Home » Normativa pesca sub » Approfondimenti leggi pesca sportiva » FIPSAS: quale ruolo nella licenza di pesca onerosa?

FIPSAS: quale ruolo nella licenza di pesca onerosa?

| 14 ottobre 2015 | 0 Comments

Inutile girarci intorno: quel 10% della torta assegnato alla “pesca sportiva  la cui gestione viene affidata al CONI” magicamente apparso nel nuovo testo unificato del progetto di legge attualmente in discussione presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha fatto sobbalzare molti, instillando atroci sospetti ed alimentando polemiche e teorie complottiste.

Sappiamo tutti che la “pesca sportiva” è solo quella dei tesserati FIPSAS, in quanto la distinzione con la “pesca amatoriale” è ormai entrata nel lessico giuridico sia a livello nazionale che europeo, e sappiamo anche che la federazione che gestisce la pesca sportiva in seno al CONI è solo la FIPSAS.

Ma come, si son chiesti in molti: la FIPSAS da mesi tuona contro l’istituzione di questa licenza onerosa, il suo Presidente perde le staffe e giunge ad utilizzare un linguaggio molto poco istituzionale, definendo questa iniziativa come demenziale e poi…. viene fuori che il progetto di legge va avanti senza accogliere neanche la più insignificante proposta di emendamento, limitandosi a riassegnare il 10% dei proventi del balzello al CONI e quindi, con ogni probabilità, alla FIPSAS?

Noi di Apnea Magazine siamo da sempre tesserati FIPSAS di una razza scomoda, quelli che dicono sempre quello che pensano e che plaudono o criticano sulla base di atti e fatti e mai per partito preso o, peggio, spirito di appartenenza. Di sicuro la nostra lealtà verso i lettori e la totale assenza di peli sulla lingua – così come di metus reverentialis – non ci hanno resi particolarmente simpatici. Altrettanto certamente, abbiamo assunto posizioni molto critiche nei confronti dell’attuale Presidente Matteoli, così come di altri dirigenti federali, sconfinando talvolta nell’irriverenza. Ma è proprio in nome di questo nostro modo di essere che abbiamo il dovere di raccontare alcuni retroscena utili alla comprensione di questa complessa vicenda, la cui morale è ancora da accertare.

Dicevo che dopo il deposito del nuovo testo unificato, la FIPSAS ha emesso e diffuso un comunicato stampa dai toni inequivocabili, intitolato “La FIPSAS contraria a licenza onerosa in mare“, peraltro assolutamente in linea con le posizioni manifestate a più riprese nel corso degli ultimi mesi e con le varie iniziative intraprese nel tentativo di contrastare questo provvedimento (posizioni espresse, incontri con i parlamentari, organizzazione di un dibattito pubblico, redazione di una articolata proposta di emendamenti etc…).

Da parte mia, mi sento in dovere di rivelare un fatto non propriamente secondario: nonostante i contrasti con la presidenza e la dirigenza di settore, culminati qualche anno fa con il mio abbandono della commissione tecnico scientifica – in seno alla quale mi occupavo di materie giuridiche – quando si è prospettata la possibilità di presentare emendamenti alla prima versione del testo unificato sono stato contattato per offrire un contributo relativamente alla disciplina della pesca in apnea. A dirla tutta, non era neanche la prima volta: era già successo lo scorso anno, quando sembrava che i lavori per la ridefinizione delle regole del DPR 1639/68 fossero di nuovo in movimento. Conosco molto bene il contenuto della proposta federale, che non è stato minimamente preso in considerazione dalla commissione e non ha lasciato alcuna traccia nel testo del 6 ottobre. Di più, ne conservo copia e posso attestare e dimostrare che in quel documento la FIPSAS ha preso una posizione netta, inequivocabile, proponendo la totale eliminazione di ogni riferimento alla licenza a pagamento. Inoltre, si è preoccupata di dare voce ai pescatori in apnea, facendo proprie tutte le proposte di modifica che ho confezionato mettendo a frutto non solo anni di esperienza, ma anche i proficui scambi di opinioni avuti con altri appassionati autorevoli e competenti, primo fra tutti Fulvio Calvenzi di FIPIA, con il quale – come alcuni sanno – abbiamo confezionato e illustrato al pubblico in occasione dello scorso Eudi Show una proposta di revisione normativa condivisa.

Chiaramente, quel 10% ha fatto sobbalzare anche me, spingendomi immediatamente a chiedere un chiarimento al mio referente abituale in FIPSAS, il quale mi ha confessato di essere rimasto spiazzato, persino confuso da questa novità, che subito ha innescato polemiche anche da parte di chi, fino a ieri, lottava fianco a fianco con la FIPSAS come l’Alleanza Pescatori Ricreativi. Chi ha inserito quella previsione? Non si sa. Perché lo ha fatto? Non è dato sapere. Forse per tentare di mettere a tacere la voce dissenziente della FIPSAS? Peggio ancora, per frantumare il fronte piuttosto compatto delle associazioni della pesca amatoriale e sportiva nel segno del più bieco “divide et impera“? Anche la FIPSAS non ha risposte, non si spiega cosa sia accaduto, cade dalle nuvole.

Ad oggi, le posizioni possibili di fronte a questa vicenda sono sostanzialmente due. Chi non nutre particolare stima né simpatia verso la FIPSAS avrà gioco facile nel configurare uno scenario torbido, in cui una FIPSAS chiagni e fotti parte lancia in resta, strilla contro la licenza ma poi… incassa il malloppo (il 10% dovrebbe aggirarsi sui 1,5-2 milioni di euro)  e continua a strillare solo per darsi un tono. Sotto questo profilo, l’attribuzione dei soldi al CONI rafforzerebbe i sospetti, perché è chiaro che solo la FIPSAS potrebbe beneficiarne. Non mi sento di rimproverare in alcun modo chi la pensa così: in fondo, non si può dire che manchi il fumus commissi delicti.

Proviamo per un attimo a considerare l’alternativa, ossia che i nostri amici professionisti ammanicatissimi con i politici di professione – soprattutto quelli della peggior risma – abbiano solo tentato di dividere il fronte della pesca amatoriale e sportiva, magari già sapendo che poi quella previsione verrà fatta sparire in corsa…. mentre i loro avversari sono occupati ad accapigliarsi e combattersi a vicenda. Non è un’ipotesi altrettanto suggestiva e in linea con fatti e accadimenti degli ultimi anni?

Sia chiaro, c’è un modo semplice per sciogliere ogni dubbio e chiarire cosa stia accadendo: basterebbe che la FIPSAS spiegasse cosa farebbe se, nonostante la sua contrarietà, si ritrovasse davvero nel conto bancario quel 10%. E’ chiaro che la risposta ad una simile domanda non può essere data su due piedi dal Presidente, perché richiede necessariamente l’attivazione dei processi decisionali collegiali tipici di una federazione a base democratica, ma… è fuori di dubbio che un preventivo chiarimento in ordine alla eventuale destinazione di questi denari mai chiesti e mai voluti aiuterebbe il pubblico a capire cosa stia effettivamente accadendo.

Per quello che conta, posso dirvi quello che penso io. Io credo che se i nostri “amici” della pesca professionale riescono a far arrivare in commissione un progetto di legge infarcito di nuovi privilegi e ulteriori sovvenzionamenti – che si sommano a cifre folli già stanziate per il prossimo quinquennio… nell’ordine del miliardo di euro – è segno che tanto sprovveduti non sono. Il chiaro tentativo di appropriazione integrale della risorsa ittica ha permesso loro di far percepire la pesca sportiva e amatoriale come “il problema”, la cui soluzione sarebbe questo “contributo” il cui scopo è quello di compensarli per i pesci che ci andiamo a prendere nel week end, quando ci riesce. Da gente così mi aspetto di tutto, mentre non credo affatto che la dirigenza federale sia costituita da un pugno di traditori falsi e bugiardi, pronti a vendersi per una cifra che, per quanto importante, non consentirebbe loro di comprare il consenso degli appassionati, che andrebbe irrimediabilmente perduto.

Come andrà a finire questa storia? Credo che lo sapremo molto presto, siamo a metà ottobre e la volontà dichiarata dei nostri politici è di mettere a regime il balzello dal 1 gennaio.

Come sempre, i vostri commenti sono benvenuti.

Tags: ,

Category: Approfondimenti, Articoli, Normativa

Leave a Reply