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Gian Franco Loi, l’anno della svolta

| 17 gennaio 2006 | 0 Comments
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Gian Franco Loi – Foto: M. Meloni

Gian Franco Loi, classe 1968 è nato e vive a Guspini, nel sud ovest della Sardegna, e dedica gran parte del suo tempo al mare ed alla pesca.
Personaggio abbastanza in vista nel panorama agonistico della pesca sub isolana, guadagna finalmente visibilità nazionale nel 2005 con il titolo di campione italiano di terza categoria, che gli garantisce il biglietto per il salto in seconda.
Pratica la pesca subacquea sin da ragazzo, con gran passione ed entusiasmo, conseguendo risultati tali da spingerlo ad entrare nel mondo delle gare.
Agonisticamente parlando, ho visto nascere Gian Franco nel 1992. Appartenendo allo stesso circolo gli feci da barcaiolo alla sua prima selettiva. Vinse con un cernione in carniere, mettendo in fila diversi nomi blasonati. Nonostante l’incipit di tutto rispetto, gli anni novanta non gli riservano grandi cose. Non è che siano mancati, in campo regionale, dei buoni risultati.
Diverse vittorie e tanti ottimi piazzamenti ottenuti nei vari trofei, impinguano il suo palmares, però manca ancora quel quid per emergere nettamente.
Col nuovo millennio la musica cambia, sfiora la qualifica nel 2003 (32°) e si prende un anno di riflessione nel 2004, forse deluso dal ventilato e poi mancato ripescaggio. Nel 2005 non è ancora sicuro sul da farsi ma, spinto dagli incoraggiamenti degli amici, effettua la visita medica giusto alla vigilia della prima gara. E’ la svolta: tre vittorie ed un secondo posto sulle quattro gare disputate.

Loi con una splendida accoppiata – Foto: M. Meloni

Cosa è cambiato rispetto a prima?

La testa. Il 2004 è stato per me l’anno sabbatico che mi ha portato a riconsiderare il mio approccio alla gara. Ora affronto la competizione con uno spirito diverso, molto più rilassato, senza patemi d’animo. Mi sono accorto, inoltre, d’essere più determinato e lucido rispetto al passato. Ho forse curato maggiormente la preparazione atletica e meno quella della gara. D’altronde, ormai i campi di gara sardi, in oltre dieci anni d’attività agonistica, li conosco tutti abbastanza bene.

Come affronti, tecnicamente, una gara?

Senza pregiudizi. Se posso visito il campo di gara il giorno precedente, giusto per verificare le condizioni ambientali, visibilità, corrente etc. Vado in acqua, quindi, con un’idea chiara su come impostare la gara ma non m’intestardisco più di tanto su schemi fissi e mi adatto alle condizioni meteo ed all’evolversi della situazione.
Inizialmente opero col classico razzolo, da effettuare però vicino al fondo, senza limitarsi alla semplice planata, e armati bene, per ogni evenienza. Questa fase mi serve soprattutto per scoprire in quale batimetrica c’è più movimento.
Stabilito questo, applico la tecnica che reputo più efficace nel momento contingente.
In ogni caso, secondo me, la pesca in tana, in gara, è sempre quella che da maggiori garanzie di risultato.

Quali attrezzature usi?

Strettamente di serie. Relativamente ai fucili, da circa quindici anni uso esclusivamente fucili ad elastico, dal cinquantino al centotrenta. Non apporto modifiche sostanziali, tranne la sistematica abolizione della sicura.
Ultimamente curo con particolare meticolosità l’allestimento delle mie armi e, non avendo sponsors specifici, possiedo un assortimento molto variegato e qualche ibrido assemblato da me. Non mi attira particolarmente il legno, mentre sono entusiasta delle prestazioni del monoscocca 130.

Un altro carniere per Loi – Foto: M. Meloni

Le mute, invece, me le fornisce Antonio Porcheddu, titolare della Tiburon di Alghero, capi veramente validi, chiaramente su misura. Pinne in carbonio e non a seconda del tipo di pesca. Monto inoltre il mulinello anche sul settantacinque e quest’accorgimento mi ha permesso catture che difficilmente sarebbero andate a buon fine, leggi diversi grossi dentici e, quest’anno passato, una ricciola di trenta chili.
Infine mi sono costruito una plancetta, che mi permette di trasportare un paio di fucili, il sarchiapone (leva aste) e che, essendo cava, mi consente di depositarvi all’interno i pesci catturati, al riparo dei raggi solari e di ‘ sguardi indiscreti.

Fuori dalle competizione, qual è la tecnica e la preda che preferisci?

Tengo a precisare che condanno la deprecabile pratica della trainetta o paperino che dir si voglia [[n. Loi si riferisce al paperino a cima corta, analogo alla trainetta. Per “paperino” si intende più propriamente la tecnica di esplorazione effettuata al traino di un mezzo nautico mediante una cima lunga, un’attività che non ha nulla a che vedere con la trainetta], purtroppo ancora molto diffusa da noi in Sardegna. Per non parlare dell’acquascooter, troppo spesso utilizzato per inseguire i pesci e non per i soli spostamenti.

Le mie pescate non agonistiche le effettuo quasi sempre utilizzando un’imbarcazione, non amo molto l’uscita da terra. Il limite dell’immersione da terra sta nel fatto che non sempre ti permette di cambiare tecnica o batimetrica e, quindi, di adattarsi alla situazione contingente.
D’altro canto, però, viste le formule di gara oggi in auge, l’agonista non può prescindere da un allenamento specifico.
Sulla costa occidentale sarda, mio abituale teatro delle operazioni, a causa del maestrale, le giornate in cui è possibile pescare non sono poi tante e quindi vanno ottimizzate al massimo: evviva il gommone.

Foto: M. Meloni

Con riferimento alle tecniche di pesca, sono fondamentalmente tanista. Lo sono nato e non rinnego questa tecnica, che ritengo ancora oggi valida ed estremamente efficace. Non sono assolutamente d’accordo con chi pensa che sia un modo di pescare ormai superato, né penso che sia una tecnica facile… tutt’altro. Già da tempo i pesci hanno imparato a non far più totale affidamento sul loro rifugio e riuscire ad effettuare diverse catture in tana non è facile come una volta.

Negli ultimi anni, però, grazie anche alla frequentazione di pescatori di formazione diversa dalla mia, mi sono avvicinato ad altre tecniche. Con loro ho scoperto il ritmo, la fatica ed il tiro rapido d’imbracciata a sagome sfuggenti che caratterizzano la pesca nella schiuma. In compagnia ed in massima sicurezza ho aumentato le mie quote operative, entrando nella malia di un tuffo nel blu, preludio, a volta, di incontri ed avventure straordinari.

Mi sono dedicato all’aspetto con più convinzione ed ora lo pratico assiduamente, nei giusti periodi e con determinate condizioni.
L’apprendimento di questa tecnica mi ha portato alla cattura sistematica del dentice e ad una conoscenza approfondita di questo pesce, tanto da diventare, per me, la preda principe.

Programmi per il futuro?

Spero di migliorarmi e di andare avanti, per scaramanzia non aggiungo altro.

Videoclip: Gian Franco Loi in azione

Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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