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Gli indispensabili: il GPS portatile

| 24 maggio 2010 | 1 Comment
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L’attrezzatura del pescatore in apnea, negli ultimi anni, si è arricchita di alcuni accessori estremamente utili e che, complice un prezzo molto accessibile, hanno avuto e hanno tuttora ampia diffusione. Tra questi un posto d’onore spetta senza dubbio ai compatti GPS portatili che sono ormai comuni nei borsoni e sulle plancette di numerosi pescatori, tanto neofiti quanto esperti.

Cos’è il sistema GPS?

Il Global Positioning System viene sviluppato, per scopi militari, dagli USA a partire dai primi anni ’60 ed è diventato accessibile anche per scopi civili nel 1994. Da allora, il più vasto e tecnologicamente avanzato sistema permanente di localizzazione mai realizzato, è diventato un elemento determinante per la sicurezza marittima, aerea e terrestre.

La cernia, il pesce stanziale per eccellenza (Foto A.Balbi)

Utilità nella pesca in apnea

Un GPS è uno strumento che permette di segnare le coordinate di un punto qualunque sulla “sfera” terrestre e di ritrovarlo, con un grado di approssimazione molto ridotto, in qualunque momento ci torni utile. E’ quindi ovvio che venga utilizzato da tantissimi pescatori per raggiungere le secche segnate sulle carte, oppure i propri punti strategici scoperti negli anni. Fino a non molti anni fà i GPS erano però degli strumenti costosi, delicati e soprattutto ingombranti. Costituivano la naturale dotazione di un’imbarcazione ma non era pensabile portarseli dietro in una battuta di pesca da terra.

Da qualche anno a questa parte hanno visto la luce dei ricevitori estremamente compatti, appositamente studiati per le discipline sportive outdoor, anche se non espressamente per la pesca in apnea, che, complice l’impermeabilità di alcuni, i pescatori hanno fatto presto ad includere in quella ristretta cerchia di accessori definiti indispensabili.

Chi non ha imparato a prendere le mire per ritrovare il sasso buono sperduto nella posidonia, ha subito colto l’opportunità per avere un grosso aiuto dalla tecnologia; mentre i vecchi lupi di mare che si sono sempre dilettati con lavagnetta e schizzi, ne hanno approfittato per avere una copia di riserva dei propri hot spot, che sono anche diventati praticabili perfino quando la foschia a terra rende impossibile distinguerne i riferimenti.

Nonostante la tecnologia però, delle mire prese con scrupolo e pazienza certosina, raggiungono una precisione molto superiore oltre a permettere di individuare più facilmente un punto in condizioni di mare mosso, di forte corrente o di torbido fitto. Di contro necessitano di essere prese alla stessa ora in cui si presume di frequentare la zona, in caso di nebbia sono spesso inutili e sono sempre soggette a modificarsi o sparire nel caso in cui uno o più riferimenti vengano improvvisamente a mancare come l’albero isolato tagliato, il silos abbattuto o la casa inghiottita dalla vegetazione.

Comunque, in condizioni normali, la precisione del GPS è dell’ordine di pochi metri, 3 o 4 che possono ulteriormente ridursi (come la carica della batteria!) attivando la modalità WAAS dove disponibile. Per una precisione discreta si deve però sottolineare una operatività continua e scarsamente influenzata dalle condizioni atmosferiche, ecco ad esempio che dentro un improvviso banco di nebbia il nostro GPS portatile ci sarà di grande aiuto per ritrovare la strada di casa senza patemi.

Cartografico o no?

Conoscere le proprie esigenze è fondamentale per fare questa scelta; sia per l’aumento di prezzo che finisce per incidere abbastanza, ma soprattutto perchè ci si potrebbe trovare a gestire un qualcosa di più complesso e con delle funzioni che si rivelano del tutto inutili.

Conviene rivolgersi ad un chartplotter nel momento in cui si decida di cercare le proprie zone di pesca a partire dalle indicazioni disponibili sulle carte nautiche digitalizzate che fornisce il produttore. Quindi per raggiungere eventuali secche, relitti, per conoscere zone interdette, AMP e riserve, e magari poterci pescare alla minima distanza consentita (tralasciando l’eticità di questa legittima scelta) senza rischiare salatissime sanzioni.

Diversamente, laddove l’unica reale esigenza sia quella di segnare dei punti trovati nelle lunghe ore di pinneggiate, per poterli ritrovare in seguito, magari in periodi in cui l’avvistamento dalla superficie potrebbe risultare problematico, la cartografia sarebbe un inutile impiccio oltre che una spesa vana.

a) visualizzazione delle coordinate di un waypoint, b) bussola e dati di navigazione (Foto D.Serra)

Importanza del map datum

A tutti sarà capitato di osservare una vecchia carta nautica e di vedere delle zone interessanti, con un pò di dimestichezza al carteggio è possibile ricavarsi le coordinate ma prima di inserirle nel nostro GPS dobbiamo prestare molta attenzione, rischiamo infatti di fare un clamoroso buco nell’acqua e di scoprire che della bella secca che cerchiamo sembra non esistere traccia, come mai?!

Questo accade perchè può variare l’origine di riferimento del sistema di rappresentazione, quello che prende il nome di map datum. Un tempo questo parametro indicava un punto di riferimento sulla sfera terrestre che costituiva l’origine del reticolo cartografico di rappresentazione, ai giorni nostri tale concetto si è notevolmente evoluto fino a riferirsi ad un complesso modello matematico che ha il compito di descrivere la geometria del geoide terrestre, la posizione del suo centro e quella sulla superficie che rappresenta il punto iniziale della misurazione.

Ogni carta riporta nella legenda il map datum sulla base di cui è stata realizzata, le carte più recenti riportano anche gli eventuali coefficienti correttivi in rapporto a quello standard, ossia il più utilizzato dalla maggioranza dei GPS e delle carte attuali, chiamato WGS 84. Quindi, nel caso in cui ci vengano fornite le coordinate di un punto, dobbiamo essere sicuri che il sistema di riferimento sia il medesimo. In caso contrario abbiamo due alternative: possiamo correggerle, operazione complessa che necessita un pò di pratica e la conoscenza dei fattori di correzione; oppure modificare, anche solo temporaneamente, il map datum dalle opzioni del nostro ricevitore, trovare il punto e poi procedere alla sua nuova archiviazione previo ritorno al WGS 84.

Spostamento di un punto al variare del map datum (Elaborazione D.Serra)

Ogni ricevitore GPS dispone in memoria di una lunga lista di map datum che tuttavia non sono mai tutti quelli esistenti, spesso vengono esclusi quelli meno utilizzati, ma bisogna sempre ricordarsi che lo spostamento di un punto, con le stesse coordinate, ma identificato su riferimenti diversi, può essere considerevole, dell’ordine di centinaia di metri per intenderci.

Utilizzo durante la pesca

Spesso ci troveremo a maneggiare il nostro GPS portatile con i guanti bagnati, già in condizioni di mare non perfettamente calmo o di pioggia, gli schizzi e l’umidità saranno la normalità. Per questi motivi ci dovremo necessariamente munire di una custodia impermeabile tipo Aquapac, che però può essere fastidiosa da gestire in presenza di tasti laterali, oppure orientarci subito verso apparecchi con grado di protezione IPX7 (protetto contro gli effetti dell’immersione temporanea – immersione per 30 minuti alla profondità di 1 metro) che, per massimo scrupolo, potremo inserire all’interno di un comune sacchetto per surgelati.

Un pescatore cerca le sue mire (Foto A.Balbi)

Se non avremo predisposto un’apposita sede, alcuni preferiscono ricavarla sull’asta della bandiera, o nella porzione superiore della plancetta in modo da seguire le indicazioni sul display nuotando speditamente con tutto il busto fuori dall’acqua e adagiatovi sopra, saranno molto utili una tasca o un gavone. E’ assolutamente fondamentale che il GPS sia tenuto fuori dall’acqua per permettergli mantenere la ricezione dei segnali satellitari, cosa che non è possibile sotto il pelo dell’acqua che ostacola totalmente il flusso di informazioni.

Considerando che la gran parte dei portatili ha lunga autonomia, a patto di non usare la modalità WAAS, e può funzionare con delle batterie stilo ricaricabili, conviene attivarli appena si entra in acqua in modo da poter sfruttare anche la raccolta di una lunga serie di dati che possono servirci per valutare anche la nostra condizione atletica, quali: distanza percorsa, velocità media, tempo di movimento, di sosta e cumulativo di permanenza in acqua.

Avere un GPS già acceso e ricevente sulla plancetta permette di non dover aspettare i tempi morti necessari all’apparecchio per agganciare i satelliti, talvolta qualche minuto. Può sembrare una pignoleria, ma perlustrare ampi tratti di fondale, magari con corrente sostenuta e visibilità non eccellente, senza poter segnare all’istante uno spot interessante, equivale a perderlo o a mettersi nella condizione di fare inutili sforzi nel tentativo di risalire la corrente.

Visualizzare e pianificare i percorsi con Google

In mare risulta sempre complesso riuscire a valutare correttamente in quale posizione ci troviamo rispetto alla costa e quali siano effettivamente le distanze che separano i vari punti che segnamo nelle nostre battute di pesca. Utilizzando Google Maps, nella versione free, è facile costruirsi un colpo d’occhio molto preciso dei nostri percorsi. In questo modo è anche possibile pianificare i nostri spostamenti cercando di ottimizzarli in funzione delle condizioni di moto ondoso e corrente.

Per identificare i punti di nostro interesse sulle immagini satellitari è sufficiente digitare, al posto del nome della località, le coordinate che possiamo leggere sul display nel nostro GPS. Vedremo apparire una freccia verde in corrispondenza del waypoint da noi segnato, potremo così valutare facilmente la distanza da terra e la vicinanza ad altri accessi al mare che già conosciamo.

Visualizzazione delle coordinate su Google Map (Fonte: Google)

Considerazioni

Ogni qualvolta si parla di strumenti elettronici che facilitano molto la vita del pescatore è inevitabile sollevare discussioni riguardo la sportività e l’opportunità del loro utilizzo. Chi ha una visione rude dell’elemento liquido si contrappone a chi usa con profitto gli aiuti che la tecnologia offre, una lotta senza vincitori nè vinti.

Aldilà delle opinioni non si può certo non ammettere che non sono i mezzi ad essere scorretti, ma i comportamenti di chi li utilizza. Così come usare il GPS per pescare sui propri segnali non equivale ad essere un pescatore irrispettoso delle regole e dei pesci, allo stesso modo, pescare senza l’ausilio di alcun rilevatore di posizione o di fondale, può essere indice del contrario.

Trovare i pesci è spesso molto più facile di quanto si pensi, ma è prenderli la vera differenza tra un pescatore bravo ed uno mediocre, ed in questo, tutto quello che non sia la tecnica e l’esperienza ha un peso decisamente marginale.

Gli indispensabili: il GPS portatile scritto da Redazione Apnea Magazine media voto 4.4/5 - 5 voti utenti

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Category: Articoli, Pesca in Apnea, Pesca in apnea: Tecniche e attrezzature

Commenti (1)

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  1. Andy scrive:

    Hi guys,
    As to GPS article by Davide Serra which is very interesting I would like to add that pocket pc owners can use them with excellent freeware gps programs that allow to use own maps and also satelite ones from Google.
    The best is definitely GPSS by Robin from the UK, then French NoniGPSPlot. They are free and work really great. There is also comercial GPS Tuner and of course Garmin for ppc with nautical charts. I have been using them wit my ppc on kayak and boat, in watertight case. The same as for documents. A good watertight plastic bags are even for 60meters
    You can see screenshots here http://spearo.republika.pl/accessories.html

    Ciao and great catches
    Andy

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