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Euroafricano 2009: la parola ai protagonisti

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La squadra italiana, da sinistra Bellani, Riolo, Milano, Gallinucci, De Silvestri, Ramacciotti (Foto V. Prokic)

Stefano Bellani

Nonostante non fossi in grande forma fisica, a causa di alcuni infortuni estivi prolungati che non hanno permesso di potermi allenare con costanza (strappo del bicipite femorale ed una fastidiosa infiammazione del gomito), durante la preparazione ho trovato alcuni posti interessanti e molto pesce. Diverse cernie e dotti tra i 25 e 32 metri di fondo, pesce bianco a terra e a fondo ed alcune enormi corvine, anche di 4 chili in una spacca a 32 metri.
Avevamo tutti concordato fin da subito che per poter vincere la strategia era una: si dovevano catturare i serranidi. Se era possibile bisognava catturare una cernia a coefficiente e poi dedicarsi ai dotti per raggiungere le 5 unità permesse, rimpinguando il tutto con pesce bianco. Purtroppo fino al 13 Ottobre tutti i nostri fucili sono rimasti alla dogana per motivi di sicurezza e nessuno ha potuto pescare, quindi capire come si sarebbero comportati i dotti dopo una fucilata: se si fossero intanati, se fossero scappati altrove o se fossero rimasti in zona. Questo, a mio avviso, ci ha penalizzato per la gara.

Alla partenza della prima frazione mi sono diretto su una secca in circa 30 metri d’acqua dove, al primo tuffo, sono riuscito a catturare un bel dotto. Poco dopo ho catturato anche una bella murena che stava in uno spacco alla base di un panettone roccioso. A quel punto ho fatto uno spostamento su una bella cernia che stava lì vicino in una zona di bei massi appoggiati sulla sabbia. Al primo tuffo non ho visto nulla anche a causa del torbido, ma alla seconda immersione ho visto il sasso dove normalmente dimorava. Per tenere d’occhio l’ingresso della tana non mi sono accorto che il pescione era fuori a circa una decina di metri dalla pietra. Fatto sta che il serranide con una scodata mi ha lasciato con un palmo di naso. A quel punto ho fatto qualche altro tuffo in questa zona ed alla fine sono riuscito ad arpionare una cernia di circa 6 chili.

Bellani e Gallinucci al rientro della seconda giornata (Foto V. Prokic)

Col mio secondo Alessio Gallinucci abbiamo deciso di spostarci verso il centro di una baia a visitare una tana con dei saraghi tra i 20/25 metri di fondo. L’acqua non era pulita e, solo dopo diverse attente ispezioni, sono riuscito a catturare soltanto 3 sparidi. Ne ho colpito anche un quarto ma, mentre stavo per agguantarlo, si è liberato. Era un bel pesce. Ho fatto ancora uno spostamento su una zona fonda molto interessante dove in preparazione avevo visto dotti e pesce bianco. Ho pescato fino a fine gara in quel punto e sono riuscito a mettere a paiolo una bella corvina, un altro dotto di peso medio ed un sarago. Purtroppo ho strappato una bella tanuta perché ho fatto un tiro lungo. L’ho colpita sotto pelle e, mentre la recuperavo dalla superficie col mulinello, mi si è strappata nel momento in cui stavo per afferrarla. Peccato perché, col senno di poi, quei due pesci strappati mi sono costati il primo posto di giornata.

La seconda giornata faccio la partenza sulla tana delle corvine mastodontiche convinto di dover spartire il posto con qualcun altro ed invece mi trovo solo. Faccio il tuffo e non trovo più i pesci. Li cerco pure attorno con l’acqua torbida ma nulla. Rimedio un dotto di circa 3.5 chili e decido di spostarmi su una secca dove avevo visto girare un bel branco di dotti. Ci sono già un turco ed un altro paio d’atleti e dopo due o tre tuffi capisco che non c’è nulla e decido di spostarmi per tornarci più tardi. Faccio un giro che mi porterà a visitare tre tane di cernie grosse, ma una dopo l’altra le trovo tutte vuote. Allora decido di andare nel bassofondo su alcune lastrine con diversi saraghi per cercare di catturare almeno 10 pesci. Non ne trovo molti nella tana più bella ma riesco a fiocinarne 3 grossi. A quel punto decido di andare a vedere attorno e buco dopo buco, sasso dopo sasso ne catturo altri sei di medio peso. Con nove sparidi a paiolo devo far di tutto per completare la specie e decido di spostarmi su un buchetto trovato da Gallinucci in preparazione con dentro 2/3 pinnuti. Appena m’affaccio mi trovo davanti lo spettacolo di almeno venti pesci molto grossi! Purtroppo ne posso sparare solo uno e scelgo il più grosso: un pesce di 1300 grammi. Nei pressi prendo anche una bella corvina. Poi mi dirigo in un punto dove avevo visto girare dei dentici e purtroppo ne strappo uno di circa 2 chili. In zona ho anche una tana con un altro cernione e decido di provare. Purtroppo il pesce c’era ma era stato già sparato e malamente incastrato quindi lascio perdere e torno sul sommo dei dotti. Ho ancora un paio di tuffi e poi la gara finirà. Al primo vedo i pesci tra cui un bell’esemplare di almeno 8 chili. Al secondo tuffo tento la cattura di questo pesce e per un soffio non riesce.

Finisce la prova e tutti sappiamo com’è andata. Non ho nulla da recriminare perché ogni gara è una lotteria.
Il primo giorno ho pescato sempre con due arbalete, uno da 100 ed uno da 90 centimetri. Il secondo giorno con un 110 ed in tana col 60 e la fiocina.

Per Gallinucci è stato un esordio davvero positivo (Foto V. Prokic)

Alessio Gallinucci

Devo dire che la convocazione è stata come un fulmine a ciel sereno.
Avevo appena terminato l’assoluto e dovevo solo pensare all’italiano a squadre, quando la sera a cena mi è arrivata la chiamata di Fabio Savi che mi ha detto testualmente: “Alessio, tieniti forte, sei stato convocato per l’Europeo come secondo di Bellani”.
Naturalmente ho accettato immediatamente davvero volentieri, pur consapevole che le ferie per l’Algeria sarebbero state le ultime a mia disposizione: purtroppo, non avendo messo in programma una eventualità del genere, avevo gestito le mie ferie lavorative diversamente e meno male che avevo lasciato due settimane per ogni evenienza.
Devo dire che questa mia esperienza è stata assolutamente positiva, in primo luogo perché ho finalmente dopo anni di agonismo, rotto il ghiaccio con la Nazionale, e soprattutto perché ho preso coscienza delle mie reali possibilità agonistiche.
Il campo gara, al contrario di quanto lamentato da alcuni atleti, era per me davvero un bel posto, e parlo per quanto riguarda la presenza di pesce.

Ho trovato un’infinità di pesci di ogni dimensione e molte, molte cernie; anche tante cernie dorate che arrivavano all’aspetto quando ti poggiavi su queste risalite di roccia poggiate sul fango.
A terra poi non ne parliamo, tanto pesce bianco e tutto di grossa pezzatura.
Con i compagni ho legato subito, siamo andati d’amore e d’accordo e la sera approfittavo per cucinare pasta per tutti; purtroppo il cibo del villaggio non era buonissimo e, malgrado io mangi davvero tutto, dopo un po’ di giorni avevo lo stomaco pesante.
Ero in grandissima forma, scendevo anche molto profondo e con buoni recuperi in superficie, diciamo che il top della forma fisica l’ho raggiunto proprio durante la preparazione in Algeria. Comunque non è stata una gara fonda.
Altra considerazione che voglio fare è che questo campionato era apertissimo. Considerati i fondali e la presenza di pesce, i più titolati (decisamente pochi rispetto alla totalità degli atleti partecipanti) se la sono giocata alla grande. Mi sono definitivamente convinto che ottenere un risultato in campo internazionale, stando così le cose, è assai più facile che ottenerlo in campo nazionale.
Inoltre ho imparato due cose davvero molto interessanti: la prima è un nodo infallibile per collegare la sagola del mulinello a quella dell’asta, l’altra a prendere le mire a terra al contrario, cioè uno sta più a terra di me, gli passo al largo e prendo i punti a terra di dove è lui. Fichissimo!

Per quanto riguarda la prima giornata, con mare grosso e visibilità intorno ai sei metri, Stefano ha deciso di partire su un punto dove avevo trovato dentici grossi e parecchio pesce bianco che girava su sassoni di granito poggiati intorno ai 15/20 metri, mi pare. Purtroppo la partenza sul punto è stata fatta da almeno 5 imbarcazioni e di dentici nemmeno l’ombra; c’era pure Ramacciotti che in preparazione aveva trovato corvi grossi. Allora ci siamo spostati di poco e ha sparato una cernia di 6,1 chili ed un pizzuto. Poi da Pietro Milano abbiamo saputo che nella zona dove pescava Riolo, all’altro estremo del campo di gara, sotto un tetto di 4 metri, c’erano 20 metri di visibilità. A quel punto abbiamo attraversato tutto il campo fermandoci a metà dove Stefano aveva una cernia grossa ed io avevo trovato un sasso con 5 mucche ma non c’era nulla e l’acqua era anche più torbida del solito. Dunque, arrivati verso la fine del campo gara in direzione Tipaza, ha cominciato a pescare su orli di bambacino con roccetta sparsa dove avevo trovato cernie dorate e saragoni. Ha cominciato a prendere pesce bianco e, se non ricordo male, due cernie dorate. Poi ci siamo spostati più verso la fine del campo gara dove Stefano aveva trovato bei sassoni poggiati sul nulla con tanto pesce, ma il giorno della gara ce ne era poco, comunque ha racimolato altri saraghi ed un corvone. Poi ha deciso di ritornare all’estremo dall’altra parte per cui, con mare da paura ed una noce al posto del gommone, abbiamo di nuovo riattraversato tutto il campo.
Ci ha pescato altri 20 minuti ed è finita la gara. Sono tornato a terra completamente zuppo ed infreddolito, è stata la tempesta perfetta. Ancora mi fa male il collo!

Il secondo giorno abbiamo fatto la partenza in solitaria, strano davvero perché c’era tanto pesce, su un sommo che da 50 metri saliva fino a 4 con cernie, cernie dorate, dentici ciavattoni, faraoni… insomma c’era tutto. Parte, c’era un greco a 100 metri. Scende sul sommo, fa subito una cernia dorata di 4 chilogrammi, poi si sposta di 50 metri su un’orlo a 33 con corvoni da paura ma ha detto che non c’erano allora ha deciso di spostarsi a fare i segnali delle cernie che invece non ha trovato. Quindi a terra sui 5/10 metri a pesce bianco dove avevo trovato diversi posti con tanti pesci grossi e li comincia a fare corvi e saragoni. Finiti i 10 ciavattoni è ritornato su un punto fuori di una cernia che non c’era e siamo tornati sul punto di partenza dove ha fatto l’ultima apnea ed e ha visto un dotto grosso senza riuscire a spararlo.
Se il secondo giorno si prendeva la cernia credo che avrebbe mantenuto il secondo posto. C’è da considerare anche che era vietato l’uso della lampada.

Nicola Riolo con Pietro Milano che gli ha fatto da secondo (Foto P. Cappucciati)

Nicola Riolo

La prima giornata dell’Euroafricano inizia subito decisamente all’attacco. A lat 36°38.763′ e long 02°22.948′ si trova uno scoglio che da 30 mt risale fino a -22 ed in un grosso masso alla base c’è una cernia di oltre 30 chili. L’acqua è torbidissima (2 mt circa la visiblità) e la corrente molto forte, ma i 12.500 punti di un grosso serranide sono fondamentali per iniziare col passo giusto questo Euroafricano.
Ho controllato 3 cernioni fondi, uno alla partenza e due durante le tre ore successiva. Era difficile centrare la pietra in un tuffo così impegnativo ma tutte e tre le volte ci sono riuscito dopo pochi tentativi. Purtroppo la fortuna non mi ha assistito e le enormi cernie di trovavano nella nebbia da qualche altra parte!
Decido allora di esplorare alternatamente delle zone di pesce bianco comprese tra i 15 ed i 23 metri a fine campo gara est. L’acqua è sensibilmente più chiara e avviso il mio secondo, l’esperto Pietro Milano, di comunicarlo via cell a Stefano e Maurizio per valutare l’opportunità dello spostamento. Riesco a prendere in totale 5 saraghi, 2 grossi tordi ed una grossa murena ma mancherà la cernia per restare competitivo e per la vittoria finale.

Con appena il 42% dei punti rispetto al primo in classifica, vedevo le mie chance di vittoria finale decisamente compromesse e ho iniziato a pensare ad una strategia di ripiego per la seconda giornata. Ho preferito impostare una seconda frazione più prudente, partendo sul pesce bianco e lasciando per la parte finale della gara le catture di cernie e dotti. L’eogismo avrebbe potuto compromettere anche un positivo risultato di squadra e dunque mi sono rassegnato a gareggiare più in difesa.
Con Pietro avevamo comunque trovato durante la preparazione diverse tane mastre di saraghi e di corvine ed anche un sommo fondo isolato nella sabbia con diverse cernie dorate, una cernia di 6/7 Kg, due tane di grossi saraghi e due murene. Alla partenza, però, capiamo subito che sarà un’altra giornata in salita. La visibilità della zona est del campo di gara è ridotta a meno di un metro per via di una forte corrente da ovest ed è impossibile scorgere le corvine all’interno delle pietre.
Nonostante abbia preso una corvina di un chilo e mezzo al primo tuffo che faceva ben sperare, né io né gli altri 4 atleti che stavano intorno a me, siamo riusciti ad arpionare altri pesci durante la prima ora di gara. Decido allora di spostarmi su un’altra zona di pesce bianco sui 15 metri, ma la visibilità era altrettanto pari a zero! Prendo comunque due saraghi, 1 corvina ed un tordo, ma cosa più unica che rara, ho strappato ben sei corvine enormi ed un sarago. Non era mai successo, risalivo ogni volta incredulo… scorgevo i pesci di coda e sparavo al volo nel torbido… una tahitiana sarebbe stata meglio della fiocina ma i tiri erano troppo ravvicinati per usare fucili più lunghi… mah! Quando le cose vanno così…

Riolo con il carniere della seconda giornata (Foto V, Prokic)

Prendo ancora 1 grosso sarago ed ascolto Pietro, che mi suggerisce di tentare sulla sua cernia! Il sole è già più alto e potrebbe essere il momento giusto. Nonostante avessimo trovato anche in questo campo una decina di serranidi enormi, la più affidabile sembrava quella trovata da Pietro sul sommetto isolato trovato nei primi giorni di sondaggio. Ci sono 26 metri e l’acqua sembra latte fino al fondo. Ad ovest dicono che ci sono anche 6/7 metri di visibilità ma, con le poche giornate a disposizione che abbiamo avuto per preparare il campo, non siamo arrivati così lontano. Al primo tuffo sgancio il mio piombo da due chili sullo spacco che scorgo alla fine dell’apnea in un torbido assoluto e spettrale. Mi faccio passare l’altro palloncino e l’altro piombo da 2 Kg a sgancio, la corrente è forte ed è impossibile seguire la sagola del primo pallone durante la discesa.

Mi preparo bene e mi immergo sul segnale tenuto a vista a fine tuffo precedente. Solo ad un metro dal fondo intravedo l’inizio della lunga spacca. Per un attimo sto per premere il grilletto ma mi fermo… è un’altra cernia, quella di 4 chili. Continuo a scorrere rasente il fondo ed ecco nel giallo torbido una sagoma più scura. Distinguo la zona della testa, miro e sparo con un 90, mulinello ed asta doppia aletta. E’ la nostra cernia che, con due colpi di coda, si porta all’ingresso della tana, è colpita bene! Risalgo filando il mulinello e la tengo in trazione. Dopo 30 secondi, sento che la cernia si sta muovendo, esercito un po’ di forza in più e sento il pesce che esce dalla tana. Recupero dalla superficie… eccola: è lei! Peserà 6,3 Kg.

A questo punto provo sulle altre spaccature della secca per le tante cernie dorate che vi abitavano. Non ho proprio fortuna. Dopo sei tentativi decido di desistere. L’acqua è ancora più torbida ed è letteralmente impossibile ritrovarle. Devo tornare più sottocosta ed arpionare altri saraghi e corvine. Ci giungono notizie che l’acqua sta schiarendo: andiamo! Nell’ultima ora le condizioni sono molto migliorate e prendo altri sette pesci bianchi. E’ un buon carniere ma mancano le cernie dorate e troppi pesci persi!

L’Italia si è ben comportata ma la Spagna ha fatto meglio. Siamo stati coesi, abbiamo collaborato tutti e secondo me siamo stati molto bravi a portare a casa un secondo posto in condizioni così avverse, roba per pochi secondo me! La Spagna è battibile ma, come sempre, se non ti aiuta la fortuna, ti devi accontentare.
Troppi episodi sfortunati! Lasciando stare orologio e profondimetro che si sono allagati il primo giorno ed il nostro gommone che ha avuto problemi tutti i giorni, il guaio più grande me lo ha creato l’Alitalia, consegnadomi il bagaglio con le maschere dopo 6 giorni! Per me è impossibile utilizzare una maschera diversa dalla vecchia ventosa e nonostante vari tentativi con maschere prestate da Pietro, Stefano, Alessio, Pedro ed altri, mi è stato praticamente impossibile preparare in tutta la prima settimana. Proprio per questo abbiamo dovuto ridimensionare il raggio d’azione della nostra preparazione non spingendoci troppo ad ovest, dove invece la seconda giornata di gara c’era un po’ più di visibilità, e soprattutto ho potuto vedere il campo della prima giornata per soli due giorni, non potendo trovare qualche cernia un po’ meno profonda. Ne aveva una decina, tutte gigantesche ma troppo fonde per le condizioni della gara. Infine penso che sia sfortuna anche aver trovato la minor visibilità dell’intero campo della seconda giornata e credo sia stata la causa principale delle sette mancate catture che mi avrebbero fatto vincere la giornata.

Ramacciotti poco prima della partenza (Foto P. Cappucciati)

Nonostante il 9° posto sembri lontano anni luce dal primo di Pedro Carbonell, mi sarebbe bastato prendere uno dei tanti cernioni non ritrovati nella prima giornata e non strappare i sette corvinoni nella seconda giornata per vincere il titolo… ma con i se…
Quanto ai prossimi appuntamenti ovviamente mi piacerebbe poter diputare il Mondiale di Lussino avendoci fatto diversi primi, secondi e terzi posti in tanti anni di coppe europee e trofei delle città. Spero che, se arriverà una convocazione, avvenga in tempi brevi, perché la preparazione di Lussino richiederà molto tempo ed organizzazione specifica. Non è una gara che possiamo far vincere né alla Spagna né ai padroni di casa. La nazionale italiana è fortissima e può aspirare tranquillamente al gradino più alto del podio, ma l’organizzazione deve essere attenta ad ogni dettaglio e perciò occorre programmare il tutto fin da subito.

La mia idea potrebbe sembrare di parte, ma spero di esprimere un parere condivisibile. La Federazione deve guardare innanzi tutto al futuro! Se è vero che i nomi scesi in campo in Algeria sono gli stessi che potrebbero vincere il Mondiale di Lussino è anche vero che gli stessi non potranno fare gare a vita. La loro esperienza dunque deve essere tramandata come ha fatto e continua a fare la Spagna. Secondo me, in considerazione di quanto sopra e visti i costi non eccessivi costituiti da una trasferta al confine con l’Italia, vedo praticamente vincente una formazione del genere: i tre titolari e la riserva che preparano indipendentemente affiancati da 4 giovani. Quattro gommoni ed otto persone in pratica, più il capitano. Il Capitano ha il compito di affiancarsi a giorni alterni a tutti e 4 gli equipaggi per ottimizzare la preparazione.
Tra i giovani vedo sicuramente Felice Concetto, anche se ha già 28 anni è un atleta che nelle gare in oceano potrà fare risultati eccezionali ed è importante convocarlo per fargli fare esperienze tecniche e tattiche, in preparazione e in gara, fondamentali per le trasferte future. Alessio Gallinucci non è giovanissimo ma dimostra da un po’ di anni di essere un ottimo atleta e dunque merita un po’ di fiducia. Massimiliano Bartelloni è costante da un bel pezzo e potrebbe cresce ulteriormente. Antonio Lo Vicatio è un altro giovane promettente e potrebbe completare la rosa.
Solo così la federazione a mio avviso può ipotecare il titolo e impostare al meglio future trasferte. I giovani vanno coltivati affiancandoli, fin quando se ne ha l’opportunità, a chi ha dalla sua un ricchissimo bagaglio di esperienza che può tramandare sul campo!

Ramacciotti (Foto V. Prokic)

Maurizio Ramacciotti

Dopo una gara come questo europeo mi ritrovo sempre con due valutazioni tanto chiare quanto tra loro contrastanti.
La prima è sicuramente l’insoddisfazione per il risultato ottenuto ma, allo stesso tempo, se la gara si dovesse disputare una seconda volta rifarei esattamente le stesse scelte.
Dal punto di vista tattico infatti, dopo aver preparato minuziosamente i campi gara, avevo programmato tutto in ogni dettaglio e, dopo la prima giornata, considerato quanto pesce avevo segnato sul campo della seconda, ero davvero convinto di poter vincere il titolo.

Se in Portogallo posso ammettere tranquillamente di aver sbagliato io la tattica, a Tipaza no.
Con De Silvestri avevamo capito che per vincere si doveva prendere la cernia e completare i dotti e che con il pesce bianco non si sarebbe andati molto lontano, sia a livello individuale che di squadra, per cui non ho preso in considerazione la pesca in acqua bassa.
In preparazione avevamo trovato diverse zone dove eravamo sicuri di poter catturare i pesci che servivano ma, al di la della cernia che ho incastrato, in gara non le abbiamo più trovate da nessuna parte. E dire che erano posti dove ho pescato da solo, senza altri concorrenti intorno.
La seconda considerazione è che mi aspettavo una gara diversa. Senza aver fatto nessun sopralluogo prima nei mesi precedenti, ci eravamo convinti che avremmo trovato il paradiso in 15 metri d’acqua, quindi ho impostato tutta la mia preparazione fisica pensando di pescare entro i 20 metri.

Ed invece, sotto l’aspetto fisico ed atletico, la gara è stata durissima: corrente forte, acqua fredda, scarsissima visibilità e profondità di pesca oltre i 30 metri.
Lo stesso Carbonell nella seconda giornata ha pescato sganciando la zavorra ad ogni tuffo.
Con queste condizioni il lavoro fatto da Bruno De Silvestri, che sotto l’aspetto fisico è veramente inarrivabile, è stato davvero prezioso e comunque la cernia l’ho incastrata a 34,8 metri!
Facendo un bilancio posso dire che la strategia era quella giusta ma fisicamente sarei dovuto arrivare in condizioni migliori.

Per il futuro, dopo un primo momento di delusione in cui avevo pensato di chiudere con le gare, a mente più serena credo che il prossimo anno sarà davvero un anno importante.
Il Mondiale in Croazia, che dovrebbe disputarsi a settembre, condizionerà tutto il calendario agonistico e, con ogni probabilità, farà slittare il campionato assoluto.
Io mi impegnerò per riuscire ad ottenere la convocazione ma l’Assoluto di Marsala ha proposto anche altri atleti che, considerate le caratteristiche della zona di Lussino meriterebbero un posto in squadra.
Considerato che si pescherà costantemente sul filo dei 30 metri, serviranno, da una parte, atleti molto dotati fisicamente e dall’altra gente di grande esperienza che sappia preparare e programmare una gara di pesca a segnale.

Sotto questo aspetto Riolo, cui devo gran parte del secondo posto ottenuto a Zara nel 1998, potrebbe risultare determinante come pure gli altri protagonisti di questo Euroafricano.
Tra gli altri da prendere in considerazione c’è sicuramente Villani che è un grandissimo atleta, poi Barteloni, molto costante negli ultimi anni, e Gallinucci che ha dimostrato grandi capacità in questa sua prima avventura internazionale.
Felice mi sembra invece meno adatto al tipo di pesca che si dovrà fare in Croazia a meno che, in quest’anno, non si prepari specificamente per poter affrontare un notevole impegno fisico e atletico.

Potrebbe essere opportuno effettuare dei sopralluoghi con una rosa di 8/10 atleti tra cui poi scegliere i sei che faranno la gara.

De Silvestri, per una volta nella veste di assistente (Foto P. Cappucciati)

Bruno De Silvestri

Ho lavorato insieme a Ramacciotti nell’inconsueta veste di secondo per questo campionato. E’ stato divertente e molto impegnativo. Mi sono sentito coinvolto ed ho dato il massimo. Durante i giorni di preparazione abbiamo lavorato con molta sinergia e, tra esperienza ed acqua pulita, abbiamo marcato diversi segnali importanti.
Avevamo trovato diverse cernie grosse a profondità variabili tra i 25 e 35 metri. Tutti pesci di oltre 18/20 chili molto facili. Poi abbiamo anche cercato zone con pesce bianco e tra corvine e saraghi avevamo marcato alcune belle tane sia in medio che in alto fondale.Contavamo anche su una zona dove giravano dei dentici. Pesci piuttosto stanziali e non molto diffidenti. Purtroppo le due giornate di gara ci hanno proposto acqua più torbida e complicato le cose. Maurizio ha fatto il massimo ma non è stato molto fortunato.
La prima giornata ha preso una bella cernia e 4/5 pesci ed ha fato un discreto piazzamento. La seconda manche purtroppo ha sparato una bella cernia che è riuscita ad intanarsi in profondità e non gli ha permesso l’estrazione anche a causa del divieto dell’uso della torcia. Da lì tutto si è maledettamente complicato.
Comunque una bella esperienza perché Maurizio è un gran pescatore ed una persona molto simpatica.
Per quanto mi riguarda ho fatto ciò che potevo ma, fino all’ultimo giorno di gara, pensavo che avremmo potuto vincere sia l’individuale che a squadre.
Credo che sia stata l’acqua torbida a compromettere la nostra prestazione. Non è girata mai bene e tutti i segnali che avevamo erano in zone con forte corrente e sospensione.
Un vero peccato ma ormai si sa che, in una competizione importante, tra una vittoria ed una sconfitta spesso è questione di piccole congetture.

L’esordiente Gallinucci in un momento di relax (Foto V. Prokic)

Borra, capo delegazione, con Ramacciotti e De Silvestri (Foto V. Prokic)

Un’altra immagine di De Silvestri e Gallinucci (Foto V. Prokic)

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Category: Articoli, Interviste, Pesca in Apnea

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