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Giovani in prima linea: Diego Mazzocchi

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Mazzocchi premiato per la vittoria a Capo Linaro (Foto Sbragaglia)

Nato a Civitavecchia il 02/02/1987.
E’ alto 178 centimetri, pesa 72 chili ed ha una capacità polmonare di circa 6 litri.
Si è messo in luce nelle ultime selettive disputatesi nel Lazio dove, in tre gare, ha vinto due volte ed in condizione difficili, tra avversari agguerriti e condizioni meteo marine al limite.
Di lui dicono, diversi personaggi importanti dell’ambiente che lo hanno visto all’opera, che sia un vero talento, tenuto conto che è già bravo ma giovanissimo e con ampi margini di miglioramento.
Specialista nella pesca in tana sul grotto che pratica spesso nelle sue zone, non disdegna neppure azioni di pesca all’aspetto che, ci ha confidato, lo stimolano quando gira pesce. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e per cercare di far emergere la sua smisurata passione per questo sport.

Allora Diego, come nasce la tua passione per questo sport?

Sono nato vicino al mare e quindi ho subito provato una forte attrazione per questo elemento. Fin da piccolo uscivo con mio nonno in barca e con la lenza andavo a pescare lungo il litorale Civitavecchiese. Mi ricordo molto bene quando riuscii ad catturare una bella lampuga di 1.2 chili. Mi sembrava un mostro.
Ricordo pure che diventai bravino anche nella la pesca con la canna. Feci anche gli Italiani juniores a dieci anni, ma poi abbandonai e mi dedicai alla scoperta del mondo sommerso.
La classica fiocinetta a mano e via alla ricerca di polpi, scorfani eccetera, fino a quando, a quattordici anni mio padre mi regalò un Tempest 50.
A quel punto iniziai quel fantastico viaggio che tutt’ora mi regala ancora gioia e senso di libertà. Mi buttavo davanti la spiaggia del Marangone e cominciai a catturare le prime prede serie: mormore, cefali, murene, fino al saragone di 1.2 chili di cui ricordo ancora la cattura come fosse ora.

Il carniere vincente della selettiva a La Frasca (Foto Emporio della pesca)

Come ti sei avvicinato al mondo dell’agonismo?

Seguivo, attraverso le riviste specializzate, le gesta del mio idolo Fabio Antonini. Mi leggevo tutte le sue imprese, le sue catture, le sue astuzie e cercavo di imitarlo. Un giorno m’iscrissi ad un corso di pesca che lui e Marco Bardi avevano organizzato. Così imparai tante cose e facemmo anche un paio di uscite nelle quali cercai di seguire questi due fenomeni per carpirne i segreti. Presi il brevetto ed iniziai a fare ‘sul serio’.
Iniziai ad andare a pesca con Sperandio ed, occasionalmente anche con Antonini e mi iscrissi alle prime selettive. Era il 2005 quando entrai nel mondo dell’agonismo ma, per colpa del lavoro duro che svolgevo e degli orari veramente probanti, non riuscivo ad allenarmi ed a rendere come volevo.
Non preparavo, non conoscevo niente ed ero sempre stanco. Così i risultati non arrivarono.
Ho cambiato lavoro due anni fa ed ora ho più tempo e le cose vanno per il verso giusto.
Quest’anno, in particolare, sono riuscito a dedicarmi con costanza all’allenamento ed ho avuto anche la possibilità di fare almeno un’uscita sul campo gara di ogni selettiva.
Ne ho fatte tre e ne ho vinte due.

Ci vuoi raccontare le selettive di quest’anno e soprattutto delle vittorie di Capo Linaro e della Frasca?

La prima l’ho fatta ad Ottobre a Foce Verde e non ho fatto un buon risultato.
Ho preso un pesce ma francamente non conoscevo la zona e mi sono buttato nella mischia per poi rimanere per trequarti di gara nell’alga.
A Capo Linaro ho preparato una giornata ed ho trovato una zonetta di grotto al largo molto interessante. Pesce ne avevo visto poco ma avevo trovato 4 murene e il punto era molto spaccato.
Così al via mi sono diretto sulla zona e me la sono girata palmo a palmo per tre ore abbondanti.
Col mio fedele Tempest 50 e fiocina ho passato tutti i buchetti ed alla fine ho catturato 4 bei saraghi ( uno over chilo) che mi hanno regalato la vittoria.
E’ stato un momento emozionante, uno scarico d’adrenalina pazzesco, un’iniezione di fiducia che mi ha caricato non poco per la successiva gara.
A La Frasca infatti ero molto motivato. In un giorno di preparazione ( per la verità 3 sole ore) avevo marcato un grosso tordo nero in una zona di roccette, alga e grotto sui 15 metri che mi piaceva. Anche in questa occasione ho deciso che avrei battuto bene la zona e poi mi sarei spostato su un altro punto dove poter razzolare.
Purtroppo le condizioni meteo- marine della giornata erano pessime, con visibilità ridotta ad un paio di metri quando andava bene.
Arrivato sul punto ho cominciato a cercare il tordo e dopo poco a catturarlo. Ho insistito in zona a gran ritmo e buco dopo buco sono riuscito ad incernierare anche un altro tordo e 5 belli sparidi.
Con sette pesci ho centrato un’altra importante vittoria.
Ora credo mi basti un buon piazzamento nella prossima selettiva e dovrei essere in semifinale. Io comunque ci andrò per vincere, perché nella pesca in apnea è tutto piuttosto aleatorio e fare calcoli o programmi è veramente rischioso.

Con un bellissimo barracuda (Foto Mazzocchi)

Quali sono le tue quote d’esercizio ed i tuoi tempi d’apnea?

Sono cresciuto sul grotto e la pesca in tana è la mia specialità. Qui da noi l’acqua è spesso torbida e, più che la profondità o i tempi d’apnea, sono importanti le zone ed il ritmo.
Io pesco prevalentemente tra gli otto ed i venti metri con apnee che vanno (credo, perché non le ho mai controllate) dal minuto al minuto e mezzo.
Con acqua limpida all’Isola del Giglio ho preso pesci anche a 30 metri, ma da noi non serve. Da noi è importante essere allenati, avere il colpo d’occhio e tenere un buon ritmo per poter setacciare il fondale nel migliore dei modi.
Le condizioni sono sempre al limite della visibilità e, pescando come facciamo noi Laziali, si acuisce in maniera importante il fiuto del pesce.
Fare catture tra i meandri del grotto non è facile. Il pesce c’è ma capire dove sta e come si muove in un terreno che poi sembra tutto uguale è veramente arduo.
Comunque è una pesca affascinate che a me piace perché regala anche molte sorprese.

Qual è il fucile che usi di più in gara ed in allenamento?

Impugno sempre un Tempest 50 con fiocina mustad a 5 punte. Pescando prevalentemente in tana non esiste arma migliore. Ho provato anche un corto arbalete con la fiocinella a 4 punte ma non mi ci trovo.
Un corto oleo lo infili ovunque e riesci a catturare pesci dove con un arbalete avresti diversi problemi in più. E’ maneggevole, potente e molto adatto ad una pesca di ritmo sul pesce bianco. Io lo carico una quindicina di atmosfere e ci prendo di tutto. Ci faccio anche dei tiri in caduta sui funghetti di grotto oppure ci catturo i labridi nell’alga all’aspetto.
Non lo cambierei mai.
Ci sono giornate poi con acqua più pulita e pesce al libero.
Allora, quando succede, prendo un arbalete da 100, un Omer Carbon Mimetic, e pesco all’aspetto nelle zone dove ritengo posso trovare pesce a giro.
Mi tolgo anche qualche soddisfazione ma è. Più che altro, una necessità.
La mia pesca, ripeto, è quella in tana.
Forse anche per questo in gara rendo bene. Faccio la mia pesca.
Sereno e tranquillo.

Il tuo pesce preferito?

Quello che mi dà più emozioni il dentice.
Quello che catturo più spesso il sarago.

I tuoi pesci più pesanti?

Dentice 2.7 kg.
Sarago 1.4 kg
Corvina 1.7 kg
Cefalo 2.8 kg.
Orata 4.8 kg.
Cernia 7 kg.
Marvizzo e Tordo 1.6 kg.
Barracuda 5.2 kg.
Murena 7 kg
Grongo 7 kg.
Cappone 1.4 kg.

Ho strappato una leccia di 15 chili, non ho mai incontrato una grossa ricciola e ho preso un polpo di circa 9 chili. Il pesce più strano che ho catturato è stata un gallinella di 2 chili.

Hai qualche sponsor?

No, a tutt’ora non ho nessuna sponsorizzazione.Pesco con quello che ho: in questo periodo uso una muta con giacca da 7 e pantalone da 5 millimetri.
Per le mie quote operative pesco con 6 chili di piombo.
Uso pinne della Omer le Stingray con cui mi trovo benissimo. Fino a poco tempo fa utilizzavo le Cressi Gara 3000. La maschera è compatta ma con un buon campo visivo.
Come fucili oltre a quattro Tempest 50, ho anche un Medisten, un Viper ed Apache 75, ed il 100 in carbonio di cui ti parlavo prima.

Conosci Apnea Magazine?

Certo! Non sono iscritto (è l’ora di farlo! n.d.r.) ma la seguo da tempo.
Mi piace e fate davvero un bel lavoro. Anzi faccio un saluto a tutti voi e speriamo d’incontrarci presto’ (magari a Civitavecchia a Giugno).

Un bel cavetto misto di pesce bianco (Foto Mazzocchi)

Giovani in prima linea: Diego Mazzocchi scritto da Simone Belloni Pasquinelli media voto 2.5/5 - 2 voti utenti

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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