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La FIPSAS ci risponde sul futuro della Pesca Sub

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Notiamo con piacere che le nostre riflessioni in merito alle modifiche dello statuto della FIPSAS, oltre ad aver generato un discreto fermento, hanno fatto sentire la necessità al Comitato di Settore Attività Subacquee di far sentire la sua voce. Sul nuovo blog AS potete leggere le puntualizzazioni al nostro articolo che sono state ritenute più impellenti, anche se il comitato si riserva di tornare in seguito e più approfonditamente sulla questione del futuro federale della pesca sub. Lungi dal voler in alcun modo polemizzare con il punto di vista della dirigenza federale, ci permettiamo però un paio di appunti, non fosse altro per le reazioni che la lettera aperta ha generato nella base (sul forum potete leggere i commenti) che sottolinea a gran voce come l’orizzonte del comitato continui ad apparire molto limitato sulla questione.

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Il nuovo blog dedicato interamente al settore AS

Non sappiamo se si tratti di un errore o sia voluto, ma condividiamo la definizione di “problema” legata al concetto del Catch & Release. Ovviamente, non perché questa sia una modalità di pesca che non meriti rispetto al pari di tutte le altre, quanto per il fatto che da anni sia oggetto di un ossessivo battage da parte di taluni integralisti che la vorrebbero innalzare a unica metodologia di prelievo illuminato ed eco compatibile. Le imbarazzanti – almeno per noi pescatori necessariamente kill –  dichiarazioni giornalistiche dello stesso presidente, che considerava poco sportiva una competizione che si conclude con la morte del povero pesce,  le ricordiamo bene, né ci risultano in alcun modo smentite, ragion per cui molti di noi considerano il Prof. Matteoli prima che un pescatore ed un cannista… un politico. E’ vero che oltre la metà della pesca federale non è C&R (cosa che non risulta nel sottotitolo della richiamata intervista del Presidente Matteoli a Il Giornale di Feltri: Noi non vogliamo e non possiamo essere associati ai cacciatori. Le nostre prede non sono mai uccise, ma liberate subito dopo essere state fotografate e pesate  ma è altrettanto vero che la sua capacità di far valere le proprie ragioni si è, o meglio è stata, negli anni ridotta al lumicino. Viceversa, il settore di nascita e di elezione del C&R diventa sempre più forte, e se l’equiparazione tesserato=atleta non fosse saltata all’ultimo, la sua rappresentatività sarebbe stata ulteriormente moltiplicata.

Quindi la domanda che poniamo è: siamo davvero noi subacquei a considerare ostile la “pesca di superficie” o non sarà piuttosto, la parte più influente di questa, a vedere come un corpo estraneo chiunque preferisca un finale diverso per la propria azione di pesca? Tra l’altro, la parte del post in cui si paventa la possibilità che, perdurando la solo supposta ostilità dei pescatori in apnea nei confronti della pesca di superficie, allora sì che “questa coabitazione diventerà sempre più difficile, privando la Pesca in Apnea della possibilità di inserire le proprie istanze nella più ampia rappresentatività della pesca sportiva” potrebbe essere interpretata dai più maliziosi come una velata minaccia.

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Quanto alla prevista degradazione della Pia a disciplina sussidiaria del settore potrà essere una nostra nefasta previsione, ma i fatti non depongono affatto a sostegno del contrario. Che il Prof. Azzali abbia da tempo colto che l’apnea sia l’unica disciplina con un margine di crescita agonistica considerevole è noto; che per FIPSAS conti primariamente la dimensione agonistica delle sue discipline è altrettanto risaputo e che, anche se ci costa ammetterlo, la Pesca in Apnea sia agonisticamente morta o moribonda (colpa dei regolamenti castranti, non certo perché abbia perso appeal verso i suoi praticanti!) è purtroppo un’altra triste realtà.

Ma quello che ci sembra l’errore più grossolano, è il fatto di continuare a considerare la pluralità di rappresentanza un problema anziché un valore. I motivi che oggi portano alla nascita di nuove realtà di tutela della pesca in apnea non sono diversi da quelli che, a inizio anni ’90, portarono alla nascita della AIPS di Silvio Ferruzzi. Fino a quando l’apertura al dialogo e al confronto significherà pretendere di decidere lasciando agli altri solo l’opportunità di accodarsi, non ci si potrà stupire delle conseguenze. Se altri soggetti hanno scelto una strada propria, forse bisogna prendere atto del fatto che, pur avendo la rappresentatività presso gli organi dovuti (cosa peraltro mai messa in discussione), certe istanze non vengono portate avanti nel modo giusto, quando non sono invece del tutto ignorate.

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Fulvio Calvenzi (al centro) al convegno FIPIA tenutosi all’EUDI Show (foto G.Volpe)

Sul tema della rappresentatività riteniamo che il problema non sia quello dell’esclusiva, ma dell’efficacia. Non v’è dubbio che oggi in Italia di persone competenti capaci di tradurre le esigenze della nostra passione in articolato normativo ve ne siano pochissime e che, in tal senso, la FIPIA abbia dimostrato di poter offrire un valido supporto di cui tutti potremmo beneficiare, tesserati FIPSAS inclusi. Leggiamo nella lettera del Prof. Azzali che “purtroppo” queste sigle (leggi: FIPIA e ISDA?) “anziché aprirsi al dialogo ed alla concertazione con la FIPSAS hanno proposto soluzioni alternative, presentandosi sul “mercato” con didattiche concorrenziali e con affermazioni del tipo …. considerando la storica e perdurante mancanza di adeguata rappresentatività e tutela della categoria di fronte al legislatore ed alla Pubblica Amministrazione …”. Che la FIPSAS sia una federazione sportiva nata e strutturata per scopi diversi da quelli di tutela “sindacale” della pratica amatoriale nelle sedi istituzionali ci pare fuori di dubbio, basti fare il conto di chi, nell’ex settore AS, sia in grado di mettere mano in questa materia senza combinare pasticci peggiori dei problemi che si vorrebbero risolvere.

Sulla didattica concorrenziale, pur sforzandoci, non capiamo dove stia il problema, dato che questo elemento non ha impedito una compenetrazione del settore AS con Apnea Academy, senz’altro vantaggiosa per tutta l’apnea. A questo proposito, vogliamo infatti ricordare che l’attuale assetto federale dell’apnea sarà anche frutto di un dialogo con altre realtà, che però all’inizio si sono proposte proprio in maniera alternativa e concorrenziale alla FIPSAS; e il dialogo è subentrato solo dopo anni di guerre intestine condotte a colpi di squalifiche e procedimenti di giustizia sportiva, che comunque hanno visto la federazione soccombere e addivenire a più miti consigli nello stile del più classico “se non puoi batterli, fatteli amici“.  Il fatto che ciascuna sigla abbia il diritto di esistere e di assicurarsi la possibilità di preservare ruolo e funzioni anche in scenari futuribili (es: l’introduzione di un obbligo di brevetto per i praticanti nelle AMP) non rende la sinergia meno vantaggiosa e auspicabile, e che più voci a sostegno delle nostre istanze fanno comodo.

pesca-sub2Peraltro, quanto ad “aprirsi al dialogo ed alla concertazione” possiamo riproporre uno stralcio dell’intervista che AM fece al Presidente FIPIA Fulvio Calvenzi nel maggio 2011, dove questi dichiarava:

“Infine, non riteniamo possano sorgere dispute con FIPSAS, anzi pensiamo che la nostra azione possa essere sinergica a quest’ultima: ci occupiamo di pesca in apnea ricreativa, abbiamo una posizione “possibilista” rispetto all’agonismo ma non ce ne occupiamo, stiamo raccogliendo consensi presso chi non si sarebbe mai iscritto alla FIPSAS aumentando così il numero complessivo dei pescatori in apnea rappresentati; insomma, siamo comunque una voce in più a favore della nostra passione.”

E ancora, da pag. 6 del n° 0 del “FIPIA Mag” del 2013, accessibile sul sito FIPIA:  “Sosteniamo ancora che è importante che i pescatori in apnea facciano pesare la loro presenza associandosi, dove riterranno più opportuno, ma comunque associandosi “.

Concludiamo ricordando che nessuna federazione che abbia tra gli obiettivi statutari la tutela e la promozione di uno sport può considerare fisiologica un’emorragia imponente e sistematica di tesserati senza interrogarsi sulla reale correttezza, portata e validità delle proprie politiche di rappresentanza. La FIPSAS da anni perde con indifferenza praticanti, atleti e tecnici di eccelenza. Forse è questo, se non l’unico, il primo problema che dovrebbe sollecitare una risposta fattiva da parte della presidenza e dei comitati di settore tutti, non certo delle previsioni giornalistiche, soprattutto se ritenute surreali o assurde.

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Category: Articoli, Editoriali

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