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Fabio Antonini sul Mondiale 2018: “In quelle Acque ci ho fatto un Europeo!”

| 13 settembre 2018

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Fabio Antonini (3 giorni dopo il Mondiale 2018 e quindi quasi ancora a caldo) che, nel 2003 a Lagos (30 km da Sagres), disputò un Campionato Europeo nelle stesse acque. All’epoca Fabio era la punta di diamante della Nazionale Italiana nonché alfiere di punta del famoso Team Omer. Atleta di grande esperienza, e tutt’oggi gran pescatore, ci ha voluto “svelare” i segreti di quel mare ma, soprattutto, spiegare quale tattica a suo giudizio sarebbe stata più idonea per avere la possibilità di lottare per il titolo o quantomeno per evitare di intraprendere azioni di pesca poco proficue rispetto ad altre.

Fabio, ci vuoi parlare del mare di Sagres in linea generale?

Sagres è un posto molto ricco di pesce. Soprattutto di cefali e saraghi. A seconda della zona di pesca però la morfologia del posto e del fondo cambia e di conseguenza anche la tattica di gara.

Le zone di pesca infatti sono o in parete ed alla base, o nelle baie o davanti ad esse. Nelle zone in parete si può pescare sia nella schiuma che alla base delle stesse dove ci sono rocce sparse. È facile trovare saraghi e spigole che si muovono a seconda del mare ma soprattutto della marea.

I cefali, abbondanti e di tutte le dimensioni, si possono insidiare sia in poche spanne d’acqua sia sul fondo della parete sempre all’aspetto. Nelle parti più spaccate e buie, nei buchetti che si formano tra una roccia e l’altra, sono abbondanti pesci come le mostelle ed i gronghi che, alla fine dei conti, risultano quasi sempre decisivi. Davanti alle baie o oltre il Capo conviene pescare all’agguato a cefali e spigole (spesso di grosse dimensioni) muovendosi tra le lunghe laminarie e le rocce sempre presenti. C’è anche qualche interessante secca dove, con il mio secondo Delbene, avevamo marcato pure un paio di cernie.

Quali cose sono le regole dell’Oceano di Sagres per una pesca proficua?

Calcolare le maree e le sue escursioni è fondamentale. Il pesce è molto legato al flusso e le relative correnti. A seconda della situazione è importantissimo scegliere quando muoversi, dove e come. È altresì importante catturare pesci grossi e pesanti piuttosto che tanti pesci di taglia media. Insomma, sembra banale ma non lo è affatto, meglio un carniere di 20 bei pesci che uno di 30 con pesci medi. E se n’è avuta la riprova proprio al Mondiale dell’altro giorno*.

*Durante la prima giornata lo spagnolo Xavi Blanco ha vinto con 35 prede lasciandosi alle spalle il portoghese Domingues con 38 (2°), e i suoi due compagni di squadra Dejulian con 39 (6°) e Angel Lopez Cid con 36 (7°). All’azzurro Corrias, dei ben 36 pesci portati alla pesatura, ne sono stati scartati addirittura 8, alcuni per soli 2 grammi (peso minimo 500 g).

Se fossi stato interpellato sicuramente avrei spiegato bene all’interlocutore che, per esempio, quando si pescano i cefali all’aspetto arrivano quasi subito quelli da 7/8 etti. Non bisogna spararli. Bisogna attendere sul fondo con pazienza e, quasi sempre a fine apnea, arrivano quelli da 1,5/2 kg. Vuoi mettere la differenza?

Io pagai sulla mia pelle proprio questa cosa. Pescavo vicino a Carbonell (un po’ più a terra rispetto a lui). Presi una dozzina di cefali medi e lui, che aveva capito tutto invece, ne prese una dozzina grossi il doppio dei miei. Non avemmo il tempo di capire questa cosa perché, oltre a fare pochi giorni di preparzione, l’acqua era sempre torbidissima.

Il discorso della preparazione è fondamentale in Oceano. A dimostrazione di ciò, e quindi a conferma della cosa, c’è il fatto che la prima giornata, dove si pescava a segnale, per noi non andò molto bene, mentre nella seconda con mare mosso e tuffo su tuffo agguato-aspetto, recuperammo su tutte le squadre e facendo una bella prestazione*.

*Nel 2003 gli azzurri chiusero 6° (Bellani), 8° (Antonini) e 9° (Paggini), piazzamenti che poi vennero rivisti al rialzodi una posizione dopo la squalifica per doping del portoghese Andrè Dominguez (2°). A squadre l’Italia arrivò 2a dietro la Spagna e prima della Croazia.

Altra cosa importante da tenere sicuramente presente è che spesso e volentieri le grosse spigole vanno cercate tra le laminarie con brevi agguati. Stanno molto volentieri, sornione, in quei posti pronte a tendere agguati ai pescetti in transito. Anche lì conviene fare qualche bel tuffo con la marea giusta. Francamente non capisco perché nessuno ci abbia interpellato o chiesto pareri a rigurardo (cosa che peraltro noi facevamo spesso con i campioni del passato che erano stati in posti che noi non avevamo mai visitato e dove avremmo dovuto fare una competizione). Male è andata male. Non so se solo per questo ma il risultato è stato pessimo.

Sai che è successo altro? Un ottimo punteggio di prima giornata azzerato al nostro atleta Felice reo di aver fatto un tuffo dopo la fine della competizione (contro-ricorso inoltrato comunque dal team Italiano) e due gronghi decurtati a Corrias reo di aver sparato ad un serpente già arpionato da un altro atleta.

Si, si ho letto. Io non mi capacito davvero di come si possano commettere simili ingenuità. L’atleta ha il dovere di conoscere a menadito il regolamento. L’atleta ha il dovere di guardare a che ora parte la competizione e non delegare ad altri la cosa. Perché sbagliare è un attimo, fraintendersi pure e, specie all’estero, sconti non ne fanno mai!! Meglio un tuffo in meno. Fidatevi. Quella dello sparare ad un pesce già arpionato da un altro non voglio nemmeno commentarla. Una “roba” che non ha né capo né coda. Spero ci sia una punizione esemplare. Ma scherziamo?

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Category: Agonismo, Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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