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Gianluca Genoni

| 6 febbraio 2002 | 0 Comments
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Credit: www.genoni.com

AM: Gianluca, come ti sei avvicinato all’apnea?

Gianluca Genoni: E’ accaduto tutto per caso. Ho sempre praticato il nuoto a livello agonistico e prima di avvicinarmi all’apnea, vedendo in televisione i record di Maiorca, mi sorprendevo di cosa riuscisse a fare.

All’epoca mi allenavo a Busto Arsizio, nella stessa piscina in cui si allenava anche Umberto Pelizzari: ricordo che lo guardavo con curiosità mentre si esercitava. Poi, Umberto ha cominciato a spronarmi, a spingere perché io mi dedicassi all’apnea e… così ho fatto, sebbene, almeno all’inizio, con poca convinzione.

Poi però mi sono accorto che questa cosa mi piaceva, che mi sentivo molto meglio, che mi dava sensazioni positive. E’ nata in me la passione per questo sport, così ho deciso di dedicarmici con maggior impegno fino al momento in cui, visti i risultati, mi sono chiesto se la mia strada non fosse esattamente quella dell’apneista’e così è stato!

Vuoi parlarci un po’ dei corsi con didattica NAUI che tieni?

Io sono responsabile NAUI del settore Apnea: faccio corsi e rilascio brevetti.

L’anno scorso ne ho tenuti ben 25 e quest’anno penso di farne altrettanti, infatti le date stabilite sono già tutte prenotate. Riesco a fare così tanti corsi un po’ perché mi piace e mi ci dedico molto e volentieri ed un po’ perché sono molti gli appassionati di questo sport che mi sollecitano ad organizzarne. Li tengo principalmente nel nord Italia e lo stage tipico si svolge in piscina nei giorni feriali e al mare nei fine settimana.

Come sviluppi il tuo “allenamento mentale”?

Ho iniziato a seguire tecniche di rilassamento e respirazione nel ’96 a Siracusa, dove ho realizzato il mio primo record, sotto la guida del Dr. Giardina, che mi ha seguito durante quel periodo. Successivamente mi sono avvicinato ad alcuni specialisti della mente, grazie al cui aiuto sono giunto alla costruzione di un mio schema mentale che mi ha permesso di rilassarmi senza il supporto di un’altra persona.

Faccio degli esercizi di visualizzazione che mi consentono di percorrere con la mente tutta la fase dell’azione che devo compiere, dagli esercizi di ventilazione prima del tuffo fino alla risalita e il primo respiro fuori dall’acqua. Questo mi ha aiutato in passato a superare dei blocchi mentali che ostacolavano le mie performances, influendo sui risultati ben più della preparazione atletica.

La tecnica che utilizzi per rilassarti e raggiungere la giusta concentrazione, differisce se stai preparando una statica o un tuffo in profondità?

Per prima cosa mi concentro sull’obiettivo che devo raggiungere, poi ci arrivo per gradi, uno step alla volta. Se devo fare una “fonda”, mi costruisco il percorso dei metri che devo percorrere in discesa e risalita; nella statica, mi concentro su quei secondi in più che devo superare. Quindi la tecnica di rilassamento è la stessa, ma differisce il percorso da seguire.

Qual è la tua specialità preferita?

Devo dire che la statica mi piace moltissimo, perché mi permette di raggiungere un alto livello di concentrazione e rilassamento. Purtroppo (e per fortuna), ultimamente sono spesso in giro per i corsi e, di conseguenza, ho ben poco tempo da dedicarle.

Inoltre, devo impegnarmi nell’allenamento in profondità per migliorarmi e cercare di battere un nuovo record. Nell’ordine, comunque, preferisco il variabile e poi la statica.

Credit: www.genoni.com

E l’assetto costante?

Il costante richiede davvero un grande impegno e molto, molto allenamento. Forse avrei dovuto puntare di più su questa specialità qualche anno fa, quando le quote erano più accessibili: i -86 metri attuali sono davvero molti [N.d.r. Record stabilito da Herbert Niscth durante il mondiale di Ibiza 2001 con monopinna e maschera]!

In effetti nel 2000 volevo tentare: ero sceso sotto i -70 metri con la maschera, quindi ero abbastanza forte. Poi, una serie di imprevisti hanno reso la cosa impossibile! C’è stata un’alluvione che mi ha impedito di entrare in acqua per più di dieci giorni, poi non si riusciva ad organizzare l’assistenza ‘..insomma, alla fine ho rinunciato.

Quanto ritieni influisca la mente nella nostra attività?

Ritengo che l’influenza psicologica e la concentrazione siano d’importanza rilevante in tutte le discipline sportive. In merito all’apnea, penso che nelle specialità del costante e del variabile la psiche influenzi la prestazione al 50%, al pari della preparazione fisica. Nella statica, invece, la mente conta praticamente al 100%. Ricordo che ai campionati mondiali del ’98 c’era gente fortissima con la statica, che faceva dei tempi spettacolari, ma che in presenza di un giudice, o nella costrizione del tempo non riusciva ad esprimersi ad un livello neanche lontanamente adeguato alle proprie capacità. Quindi se non ci sei con la testa, se ti fai prendere dall’ansia o in un immersione profonda ti metti a pensare di essere a -150 metri’.è un vero problema.

Accennavi prima ad alcuni “blocchi mentali” che influivano negativamente sulle tue performances e che hai dovuto superare.

Io ho iniziato abbastanza gradualmente. Ricordo che l’anno prima di tentare il record, nel ’95, già scendevo intorno ai -63, – 65m in assetto costante senza alcuna difficoltà. In seguito, quando ho iniziato a preparare il mio primo record in assetto variabile, ricordo di aver avuto un blocco spaventoso intorno ai -80m: non riuscivo a scendere più giù. Mi tuffavo e a -80 cominciavo la risalita, eppure non avevo problemi di compensazione in discesa e nemmeno di carenza d’aria in riemersione. E’ stato allora che ho deciso di rivolgermi al Dr. Giardina per sviluppare delle tecniche di rilassamento e solo seguendo i suoi consigli sono riuscito a sbloccarmi.

Come è avvenuto questo sblocco?

Ricordo che dopo la prima seduta non avevo ricevuto alcun beneficio, perché mi sono comunque bloccato di nuovo a -80 metri. Nei giorni successivi, invece, tuffo dopo tuffo ho raggiunto gli 83, poi 85 e poi, molto più velocemente, la mia meta.

Riscontro situazioni analoghe anche durante i miei corsi: mi trovo spesso di fronte ragazzi capaci di ottime performances in piscina, ma che al mare, ad esempio, se non vedono il fondo si sentono persi; oppure, se il mare è un po’ mosso, hanno grandissime difficoltà a scendere. E ancora ragazzi che fanno tranquillamente -30 m e che poi per guadagnare altri due metri fanno una gran fatica. Purtroppo il fattore psicologico per molti è limitante.

Hai in programma dei record?

In questo periodo sto collaborando con il Professor Ricciardi, docente dell’Università dell’Insubria di Varese e responsabile delle sperimentazioni medico scientifiche per il Consubim della Marina Militare e con Andrea Vivian, Dottore in scienze motorie che collabora con l’Università di Milano.

L’esperimento consiste in un’apnea ipo-ossigenata, ossia in carenza di ossigeno.

L’esperimento si svolgerà in un lago alpino a 3000 metri di altezza sopra Cervinia il 23 Marzo. Si tratta di un’ immersione sotto 80 centimetri di ghiaccio con acqua a 2 gradi. Questo tipo di sperimentazione serve a valutare i tempi di apnea in carenza di ossigeno (aria rarefatta per l’altitudine) e ad assumere dati sulla frequenza cardiaca, sulla coordinazione psico-motoria ecc. Dovrei fare un’apnea in profondità ed una prova in orizzontale, nella quale mi immergerò da un foro nel ghiaccio per percorrere un tratto sotto la lastra ed uscire da un altra apertura.

A dir la verità, sono un po’ preoccupato perché ho saputo che la temperatura dell’acqua è di due gradi centigradi e lo strato di ghiaccio è spesso 80 cm ”

Adesso [N.d.r. Gennaio 2002] sono in montagna e sto già facendo delle prove e delle misurazioni e…..devo dire che, proprio per la carenza di ossigeno, si fa veramente una gran fatica a queste altitudini.

Credit: www.genoni.com

In merito al record che hai in programma di fare, puoi dirci la quota che intendi raggiungere?

E’ ancora troppo presto, non lo so. Al momento il limite da battere è di -131 m, ma non so quanto sarà l’anno prossimo’spero non troppo più profondo, altrimenti diventa un problema…

Valuterò la situazione a suo tempo e poi…cercherò di fare meglio.

Esiste un momento molto difficile della tua carriera in cui hai pensato di mollare tutto?

Pensare di mollare tutto mai, perché quello che faccio mi diverte moltissimo.

Oggi ho molti impegni che derivano da questo sport e mi resta davvero poco tempo per praticarlo. In effetti, il periodo più bello dell’anno è quando riesco a dedicarmi unicamente alle immersioni, perché mi rilasso molto e faccio una cosa che mi diverte insieme ai miei assistenti, ormai amici di vecchia data.

E’ ovvio che è duro allenarsi, cercare di battere ogni anno un record, cercare degli sponsor, avere a disposizione i mezzi: soprattutto mettere insieme un apparato logistico è davvero una cosa molto pesante. Non abbastanza da farmi pensare di mollare tutto, però. Tra un paio d’anni, quando non tenterò più i record, continuerò comunque a praticare l’apnea.

E il momento più felice qual è stato?

Il momento più bello sicuramente è stato quando ho realizzato il mio primo record nel ’96.Mi ero allenato a lungo, la disciplina era molto dura e organizzare l’evento è stato davvero difficile: tutto ciò ha reso più bello il successo. Inoltre, la “prima volta” che stabilisci un record è sempre un’esperienza unica e indimenticabile.

Anche due anni dopo, quando ho stabilito un record nel No Limits, ho provato una sensazione grandiosa, ma è stato diverso. Quando ti accingi a stabilire un record per la prima volta, non sai davvero come andrà a finire; è vero che non lo sai mai… ma la prima volta, quando ti accorgi di avercela fatta provi un misto di gioia e soddisfazione impareggiabili.

In generale, credo che il raggiungimento di un obiettivo dia sempre una grandissima soddisfazione indipendentemente dalla profondità: anche chi raggiunge i 10 metri per la prima volta prova una gioia enorme. Da questo punto di vista, i record che tentiamo noi forse sono un po’ …scontati, nel senso che la gente è convinta che ce la farai e tu sai di poter contare sul tuo talento, già dimostrato in precedenza a te stesso e agli altri. Hai molte persone che fanno il tifo per te e ti sostengono, sono tutti lì fuori ad aspettare la tua emersione col cartellino in mano’

Pensa invece a un apneista che tenta di superare sé stesso lontano dal clamore o in una piccola gara in cui è un perfetto sconosciuto e che riesce nel suo obiettivo!

Prova una gioia unica, un’emozione davvero indescrivibile.

Un tuo pensiero in merito alla nazionale femminile italiana che si è formata quest’anno?

Ne sono molto contento, perché significa che questo sport finalmente sta prendendo piede. Quando ho iniziato io, nel ’91, ricordo che se dicevi di voler seguire un corso di apnea ti prendevano per matto! Adesso, per fortuna, le cose sono decisamente cambiate.

Anche durante i miei corsi mi capita di seguire delle ragazze che all’inizio sono un po’ titubanti ma che alla fine del corso riescono a fare apnee statiche notevoli, anche di quattro minuti.

Considerando che il numero di ragazze che frequentano i corsi è in deciso aumento, le sodisfazioni sono destinate a crescere di pari passo, sempre che – come mi auguro – la tendenza resti questa.

Ho letto da qualche parte che tempo fa, durante un’immersione, ti è passato sotto un sommergibile’.hai un altro episodio singolare da raccontare ai nostri lettori?

Quest’anno non mi è successo proprio nulla di strano’.sono un po’ preoccupato perché mi è andato tutto bene’.insomma, nessun intoppo. In compenso, però, potrei raccontarti di quando, un mese dopo il record, ho scalato il Cervino e di come…..a momenti ci resto secco!

Ma questa è un’altra storia….

Ciao Gianluca, grazie mille per la tua disponibilità a nome di tutti i visitatori di Apnea Magazine!

Gianluca Genoni scritto da Sandra Vallelunga media voto 2/5 - 1 voti utenti

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Category: Altre discipline, Apnea

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