbiamo deciso di iniziare la pubblicazione dei “Profili” con questa sua intervista, per onorare la memoria di un grande appassionato di pesca in apnea, bravo agonista e padre di famiglia, scomparso prematuramente in questa estate maledetta.

Alberto, quali sono le tue zone di pesca?

Sono nato e vivo nell’Oristanese e le mie zone di pesca sono abitualmente in loco. Devo dire che negli anni passati le cose andavano molto meglio,
il pesce bianco e le cernie si trovavano in quantità e per realizzare buoni carnieri non era necessario spostarsi molto dalle zone abituali.
Col passare degli anni, però, tutto è cambiato.
Il proliferare dei divieti e AMP, la pesca professionale selvaggia ed il bracconaggio hanno impoverito gli specchi d’acqua più familiari e m’hanno costretto a pescare sempre di più in posti lontani da casa per cercare di fare qualche carniere decente.
Insomma, ora mi sposto con una certa frequenza.

Quando hai iniziato con l’agonismo?

Le prime selettive le ho affrontate venti anni fa circa, precisamente nel 1985, subito dopo aver conseguito la laurea. La prima qualificazione la raggiunsi nel 1986 (o nel 1987, non ricordo) poi ho mollato per un po’ a causa del matrimonio, della nascita dei miei due figli ed anche per ragioni di lavoro. Ho deciso di riprendere a gareggiare 7/8 anni fa, per incontrare di nuovo i vecchi amici e farci le solite chiacchierate e risate. Insomma: per divertirmi.
Sono partito bene nel 2000, ma purtroppo sono anche incorso in un incidente: durante una selettiva a Capo Pecora ho subìto un TIA che mi ha costretto ad un ricovero ospedaliero forzato di due giorni. Fortunatamente ne sono uscito senza gravi conseguenze, ma solo con un grosso spavento.
Nel 2001 mio sono ributtato nella mischia senza una grande convinzione ed i risultati sono stati deludenti. A quel punto è intervenuta mia moglie, la quale mi ha fatto notare quanto fosse contraddittorio e inutile praticare agonismo ‘campato in aria’, ossia senza preparazione e dedizione estrema, aggiungendo che avrei fatto bene a prendere una decisione: fare agonismo seriamente o rinunciare.
Così nel 2002 mi sono messo d’impegno e, aiutato dai miei compagni che ancora ringrazio, ho fatto preparazione fuori e sul campo ottenendo degli ottimi risultati.
Difatti l’anno successivo mi sono qualificato per la Seconda Categoria in Puglia, dove ho poi ottenuto il 15° posto, strappando il biglietto per la Prima Categoria.
Nel 2005 a Torre S. Giovanni ho fatto un’ottima prima frazione ma purtroppo nella seconda giornata, dopo solo un’ora e quaranta di gara, sono rimasto vittima del Taravana.
Fortunatamente avevo preso due pesci e questo mi ha consentito di terminare al 7° posto finale ed essere qui oggi.

Casu col carniere di saraghi fatto nella prima giornata all’Assoluto 2005. (foto A. Balbi)

Che tipo di pescatore sei?

Come molti sono nato tanaiolo, per anni ho pescato pesce bianco e cernie in tana senza grossi scrupoli. Poi mi sono ‘evoluto’ fino a diventare quello che mi ritengo oggi: un aspettista.
Pratico questa tecnica in ogni stagione e sono piuttosto organizzato. Mi spiego meglio: nei mesi di Novembre, Dicembre, Gennaio e Febbraio pesco solo spigole all’aspetto (non mi piace l’agguato).
Marzo ed Aprile da noi non regala grandi emozioni e quindi vado a mare poco. Con l’arrivo della stagione calda prendo i fucili lunghi e pesco all’aspetto i dentici. Dalle nostre parti con l’acqua calda e nei punti giusti se ne incontrano con una certa regolarità. Poi a Settembre arrivano le ricciole ed allora pesco questi stupendi pelagici. Per quanto riguarda la cernia, ne prendo qualcuna in caduta. E così via, ciclicamente.

Quindi hai abbandonato la pesca in tana?

Beh, non proprio. Ora cerco il pesce di taglia,
se trovo una tana prendo uno due prede e poi mi sposto alla ricerca di dentici o ricciole.
In pratica ho cambiato il mio approccio alla pesca. Certo, vivo sempre nella speranza di trovare la lastra vergine, ma solo da tenere come ‘jolly’ per farci un prelievo ragionato che mi consenta di lasciare intatte le risorse della stessa. Un punto da visitare ogni tanto, una zona dove fare 2/3 tuffi per poi andare altrove.

Che attrezzatura usi?

Oggi non ho sponsor, le mute me le fornisce Tiburon e il resto dell’attrezzatura è personalizzata. Lo scorso anno ebbi una sponsorizzazione con la Sdive, ma non mi trovavo a mio agio con alcuni prodotti e quindi chiusi il rapporto. Come fucili adopero arbalete di varie lunghezze, quello che utilizzo di più è la misura di 90 centimetri col mulinello, un fucile per tutte le situazioni. Ho anche un Cyrano che utilizzo per le cernie arroccate, ma in 5 anni lo avrò usato 3 o 4 volte, anche perché ormai sparo al pesce solo quando sono sicuro di fulminarlo.
Nella mia vita ho lasciato solo due cernie in tana, ed una delle due solo perché il mare era diventato pessimo in breve. Anche col pesce bianco sono molto attento, è difficile che strappi un pesce e sparo solo a colpo sicuro.

Il ritratto di un Campione. (foto A. Balbi)

Qual è il tuo pesce preferito?

Per la difficoltà della cattura senz’altro il dentice (solo perché l’orata spesso s’intana, altrimenti anche lei’). Per la maestosità prediligo la ricciola, perché spesso, come cattura, non richiede grossa tecnica: quando decide di puntarti ti arriva in bocca. Semmai è il recupero a risultare spesso difficile.
Per emozione, la preda principe è il tonno: ne ho catturato uno nella mia vita, ma ho avuto diversi incontri. Ricordo ancora con emozione quella giornata. Avevo pescato per sei ore senza catturare nulla, allora dissi al mio barcaiolo di portarmi su una mira di pesce bianco per cercare di prendere un paio di pesci per la cena.
Durante lo spostamento vedemmo uno stormo di gabbiani frenetici in mezzo al mare.
Ci dirigemmo sul posto con curiosità e, nonostante l’acqua torbida riconoscemmo dei grossi pesci sotto la superficie.
Pensammo a delfini, ma da li a breve capii che erano tonni anche perché uno enorme ci sfilò sotto il gommone. Presi il 100 col mulinello e mi buttai nella mischia: feci una discesa tra i latterini e venni circondato da tanti tonni. Ce n’erano di enormi ma io sparai ad uno di 40 chili, colpendolo a a metà corpo… dopo circa 40 minuti di lotta lo portai in gommone. Aveva dei colori splendidi e si vedeva che era una perfetta macchina da nuoto.
Quando lo macellai, inoltre, notai che non aveva vescica natatoria ma solo filetto di muscoli.
Incredibile.

I tuoi pesci più grossi?

Cernia di 37,4 kg. (con Musetti)
Dentice 8,6 kg.
Barracuda 8 kg.
Spigola 6,3 kg.
Sarago 1,8 kg.
Corvina 3,5 kg.

Cosa ne pensi di Apnea Magazine?

Lavorando molto al computer, alla sera non frequento molto internet perché sono esausto, comunque ritengo sia una bella iniziativa.
Un mio caro amico la frequenta e ne è entusiasta.
Ha i suoi pro e contro, soprattutto per quanto riguarda il forum, non l’e-zine.
Ultimamente proprio sul forum è stata sparsa al voce che i sardi stessero preparando da tempo il Campionato Assoluto di Bosa. Ci tengo a dire che io non l’ho fatto, o meglio ci sono andato una volta ed era impraticabile. E poi la gente che fa, casca dalle nuvole? E’ ovvio che chi gioca in casa è avvantaggiato! Ma con certi atteggiamenti si vuole solo insinuare e non va bene. Comunque Apnea Magazine è una grande realtà.

(ndr) “Ciao Alberto e grazie. Ovunque tu sia un abbraccio forte!”

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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