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Herbert Nitsch VS Martin Stepanek: duello nell’abisso

| 27 luglio 2003 | 0 Comments
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Herbert Nitsch e Martin Stepanek

Giovedì 29.5.2003, ore 8 am (ca.), ci troviamo sopra una nave piattaforma al largo di Limassol, Cipro, nella baia di Akrotiri. Innumerevoli cavi di allenamento discendono su di un lato della piattaforma che come si vede è gremita di persone. Siamo all’ultima giornata di discese in assetto costante in questa gara di apnea profonda “Sony Freediving Open Classic”.

Ben due atleti hanno dichiarato -93 metri in questa disciplina; saranno le performance più seguite ed importanti dell’intero evento. Un’atmosfera satura di tensione, i due atleti in questione, il ceco Martin Stepanek e l’austriaco Herbert Nitsch si preparano lentamente, sono i primi a partire in quest’ultima giornata del costante. I “paparazzi” (non da ultimo io stesso) non esitano a circondare questi due fuoriclasse del profondismo mondiale e a dargli fuoco con le loro artiglierie cine-fotografiche. Axel, il subacqueo assistente più profondo, si butta in acqua col suo grappolo di bombole e scompare nel turchino; è segno che presto i due fuoriclasse entreranno in azione.

Il primo a partire è Nitsch (cavo A) seguito a breve distanza da Stepanek (cavo B). Ho la fortuna di poter assistere al fianco di Davide Carrera a questo insolito duello, in acqua e a pochi metri dai cavi gara (!). Le due funi scompaiono nel blu… ci sono quasi 40 metri di visibilità per soli 20 gradi di temperatura. La sgangherata ma solida piattaforma-nave su cui tutti gli atleti, giudici, dottori, assistenti sommozzatori ed equipaggio stanno, ricorda molto un relitto galleggiante stile “Mad Max” o “Water World”. Trasporta anche un grosso veicolo gru su cui giornalisti e pubblico si sono poi arrampicati a caccia di buone postazioni per assistere alle uscite degli atleti. Un meccanico dell’equipaggio, di origine africana ma capace di un buon italiano, mi ha detto che questa nave è stata ancorata su di un fondale a -104 metri. Ho pensato che sarebbero stati comunque sufficienti per le profondità annunciate dagli atleti presenti. Chiedendo nel pomeriggio a Carlos Coste se avesse visto il fondale nella sua discesa a -85 del giorno prima (mercoledi), mi sono sentito rispondere…“ero troppo concentrato per farci caso”.

Herbert Nitsch e Martin Stepanek

Ma entriamo finalmente nel vivo di questa doppia impresa. Mi trovo a due pinnate da Nitsch e Stepanek, tra me e loro qualche fotografo subacqueo, gli assistenti apneisti di superficie, il cameraman ufficiale.

Ovunque catenelle di bolle d’aria, salire pigramente in superficie, segno che gli assistenti sub si sono andati a posizionare lungo i cavi guida.

Il fortissimo austriaco si prepara per primo alla discesa, dopo la mezz’oretta di riscaldamento. Il conto alla rovescia è già partito per lui mentre al suo fianco sul cavo B (a neppure 6 metri), Stepanek fa gli ultimi tuffi di riscaldamento. Pochi minuti dopo la riemersione di Nitsch, toccherà a lui compiere il miracolo!

I giudici AIDA scrutano l’atleta, nervosi, cronometri alla mano. È “official top”, tempo di scendere.

Nitsch esegue una lunga carpa abbarbicato al cavo guida. È una fortuna vera e propria che non stia bevendo acqua durante questa manovra; ha onde che gli vengono da tutte le parti! Mi sento male per loro, l’organizzazione dovrebbe far rinviare i due tentativi di record, poichè le condizioni meteo sono davvero pessime e il rilassamento in superficie pressoché impossibile!

Nitsch parte. Sebbene usi la monopinna ha un braccio lungo il fianco e l’altra al naso per compensare; non ha affatto la classica posizione di freccia a braccia spiegate in avanti come nella foto a fianco (ma qui è in fase di risalita). Un presentimento mi perseguita; troppi elementi negativi per lui in questa performance. L’impossibilità di un adeguato rilassamento in superficie, i primi 10 metri di discesa con le braccia sui fianchi e con uno stile un pò teso (parere condiviso con Carrera).

Nitsch accompagnato dagli assistenti verso la superficie – Foto Fred Buyle

Si sa che la partenza per un immersione profonda è tra le cose più importanti: “chi ben comincia è metà dell’opera!”. Passano i minuti, tutti gli sguardi dei presenti sono catalizzati verso l’abisso. Alla fine la figura imponente dell’austriaco ricompare, sta risalendo, sembra tutto ok. Sono passati 3 minuti esatti quando Nitsch riguadagna la superficie, ma subito è colto da un black out fulminante. Spero che Stepanek non abbia visto questo brutto spettacolo dal cavo a fianco, dev’esser scoraggiante scendere per l’impresa di un record mondiale con l’immagine di un sincopato “fresco” che ti ritorna in mente durante tutta la discesa!

Davvero un peccato per Nitsch; in cuor mio ho sperato in una doppia riuscita, in un doppio record mondiale.

Ma forse questi -93 metri sono troppi per tutti?

Con la maschera, durante una gara e non un tentativo “privato” di record mondiale?! Nel suo tentativo Herbert si è procurato un rottura del timpano sinistro.

Mi ha poi rivelato che nonostante avesse sentito male all’orecchio verso i -50 / -60 non è voluto tornare indietro avendo già visto il piattello di fondo. Ha creduto fosse molto vicino e facilmente raggiungibile.

Invero la visibilità di circa 40 metri gli ha giocato un brutto scherzo e la pressione crescente non ha perdonato.

Un’esperienza che può accadere a tutti; mai distrarsi dall’ascolto del proprio corpo intestardendosi sull’obbiettivo!

È ora il turno di Martin Stepanek, che in profondità si è fatto notare per ora solo con un record di immersione libera a -90 (nel 2001). Anche per Stepanek dopo l’official top ha inizio una lunga manovra della carpa.

Niente monopinna per lui, bensì una coppia di pinne in carbonio!!!

Come cavolo potrà scendere a pinne a quella profondità? Sono tre anni che nessun atleta fa più record a pinne… ma, memore di una sua discesa di alle Hawaii a -70 metri nel 2002 con delle pinnette per bambini e osservando i suoi primi 15 metri di questa immersione, mi ricredo e comincio a sperare che almeno lui potrà riuscire a tornare sano e salvo da questi profondissimi -93 dichiarati!

Martin festeggia i suoi 93 metri – Foto Fred Buyle

Vorrei descrivervi al meglio questi primi 15 metri della discesa di Stepanek a pinne.

Non ho mai visto nessuno scendere così.

Perdonatemi il paragone ma al confronto, l’elegantissima pinneggiata di Pelizzari appare lenta e sfarzosa. Ma le caratteristiche fisiche dei due atleti sono di certo ben differenti. L’atleta ceco è alto “solo” 175 cm (almeno 10 cm in meno del Pelo), ma in cambio ha due gambe con muscoli d’acciaio (chiara testimonianza del suo passato di agonista nel nuoto pinnato).

La sua pinneggiata è veloce e decisa, quasi meccanica. Il gesto atletico è determinato, inesorabile. La pinneggiata non è affatto stretta ma neppure esageratamente ampia.

Martin com’è partito si è incuneato repentinamente dritto dritto giù negli abissi; come una scheggia e solo poco meno veloce di qualcuno che avesse usato una monopinna. Il lavoro delle gambe mi ha colpito tantissimo, efficace, potente, quasi non umano, in una parola, robotico. Forse l’unica pecca (ma dovuta appunto alla tipologia del suo fisico) è stata una certa divergenza delle pinne (non erano perfettamente parallele l’un l’altro ma si aprivano leggermente a V). Per finire decisamente lo stile di Pelizzari è più bello da vedere e più preciso nello stile (ha fatto scuola!), ma a conti fatti la potenza e la velocità di Stepanek l’hanno portato a 13 metri più in giù degli ultimi ufficiali -80 di Pelizzari.

Tutto questo per dire che anche i record classici di apnea costante a pinne potrebbero continuare ad evolversi… se non fosse che lo stesso Stepanek ha dichiarato che cambierà attrezzo e passerà alla mono. Fintanto che i record di costante non saranno differenziati tra pinna mono e pinne stereo, non ci sarà probabilmente più motivazione nello scendere a pinne (è ormai infatti accertato che la monopinna è l’attrezzo dei profondisti).

Da sx: Igor Liberti (autore dell’articolo), Davide Carrera e Fabio Brucini (sponsor di Davide e titolare della Free style water sport in Egitto

Stepanek riguadagna la superficie dopo 3’34”. Stanchissimo, negli ultimi metri di risalita arrancava piegando vistosamente le ginocchia e perdendo l’idrodinamicità perfetta della partenza. Se la discesa è stato un esempio la risalita sarebbe da dimenticare (ma chi avrebbe fatto di meglio da una pesantissima risalita a pinne da -93 metri?). Ma ciò che importa è che lui sia giunto in superficie, sano e salvo… infatti niente samba nè sincope per lui si tratta quindi del nuovo record del mondo! Lo specialista in statica è ora anche l’uomo più profondo in costante!

Un record in totale controtendenza, quasi storico?

Com’è nata questa gara

Il “Sony Freediving Open Classic” è nato semplicemente come campionato inglese AIDA 2003, ma in un secondo momento la si è trasferita in terra straniera, per motivi di profondità difficilmente reperibili nei mari inglesi.

Per finire è stata resa accessibile a tutti divenendo una gara individuale e/o a squadre provenienti da tutto il mondo. Voglio ricordare che questo evento è stato il più importante nel campo dell’apnea profonda internazionale dell’anno 2003.

La gara avrà un seguito e l’anno prossimo ci sarà il bis probabilmente ancora una volta a Cipro; chiunque può partecipare! Per ulteriori informazioni visitate il sito inglese www.freediver.co.uk

Category: Altre discipline, Apnea

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